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Centenario della Grande Guerra. Vittorio Veneto apre gli otto mesi del programma di eventi “1918. Quando scoppia la pace” con la mostra archeologica “Pax Romana”: reperti proposti dal Mann per raccontare quel periodo durato ben due secoli, di concordia, sviluppo e pace, reso possibile dalla politica di Augusto

Manifesto delle mostre collaterali a Vittorio Veneto nel programma “Quando scoppia la pace – Ospiti in Pinacoteca”

Una mostra archeologica apre a Vittorio Veneto il ricco programma, riassunto nel titolo “1918. Quando scoppia la pace”, nell’ambito del centenario della Grande Guerra, con l’obiettivo di commemorare l’atto finale del conflitto: quello della battaglia conclusiva e vittoriosa, nota al mondo come la “Battaglia di Vittorio Veneto”. Un momento cruciale della nostra storia di cui si vuole mettere in luce il significato più profondo, riflettendo e ricordando a più livelli e sotto differenti aspetti, il momento della fine dei combattimenti, lo sguardo al futuro e alla speranza e la pacificazione; il momento della ricostruzione da un lato e del compianto dall’altro. Il programma, che animerà la città per i prossimi otto mesi fino alla solenne giornata del 4 novembre – con musica, arte, cinema, sport, convegni, conferenze, raduni d’associazioni d’arma ecc. –  si è aperto il 20 e il 21 aprile 2018 con due appuntamenti culturali di particolare rilievo. Il 20 sera, al teatro Da Ponte, l’imperdibile esecuzione di un‘opera dal titolo “Eroi sono quelli che costruiscono la pace” – esempio di come la musica sappia parlare, come non mai, dei sentimenti e delle emozioni di guerra e di pace – eseguita una sola volta dalla sua ideazione, nel 2015 al teatro La Fenice di Venezia.

La statua della Concordia Augusta (I sec. d.C,), oggi al Mann, proveniente dall’edificio di Eumachia, sacerdotessa di Venere, fatto costruire da Augusto a sue spese nel foro di Pompei

Il giorno successivo invece, il 21 aprile, riflettori puntati sul primo appuntamento del progetto “Quando scoppia la pace – Ospiti in Pinacoteca” che propone tre omaggi d’arte a Vittorio Veneto, ciascuno con il significativo prestito di un’opera d’arte iconica o di un nucleo sceltissimo di opere, da parte di un importante museo italiano, intorno al tema guerra/pace, ovvero al passaggio a quella nuova condizione emotiva e sociale determinata dalla fine di un conflitto. Il progetto vuole indagare i risvolti che la tematica ha assunto, dall’antichità ai tempi più moderni, nelle sue diverse manifestazioni storico-artistiche. L’arte diventa dunque un ulteriore veicolo di riflessione sul tema della pacificazione, della fine dei conflitti e del rapporto tra Guerra e Pace. Il primo omaggio – più che mai evocativo, dedicato alla “Pax Romana” – è quello del Mann, il museo Archeologico nazionale di Napoli, autentico “tempio” dell’arte classica tra i più ammirati e importanti al mondo, custode tra l’altro dell’eccezionale Collezione Farnese e dei numerosi ritrovamenti di Pompei ed Ercolano. Il lungo periodo di pace e di concordia universale che caratterizza i primi due secoli dell’Impero, tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C., è accompagnato dal programma di rinnovamento politico, culturale e religioso di Augusto testimoniato anche dall’arte. A Vittorio Veneto l’eccezionale esposizione di 4 reperti romani di grande valenza storico-culturale, tra cui spicca la grande statua di culto, personificazione della Concordia Augusta, databile agli inizi del I secolo d.C., che si trovava nell’edificio di Eumachia, sacerdotessa di Venere e patrona dei fullones (tintori), fatto costruire da Augusto a sue spese nel foro di Pompei.

Puteale in marmo (inizio I secolo d.C.) con tralci di vite che si rifanno alle decorazioni dell’Ara Pacis, conservato al Mann

L’Ara Pacis Augustae, a Roma, monumento simbolo dell’età augustea

La mostra “Pax Romana. Omaggio dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli”, aperta fino all’8 luglio 2018, alla galleria civica di Arte medievale, moderna e contemporanea “Vittorio Emanuele II” a Vittorio Veneto, con il supporto di Marialucia Giacco, funzionario archeologo del Mann, presenta dunque quattro opere altamente evocative di quella che Seneca definì la Pax romana, ovvero quel periodo durato ben due secoli, di concordia, sviluppo e pace, reso possibile dalla politica di Augusto. La Pax Augustea era intesa, innanzitutto, come securitas che viene a coincidere con la fine delle guerre civili: un senso di sicurezza generalizzato e la certezza del diritto al benessere e alla prosperità economica. Era l’avvio della cosiddetta Età dell’oro (Aurea Aetas), emblematicamente rappresentata dal monumento simbolo dell’età augustea, l’Ara Pacis Augustae, i cui motivi decorativi si diffonderanno rapidamente ben oltre Roma, anche come segno di adesione e omaggio nei confronti del princeps e del nuovo regime politico da lui instaurato.

Lastra campana in terracotta: Perseo-Ottaviano offre la testa di Medusa-Cleopatra alla dea Atena, evocando la pacificazione universale dopo la battaglia di Azio del 31 a.C.

Medaglione in argento da Pompei (50-79 d.C.), oggi al Mann, con la dea Fortuna/Concordia/Abbondanza

Esposti a Vittorio Veneto ci sono dunque quattro reperti: un Puteale in marmo (bacino per la raccolta dell’acqua), degli inizi del I secolo d.C. con tralci di vite: un motivo che connota l’abbondanza e il benessere, derivante dal fregio posto sul lato anteriore dell’Ara Pacis Augustae, l’altare che – com’è noto – Augusto dedicò nel 9 a.C. proprio alla Pace. Quindi si può ammirare una bella  Lastra campana in terracotta  dal forte significato politico: Perseo – al centro della scena – identifica Ottaviano, Medusa è Cleopatra, l’ultima regina d’Egitto, mentre l’offerta della testa di Medusa ad Atena evoca la pacificazione universale garantita dalla battaglia di Azio del 31 a.C. A partire dall’età augustea la dea Fortuna inizia a essere raffigurata con patera e cornucopia, attributi che la caratterizzano quale dea della Concordia o Abbondanza. In tal modo appare nel medaglione in argento proveniente da Pompei e databile tra il 50 e il 79 d.C., altro prestito prestigioso del Mann. La Fortuna è una divinità spesso associata alla figura di Augusto e la patera e i frutti della terra raccolti nel corno sono i simboli della pace e della ricchezza dei tempi. Infine, imponente nei suoi due metri di altezza, eccola la statua della Concordia in marmo (inizi del I secolo d.C.) figura che in età romana simboleggiò la fedeltà di tutto l’esercito verso l’imperatore. Questo esemplare proviene dall’edificio di Eumachia a Pompei e anche in questo caso la cornucopia è simbolo di abbondanza che richiama i tempi di pace e dell’età augustea.

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