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Rassegna di film archeologici: a Isera (Tn) tre venerdì con i documentari sul mondo antico

La locandina della Rassegna di film archeologici di Isera (Tn)

Tre film per altrettanti venerdì sera con il mondo antico a Isera. È la Rassegna di Film Archeologici, tre appuntamenti storico-culturali a ingresso libero nei venerdì 9, 16 e 23 novembre 2018 alle 20.45, nella sala della Cooperazione, sopra la Biblioteca Comunale di Isera, promossi dall’assessorato alla Cultura di Isera (Tn), in collaborazione con l’associazione Lagarina di Storia Antica, la Fondazione Museo Civico di Rovereto, la Cassa Rurale Vallagarina e la Cantina d’Isera. La Rassegna di Isera fa parte del circuito degli eventi legati alla Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto con film provenienti dall’archivio della Fondazione Museo Civico di Rovereto.

L’impegnativo scavo archeologico del sito di Must Farm nel Cambridgeshire in Gran Bretagna

Si inizia venerdì 9 novembre 2018, con il film “La Pompei britannique de l’âge du Bronze / La Pompei britannica dell’Età del Bronzo” di Sarah Jobling (Francia, 2016, 69’). Il film segue un gruppo di scienziati al lavoro su uno scavo multidisciplinare a Must Farm in Inghilterra, dove sono state scoperte le strutture ottimamente conservate di un antico villaggio dell’Età del Bronzo, ribattezzato “la Pompei britannica”. Le case di legno, a pianta circolare, sono state rinvenute con tutto il loro contenuto: dalla più antica ruota trovata sul suolo britannico, a ciotole ancora piene di zuppa, a spade da combattimento, fino al materiale necessario per realizzare vestiti, una vera novità per la Gran Bretagna. I dati emersi contribuiscono a chiarire i rapporti che legavano i popoli del continente europeo nell’Età del Bronzo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/23/preistoria-scoperto-a-must-farm-in-inghilterra-il-piu-antico-e-meglio-conservato-villaggio-palafitticolo-delleta-del-bronzo-definito-la-pompei-britannica/).

Il regista Tristan Chytroschek

Secondo appuntamento venerdì 16 novembre 2018, con il film “Tesori in cambio di armi / Des tresors contre des armes” di Tristan Chytroschek (Francia, 2014; 51’). Il commercio di antichi tesori d’arte finanzia la guerra e la violenza, secondo quanto riferito da Interpol e FBI. La documentazione dimostra come i profitti derivanti dal mercato dell’antiquariato sostengano la fornitura di armi a gruppi terroristici. Ma da dove vengono questi tesori? Mentre in Afghanistan vengono depredate alcune tombe in un tempio buddista, la città siriana di Palmira viene sistematicamente saccheggiata.

La locandina del film “Bajo la duna” di Domingo Mancheño Sagrario

Serata finale venerdì 23 novembre 2018, con il film “Bajo la duna / Sotto alla duna” di Domingo Mancheño Sagrario (Spagna, 2016; 50’). La scoperta di alcuni disegni sulle pareti di un riparo sottoroccia presso lo stretto di Gibilterra, ci parla di antiche colonizzazioni e della più notevole città fenicia dell’est: Gadir. La ricchezza archeologica di questa città ha riempito il vecchio museo di reperti e continua a farlo anche oggi. Il film illustra alcune di queste scoperte e i curiosi ritrovamenti legati al sarcofago fenicio di Sidone.

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La 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto chiude in un crescendo rossiniano. Assegnato al film francese “L’enigma della tomba celtica” il premio “Città di Rovereto” e attribuite tre menzioni speciali

L’eccezionale sepoltura di Lavau protagonista del film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” di Edmée Millot vincitore del premio “Città di Rovereto” 2018

Il nuovo logo della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Il Milano Saxophone Quartet al teatro Zandonai di Rovereto (foto Graziano Tavan)

Con il film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” la Francia si aggiudica il premio “Città di Rovereto” della 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto (2-6 ottobre 2018), assegnato dal pubblico alla fine di cinque giorni di proiezioni, che si sono susseguite nella splendida cornice del teatro Zandonai in un vero e proprio “crescendo rossiniano” come quello proposto al pubblico in chiusura della serata delle premiazioni dal Milano Saxophone Quartet (Stefano Papa, sax soprano; Massimiliano Girardi, sax tenore; Damiano Grandesso, sax contralto; Livia Ferrara, sax baritono) dopo il concerto in cartellone “La sinfonia della Storia. Musica e immagini archeologiche”, con immagini su Roma e Pompei tratte da film conservati nell’archivio della Fondazione Museo Civico che per l’evento ha contato sulla collaborazione del Musica Riva Festival, e del sostegno della fondazione Caritro. Dopo i saluti della direttrice Alessandra Cattoi e del presidente della Fondazione, Giovanni Laezza, si è proceduto all’assegnazione del premio “Città di Rovereto” e alle tre mezioni attribuite da altrettanti giurie specializzate.

Un gioiello dalla sepoltura di Lavau: frame del film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” di Edmée Millot

Il premio “Città di Rovereto” attribuito dal pubblico al più gradito sui 35 documentari in concorso nelle cinque giornate di proiezioni è andato – come detto – al film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” di Edmée Millot (Francia, 2017; 88’). La scoperta, nel 2014, di una tomba celtica del V secolo in Francia, a Lavau, rivela un periodo poco documentato della storia dei Celti europei, il periodo di Hallstatt, che durò circa un secolo e scomparve lasciando poche tracce. In quel tempo i Celti commerciavano con il resto d’Europa, costruendo città e porti, senza scrittura e senza l’uso della moneta.

Andreas Steiner, direttore di Archeo, con le consulenti scientifiche del film “La fragilità del segno” Anna Revedin e Silvia Florindi (foto Graziano Tavan)

Menzione speciale della rivista Archeo. La prima menzione è stata attribuita dalla redazione di Archeo, che da quest’anno collabora con la manifestazione roveretana. Sono stati valutati i 15 film in concorso che avevano per tema la valorizzazione e la conservazione del patrimonio italiano. Andreas M. Steiner , direttore di Archeo, ha consegnato il premio al film “La fragilità del segno” di Vincenzo Capalbo e Marilena Bertozzi, prodotto dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (Italia, 2017; 22’), con la seguente motivazione: menzione Archeo a “La fragilità del segno” per la sua sapiente capacità di unire, seguendo un filo rosso coerente e dinamico, fotografie, filmati e suoni d’epoca a ricostruzioni digitali, facendo “rivivere”, nel miglior modo possibile, quel meraviglioso mondo perduto rappresentato dall’arte rupestre sahariana (già definito dal segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan “patrimonio dell’umanità”) quale è emerso dalle straordinarie e avventurose ricerche condotte nella prima metà del Novecento dallo studioso italiano Paolo Graziosi.

Antonia Falcone legge la motivazione della menzione al film “Katman” con i consulenti scientifici Gül Pulhan e Stuart Blaylock (foto Graziano Tavan)

Menzione speciale Archeoblogger. La seconda menzione è stata attribuita da un gruppo dei più noti archeoblogger italiani: Antonia Falcone, Mattia Mancini, Paola Romi, Domenica Pate, Marta Coccoluto, Alessandro Tagliapietra, Astrid D’eredità, Giovanna Baldassarre, Michele Stefanile, Marina Lo Blundo. I 10 blogger hanno visionato online i 14 documentari che hanno come tema il patrimonio europeo. La menzione speciale è stata attribuita parimerito ai film “Le fils de Neandertal / Il figlio del Neandertal” di Jacques Mitsch (Francia, 2017; 52’) e “Katman / Lo strato” di Melek Ulagay Taylan (Turchia, 2017; 65’), con la consulenza scientifica di Gül Pulhan e Stuart Blaylock, che, presenti a Rovereto, hanno presenziato sul palco. Le motivazione degli archeoblogger sono state rispettivamente: “Le fils de Neanderthal” è un film vero e proprio che gioca con la finzione per disvelare piano piano le verità scientifiche sul rapporto Neanderthal Sapiens, uno degli aspetti più affascinanti della nostra storia evolutiva, nonché uno dei più dibattuti. Uno dei punti di forza del film è la capacità di mettere a nudo il problema del sensazionalismo e delle fake news anche in ambito archeologico perché la nostra disciplina si presta da sempre alla proliferazione di fantasiose interpretazioni e ricostruzioni. In questo senso si pone come esperimento rischiosamente provocatorio, riuscendo comunque a costruire una narrazione articolata e scientificamente corretta. E per “Katman”: il film entra nella quotidianità dello scavo archeologico. Non soltanto il momento del rinvenimento o della ricerca, ma quello della condivisione degli spazi, dei tempi, dello scambio con la popolazione locale, della vita degli operai del luogo. Katman veicola anche un forte messaggio relativo al valore identitario e socio culturale dell’archeologia nel quadro di una nazione in veloce trasformazione come l’odierna Turchia. Questo, insieme al richiamo a una maggiore attenzione al consumo del suolo e dei giacimenti archeologici, fa sì che Katman sia una perfetta fotografia, per una volta non patinata, dell’Archeologia di oggi.

Tommaso Bonazza (Cinemamore) legge la motivazione della menzione del film “L’histoire oubliée des Swahilis / La storia dimenticata degli Swahili” di Agnès Molia (foto Graziano Tavan)

Menzione CinemAMoRe. Attribuita da una giuria congiunta dei tre Festival cinematografici del Trentino, cioé il Trento FilmFestival, il Religion Today e la Rassegna, rappresentati da Tommaso Bonazza, Rossana Stedile, Olha Vozna, visionando i 6 film sul patrimonio extraeuropeo, al film “L’histoire oubliée des Swahilis / La storia dimenticata degli Swahili” di Agnès Molia (Francia, 2017; 26’) con questa motivazione: “Con una tecnica documentaristica sobria e anti-sensazionalistica, il lavoro di Agnès Molia e Peter Eeckhout è in grado di illuminare il passato con tinte evocative e al contempo definite. Lo spettatore viene condotto, passo dopo passo, alla scoperta delle città costiere dell’Africa orientale e l’immaginazione viene coadiuvata da efficaci rappresentazioni in 3D. La straordinaria storia degli Swahili, protagonisti di una civiltà aperta al mondo, diviene così un inno ante litteram all’intreccio tra i popoli”.

Il fascino dell’archeologia racchiuso in una pralina. Per la rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto creata in esclusiva una pralina a strati (archeologici): dal cacao, dono divino per gli aztechi, al sale e mais, al miele d’acacia, al rosmarino di ovidiana memoria

Walter Tomio, titolare di Exquisita, mostra la pralina Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto (foto Graziano Tavan)

Il nuovo logo della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Il fascino dell’archeologia racchiuso in una… pralina. Chi frequenta Rovereto la prima settimana di ottobre da quasi trent’anni è abituato a coniugare la ricerca archeologica con la divulgazione scientifica attraverso il cinema. Ma per la 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico succede anche che un’eccellenza di Rovereto, la cioccolateria Exquisita, abbia realizzato in esclusiva per la rassegna una pralina che “racconta l’essenza del festival attraverso il cioccolato”. Sabato 6 ottobre 2018, dalle 11.15 alle 12.30, la pralina è presentata ufficialmente nella Sala Bar del teatro Zandonai di Rovereto, sede della rassegna, dove sarà possibile anche degustarla. “Racchiudere il concetto di archeologia e cinema in una pralina”, esordisce Walter Tomio, titolare di Exquisita, “è stata una bella sfida… Per me, che non sono un archeologo, l’archeologia ha la capacità di travalicare i confini del tempo e dello spazio, in una certa misura di rendere immortali le storie e le vicissitudini. Ho voluto quindi rappresentare questo aspetto, il tema dell’immortalità, declinandolo in un cioccolatino per narrare la capacità che ha il cinema di rendere fruibili temi complessi anche ai profani”.

Il dio azteco Quetzalcóatl che ha donato il cacao all’uomo

Walter Tomio spiega i segreti della pralina della Rassegna di Rovereto

I segreti della pralina “archeologica”. “Il guscio della pralina – spiega Tomio – è in cioccolato extra fondente 61%, da una miscela di cacao con una forte presenza di cacao del centroamerica, cacao originari. Quindi il guscio è dedicato alle civiltà precolombiane e alla leggenda azteca che faceva risalire l’albero del cacao a un dono del dio Quetzalcoatl. All’interno abbiamo creato delle stratificazioni, a rappresentare la stratigrafia di uno scavo archeologico. Nello strato superiore abbiamo utilizzato del mais salato macinato grossolanamente. Il mais è un’altra traccia delle civiltà precolombiane, uno degli elementi base dell’alimentazione e quindi della sussistenza. Il sale è stato uno degli ori dell’antichità a molte latitudini. La granulosità è dedicata alla parte manuale del lavoro dell’archeologo, il contatto con la terra. Nello strato inferiore abbiamo creato una ganache di cioccolato con il miele di acacia. Il miele inserisce un altro elemento di sostentamento degli antichi ma anche la dolcezza primordiale; non un miele qualsiasi, ma solo miele di acacia perché è molto pregiato, ha un gusto piuttosto neutro e quindi interferisce solo minimamente con la percezione gustativa, e perché l’acacia è il legno con il quale Dio ordinò a Mosè sul Sinai di costruire l’Arca dell’Alleanza, un legno straordinariamente duro ma anche elastico allo stesso tempo…. insomma il legno che secondo la tradizione ebraica avrebbe permesso di travalicare il tempo e proteggere il sacro”. “Il tocco finale – conclude Tomio – è un macinato di rosmarino. Utilizzato nei riti funerari dei popoli mediterranei (egiziani, greci, romani) per il suo simbolo di immortalità e memoria. Molte le leggende, su tutte quella collegata ad Ovidio nelle “Metamorfosi”, riferita alla morte della bella principessa Leucotoe. I raggi del sole, deviati da Apollo affinché la illuminassero nella sua tomba, la trasformarono in una pianta dalle foglie profumatissime nella quali la vulgata vi lesse proprio il rosmarino. La parte finale del lavoro è nell’abilità di dosare e miscelare questi molteplici e insoliti ingredienti per ottenere una pralina che oltre a aver messo in gioco molti concetti per rappresentare la bellezza di una Rassegna dedicata al Cinema Archeologico fosse anche buona…. Magari squisita… Questo lo giudicherà chi la assaggerà”.

Dai segreti della Grande Piramide a quelli della Tomba di Tutankhamon: la 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto apre nel segno dell’Antico Egitto

I misteri della Grande Piramide al centro del film di Florence Tran alla Rassegna internazionale del cinema di Rovereto

Il nuovo logo della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Cosa nasconde la tomba di Tutankhamon, scoperta nel 1922 nella valle dei Re da Howard Carter? La risposta alla 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto che apre martedì 2 ottobre 2018 nel segno dell’Antico Egitto, grande protagonista del pomeriggio al teatro Zandonai. Alle 15, si inizia con la proiezione del film “La storia dimenticata degli Swahili” (Francia, 2017, 26’), girato in Tanzania, cui seguono due interessanti produzioni italiane, una su un’innovativa tecnica di restauro, dal titolo “Risvegli – il restauro dei Beni culturali nascosti” (Italia, 2017, 23’), e l’altra “La rosa dello sciamano” (Italia, 2018, 3’), che presenta un breve cartoon sulle incisioni rupestri della Val Camonica. Quindi il sipario si apre sull’Egitto con il documentario francese “Misteriose scoperte nella grande piramide” che introduce il tema del successivo incontro, e cioè la ricerca della missione archeologica autorizzata nel 2017, per la prima volta dopo trent’anni – all’interno della grande piramide di Giza per scoprire con le più moderne tecnologie spazi segreti ancora inesplorati. Il film “Mysterious Discoveries in the Great Pyramid / Misteriose scoperte nella Grande Piramide” di Florence Tran (Francia, 2017, 85’) parla infatti della grande Piramide di Giza, l’unica delle sette meraviglie oggi sopravvissute, dove alla fine del 2017 un team multidisciplinare di scienziati – autorizzato dal governo egiziano per la prima volta dopo 30 anni – mette in campo le più moderne tecnologie e scopre misteriose cavità nella Grande Piramide.

La famosa maschera di Tutankhamon e il pugnale in ferro trovato avvolto tra le bende della mummia del faraone bambino

Il prof. Francesco Porcelli del Politecnico di Torino

Dai segreti della Grande Piramide a quelli della tomba di Tutankhamon. Alle 17.45 infatti Francesco Porcelli, professore del politecnico di Torino, intratterrà il pubblico su “Archeo-fisica del terzo millennio: il progetto Luxor Valle dei Re”, insieme a Marco Cattaneo direttore di National Geographic, media partner della manifestazione, e Mattia Mancini, archeologo e blogger. Seguirà nella sala bar del teatro un aperitivo con i protagonisti della conversazione, dove si potranno porre domande agli esperti in un ambiente informale. Il prof. Porcelli segue tematiche dell’Antico Egitto dal 2007, quando è stato nominato Attaché Scientifico presso l’ambasciata italiana in Egitto, posizione che ha ricoperto fino al 2015. Rientrato al Politecnico di Torino nel luglio 2015, ha iniziato una nuova linea di ricerca sulle Tecnologie Applicate ai Beni Culturali. Tra i risultati principali conseguiti in questo settore, ha fatto parte del team che ha dimostrato, sulla base di misure di fluorescenza a raggi-X, l’origine meteoritica della lama di ferro della spada di Tutankhamon. Nel 2017 ha ricevuto l’incarico da parte del ministero delle Antichità egiziano di condurre il terzo radar scan della Tomba di Tutankhamon, al fine di dirimere una controversia riguardo la presunta presenza di camere nascoste dietro le pareti della camera funeraria, da alcuni ipotizzate come la dimora della regina Nefertiti. Il terzo radar scan è inserito nell’ambito di un più ampio progetto, intitolato “La mappatura geofisica completa della Valle dei Re”. Tema oggetto della conversazione alla rassegna del cinema archeologico di Rovereto.

La locandina del film “Peau d’ane” di Jacques Demy

La rassegna e le scuole. Il programma al teatro Zandonai di Rovereto si apre alle 9.30 di martedì 2 ottobre 2018 con una mattinata che vede protagonista la scuola – ma anche aperta al pubblico – sull’interessante tema del linguaggio del documentario, e in particolar modo del documentario archeologico, oltre che sulla complessità della traduzione in italiano dei film in rassegna. Dopo una breve introduzione del progetto svolto dai ragazzi del liceo Maffei di Riva del Garda che si sono cimentati nella traduzione dei film, sarà proiettato il bellissimo film su cui gli studenti hanno lavorato “Peau d’Ane. Sottopelle. La favola in superficie” un documentario che torna sul set del famosissimo film “pelle d’asino” di Jacques Demy con Catherine Deneauve e lo indaga come in un vero scavo archeologico per recuperare le tracce originali del set.

Dal film “Panormos” di Gerhard Lampe

In serata, a partire dalle 20.45, protagonista il film “Gutemberg, l’avventura della stampa” (Francia/Austria, 2016, 86’), coproduzione franco-austriaca splendidamente realizzata, che ripercorre, attraverso testimonianze di esperti e inserti di fiction, la storia di una delle invenzioni che ha rivoluzionato il modo di comunicare dell’umanità. A seguire, un interessante documentario tedesco, “Panormos” (Germania, 2017, 44), su una necropoli del VII-VI secolo a.C., ritrovata presso un sito ancora poco conosciuto sulla penisola di Mileto nell’ambito di un progetto di ricerca dell’università di Halle Wittemberg in collaborazione con il Museo di Mileto e l’istituto archeologico tedesco. L’ingresso a tutte le attività è gratuito.

“Raccontare per immagini: Il primo cinema della storia. Obiettivo sul Paleolitico”: il progetto del Polo museale del Veneto coordinato da Federica Gonzato protagonista alla rassegna del cinema archeologico di Rovereto con “Fuoco Colore Movimento”, tre video di Igor Imhoff

Screenshot del video “Movimento” che viene presentato alla 29.ma rassegna del cinema archeologico di Rovereto

Raccontare il Paleolitico sotto una nuova veste. È stato questo l’impegno preso nei mesi scorsi dal Polo museale del Veneto col progetto della direzione generale Musei del Mibact “MuSST-Musei e sviluppo dei sistemi territoriali”. E se le pitture paleolitiche potessero davvero muoversi? Si sono chiesti gli esperti del Polo museale. “Bisonti, leoni, gufi, orsi, cervi e addirittura sciamani… attendono solo che una torcia li illumini per riprendere vita. Come al cinema. Ed ecco, basta la poesia di quelle prime “macchinette” usate per dare movimento alle immagine statiche (taumatropi, zootropi, lanterne magiche, tachiscopi e prassinoscopi) per animare le figure dipinte nelle grotte, interpretate come fotogrammi di animazione”. Ecco quindi il progetto del Polo museale del Veneto, coordinato da Federica Gonzato, direttore del museo Archeologico nazionale di Verona e del museo nazionale Atestino di Este, “Raccontare per immagini: Il primo cinema della storia. Obiettivo sul Paleolitico”, proposta declinata in molteplici eventi culturali nella primavera 2018 ai musei nazionali di Este e Verona e in altre location partner per sviluppare il tema delle relazione fra Paleolitico e Precinema (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/03/10/raccontare-per-immagini-il-primo-cinema-della-storia-obiettivo-sul-paleolitico-al-museo-nazionale-atestino-di-este-si-inaugura-il-nuovo-allestimento-della-sala-della-preistoria-co/).

Locandina della 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Screenshot del video “Fuoco” alla rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Giovedì 4 ottobre 2018, alle 16, a Rovereto al teatro Zandonai, all’interno della 29.ma edizione della rassegna internazionale del Cinema Archeologico, verrà presentato il video “Fuoco, Colore, Movimento”, realizzato dal Polo Museale del Veneto nell’ambito del progetto Musst “Raccontare per immagini: Il primo cinema della storia. Obiettivo sul Paleolitico”. Il progetto complessivo deve la sua realizzazione anche grazie al sostegno e alla collaborazione di partner qualificati quali l’università di Ferrara; la soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo Vicenza; il parco regionale della Lessinia; EvolutaMente-associazione Culturale; il Film Festival della Lessinia; il museo del Pre-Cinema Minici Zotti; la Fabbrica del Vedere; Gambero Nero Escursioni. “Grazie ai moderni strumenti di comunicazione (cortometraggi di animazione, esperienze laboratoriali, conferenze e performance) si è sperimentata una nuova via per avvicinare il pubblico al fascino del Paleolitico”, spiegano i promotori. “Considerando l’esigenza, da sempre insita nell’Uomo, di comunicare, utilizzando strategie diverse, dalle Grotte dipinte paleolitiche al cinema, dalla pietra alla pellicola, è stata proposta una nuova lettura della storia umana, “messa in scena” in modi e su supporti diversi, attraverso diverse forme artistiche giocando sul tema delle immagini in movimento”.

Screenshot del video “Colore” alla 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

“Il primo cinema della storia: “obiettivo” sul Paleolitico. Fuoco, Movimento, Colore” di Igor Imhoff (Italia, 2018; 11’), nuova lettura dell’iconografia paleolitica, giocando sul tema delle immagini in movimento che lega l’esperienza espressiva di 40.000 anni fa alle sperimentazioni del pre-cinema. I tre video dedicati al Paleolitico, realizzati dal regista Igor Imhoff, con la progettazione scientifica di Federica Gonzato, direttrice dei due musei nazionali coinvolti, e la consulenza di Carlo Montanaro (Fabbrica del Vedere) e Marco Peresani (università di Ferrara), “ripropongono le immagini dipinte nelle grotte paleolitiche utilizzando gli strumenti visivi propri del pre-cinema: serie di disegni (tratti dalla documentazione scientifica fornita dagli scavi archeologici, in particolare da Grotta di Fumane in provincia di Verona) si formano e si cancellano, combinandosi senza sosta, riproducendo le figure e i colori usati comunemente nella pittura paleolitica: il bianco, il nero, il giallo ed il rosso dell’ocra. I video trattano argomenti strettamente legati alle prime pitture della storia Umana: il fuoco, ovvero la luce, il movimento e il colore”.

Rovereto. Tutto è pronto per la 29.ma rassegna internazionale del Cinema archeologico. Film e molto altro: documentari, libri, conferenze, musica e nuovo logo

Il manifesto della 29.ma edizione della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto 2018

Tutto è pronto per il ciak della 29.ma Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del Ministero ai Beni e alle Attività culturali e del Ministero degli Esteri. Dal 2 al 6 ottobre 2018 a Rovereto, 35 nuovissimi film si succederanno in un intenso palinsesto: svariate le nazioni di provenienza dei film, una ventina gli ambienti e le culture rappresentate, cinque incontri con i protagonisti dell’archeologia, per una full immersion nella storia, nell’arte, nell’archeologia, nelle culture del passato che tornano presenti con immagini spettacolari e suggestive sul grande schermo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/13/xxix-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-35-film-che-spaziano-dalla-preistoria-allegitto-dalla-grecia-a-roma-al-medioevo-dalle-civilta-africane-allisola-di/). Quello del documentario è un modo di raccontare il passato che riesce a riportarlo vivo, e lo avvicina al grande pubblico con il linguaggio semplice e immediato del cinema, con documentari sempre più contaminati dalla fiction di qualità. “È una rassegna che cambia pelle”, questa la premessa di Alessandra Cattoi, direttora della Fondazione Museo Civico di Rovereto “e, mantenendo al centro la proposta cinematografica, si sforza di guardare oltre, ai libri, agli incontri, alle visite, nell’ottica di una manifestazione diffusa, che allarga i propri orizzonti e vuole dialogare con tutti coloro a cui preme capire chi siamo attraverso ciò che siamo stati” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/10/rovereto-presentata-la-29-ma-edizione-della-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-allinsegna-delle-novita-nuovo-logo-nuova-sede-nuove-partnership-nuova-programmazione-nuovo-co/). Primissima novità dell’edizione 2018: l’intera settimana della manifestazione sarà ospitata al Teatro Zandonai, una splendida cornice che la città di Rovereto mette a disposizione del pubblico, accogliendolo nel salotto buono cittadino. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Oltre al premio del pubblico, verranno attribuite la menzione speciale CinemAMoRe, insieme a Trento Film Festival di Trento e Religion Today Filmfestival, e la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani. Il programma nella sua interezza è consultabile sul sito ufficiale del festival http://www.rassegnacinemaarcheologico.it.

XXIX rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto: 35 film che spaziano dalla preistoria all’Egitto, dalla Grecia a Roma al Medioevo, dalle civiltà africane all’Isola di Pasqua. Conversazioni con protagonisti dell’archeologia che poi incontrano il pubblico anche in aperitivi informali. La rassegna in città: incontri con gli autori nelle librerie. Percorsi e degustazioni guidati

Il manifesto della 29.ma edizione della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto 2018

Il film “L’Ile de Paques, l’heure des verites” di Thibaud Marchand

“Sono tantissimi gli argomenti toccati dai 35 film in concorso nella XXIX Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto”, sintetizza Barbara Maurina, conservatrice per l’Archeologia, supervisore scientifico della rassegna. “Alto l’interesse per le origini dell’uomo e la preistoria, per l’Egitto e i suoi grandi monumenti, per le civiltà fiorite nel Mediterraneo, per Grecia, Roma, per il Medioevo e i suoi castelli, per le civiltà africane, per i Rapa Nui e l’Isola di Pasqua, oltre a produzioni curiose sulle origini della musica e della stampa, su personaggi storici particolari e interessanti come Matilde di Canossa, l’archeologo Winckelmann o Pia Laviosa Zambotti. Ma la Rassegna – continua – sarà molto più dei film. Gli incontri con i protagonisti di quest’anno propongono argomenti che vanno dalle origini dell’uomo, all’utilizzo delle nuove tecnologie in ambito archeologico per effettuare nuove scoperte perfino nelle straordinarie tombe dei Faraoni egizi, al mercato nero di reperti che ha superato il traffico d’armi per volume d’affari. Non mancherà un incontro in memoria del grande documentarista italiano Folco Quilici, che verrà ricordato grazie all’intervento del figlio Brando. Gli incontri saranno moderati da giornalisti, archeologi, blogger, e – grande novità – alla fine delle conversazioni con #dachepulpito “aperitivo informale con i protagonisti” le domande il pubblico le potrà fare a tu per tu, incontrando gli ospiti nella sala bar del teatro, dove sarà possibile sciogliere qualche curiosità sugli argomenti proposti in un ambiente informale e amichevole”.

Il film “Mysterious Discoveries in the Great Pyramid / Misteriose scoperte nella Grande Piramide” di Florence Tran

Il prof. Francesco Porcelli

Focus sull’Egitto. Martedì 2 ottobre 2018, nel pomeriggio, il film “Mysterious Discoveries in the Great Pyramid / Misteriose scoperte nella Grande Piramide” di Florence Tran (Francia, 2017, 85′). La grande Piramide di Giza è l’unica delle sette meraviglie oggi sopravvissute. Alla fine del 2017, un team multidisciplinare di scienziati autorizzato dal governo egiziano per la prima volta dopo 30 anni, mette in campo le più moderne tecnologie e scopre misteriose cavità nella Grande Piramide. “Non poteva mancare la terra dei faraoni con un film sulle più recenti tecnologie applicate all’archeologia”, spiega Maurina, “cui seguirà, alle 17.45, la conversazione con Francesco Porcelli, professore al DISAT Dipartimento Scienza Applicata e Tecnologia del Politecnico di Torino al quale è stato affidato l’incarico da parte del ministero delle Antichità egiziano di verificare la presenza di un corridoio che dalla tomba di Tutankhamon avrebbe dovuto portare alla tomba di Nefertiti. Il professore parlerà di “Archeo-fisica nel terzo millennio. Il progetto Luxor-Valle dei re” insieme a Marco Cattaneo, direttore di National Geographic e Mattia Mancini, archeologo e blogger.

“La passeggiata del cavallo i Troia” affrescata da Giandomenico Tiepolo nella seconda metà del XVIII secolo nella villa di famiglia a Zianigo nella terraferma veneziana

L’archeologo navale Francesco Tiboni

Focus sulla Grecia. Mercoledì 3 ottobre 2018, il film “Crète, le mythe du labyrinthe / Creta, il mito del labirinto” di Agnès Molia (Francia, 2017, 26′). L’archeologo Peter Eeckhout, nella fortunata serie francese «Inchieste archeologiche», accompagna gli spettatori al centro del Mediterraneo, a Creta, che fu la culla, tra il 3000 e il 1400 a.C., della prima grande civiltà del mondo greco, particolarmente avanzata: la civiltà Minoica. “Il film rientra in una produzione più ampia che presenta inchieste di archeologia alla ricerca di nuovi siti e di recenti scoperte archeologiche. E di una “scoperta” tratta la conversazione alle 17.45 con Francesco Tiboni, archeologo terrestre, subacqueo e navale, docteur de l’Université Aix-Marseille I e presidente di ATENA CuMaNa dell’università di Genova, che metterà in discussione la veridicità dello stratagemma del cavallo per la risoluzione della guerra di Troia nell’incontro “La presa di Troia. Un inganno venuto dal mare. Perché Omero non parlò mai di un cavallo” insieme a Graziano Tavan, giornalista e curatore dell’archeoblog archeologiavocidalpassato.

Il film “Le fils de Neanderthal. Il figlio dei Neanderthal” di Jacques Mitsch

Il paleoantropologo Giorgio Manzi

Focus dell’Uomo di Neanderthal. Mercoledì 3 ottobre 2018, alla sera, il film “Le fils de Neandertal / Il figlio dei Neandertal” di Jacques Mitsch (Francia, 2017, 52′). L’Homo sapiens ha veramente soppiantato i Neandertal? È quello che si credeva fino alla scoperta di una strana sepoltura. Per mesi paletnologi, paleoantropologi e genetisti hanno lavorato per scoprirne i segreti in un grande viaggio immaginario sulle tracce del più incredibile dei nostri antenati. E giovedì 4 ottobre 2018, alla sera, il film “Qui a tué Neandertal? / Chi ha ucciso i Neandertal?” di Thomas Cirotteau (Francia, 2017, 90′). 350.000 anni fa, i Neandertal dominavano il mondo e gli animali, adattandosi all’ambiente difficile, e sviluppando abilità ed elementi culturali propri. La loro scomparsa 30.000 anni fa rimane un mistero. Tra le ipotesi: genocidio, epidemie, cambiamenti climatici, diluizione genetica. Il docudrama cerca di risolvere l’enigma. “Sul tema si inserisce la conversazione di giovedì 4 ottobre 2018, alle 17.45, con Giorgio Manzi, paleoantropologo e divulgatore, professore al dipartimento di Biologia ambientale dell’università La Sapienza di Roma”. Si parlerà di “Qualcosa di molto speciale: come e quando siamo diventati umani” insieme a Marco Perinelli, archeologo e giornalista, e Antonia Falcone, archeologa e blogger.

Folco Quilici, grande documentarista, divulgatore scientifico, scrittore e ambientalista

Il cinema di Folco Quilici. Venerdì 5 ottobre 2018, alle 17.45, “Brando Quilici, regista e documentarista, insieme ad Andrea M. Steiner, direttore della rivista Archeo, consegneranno al pubblico il ricordo del grande Folco Quilici, ospite di numerose edizioni del nostro festival”. Durante l’incontro sarà proiettato il film “Hierapolis” di Folco Quilici (Italia, 2008, 28’). Pamukkale, ovvero “Castello di cotone”, è un sito nella valle del Meandro dove l’acqua forma straordinarie formazioni di calcare, bianche come il frutto del cotone. Su questo scenario grandioso, tornano alla luce i resti dell’antica Hierapolis, città greca, romana e cristiana.

La giornalista della Rai Valeria Ferrante affronta il tema del mercato nero di reperti archeologici

La grande razzia. Per finire, sabato 6 ottobre 2018, alle 17.30, con Valeria Ferrante, giornalista e reporter, si affronterà il tema scottante della “Grande razzia” ovvero il furto e il mercato nero di reperti archeologici in Italia, insieme a Rocco Cerone, giornalista e segretario Assostampa del Trentino-Alto Adige. Valeria Ferrante collabora con inchieste e video-reportage a diversi programmi TV, e con Repubblica. Nel 2017 ha vinto il premio giornalistico Giustolisi “Giustizia e verità”. La sua è una testimonianza sul furto e il traffico illecito di beni culturali e opere d’arte, il cui volume d’affari criminali ha superato quello del traffico d’armi.

 

Il libro “Ötzi The Iceman. Der Mann aus dem Eis” di Armin Barducci e Eleonora Suri Bovo

Il libro “Iron Towns” di Anthony Cartwright

La Rassegna va in città. Ma la novità forse più grande è quella di voler far vivere il festival non solo a teatro e nella sala cinematografica, ma anche in città. Oltre alla nuova formula degli aperitivi coi protagonisti al termine delle conversazioni, con vino offerto da Cantine Vivallis, la Rassegna si sposta infatti al di fuori del cinema con “Rassegnaincittà” e offre eventi organizzati in collaborazione con diversi partner: ci saranno presentazioni di libri a cura delle librerie Arcadia (sabato 6 ottobre 2018, alle 19, presentazione del libro di Anthony Cartwright “Iron towns. Città di ferro” con la presenza dell’autore) e Piccoloblu (mercoledì 3 ottobre 2018, alle 17.30, incontro per bambini e ragazzi dagli 8 ai 12 anni con Armin Barducci e Eleonora Suri Bovo, autori e fumettisti del libro “Ötzi The Iceman. Der Mann aus dem Eis. / L’uomo venuto dal ghiaccio”; venerdì 5 ottobre 2018, “L’archeologia animata”, proiezioni di cartoni animati a tema per bambini dai 4 ai 7 anni alle 17, e per ragazzi dagli 8 ai 12 anni alle 18); un percorso guidato con degustazione al Museo del Caffé Bontadi (mercoledì 3 ottobre 2018, “L’arte del caffè”, alle 14); un percorso con degustazione “Sulle rotte del cioccolato” all’eno-cioccoteca Exquisita (venerdì 5 ottobre 2018, alle 14, lezione con degustazione guidato). Nella mattinata finale del festival, sabato 6 ottobre 2018, alle 11.15, sarà anche presentata, questa volta nella sala bar del teatro, una pralina appositamente creata da Exquisita in esclusiva per la Rassegna, che ne descriverà l’essenza attraverso il cioccolato e che si potrà degustare in anteprima.

Musicarivafestival porta lo spettacolo “Sinfonia della storia. Musica e immagini archeologiche”

Serata finale con premiazioni. Tra le novità anche lo spettacolo della serata finale (6 ottobre, alle 21): quest’anno c’è la collaborazione con il MusicaRivaFestival, grazie al sostegno della Fondazione Caritro, per uno spettacolo che unisce l’archeologia e la musica: “La sinfonia della storia”, musica e immagini archeologiche. Il concerto del Milano Saxophone Quartet, quartetto composto da quattro giovani musicisti che ha già suonato in tutto il mondo, sarà infatti accompagnato da immagini tratte dai film dell’archivio della Rassegna. Quindi si chiude con la cerimonia di premiazione. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Verranno poi attribuite la menzione speciale CinemAMoRe, insieme a Trento Film Festival di Trento e Religion Today Filmfestival, e la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani.

(2 – fine; il precedente post è stato pubblicato il 10 settembre 2018)