Pompei stupisce ancora. Nella necropoli di Porta Ercolano scoperta tomba a cassa del IV secolo a.C. con corredo funerario completo. Un anno fa la stessa area restituì una tomba sannitica, che fa luce sul periodo preromano

La necropoli di porta Ercolano a Pompei, oggetto di scavo di una missione francese

La necropoli di porta Ercolano a Pompei, oggetto di scavo di una missione francese

Il soprintendente Massimo Osanna in sopralluogo alla tomba sannitica della necropoli di Porta Ercolano a Pompei

Il soprintendente Massimo Osanna in sopralluogo alla tomba sannitica della necropoli di Porta Ercolano a Pompei

Pompei non smette mai di stupire: nuove scoperte nella necropoli di Porta Ercolano dove, solo un anno fa, è emersa una tomba di età sannitica, importante testimonianza delle pratiche funerarie della Pompei preromana, illustrata da un ricco corredo composto da più di una decina di vasi decorati della metà del IV sec. a.C. “Il rinvenimento contribuisce a far luce sulla società pompeiana in un momento cruciale della storia della Campania antica che vede strutturarsi in maniera nuova le comunità italiche”, avevano esultato gli archeologi del cantiere di scavo della soprintendenza Pompei con l’Ecole française de Rome, le Centre Jean Bérard e il CNRS che stanno conducendo un progetto di ricerca nella zona della necropoli di Porta Ercolano con l’obbiettivo di studiare le trasformazioni di un’area commerciale fuori le mura di Pompei. Il tipo di sepoltura, tra l’altro miracolosamente salvata dal bombardamento del 1943 (a pochi metri era, infatti, esplosa una bomba che aveva fatto deflagrare le lastre della tomba), ben nota in altri centri della stessa cultura come Paestum, finora era stata documentata a Pompei solo da vecchie notizie ottocentesche.

La tomba a fossa del IV secolo a.C. con i resti di un inumato e il corredo intatto

La tomba a fossa del IV secolo a.C. con i resti di un inumato e il corredo intatto

Come si diceva, nuove scoperte. Gli archeologi hanno portato alla luce un’altra tomba a cassa in lastre di calcare del IV sec. a.C. con corredo funerario completo composto da almeno sei vasi a vernice nera, che si aggiunge alle rare testimonianze funerarie di età preromana. All’interno lo scheletro di un adulto depositato sul dorso, con corredo deposto lati del corpo, al livello delle braccia e dei piedi. Le prime osservazioni permettono di avanzare l’ipotesi che si tratti di un individuo di sesso maschile. Ma anche in ambienti di botteghe poco distanti dall’area funeraria tre monete d’oro e un pendente di collana ritrovati tra le ossa degli scheletri di alcuni fuggiaschi, mescolate alla rinfusa dopo i saccheggi degli scavatori clandestini che dopo l’eruzione del 79 d.C. si avventurarono nella città alla ricerca di tesori sepolti sotto la cenere. E ancora la scoperta di un forno, probabilmente per la fabbricazione di oggetti in bronzo e di una cava utilizzata per l’estrazione di materiale per costruzioni. “Pompei continua ad essere una fonte inesauribile di scoperte scientifiche e la stretta cooperazione internazionale della Soprintendenza con le missioni straniere di scavo ci inorgoglisce particolarmente”, interviene il soprintendente Massimo Osanna. “Le attività di ricerca che si stanno concentrando nelle necropoli di Pompei continuano a riservare grandi sorprese. Questo testimonia che Pompei è una città tuttora viva, non solo da salvaguardare,  ma che continua a produrre elementi di studio e a perpetrate in qualche modo la sua anima. In quest’ultimo caso, alla Necropoli di Porta Ercolano,  si tratta di ritrovamenti particolarmente interessanti perché ci consentono di indagare un periodo storico finora poco studiato nell’area pompeiana, proprio per gli scarsi rinvenimenti”.

Uno degli aurei datati tra il 74 e il 77/78 d.C. trovati tra gli scheletri intrappolati nel retrobottega dall'eruzione

Uno degli aurei datati tra il 74 e il 77/78 d.C. trovati tra gli scheletri intrappolati nel retrobottega dall’eruzione

La campagna ha avuto inizio il 16 maggio 2016 con lo scavo di due botteghe. “Durante le attività”, ricordano gli archeologi della missione internazionale, “sono, con sorpresa, emersi 4 scheletri di pompeiani intrappolati nel retrobottega al momento dell’eruzione. La scoperta ancora più sorprendente è che le mura della bottega nella quale avevano cercato riparo era stata interessata dal passaggio di fossores, scavatori clandestini alla ricerca di oggetti preziosi e metallo. Tra le ossa degli scheletri sono stati ritrovati, sfuggiti ai saccheggiatori dell’epoca, tre monete d’oro (tre aurei datati tra il 74 e il 77/78 d.C.) e un fiore in foglia d’oro, probabilmente un pendente di collana. Gli scheletri spostati durante le ricerche degli scavatori clandestini risultano, ad una prima analisi, appartenere a individui in giovane età, tra cui una ragazza adolescente. Anche l’altra stanza a fianco è stata ‘visitata’ da scavatori clandestini attirati probabilmente da un tubo di piombo, materiale di cui erano alla ricerca, che alimentava una fontana nel portico antistante”. L’approfondimento dello scavo in questo piccolo ambiente, di cui ancora non sono state definite le funzioni, ha permesso d’identificare una struttura produttiva relativa ad una precedente fase di utilizzo della bottega. La struttura, un forno verticale al quale si accede tramite alcuni scalini, è per ora un unicum a Pompei e può essere messo in relazione molto probabilmente con la fabbricazione di oggetti in bronzo.

Una bottega di vasai nell'area della necropoli di porta Ercolano a Pompei

Una bottega di vasai nell’area della necropoli di porta Ercolano a Pompei

Le prossime ricerche potranno confermare o smentire queste prime interpretazioni. “Questa scoperta è di particolare rilevanza per conoscere le attività artigianali che si svolgevano in questi ambienti”. L’esplorazione di una seconda bottega, più verso la porta della città, ha anch’essa rivelato una sequenza stratigrafica interessante che racconta le ultime fasi della bottega, quando l’intero edificio era in fase di restauro. Una delle stanze che apre direttamente sulla strada probabilmente era utilizzata come cava di materiale. Al centro un pozzo circolare scavato nel terreno naturale doveva anch’esso servire per l’estrazione di materiale, anche se la singolare struttura rimane ancora per molti versi misteriosa. La particolarità di questo pozzo, infatti, del diametro di 1,75 m. sta nel fatto che esso era accessibile attraverso una scala a chiocciola, ricavata nello stesso terreno naturale. Sul fondo, uno strato di tufo friabile ha scoraggiato gli scavatori antichi che hanno deciso di abbandonare la struttura prima di riempirla nuovamente.

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