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Con la mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria viaggio nel tempo attraverso la casa degli antichi greci, i suoi spazi, gli arredi, ma anche i suoi abitanti

La locandina della mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria

La sede del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria

“Un affascinante viaggio nel tempo attraversando la casa greca, per conoscerne la distribuzione degli spazi, gli arredi, gli oggetti d’uso quotidiano comune, ma anche i suoi protagonisti, accolti dal benvenuto dei padroni di casa, con le donne affacciate alla finestra avvolte nei loro himatia”: nelle parole di Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (MArRC) sta tutto il senso della mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia”, aperta fino al 18 novembre 2018, a cura dello stesso Malacrino e dell’archeologo del MArRC, Maurizio Cannatà. Tra le attività di valorizzazione del MArRC, la mostra “Oikos” si inserisce nel programma delle celebrazioni del 2018, Anno Europeo del Patrimonio Culturale. “Il tema della casa e dell’abitare nel mondo greco antico (dall’età arcaica, VIII sec. a.C., all’età ellenistica, I sec. a.C.), in un percorso espositivo transmediale”, spiegano i promotori, “diventa il viatico per far conoscere e promuovere le tradizioni e il patrimonio culturale dell’Italia meridionale, rafforzando il senso di appartenenza alla comune identità europea mediterranea”.

Nel video postato su Youtube da Holly Reggio ben si coglie la valenza della mostra reggina “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia”, che presenta oltre 100 preziosi reperti, con prestiti dai musei Archeologici nazionali di Napoli e di Taranto, dal museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa, dai parchi Archeologici di Paestum e dei Campi Flegrei e dal museo Archeologico dell’Antica Kaulon che fa riferimento al Polo museale della Calabria, esposti in un allestimento con strumenti multimediali. Attraverso pannelli didattici, ricostruzioni grafiche e digitali dell’architettura e degli ambienti e video in 3D di descrizione di momenti di vita quotidiana, i visitatori sono accolti nell’oikos, nella casa e nella famiglia degli antichi Greci.

Il suggestivo allestimento della mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia”

Il filo conduttore è l’oikos, termine che “per i Greci era la casa intesa come spazio fisico di vita dei suoi abitanti e, al tempo stesso, la famiglia con i suoi beni e i suoi legami con il territorio”, spiega Malacrino. “Attraverso la scelta espositiva dell’allestimento abbiamo voluto ricreare le forme dell’abitare nel mondo greco antico. È un coinvolgente ritorno al passato, alle fonti delle nostre tradizioni di vita e di famiglia occidentale mediterranea. Varcata la soglia d’ingresso dell’oikos nel mondo magnogreco e siceliota – continua-, i visitatori saranno accompagnati alla scoperta delle abitudini di vita dei Greci d’Occidente, per comprendere il senso delle cose che oggi ci testimoniano quel tempo”. La ricostruzione grafica di una facciata contrassegna l’inizio del percorso, con la donna alla finestra avvolta nel suo himation raffigurata nella piccola ma preziosissima lekythos di Taranto, con uno sguardo misterioso, che invita a compiere un viaggio meraviglioso.

La sale espositive del MArRC dedicate alla mostra “Oikos”

“La casa è per i Greci antichi l’espressione dell’identità della comunità dei suoi abitanti”, interviene Maurizio Cannatà, uno dei curatori della mostra. “E si evolve nel tempo a seconda di come cambia la società. Nella lingua greca non esiste un termine equivalente al latino familia. Esiste un unico termine, oikos. E ciò significa che rispetto ai legami di sangue prevale l’appartenenza al gruppo familiare, cellula base della società. Nel corso dei secoli, nel mondo greco antico in Calabria e in Sicilia, si modifica l’organizzazione strutturale degli spazi della casa, ma non cambia la funzione degli ambienti rispetto ai ruoli all’interno della famiglia. L’uomo, cittadino, politico, atleta e guerriero, vive nell’andron i momenti conviviali, delle relazioni esterne, nel simposio. La donna sovrintende ai lavori domestici e ha nel gineceo il suo regno indiscusso”.

Il celebre mosaico pavimentale del drago proveniente dall’antica Kaulon

Tra gli oltre cento reperti in mostra, spicca il celebre mosaico del drago dall’andron dell’omonima casa dell’antica Kaulon, giunto a Reggio Calabria – lo ricordiamo – in cambio della testa della Testa della Sfinge della Passoliera ora esposta al museo Archeologico nazionale di Kaulonia (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/08/10/la-testa-della-sfinge-della-passoliera-torna-per-la-prima-volta-a-casa-prestito-del-marrc-al-museo-dellantica-kaulon-dove-paolo-orsi-scopri-la-bellissima-scultura-in-terracotta-del-vi-sec/). Nel settore maschile della casa, dove – come detto – si tenevano i banchetti, troviamo il sontuoso cratere attico a figure rosse con scena di danza della collezione Sant’Angelo del museo Archeologico nazionale di Napoli. Mentre nel gineceo possiamo ammirare la splendida anfora del museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa; il monumentale lebes gamikos, vaso a figure rosse attribuito al “Pittore di Afrodite” dal museo Archeologico nazionale di Paestum; e la pittura su marmo delle “Giocatrici di Astragali” da Ercolano: sono tutti elementi che rimandano al ruolo della donna, regina della casa per l’oikonomia domestica, e del gineceo, che rappresenta – parole di Vitruvio – “la sala in cui la padrona di casa lavora la lana insieme alle schiave addette a questa mansione”.

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A Napoli incontro tra il direttore del Mann e il direttore dell’Ermitage su “Il patrimonio della storia e i grandi musei: esperienze e idee a confronto” che consolida la collaborazione tra le due istituzioni. E nel 2019 a Napoli mostra sul Canova e a San Pietroburgo su Pompei

La presentazione della mostra sui Longobardi all’Ermitage: al centro, Michail Piotrovsky. Alla sua destra, Maurizio Cecconi; alla sua sinistra, Pasquale Terracciano e Massimo Depaoli (foto Graziano Tavan)

Locandina dell’incontro tra il direttore del Mann, Giulierini, e dell’Ermitage, Piotrovsky

Due mesi fa, era l’inizio di maggio 2018, l’inaugurazione della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” al museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo è stato il sigillo – se ancora ce ne fosse stato bisogno – su una collaborazione scientifica e operativa tra il museo Archeologico nazionale di Napoli e la prestigiosa istituzione culturale russa che sta dando ottimi frutti. E che venerdì 13 luglio 2018, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Napoli, vedrà una nuova tappa significativa: nella Sala del Toro Farnese si svolgerà infatti l’incontro tra Michail Piotrovsky, direttore del museo statale Ermitage di San Pietroburgo e Paolo Giulierini, direttore del Mann, che si confronteranno in una conferenza aperta al pubblico su “Il patrimonio della storia e i grandi musei: esperienze e idee a confronto”, intervistati da Vincenzo Esposito (Il Corriere del Mezzogiorno), Davide Cerbone (Il Mattino di Napoli) ed Antonio Ferrara (La Repubblica di Napoli).

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)

Era il 10 novembre 2016 quando, a San Pietroburgo, il direttore del museo statale Ermitage, Michail Piotrovskij, il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini e il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna, con il supporto di Villaggio Globale International, siglarono un accordo quadriennale di collaborazione. Fu lo stesso ministro per i Beni culturali dell’epoca, Dario Franceschini, a darne notizia: “L’accordo prevede una condivisione di esperienze e competenze nel campo dello scavo archeologico, lo scambio di mostre e la realizzazione congiunta di progetti espositivi e, inoltre, stage di studio tra i collaboratori scientifici e gli specialisti nel campo della storia dell’arte, dell’archeologia, dell’eredità culturale, della museologia, della conservazione e del restauro; l’attuazione di conferenze scientifiche, convegni, seminari, tavole rotonde, sulle problematiche della storia dell’arte, dell’eredità culturale, della museologia, della conservazione, del restauro e della gestione dei Beni Culturali; il confronto in merito all’utilizzo di sistemi e tecnologie innovative applicate ai beni culturali con particolare riferimento alla digitalizzazione, all’archiviazione, all’applicazione di realtà aumentate e multimedialità finalizzati alla valorizzazione del patrimonio, alla sua conservazione e fruizione pubblica e specialistica; lo studio e confronto sulle nuove forme di approccio e di diffusione della conoscenza, anche attraverso l’interdisciplinarità delle arti, dei patrimoni archeologici e delle eredità storico-artistiche; l’attivazione di borse di studio e la partecipazione reciproca ad attività di indagine e campagne di scavo sulla base di ricerche e progetti condivisi” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/11/16/mostre-convegni-restauri-scavi-archeologici-scambi-culturali-siglato-protocollo-di-collaborazione-tra-il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-gli-scavi-di-pompei-e-il-museo-ermitage-di-san-pie/).

Pubblico russo alla mostra sui Longobardi all’Ermitage (foto Graziano Tavan)

Le quattro sculture, prima Ludovisi e poi Farnese, conservate al Mann ed esposte al museo Ermitage

Quindi è stata sancita la volontà di sviluppare progetti culturali, studi e ricerche, scambi e relazioni tra i Musei, in collegamento con Ermitage Italia, con l’intento di valorizzare i patrimoni comuni e la conoscenza della storia ricchissima che unisce l’Italia, e la Campania nello specifico, alla Russia e a San Pietroburgo. E i risultati sono tangibili. Si sono succeduti quindi eventi e iniziative importanti: il prestito eccellente da parte dell’Ermitage di un nucleo di capolavori per la mostra “Amori Divini”, sopraggiunti a dare ulteriore prestigio all’evento espositivo: il cratere a calice attico a figure rosse, attribuito al Pittore di Triptolemos (490-480 a.C. circa), scoperto a Cerveteri, con il mito di Zeus che, attratto dalla bellezza di Danae rinchiusa dal padre in una camera sotterranea, si unisce a lei trasformandosi in una pioggia d’oro filtrata dal tetto. È una delle più antiche rappresentazioni dell’unione divina giunte fino a noi. E ancora l’anfora nolana attica a figure rosse, attribuita al Pittore della Phiale (440 a.C.) con Europa seduta in groppa a un toro: il Pittore della Phiale riesce a dare una visione concisa e rinnovata della figura di Europa, ponendola in parallelo con quella di un uomo anziano, identificabile con il padre Agenore, re di Tiro, che ordinò ai suoi figli maschi di partire alla ricerca della principessa rapita (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/07/21/sei-eccezionali-pezzi-dal-louvre-e-dallermitage-giunti-ad-arricchire-e-completare-al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-amori-divini-percorso-nel-mito-greco-e/). Il 7 dicembre 2017 poi il Mann è stato l’ospite d’onore al compleanno dell’Ermitage, con l’esposizione del gruppo scultoreo del “Piccolo Donario Pergameno”, quale capolavoro unico scelto dal museo di San Pietroburgo per i festeggiamenti internazionali (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/12/06/san-pietroburgo-il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-ospite-donore-per-i-festeggiamenti-del-compleanno-dellermitage-con-il-galata-morente-e-altre-tre-statue-r/). E infine, come si diceva all’inizio, la collaborazione e la straordinaria promozione congiunta per la mostra dedicata ai Longobardi, che dalle sale del museo napoletano è partita alla volta di San Pietroburgo dove sarà visitabile fino al 15 luglio 2018 (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/05/14/i-longobardi-conquistano-la-russia-aperta-allermitage-di-san-pietroburgo-la-mostra-italiana-longobardi-un-popolo-che-cambia-la-storia-terza-tappa-del-progetto-dopo-pavia/).

I direttori Paolo Giulierini (Mann) e Michail Piotrovsky (Ermitage)

E ora l’importante e attesa visita ufficiale al Mann di Napoli e al suo direttore Paolo Giulierini, da parte di Michail Piotrovsky, direttore generale del museo Statale Ermitage – che sarà a Napoli venerdì 13 luglio 2018, accompagnato da Irina Artemieva conservatrice del dipartimento di Pittura veneta del museo russo e direttrice di Ermitage Italia –, con la conferenza-confronto pubblico tra i due direttori: “ERMITAGE/MANN – MANN/ERMITAGE. Il patrimonio della storia e i grandi musei: esperienze e idee a confronto”. Un’occasione tra due protagonisti della cultura russa e italiana per parlare di patrimoni d’arte e storia e di grandi musei, di ruolo delle istituzioni museali nella società attuale e strategie future, ma anche di collaborazioni internazionali e grandi eventi. Una conferma dell’importante relazione che lega da oltre un anno i due Musei e un riconoscimento del valore del Mann e delle sue collezioni a livello internazionale, grazie al lavoro di apertura e valorizzazione attuato dalla direzione dell’Istituzione napoletana. Straordinari sono del resto i progetti ai quali stanno lavorando congiuntamente i musei russo e italiano e che porteranno, come prossima tappa, a due grandi esposizioni nel marzo del 2019: la prima grande mostra mai dedicata al sommo Canova e ai suoi rapporti con l’antico, in quello che è un vero e proprio tempio dell’arte classica – un’antologica emozionante per prestiti e studi -, e una grande mostra all’Ermitage dedicata a Pompei, insieme alla Soprintendenza Pompei.

Il museo Archeologico nazionale di Napoli

“Sono davvero felice e assolutamente onorato della collaborazione con il museo Ermitage”, ha dichiarato Paolo Giulierini da Los Angeles, dove si trova in missione al momento, “e la visita del direttore Piotrovsky è un momento speciale per il nostro museo che si appresta a ospitare capolavori assoluti dall’Ermitage, ma che vuole anche dialogare e lavorare a fianco di questo grande museo e ai loro esperti nel campo degli scavi, del restauro, della valorizzazione museale, come del resto stabilito nel nostro accordo. Nel contempo la volontà di dare il giusto risalto in Russia, e con l’Ermitage a livello internazionale, alle collezioni del Mann che sono comunque d’importanza mondiale. Sarà importante e credo molto stimolante il confronto d’idee pubblico che avremo il 13 sera. Noi abbiamo appena presentato il rapporto annuale relativo al 2017 con grande soddisfazione e stiamo attuando il nostro piano di ampliamento: con la riapertura e il riallestimento delle sezioni museali e con la nuova ala, che ci consentirà di avere spazi e servizi, adeguati ai massimi standard europei. Ma l’Ermitage è un gigante mondiale ed è straordinario l’impulso che il prof. Piotrovsky continua a dare a questo luogo unico della cultura”.

Terza tappa della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”: il museo dell’Ermitage di San Pietroburgo apre le porte ai Longobardi. Per la prima volta “gli uomini dalle lunghe barbe” protagonisti in un museo della Russia

Il manifesto della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” al museo statale Ermitage di san Pietroburgo dal 4 maggio 2018 al 15 luglio 2018

Un anello di epoca longobarda in oro e gemma dal museo Archeologico nazionale di Napoli esposto nella mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”

I Longobardi sono arrivati in Russia. Dopo Pavia, tornata capitale del Regnum Langobardorum, e il museo Archeologico nazionale di Napoli, dove si è guardata l’Italia longobarda da una prospettiva diversa, una stimolante opportunità per scoprire come le relazioni tra l’Europa e il Mediterraneo fossero salde anche durante la stagione longobarda, ora – terza tappa – la grande mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” apre nella prestigiosa sede del museo dell’Ermitage di San Pietroburgo: occasione speciale per consolidare i rapporti tra importanti istituzioni museali, raccontando all’estero la centralità della civiltà degli “uomini dalle lunghe barbe” nella storia italiana. “Mai prima d’ora in Russia e all’Ermitage è stata dedicata una mostra ai Longobardi”, sottolinea Yuri Piotrovsky, vice direttore del dipartimento di Archeologia dell’Europa Orientale e della Siberia del museo statale Ermitage membro della direzione scientifica della mostra con Susanna Zatti, direttore di musei civici di Pavia, e Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. Continua Piotrovsky: “Negli ultimi anni, il nostro dipartimento di Archeologia dell’Europa orientale e della Siberia del museo statale Ermitage ha stabilito stretti contatti con Ermitage Italia e con importanti istituzioni culturali e museali italiane con le quali ha lavorato insieme a Villaggio Globale International. Abbiamo negli anni realizzato progetti e mostre di successo come quelle ospitate a Trieste e, più recentemente, in Sardegna, a Cagliari, nel 2015-2016. Tutto ciò ha posto basi solide e una fiducia reciproca tra le parti nella prosecuzione di progetti e iniziative espositive comuni. I nostri nuovi partner e gli accordi di collaborazione avviati dal museo statale Ermitage con la città di Pavia e il museo Archeologico nazionale di Napoli ci consentono ora di continuare la nostra collaborazione di successo. Ci auguriamo che la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” sia una ulteriore tappa importante nella cooperazione con il museo Ermitage”.

Il museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo ospita per la prima volta una mostra sui Longobardi

Corno potorio longobardo proveniente dal museo Archeologico nazionale di Cividale

L’appuntamento con la storia è giovedì 3 maggio 2018 alle 16 quando, al museo statale Ermitage di San Pietroburgo, si inaugura ufficialmente la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” (apertura al pubblico dal 4 maggio al 15 luglio 2018), curata da Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi con Ermanno Arslan, Carlo Bertelli, Caterina Giostra, Saverio Lomartire e Fabio Pagano, e Alexei Furasev, nominato curatore per questa esposizione dal dipartimento di Archeologia dell’Europa Orientale e della Siberia del museo statale Ermitage. La mostra, organizzata da Villaggio Globale International, consente di dare una visione complessiva e di ampio respiro (dalla metà del VI secolo, dalla presenza gotica in Italia, alla fine del I millennio) del ruolo, dell’identità, delle strategie, della cultura e dell’eredità del popolo longobardo che nel 568, guidato da Alboino, varca le Alpi Giulie e inizia la sua espansione sul suolo italiano: una terra divenuta crocevia strategico tra Occidente e Oriente, un tempo cuore dell’Impero Romano e ora sede della Cristianità, ponte tra Mediterraneo e Nord Europa. Più di 600 reperti, in prevalenza reperti archeologici, coprono ogni aspetto della vita politica, economica e quotidiana dei principati longobardi, compresi i loro complessi rapporti con le sedi del potere romano (bizantino) sopravvissuto nelle principali città (Roma e Ravenna). Il processo di formazione della cultura medievale italiana è stato altrettanto complesso, come riflesso nei reperti archeologici di insediamenti e necropoli. Più di 80 i musei e gli enti prestatori; oltre 50 gli studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo edito da Skira; 32 i siti e i centri longobardi rappresentati in mostra; 58 i corredi funerari esposti integralmente; 17 i video originali e le installazioni multimediali (touchscreen, oleogrammi, ricostruzioni 3D, ecc.); centinaia i materiali dei depositi del Mann vagliati dall’università Suor Orsola Benincasa, per individuare e studiare per la prima volta i manufatti d’epoca altomedievale conservati nel museo napoletano.

Centenario della Grande Guerra. Vittorio Veneto apre gli otto mesi del programma di eventi “1918. Quando scoppia la pace” con la mostra archeologica “Pax Romana”: reperti proposti dal Mann per raccontare quel periodo durato ben due secoli, di concordia, sviluppo e pace, reso possibile dalla politica di Augusto

Manifesto delle mostre collaterali a Vittorio Veneto nel programma “Quando scoppia la pace – Ospiti in Pinacoteca”

Una mostra archeologica apre a Vittorio Veneto il ricco programma, riassunto nel titolo “1918. Quando scoppia la pace”, nell’ambito del centenario della Grande Guerra, con l’obiettivo di commemorare l’atto finale del conflitto: quello della battaglia conclusiva e vittoriosa, nota al mondo come la “Battaglia di Vittorio Veneto”. Un momento cruciale della nostra storia di cui si vuole mettere in luce il significato più profondo, riflettendo e ricordando a più livelli e sotto differenti aspetti, il momento della fine dei combattimenti, lo sguardo al futuro e alla speranza e la pacificazione; il momento della ricostruzione da un lato e del compianto dall’altro. Il programma, che animerà la città per i prossimi otto mesi fino alla solenne giornata del 4 novembre – con musica, arte, cinema, sport, convegni, conferenze, raduni d’associazioni d’arma ecc. –  si è aperto il 20 e il 21 aprile 2018 con due appuntamenti culturali di particolare rilievo. Il 20 sera, al teatro Da Ponte, l’imperdibile esecuzione di un‘opera dal titolo “Eroi sono quelli che costruiscono la pace” – esempio di come la musica sappia parlare, come non mai, dei sentimenti e delle emozioni di guerra e di pace – eseguita una sola volta dalla sua ideazione, nel 2015 al teatro La Fenice di Venezia.

La statua della Concordia Augusta (I sec. d.C,), oggi al Mann, proveniente dall’edificio di Eumachia, sacerdotessa di Venere, fatto costruire da Augusto a sue spese nel foro di Pompei

Il giorno successivo invece, il 21 aprile, riflettori puntati sul primo appuntamento del progetto “Quando scoppia la pace – Ospiti in Pinacoteca” che propone tre omaggi d’arte a Vittorio Veneto, ciascuno con il significativo prestito di un’opera d’arte iconica o di un nucleo sceltissimo di opere, da parte di un importante museo italiano, intorno al tema guerra/pace, ovvero al passaggio a quella nuova condizione emotiva e sociale determinata dalla fine di un conflitto. Il progetto vuole indagare i risvolti che la tematica ha assunto, dall’antichità ai tempi più moderni, nelle sue diverse manifestazioni storico-artistiche. L’arte diventa dunque un ulteriore veicolo di riflessione sul tema della pacificazione, della fine dei conflitti e del rapporto tra Guerra e Pace. Il primo omaggio – più che mai evocativo, dedicato alla “Pax Romana” – è quello del Mann, il museo Archeologico nazionale di Napoli, autentico “tempio” dell’arte classica tra i più ammirati e importanti al mondo, custode tra l’altro dell’eccezionale Collezione Farnese e dei numerosi ritrovamenti di Pompei ed Ercolano. Il lungo periodo di pace e di concordia universale che caratterizza i primi due secoli dell’Impero, tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C., è accompagnato dal programma di rinnovamento politico, culturale e religioso di Augusto testimoniato anche dall’arte. A Vittorio Veneto l’eccezionale esposizione di 4 reperti romani di grande valenza storico-culturale, tra cui spicca la grande statua di culto, personificazione della Concordia Augusta, databile agli inizi del I secolo d.C., che si trovava nell’edificio di Eumachia, sacerdotessa di Venere e patrona dei fullones (tintori), fatto costruire da Augusto a sue spese nel foro di Pompei.

Puteale in marmo (inizio I secolo d.C.) con tralci di vite che si rifanno alle decorazioni dell’Ara Pacis, conservato al Mann

L’Ara Pacis Augustae, a Roma, monumento simbolo dell’età augustea

La mostra “Pax Romana. Omaggio dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli”, aperta fino all’8 luglio 2018, alla galleria civica di Arte medievale, moderna e contemporanea “Vittorio Emanuele II” a Vittorio Veneto, con il supporto di Marialucia Giacco, funzionario archeologo del Mann, presenta dunque quattro opere altamente evocative di quella che Seneca definì la Pax romana, ovvero quel periodo durato ben due secoli, di concordia, sviluppo e pace, reso possibile dalla politica di Augusto. La Pax Augustea era intesa, innanzitutto, come securitas che viene a coincidere con la fine delle guerre civili: un senso di sicurezza generalizzato e la certezza del diritto al benessere e alla prosperità economica. Era l’avvio della cosiddetta Età dell’oro (Aurea Aetas), emblematicamente rappresentata dal monumento simbolo dell’età augustea, l’Ara Pacis Augustae, i cui motivi decorativi si diffonderanno rapidamente ben oltre Roma, anche come segno di adesione e omaggio nei confronti del princeps e del nuovo regime politico da lui instaurato.

Lastra campana in terracotta: Perseo-Ottaviano offre la testa di Medusa-Cleopatra alla dea Atena, evocando la pacificazione universale dopo la battaglia di Azio del 31 a.C.

Medaglione in argento da Pompei (50-79 d.C.), oggi al Mann, con la dea Fortuna/Concordia/Abbondanza

Esposti a Vittorio Veneto ci sono dunque quattro reperti: un Puteale in marmo (bacino per la raccolta dell’acqua), degli inizi del I secolo d.C. con tralci di vite: un motivo che connota l’abbondanza e il benessere, derivante dal fregio posto sul lato anteriore dell’Ara Pacis Augustae, l’altare che – com’è noto – Augusto dedicò nel 9 a.C. proprio alla Pace. Quindi si può ammirare una bella  Lastra campana in terracotta  dal forte significato politico: Perseo – al centro della scena – identifica Ottaviano, Medusa è Cleopatra, l’ultima regina d’Egitto, mentre l’offerta della testa di Medusa ad Atena evoca la pacificazione universale garantita dalla battaglia di Azio del 31 a.C. A partire dall’età augustea la dea Fortuna inizia a essere raffigurata con patera e cornucopia, attributi che la caratterizzano quale dea della Concordia o Abbondanza. In tal modo appare nel medaglione in argento proveniente da Pompei e databile tra il 50 e il 79 d.C., altro prestito prestigioso del Mann. La Fortuna è una divinità spesso associata alla figura di Augusto e la patera e i frutti della terra raccolti nel corno sono i simboli della pace e della ricchezza dei tempi. Infine, imponente nei suoi due metri di altezza, eccola la statua della Concordia in marmo (inizi del I secolo d.C.) figura che in età romana simboleggiò la fedeltà di tutto l’esercito verso l’imperatore. Questo esemplare proviene dall’edificio di Eumachia a Pompei e anche in questo caso la cornucopia è simbolo di abbondanza che richiama i tempi di pace e dell’età augustea.

Pasqua e Pasquetta a Napoli con i longobardi. Prorogata eccezionalmente la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” allestita al Mann. E slitta l’inaugurazione al 3 maggio la terza tappa all’Ermitage di San Pietroburgo

Il manifesto della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” a Napoli dal 21 dicembre 2017 al 25 marzo 2018. Prorogata al 2 aprile 2018

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini

Pasqua e Pasquetta con i longobardi. A Napoli. Sì, avete capito bene. La grande mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” al museo Archeologico nazionale di Napoli che doveva chiudere domenica 25 marzo 2018, è stata prorogata eccezionalmente fino a lunedì 2 aprile 2018, cioè fino a Pasquetta. Colpaccio, anche se solo di otto giorni, del Mann, per consentire a quanti saranno nella città partenopea a Pasqua e Pasquetta di visitare  l’esposizione che, dopo Pavia, anche a Napoli sta riscuotendo uno straordinario successo, con un pienone di visitatori.  “Siamo veramente contenti di questa opportunità”, spiega il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Sono tantissime le richieste che ci venivano in questo senso. Il successo di pubblico e critica di questa mostra, anche qui a Napoli, testimonia come in Campania ci sia voglia di conoscere altre epoche e culture, altri popoli, rintracciando le proprie radici in questa capacità di scambi e incroci, di mescolanze e aperture che sempre ha connotato il Meridione. Il Mann ha voluto rispondere a questa esigenza e nuove avventure ci attendono in tal senso. Intanto, chi non ha ancora avuto modo di vedere questa esposizione davvero irripetibile, avrà ancora qualche giorno di tempo”.

Un anello di epoca longobarda in oro e gemma dal museo Archeologico nazionale di Napoli esposto nella mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”

Il museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo

Tutto ciò è stato possibile grazie alla decisione, presa in queste ore, di spostare al prossimo 3 maggio 2018 l’avvio dell’esposizione al museo statale Ermitage di San Pietroburgo, terza tappa di questo evento internazionale e prima incursione in Russia degli “uomini dalle lunghe barbe”, frutto delle frenetiche trattative dell’ultima settimana, tra Napoli e l’Ermitage. Ancora qualche giorno dunque prima di dire addio agli oltre 400 oggetti esposti: ad armi, monete, vasellami, scheletri di cavalli, collane e gioielli provenienti da necropoli, codici antichi, lastre ed elementi architettonici splendidamente decorati che ci riportano ai tempi di Alboino e di Rotari, di Ansa ed Ermengarda ma soprattutto di Arechi II cui si dovette in gran parte lo splendore di Benevento e della Longobardia  Minor. La mostra (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/12/16/alla-scoperta-della-longobardia-minor-dopo-pavia-arriva-al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-longobardi-un-popolo-che-cambia-la-storia-una-prima-assoluta-per-l/), curata da Giampietro Brogiolo e Federico Marazzi, promossa, con il sostegno del Mibact, dal museo Archeologico nazionale di Napoli, dai musei civici di Pavia e Comune di Pavia, dal museo statale Ermitage, con l’importante sostegno della Regione Campania e l’organizzazione generale di Villaggio Globale International, per la ricchezza dei materiali e la completezza dell’indagine – che copre tutto il territorio nazionale – per la novità degli studi e dei siti che vengono testimoniati, è destinata a restare come un momento centrale nella conoscenza di questo popolo, capace di fondere la culture e le tradizioni del Nord con quella di Roma e di Bisanzio e di lasciarci un’eredità culturale straordinaria.

Kids dei Longobardi: il museo Archeologico nazionale di Napoli pubblica la guida a fumetti della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, in omaggio ai bambini fino alla chiusura dell’esposizione. Giulierini: “Il Mann è un museo a misura di bambino”

Il Mann ha pubblicato una guida a fumetti della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”

Ultimi giorni della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” al museo Archeologico nazionale di Napoli, giorni che per i bambini saranno speciali. In arrivo tante sorprese e iniziative, a cominciare da un bellissimo dono per i più piccoli che si avvicinano al Museo e iniziano la scoperta di un mondo di storia e cultura, fatto di popoli e incroci di civiltà. Linguaggi e strumenti diversi per affascinare i piccoli visitatori… per un Museo a misura di bambino! È fresca di stampa infatti la guida Kids con fumetto, ideata per la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, che viene regalata a tutti i piccoli visitatori, tra i 6 e gli 11 anni, negli ultimi dieci giorni d’apertura dell’esposizione: dal 15 al 25 marzo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/12/16/alla-scoperta-della-longobardia-minor-dopo-pavia-arriva-al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-longobardi-un-popolo-che-cambia-la-storia-una-prima-assoluta-per-l/). Voluta dal direttore del Mann, Paolo Giulierini, e fortemente appoggiata dalla Regione Campania, la guida – un volumetto di 32 pagine, elegante, coloratissimo, istruttivo e divertente – riesce a condurre i ragazzi nel percorso della mostra con un linguaggio semplice e accattivante e con tanti aneddoti curati da Raffaella Martino; e poi ti conquista con un’originale storia a fumetti realizzata dalla Scuola Italiana Comix di Napoli diretta da Mario Punzo, con soggetto e sceneggiatura di Chiara Macor, disegni di Carmelo Zagaria, colore affidato a Elpidio Cinquegrana e lettering di  Giuseppe Boccia. Infine, allegato alla guida in alcuni numeri limitati, anche il GiOcalongobardo alla Scoperta dei Longobardi in versione da tavolo!

Alcune tavole della guida per i bambini della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”

La guida Kids dei Longobardi, realizzata con il coordinamento di Villaggio Globale International, è un altro tassello da un lato della variegata proposta didattica che il MANN ha avviato con il progetto MANNforKids anche in occasione della mostra sui Longobardi (attività laboratoriali ed eventi speciali per le famiglie), dall’altro della collaborazione tra il MANN e Comix, avviata un anno e mezzo fa con l’operazione Cyborg Invasion. Una collaborazione che continuerà con la realizzazione di albi a fumetto dedicati ai protagonisti robotici che interpretano alcune dei più celebri capolavori del MANN e con una collana di fumetti realizzati appositamente per il Museo. Per quanto riguarda invece i laboratori, il colore – che ha caratterizzato anche l’allestimento della mostra sui Longobardi e che connota questa speciale  pubblicazione – è stato uno dei protagonisti del laboratorio speciale di domenica 11 e lunedì 12 marzo 2018: ricostruire per capire, con l’esperienza dell’Archeodromo di Poggibonsi, un villaggio ai tempi di Carlo Magno. Archeologi e specialisti in abiti storici raccontano, in full immersion… reale, usi e costumi legati al villaggio altomedievale, condividendo le tecniche di lavorazione di molti oggetti esposti in mostra.

Il direttore Giulierini: “Il Mann deve essere un museo a misura di bambino”

Il re longobardo Liutprando accompagna i due giovani ospiti alla scoperta dei Longobardi al Mann

“Sempre di più il Mann vuole parlare a pubblici diversi con linguaggi appropriati”, spiega il direttore Paolo Giulierini. “Il Museo di Napoli da sempre è attento al mondo dei bambini e alle scuole perché detentore di collezioni basilari per la cultura occidentale, che è la nostra cultura da comprendere e, dunque, preservare; ma anche quando le mostre temporanee ci fanno scoprire altri mondi o altri momenti della storia e dell’arte, come è nella nostra programmazione, vogliamo che i bambini abbiano strumenti e occasioni per capire, apprezzare e divertirsi. Solo così un museo può svolgere la sua funzione di propagatore di cultura e bellezza, di sapere e valori condivisi. E poi non dimentichiamo che negli obiettivi di un museo definiti dall’Icom, ci sono lo studio e l’istruzione ma anche il diletto. Vogliamo che questo Museo sia un punto di riferimento per i bambini  e che la cultura possa diventare anche divertimento”. Proprio come accade nella storia a fumetti “Una giornata longobarda” parte integrante di questa guida, che rientra nei progetti più ampi MANNforkids e OBVIA. I due protagonisti Tina e  Paolo – il fratello svogliato, “costretto” alla visita – verranno affascinati da una guida d’eccezione, il re longobardo Liutprando, che li condurrà tra gli oggetti in mostra, narrando storie, tradizioni e curiosità del suo grande popolo guerriero. Tanto che sarà Paolo alla fine, a chiedere di tornare. E dunque se non si può racchiudere un’intera mostra in un fumetto, se ne può cogliere l’essenza, per spiegare ai più piccoli quanto sia stato significativo l’impatto del popolo dei Longobardi nella storia della cultura e dell’arte occidentale. Così il Museo diviene un luogo dell’immaginario, in cui ogni oggetto può essere visto con curiosità, compreso nella sua essenza, per poi essere reinterpretato e collegato all’oggi. “La mostra passerà la mostra”, conclude Giulierini, “ma rimarranno idee e laboratori permanenti sul tema dei Longobardi perché non può esistere un museo a misura d’uomo se prima non è a misura di bambino. E questo nuovo linguaggio è quello che ama il Mann”.

Festival Mann: le Muse tornano al museo di Napoli. Musica, teatro, cinema, letteratura, arte e tecnologia saranno al centro di un cartellone di eventi che si svilupperà per otto intere giornate di eventi e oltre 100 ospiti coinvolti tra artisti e personalità della cultura

Festival Mann: le Muse al Museo: seconda edizione al museo Archeologico nazionale di Napoli

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini

Il museo Archeologico nazionale di Napoli

È solo la seconda edizione, ma per Napoli è già un appuntamento da non perdere. Dal 21 al 28 marzo 2018 al museo Archeologico nazionale di Napoli il sipario si apre sul “Festival MANN/Muse al Museo”: le Muse tornano al Museo con più di 40 eventi e 100 ospiti internazionali, concerti e spettacoli dalle 10 alle 21, dalla musica classica al pop-rock, dal teatro civile e per bambini alla danza e performance, e poi incontri, cinema, letteratura, arte e tecnologia; con oltre un centinaio di ospiti, tra cui Richard Galliano, Daniel Pennac, Rick Wakeman, Michael Nyman, Roberto Vecchioni, Elio, Gaetano Curreri e Paolo Fresu, Mariangela D’Abbraccio e Carolina Rosi, Carlo Verdone, Nino Frassica, The Jackal, Massimo Bubola, Cristiano Godano, Marina Rei, Paolo Benvegnù, Maurizio De Giovanni, Alvin Curran, Ciro Longobardi, Riccardo Bertoncelli, Andrea Scanzi, Luca Telese, Andrea Zorzi. Dopo il successo e le ventimila presenze del 2017, quest’anno la programmazione si allunga di un giorno e porta il festival anche per le strade della città. “Il Museo del futuro”, dichiara il direttore del Mann, Paolo Giulierini, “è una grande agorà dove si incontrano conservazione, ricerca e capacità di sperimentazione. La musica e l’arte teatrale, che vengono suggerite dalle statue, dai mosaici e dagli affreschi, prendono magicamente corpo in questi otto giorni di festival e connotano il MANN come grande polo culturale che diffonde nuovi linguaggi senza affrancarsi mai dalle radici della classicità”.  “Muse al Museo” è un progetto originale voluto proprio da Giulierini, primo festival internazionale in un museo statale autonomo costruito sui principi della valorizzazione dei Beni Culturali dettati dalla Riforma. Da quest’anno il festival è sostenuto dalla Regione Campania (Programma operativo complementare POC 2014-2020 “Cultura 20.20”). La direzione artistica è di Andrea Laurenzi in collaborazione con Luca Baldini, la direzione tecnica e organizzativa di Officine della Cultura. Anteprima Festival domenica 18 marzo in Centro storico di Napoli: Archimossi, appuntamento itinerante mattutino e pomeridiano con viole, violini e violoncelli e particolari coreografie. A inaugurare ufficialmente la manifestazione sarà un evento speciale che partirà dalla Galleria Principe di Napoli (mercoledì 21 marzo 2018, alle 15.30) con il concerto di Scalzabanda & Orchestra Multietnica di Arezzo, una festa di suoni e colori coordinata dal direttore d’orchestra Enrico Fink, grande esperto di musica tradizionale ebraica e di world music, insieme ai 75 ragazzi del quartiere Montesanto che formano la Scalzabanda. Per gli spettacoli del festival, tutti nell’orario di apertura del museo (fino alle 19,30), non è previsto biglietto aggiuntivo. Per gli spettacoli serali è prevista la prevendita.

Richard Galliano, virtuoso della fisarmonica

Otto serate nella sala della Meridiana (ore 21). Sarà il virtuoso della fisarmonica Richard Galliano a inaugurare mercoledì 21 marzo la serie di spettacoli in “prima serata” del festival. Il compositore, definito l’erede di Astor Piazzola, si esibirà in uno spettacolo dalle atmosfere francesi, tango argentino, melodie mediterranee e ritmi brasiliani. Giovedì 22 marzo concerto di Roberto Vecchioni. “Le rondini e la Nina” è il concerto di venerdì 23 marzo, il jazz di Lucio Dalla e Fabrizio De André, canzoni rivisitate da Gaetano Curreri (voce e leader degli Stadio), Paolo Fresu (tromba, flicorno, effetti), Raffaele Casarano (sax) e Fabrizio Foschini (pianoforte). Sabato 24 marzo live di Rick Wakeman, grande protagonista del rock progressive degli anni ’70 e tastierista dei mitici Yes. Con 50 anni di carriera alle spalle, si esibirà in un concerto di solo pianoforte con i brani dell’ultimo album “Piano Portraits”: da “Life on Mars” e “Space Oddity” di David Bowie ai Beatles, Yes e Led Zeppelin, ma anche classici come il “Chiaro di luna” di Debussy e “Lago dei cigni” di Tchaikovsky, e ancora sorprese musicali. “Il caso Malaussène – Mi hanno mentito” di e con Daniel Pennac è lo spettacolo serale di domenica 25 marzo. Con Massimiliano Barbini e Pako Ioffredo, le musiche di Alice Pennacchioni e la mise en espace di Clara Bauer, con la collaborazione artistica di Ximo Solano. Lunedì 26 marzo uno straordinario Elio, nella doppia veste di narratore e cantante, con soprano ed ensemble strumentale, in “Madamina, il catalogo è questo… L’opera buffa da Mozart a Offenbach”, brillante e vivace carrellata che tocca capolavori quali “Il Flauto Magico” e “Don Giovanni” di Mozart, “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini, fino ai “Racconti di Hoffmann” di Offenbach. Omaggio a Eduardo De Filippo e Pino Daniele, martedì 27 marzo, nel concerto-spettacolo “Napule è…n’ata storia” con Mariangela D’Abbraccio & Musica da ripostiglio. Un progetto nato da un lavoro di ricerca e sperimentazione di teatro e musica sui due grandi autori del ‘900 napoletano. Prima dello spettacolo, incontro con Carolina Rosi, intervistata da Titta Fiore, ricordando Luca De Filippo. Mercoledì 28 marzo chiusura affidata al grande compositore Michael Nyman con la Michael Nyman Band in “Music for Films”. Maestro indiscusso del minimalismo e autore di memorabili colonne sonore, Nyman combina folk, elettronica, musica sacra e classica in un’emozionante miscela sonora.

Il il direttore Paolo Giulierini in un incontro nella sala Toro Farnese

Il cantautore Roberto Vecchioni

Il filologo classico Luciano Canfora

“Sani Gesualdi superstar” di Nino Frassica

Pomeriggio con incontri e concerti. Ricco il calendario pomeridiano del festival a partire da mercoledì 21 marzo. Dopo l’apertura ufficiale con il concerto di Scalzabanda & Orchestra Multietnica di Arezzo, sarà Roberto Vecchioni a inaugurare il primo dei grandi incontri di “Muse al Museo”. Tra archeologia, poesia e musica, il cantautore dialogherà con l’archeologa Stefania Mancuso e con il direttore del MANN Paolo Giulierini nella sala Toro Farnese. Giovedì 22 marzo alle 16.30 nella sala Cielo Stellato, Ginevra Di Marco, già voce dei CSI, in “La rubia canta la negra”, omaggio a Mercedes Sosa. Alle 18 nell’ambito di “Fuoriclassico”, incontro con Luciano Canfora dal titolo “Tucidide e Aristofane dal 411 al 404”. Tre gli appuntamenti del pomeriggio di venerdì 23 marzo: alle 15 (sala Toro Farnese), Mattia Torre racconta “La linea verticale”, libro e serie tv Rai, discutendone con Ilaria Urbani. Alle 16.30 nella sala Teatro, “Sull’Oceano”, spettacolo ispirato al romanzo di Edmondo De Amicis, di Michele Crestacci e Alessandro Brucioni. Protagonista alle 18 nella sala Toro Farnese sarà Nino Frassica che presenterà il libro “Sani Gesualdi superstar”, intervistato da Annapaola Merone. Sabato 24 marzo (ore 15, sala Cielo Stellato) prima presentazione del volume “1968. Soul e Rivoluzione” dello storico del rock Riccardo Bertoncelli, intervistato da Federico Vacalebre. Alle 18 lo scrittore Maurizio de Giovanni dialogherà con i campioni del Napoli Calcio in un incontro dal titolo “Calcio e passione: il grande Napoli”. Domenica 25 marzo, alle 15, concerto itinerante dal titolo “Cantautori al Museo”, con Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Marina Rei, Paolo Benvegnù, Andrea Franchi e Alessandro Fiori. Alle 18 nella Sala Cielo Stellato live di Alvin Curran e Ciro Longobardi, in collaborazione con Piano City. Lunedì 26 marzo dalle 15 il sassofonista, clarinettista e compositore Gabriele Coen si esibirà in un concerto itinerante in trio. Nella sala Teatro, alle 16.30, “8 sfumature di Giulietta”, uno spettacolo diretto da Riccardo Rombi. Per la rassegna “Fuoriclassico”, alle 18 nella sala Cielo Stellato, “Nostos/Reditus. Storie di ritorni”, con la professoressa Rossana Valenti (università Federico II di Napoli) e lo scrittore di origine libica Hisham Matar, premio Pulitzer 2017 per l’autobiografia. Martedì 27 marzo alle 15 spettacolo itinerante di trasformismo e illusionismo su trampoli “Alto livello” con Pietro Rasoti. Lo sport incontra il teatro (ore 17.30 nella sala Teatro) nello spettacolo “La leggenda del pallavolista volante” con Andrea Zorzi e Beatrice Visibelli. Tre gli eventi che chiudono i pomeriggi del festival mercoledì 28 marzo: alle 15 nella sala Teatro concerto di Lorenzo Kruger, cantante e autore di tutte le canzoni dei Nobraino. Alle 16.30 nella sala Cielo Stellato in programma lo spettacolo “Il migliore dei mondi possibili”, ispirato al “Candido” di Voltaire, di Magdalena Barile, regia di Simona Arrighi e Sandra Garuglieri. Alle 18 nella sala Toro Farnese il giornalista e scrittore Andrea Scanzi dialoga con Carlo Verdone.

Attore brillante, cantante rock e stand-up comedian, John Peter Sloan è l’autore di “Instant English”

Mattinata al museo (ore 12.30). Si parte giovedì 22 marzo nella sala Toro Farnese con The Jackal, i geniali componenti della casa di produzione specializzata nella realizzazione, ideazione e distribuzione di video e campagne viral sul web. Venerdì 23 marzo nella sala Cielo Stellato lo scrittore, giornalista, autore e conduttore televisivo Luca Telese presenta il libro “Cuori Contro”, intervistato da Ottavio Ragone. Incontro con John Peter Sloan in programma sabato 24 marzo nella sala Cielo Stellato. Attore brillante, cantante rock e stand-up comedian, Sloan è l’autore di “Instant English”, attualmente il manuale d’inglese più venduto in Italia e best seller in Francia, Germania e Spagna. Domenica 25 marzo (sala Cielo Stellato), Massimo Bubola, tra i più importanti autori della canzone italiana, presenta il libro “Ballata senza nome”. Intervista di Enzo D’Errico. Lunedì 26 marzo nella sala Toro Farnese, Francesco D’Adamo, una delle penne più autorevoli nell’editoria per ragazzi, presenta “Oh Harriet”, una sorta di prequel del già famoso “Oh freedom!”, con cui D’Adamo aveva raccontato la schiavitù attraverso le avventure del piccolo Tommy. Martedì 27 marzo (sala Teatro) proiezione del film/documentario “Salicelle Rap” di Carmen Tè. Il film, girato nel rione Salicelle di Afragola (Na), racconta la voglia di riscatto di chi non ci sta, e con le proprie forze prova a combattere un futuro apparentemente oscuro. Mercoledì 28 marzo, Saverio Tommasi, una delle voci più note del web, presenta il libro “Siate ribelli, praticate gentilezza”, un racconto, una confessione, un atto d’amore per i propri figli.

L’orchestra fatata di Maestro Clarinetto

Per i ragazzi. Tutte le mattine sono in programma due spettacoli per i ragazzi, alle 10 e alle 11.30. Sul palco della sala Teatro si alterneranno “Pinocchio_Fellini”, di Titta Ceccano,  da “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi (mercoledì 21 marzo); “Piccolo”, spettacolo per burattini, un attore, un musicista, figure e oggetti vari con il burattinaio Luca Ronga (giovedì 22 marzo); “Mare Mosso”, un progetto di Gianfranco Pedullà dedicato a tutti quelli che solcano il mare alla ricerca di una nuova vita (venerdì 23 marzo); doppio appuntamento con Gek Tessaro, autore poliedrico che si muove tra letteratura per l’infanzia (ma non solo), illustrazione e teatro. In scena “I Bestiolini”, dall’omonimo libro edito da Panini prendono vita storie di insetti e di altri piccoli abitanti del prato (sabato 24 marzo) e “Il cuore di Chisciotte”, un percorso di suggestioni liriche sul tema dei cuori in viaggio (domenica 25 marzo). Lunedì 26 marzo nella sala Cielo Stellato, in programma “Wiegenlied, Ninnananna per l’ultima notte a Terezin”, un progetto a cura di Matteo Corradini, con l’orchestra Multietnica di Arezzo e 16 strumenti Pavel Žalud originali da Terezín. Nella sala Teatro “L’orchestra fatata di Maestro Clarinetto”, favola per i più piccini di strumenti musicali e di canzoni, di e con Gianni Micheli (Martedì 27 marzo); “Ubu Re” da Ubu Roi di Alfred Jarry, (Mercoledì 28 marzo). Tutti gli ospiti, già dalla prima edizione, sono chiamati a divenire “Ambasciatori del MANN” entrando a far parte di una “rete” che nasce con l’obiettivo di diffondere sempre più la conoscenza di uno dei musei più importanti al mondo. Tra i primi “Ambasciatori” Erri De Luca, Alessandro Haber, Stanley Jordan, Ferzan Ozpetek, Peppe Servillo.

Il grande mosaico pavimentale con Alessandro Magno dalla casa del Fauno di Pompei oggi al Mann

Il famoso mosaico con i musici ambulanti firmato da Dioscuride di Samo proveniente dalla cosiddetta Villa di Cicerone a Pompei

Arte e Tecnologia/Le Installazioni.  Sono due le installazioni proposte in occasione del Festival nell’ambito del progetto OBVIA (Out Of Boundaries Viral Art Dissemination) coordinato dalla dott.ssa Daniela Savy: il celebre Mosaico di Alessandro dalla Casa del Fauno e l’altrettanto famoso mosaico con i musici ambulanti dalla cosiddetta Villa di Cicerone a Pompei. Grazie al digitale, per la prima volta da quando è stato trasferito da Pompei a Napoli, il Mosaico di Alessandro, oggi esposto alla parete come un quadro, sarà presentato nella sua originaria natura di pavimento. L’opera sarà riproposta in dimensioni reali con una multi-proiezione che i visitatori potranno attraversare. Particolarmente innovativa è la tecnica di digitalizzazione utilizzata: un drone ad altissima definizione, infatti, ha permesso di acquisire il mosaico senza invasività alcuna. Tecnologie moderne ed antiche si integreranno al Festival MANN: nella sala in cui sarà presentato a pavimento il Mosaico, infatti, saranno esposte le lastre fotografiche dei primi anni del XX secolo che documentano le operazioni di movimentazione del Mosaico di Alessandro dal piano terra del Museo all’ammezzato ove ora è esposto. Da grandi carrucole a ricostruzioni digitali: il MANN coniuga l’arte con l’innovazione. La seconda installazione è dedicata al mosaico con i musici ambulanti firmato da Dioscuride di Samo. La tecnologia condurrà i visitatori in un antico teatro greco al ritmo degli strumenti cari alla dea Cibele. Si potrà così rivivere la scena della commedia di Menandro “Theophoroumene” (L’invasata): i musici prenderanno vita con balli e suoni, mentre le interfacce naturali doneranno spontaneità all’interazione, garantendo un’esperienza immersiva e coinvolgente. Le tecnologie sono state realizzate con la supervisione e la consulenza della dott.ssa Luigia Melillo e, installate dall’associazione culturale InVision APS, sono il frutto della ricerca scientifica condotta dalla DMC srl. Coordinatore delle attività di ricerca è il dott. Davide Maria Calandra.