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Terza tappa della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”: il museo dell’Ermitage di San Pietroburgo apre le porte ai Longobardi. Per la prima volta “gli uomini dalle lunghe barbe” protagonisti in un museo della Russia

Il manifesto della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” al museo statale Ermitage di san Pietroburgo dal 4 maggio 2018 al 15 luglio 2018

Un anello di epoca longobarda in oro e gemma dal museo Archeologico nazionale di Napoli esposto nella mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”

I Longobardi sono arrivati in Russia. Dopo Pavia, tornata capitale del Regnum Langobardorum, e il museo Archeologico nazionale di Napoli, dove si è guardata l’Italia longobarda da una prospettiva diversa, una stimolante opportunità per scoprire come le relazioni tra l’Europa e il Mediterraneo fossero salde anche durante la stagione longobarda, ora – terza tappa – la grande mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” apre nella prestigiosa sede del museo dell’Ermitage di San Pietroburgo: occasione speciale per consolidare i rapporti tra importanti istituzioni museali, raccontando all’estero la centralità della civiltà degli “uomini dalle lunghe barbe” nella storia italiana. “Mai prima d’ora in Russia e all’Ermitage è stata dedicata una mostra ai Longobardi”, sottolinea Yuri Piotrovsky, vice direttore del dipartimento di Archeologia dell’Europa Orientale e della Siberia del museo statale Ermitage membro della direzione scientifica della mostra con Susanna Zatti, direttore di musei civici di Pavia, e Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. Continua Piotrovsky: “Negli ultimi anni, il nostro dipartimento di Archeologia dell’Europa orientale e della Siberia del museo statale Ermitage ha stabilito stretti contatti con Ermitage Italia e con importanti istituzioni culturali e museali italiane con le quali ha lavorato insieme a Villaggio Globale International. Abbiamo negli anni realizzato progetti e mostre di successo come quelle ospitate a Trieste e, più recentemente, in Sardegna, a Cagliari, nel 2015-2016. Tutto ciò ha posto basi solide e una fiducia reciproca tra le parti nella prosecuzione di progetti e iniziative espositive comuni. I nostri nuovi partner e gli accordi di collaborazione avviati dal museo statale Ermitage con la città di Pavia e il museo Archeologico nazionale di Napoli ci consentono ora di continuare la nostra collaborazione di successo. Ci auguriamo che la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” sia una ulteriore tappa importante nella cooperazione con il museo Ermitage”.

Il museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo ospita per la prima volta una mostra sui Longobardi

Corno potorio longobardo proveniente dal museo Archeologico nazionale di Cividale

L’appuntamento con la storia è giovedì 3 maggio 2018 alle 16 quando, al museo statale Ermitage di San Pietroburgo, si inaugura ufficialmente la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” (apertura al pubblico dal 4 maggio al 15 luglio 2018), curata da Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi con Ermanno Arslan, Carlo Bertelli, Caterina Giostra, Saverio Lomartire e Fabio Pagano, e Alexei Furasev, nominato curatore per questa esposizione dal dipartimento di Archeologia dell’Europa Orientale e della Siberia del museo statale Ermitage. La mostra, organizzata da Villaggio Globale International, consente di dare una visione complessiva e di ampio respiro (dalla metà del VI secolo, dalla presenza gotica in Italia, alla fine del I millennio) del ruolo, dell’identità, delle strategie, della cultura e dell’eredità del popolo longobardo che nel 568, guidato da Alboino, varca le Alpi Giulie e inizia la sua espansione sul suolo italiano: una terra divenuta crocevia strategico tra Occidente e Oriente, un tempo cuore dell’Impero Romano e ora sede della Cristianità, ponte tra Mediterraneo e Nord Europa. Più di 600 reperti, in prevalenza reperti archeologici, coprono ogni aspetto della vita politica, economica e quotidiana dei principati longobardi, compresi i loro complessi rapporti con le sedi del potere romano (bizantino) sopravvissuto nelle principali città (Roma e Ravenna). Il processo di formazione della cultura medievale italiana è stato altrettanto complesso, come riflesso nei reperti archeologici di insediamenti e necropoli. Più di 80 i musei e gli enti prestatori; oltre 50 gli studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo edito da Skira; 32 i siti e i centri longobardi rappresentati in mostra; 58 i corredi funerari esposti integralmente; 17 i video originali e le installazioni multimediali (touchscreen, oleogrammi, ricostruzioni 3D, ecc.); centinaia i materiali dei depositi del Mann vagliati dall’università Suor Orsola Benincasa, per individuare e studiare per la prima volta i manufatti d’epoca altomedievale conservati nel museo napoletano.

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Centenario della Grande Guerra. Vittorio Veneto apre gli otto mesi del programma di eventi “1918. Quando scoppia la pace” con la mostra archeologica “Pax Romana”: reperti proposti dal Mann per raccontare quel periodo durato ben due secoli, di concordia, sviluppo e pace, reso possibile dalla politica di Augusto

Manifesto delle mostre collaterali a Vittorio Veneto nel programma “Quando scoppia la pace – Ospiti in Pinacoteca”

Una mostra archeologica apre a Vittorio Veneto il ricco programma, riassunto nel titolo “1918. Quando scoppia la pace”, nell’ambito del centenario della Grande Guerra, con l’obiettivo di commemorare l’atto finale del conflitto: quello della battaglia conclusiva e vittoriosa, nota al mondo come la “Battaglia di Vittorio Veneto”. Un momento cruciale della nostra storia di cui si vuole mettere in luce il significato più profondo, riflettendo e ricordando a più livelli e sotto differenti aspetti, il momento della fine dei combattimenti, lo sguardo al futuro e alla speranza e la pacificazione; il momento della ricostruzione da un lato e del compianto dall’altro. Il programma, che animerà la città per i prossimi otto mesi fino alla solenne giornata del 4 novembre – con musica, arte, cinema, sport, convegni, conferenze, raduni d’associazioni d’arma ecc. –  si è aperto il 20 e il 21 aprile 2018 con due appuntamenti culturali di particolare rilievo. Il 20 sera, al teatro Da Ponte, l’imperdibile esecuzione di un‘opera dal titolo “Eroi sono quelli che costruiscono la pace” – esempio di come la musica sappia parlare, come non mai, dei sentimenti e delle emozioni di guerra e di pace – eseguita una sola volta dalla sua ideazione, nel 2015 al teatro La Fenice di Venezia.

La statua della Concordia Augusta (I sec. d.C,), oggi al Mann, proveniente dall’edificio di Eumachia, sacerdotessa di Venere, fatto costruire da Augusto a sue spese nel foro di Pompei

Il giorno successivo invece, il 21 aprile, riflettori puntati sul primo appuntamento del progetto “Quando scoppia la pace – Ospiti in Pinacoteca” che propone tre omaggi d’arte a Vittorio Veneto, ciascuno con il significativo prestito di un’opera d’arte iconica o di un nucleo sceltissimo di opere, da parte di un importante museo italiano, intorno al tema guerra/pace, ovvero al passaggio a quella nuova condizione emotiva e sociale determinata dalla fine di un conflitto. Il progetto vuole indagare i risvolti che la tematica ha assunto, dall’antichità ai tempi più moderni, nelle sue diverse manifestazioni storico-artistiche. L’arte diventa dunque un ulteriore veicolo di riflessione sul tema della pacificazione, della fine dei conflitti e del rapporto tra Guerra e Pace. Il primo omaggio – più che mai evocativo, dedicato alla “Pax Romana” – è quello del Mann, il museo Archeologico nazionale di Napoli, autentico “tempio” dell’arte classica tra i più ammirati e importanti al mondo, custode tra l’altro dell’eccezionale Collezione Farnese e dei numerosi ritrovamenti di Pompei ed Ercolano. Il lungo periodo di pace e di concordia universale che caratterizza i primi due secoli dell’Impero, tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C., è accompagnato dal programma di rinnovamento politico, culturale e religioso di Augusto testimoniato anche dall’arte. A Vittorio Veneto l’eccezionale esposizione di 4 reperti romani di grande valenza storico-culturale, tra cui spicca la grande statua di culto, personificazione della Concordia Augusta, databile agli inizi del I secolo d.C., che si trovava nell’edificio di Eumachia, sacerdotessa di Venere e patrona dei fullones (tintori), fatto costruire da Augusto a sue spese nel foro di Pompei.

Puteale in marmo (inizio I secolo d.C.) con tralci di vite che si rifanno alle decorazioni dell’Ara Pacis, conservato al Mann

L’Ara Pacis Augustae, a Roma, monumento simbolo dell’età augustea

La mostra “Pax Romana. Omaggio dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli”, aperta fino all’8 luglio 2018, alla galleria civica di Arte medievale, moderna e contemporanea “Vittorio Emanuele II” a Vittorio Veneto, con il supporto di Marialucia Giacco, funzionario archeologo del Mann, presenta dunque quattro opere altamente evocative di quella che Seneca definì la Pax romana, ovvero quel periodo durato ben due secoli, di concordia, sviluppo e pace, reso possibile dalla politica di Augusto. La Pax Augustea era intesa, innanzitutto, come securitas che viene a coincidere con la fine delle guerre civili: un senso di sicurezza generalizzato e la certezza del diritto al benessere e alla prosperità economica. Era l’avvio della cosiddetta Età dell’oro (Aurea Aetas), emblematicamente rappresentata dal monumento simbolo dell’età augustea, l’Ara Pacis Augustae, i cui motivi decorativi si diffonderanno rapidamente ben oltre Roma, anche come segno di adesione e omaggio nei confronti del princeps e del nuovo regime politico da lui instaurato.

Lastra campana in terracotta: Perseo-Ottaviano offre la testa di Medusa-Cleopatra alla dea Atena, evocando la pacificazione universale dopo la battaglia di Azio del 31 a.C.

Medaglione in argento da Pompei (50-79 d.C.), oggi al Mann, con la dea Fortuna/Concordia/Abbondanza

Esposti a Vittorio Veneto ci sono dunque quattro reperti: un Puteale in marmo (bacino per la raccolta dell’acqua), degli inizi del I secolo d.C. con tralci di vite: un motivo che connota l’abbondanza e il benessere, derivante dal fregio posto sul lato anteriore dell’Ara Pacis Augustae, l’altare che – com’è noto – Augusto dedicò nel 9 a.C. proprio alla Pace. Quindi si può ammirare una bella  Lastra campana in terracotta  dal forte significato politico: Perseo – al centro della scena – identifica Ottaviano, Medusa è Cleopatra, l’ultima regina d’Egitto, mentre l’offerta della testa di Medusa ad Atena evoca la pacificazione universale garantita dalla battaglia di Azio del 31 a.C. A partire dall’età augustea la dea Fortuna inizia a essere raffigurata con patera e cornucopia, attributi che la caratterizzano quale dea della Concordia o Abbondanza. In tal modo appare nel medaglione in argento proveniente da Pompei e databile tra il 50 e il 79 d.C., altro prestito prestigioso del Mann. La Fortuna è una divinità spesso associata alla figura di Augusto e la patera e i frutti della terra raccolti nel corno sono i simboli della pace e della ricchezza dei tempi. Infine, imponente nei suoi due metri di altezza, eccola la statua della Concordia in marmo (inizi del I secolo d.C.) figura che in età romana simboleggiò la fedeltà di tutto l’esercito verso l’imperatore. Questo esemplare proviene dall’edificio di Eumachia a Pompei e anche in questo caso la cornucopia è simbolo di abbondanza che richiama i tempi di pace e dell’età augustea.

Pasqua e Pasquetta a Napoli con i longobardi. Prorogata eccezionalmente la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” allestita al Mann. E slitta l’inaugurazione al 3 maggio la terza tappa all’Ermitage di San Pietroburgo

Il manifesto della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” a Napoli dal 21 dicembre 2017 al 25 marzo 2018. Prorogata al 2 aprile 2018

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini

Pasqua e Pasquetta con i longobardi. A Napoli. Sì, avete capito bene. La grande mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” al museo Archeologico nazionale di Napoli che doveva chiudere domenica 25 marzo 2018, è stata prorogata eccezionalmente fino a lunedì 2 aprile 2018, cioè fino a Pasquetta. Colpaccio, anche se solo di otto giorni, del Mann, per consentire a quanti saranno nella città partenopea a Pasqua e Pasquetta di visitare  l’esposizione che, dopo Pavia, anche a Napoli sta riscuotendo uno straordinario successo, con un pienone di visitatori.  “Siamo veramente contenti di questa opportunità”, spiega il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Sono tantissime le richieste che ci venivano in questo senso. Il successo di pubblico e critica di questa mostra, anche qui a Napoli, testimonia come in Campania ci sia voglia di conoscere altre epoche e culture, altri popoli, rintracciando le proprie radici in questa capacità di scambi e incroci, di mescolanze e aperture che sempre ha connotato il Meridione. Il Mann ha voluto rispondere a questa esigenza e nuove avventure ci attendono in tal senso. Intanto, chi non ha ancora avuto modo di vedere questa esposizione davvero irripetibile, avrà ancora qualche giorno di tempo”.

Un anello di epoca longobarda in oro e gemma dal museo Archeologico nazionale di Napoli esposto nella mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”

Il museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo

Tutto ciò è stato possibile grazie alla decisione, presa in queste ore, di spostare al prossimo 3 maggio 2018 l’avvio dell’esposizione al museo statale Ermitage di San Pietroburgo, terza tappa di questo evento internazionale e prima incursione in Russia degli “uomini dalle lunghe barbe”, frutto delle frenetiche trattative dell’ultima settimana, tra Napoli e l’Ermitage. Ancora qualche giorno dunque prima di dire addio agli oltre 400 oggetti esposti: ad armi, monete, vasellami, scheletri di cavalli, collane e gioielli provenienti da necropoli, codici antichi, lastre ed elementi architettonici splendidamente decorati che ci riportano ai tempi di Alboino e di Rotari, di Ansa ed Ermengarda ma soprattutto di Arechi II cui si dovette in gran parte lo splendore di Benevento e della Longobardia  Minor. La mostra (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/12/16/alla-scoperta-della-longobardia-minor-dopo-pavia-arriva-al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-longobardi-un-popolo-che-cambia-la-storia-una-prima-assoluta-per-l/), curata da Giampietro Brogiolo e Federico Marazzi, promossa, con il sostegno del Mibact, dal museo Archeologico nazionale di Napoli, dai musei civici di Pavia e Comune di Pavia, dal museo statale Ermitage, con l’importante sostegno della Regione Campania e l’organizzazione generale di Villaggio Globale International, per la ricchezza dei materiali e la completezza dell’indagine – che copre tutto il territorio nazionale – per la novità degli studi e dei siti che vengono testimoniati, è destinata a restare come un momento centrale nella conoscenza di questo popolo, capace di fondere la culture e le tradizioni del Nord con quella di Roma e di Bisanzio e di lasciarci un’eredità culturale straordinaria.

Kids dei Longobardi: il museo Archeologico nazionale di Napoli pubblica la guida a fumetti della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, in omaggio ai bambini fino alla chiusura dell’esposizione. Giulierini: “Il Mann è un museo a misura di bambino”

Il Mann ha pubblicato una guida a fumetti della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”

Ultimi giorni della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” al museo Archeologico nazionale di Napoli, giorni che per i bambini saranno speciali. In arrivo tante sorprese e iniziative, a cominciare da un bellissimo dono per i più piccoli che si avvicinano al Museo e iniziano la scoperta di un mondo di storia e cultura, fatto di popoli e incroci di civiltà. Linguaggi e strumenti diversi per affascinare i piccoli visitatori… per un Museo a misura di bambino! È fresca di stampa infatti la guida Kids con fumetto, ideata per la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, che viene regalata a tutti i piccoli visitatori, tra i 6 e gli 11 anni, negli ultimi dieci giorni d’apertura dell’esposizione: dal 15 al 25 marzo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/12/16/alla-scoperta-della-longobardia-minor-dopo-pavia-arriva-al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-longobardi-un-popolo-che-cambia-la-storia-una-prima-assoluta-per-l/). Voluta dal direttore del Mann, Paolo Giulierini, e fortemente appoggiata dalla Regione Campania, la guida – un volumetto di 32 pagine, elegante, coloratissimo, istruttivo e divertente – riesce a condurre i ragazzi nel percorso della mostra con un linguaggio semplice e accattivante e con tanti aneddoti curati da Raffaella Martino; e poi ti conquista con un’originale storia a fumetti realizzata dalla Scuola Italiana Comix di Napoli diretta da Mario Punzo, con soggetto e sceneggiatura di Chiara Macor, disegni di Carmelo Zagaria, colore affidato a Elpidio Cinquegrana e lettering di  Giuseppe Boccia. Infine, allegato alla guida in alcuni numeri limitati, anche il GiOcalongobardo alla Scoperta dei Longobardi in versione da tavolo!

Alcune tavole della guida per i bambini della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”

La guida Kids dei Longobardi, realizzata con il coordinamento di Villaggio Globale International, è un altro tassello da un lato della variegata proposta didattica che il MANN ha avviato con il progetto MANNforKids anche in occasione della mostra sui Longobardi (attività laboratoriali ed eventi speciali per le famiglie), dall’altro della collaborazione tra il MANN e Comix, avviata un anno e mezzo fa con l’operazione Cyborg Invasion. Una collaborazione che continuerà con la realizzazione di albi a fumetto dedicati ai protagonisti robotici che interpretano alcune dei più celebri capolavori del MANN e con una collana di fumetti realizzati appositamente per il Museo. Per quanto riguarda invece i laboratori, il colore – che ha caratterizzato anche l’allestimento della mostra sui Longobardi e che connota questa speciale  pubblicazione – è stato uno dei protagonisti del laboratorio speciale di domenica 11 e lunedì 12 marzo 2018: ricostruire per capire, con l’esperienza dell’Archeodromo di Poggibonsi, un villaggio ai tempi di Carlo Magno. Archeologi e specialisti in abiti storici raccontano, in full immersion… reale, usi e costumi legati al villaggio altomedievale, condividendo le tecniche di lavorazione di molti oggetti esposti in mostra.

Il direttore Giulierini: “Il Mann deve essere un museo a misura di bambino”

Il re longobardo Liutprando accompagna i due giovani ospiti alla scoperta dei Longobardi al Mann

“Sempre di più il Mann vuole parlare a pubblici diversi con linguaggi appropriati”, spiega il direttore Paolo Giulierini. “Il Museo di Napoli da sempre è attento al mondo dei bambini e alle scuole perché detentore di collezioni basilari per la cultura occidentale, che è la nostra cultura da comprendere e, dunque, preservare; ma anche quando le mostre temporanee ci fanno scoprire altri mondi o altri momenti della storia e dell’arte, come è nella nostra programmazione, vogliamo che i bambini abbiano strumenti e occasioni per capire, apprezzare e divertirsi. Solo così un museo può svolgere la sua funzione di propagatore di cultura e bellezza, di sapere e valori condivisi. E poi non dimentichiamo che negli obiettivi di un museo definiti dall’Icom, ci sono lo studio e l’istruzione ma anche il diletto. Vogliamo che questo Museo sia un punto di riferimento per i bambini  e che la cultura possa diventare anche divertimento”. Proprio come accade nella storia a fumetti “Una giornata longobarda” parte integrante di questa guida, che rientra nei progetti più ampi MANNforkids e OBVIA. I due protagonisti Tina e  Paolo – il fratello svogliato, “costretto” alla visita – verranno affascinati da una guida d’eccezione, il re longobardo Liutprando, che li condurrà tra gli oggetti in mostra, narrando storie, tradizioni e curiosità del suo grande popolo guerriero. Tanto che sarà Paolo alla fine, a chiedere di tornare. E dunque se non si può racchiudere un’intera mostra in un fumetto, se ne può cogliere l’essenza, per spiegare ai più piccoli quanto sia stato significativo l’impatto del popolo dei Longobardi nella storia della cultura e dell’arte occidentale. Così il Museo diviene un luogo dell’immaginario, in cui ogni oggetto può essere visto con curiosità, compreso nella sua essenza, per poi essere reinterpretato e collegato all’oggi. “La mostra passerà la mostra”, conclude Giulierini, “ma rimarranno idee e laboratori permanenti sul tema dei Longobardi perché non può esistere un museo a misura d’uomo se prima non è a misura di bambino. E questo nuovo linguaggio è quello che ama il Mann”.

Festival Mann: le Muse tornano al museo di Napoli. Musica, teatro, cinema, letteratura, arte e tecnologia saranno al centro di un cartellone di eventi che si svilupperà per otto intere giornate di eventi e oltre 100 ospiti coinvolti tra artisti e personalità della cultura

Festival Mann: le Muse al Museo: seconda edizione al museo Archeologico nazionale di Napoli

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini

Il museo Archeologico nazionale di Napoli

È solo la seconda edizione, ma per Napoli è già un appuntamento da non perdere. Dal 21 al 28 marzo 2018 al museo Archeologico nazionale di Napoli il sipario si apre sul “Festival MANN/Muse al Museo”: le Muse tornano al Museo con più di 40 eventi e 100 ospiti internazionali, concerti e spettacoli dalle 10 alle 21, dalla musica classica al pop-rock, dal teatro civile e per bambini alla danza e performance, e poi incontri, cinema, letteratura, arte e tecnologia; con oltre un centinaio di ospiti, tra cui Richard Galliano, Daniel Pennac, Rick Wakeman, Michael Nyman, Roberto Vecchioni, Elio, Gaetano Curreri e Paolo Fresu, Mariangela D’Abbraccio e Carolina Rosi, Carlo Verdone, Nino Frassica, The Jackal, Massimo Bubola, Cristiano Godano, Marina Rei, Paolo Benvegnù, Maurizio De Giovanni, Alvin Curran, Ciro Longobardi, Riccardo Bertoncelli, Andrea Scanzi, Luca Telese, Andrea Zorzi. Dopo il successo e le ventimila presenze del 2017, quest’anno la programmazione si allunga di un giorno e porta il festival anche per le strade della città. “Il Museo del futuro”, dichiara il direttore del Mann, Paolo Giulierini, “è una grande agorà dove si incontrano conservazione, ricerca e capacità di sperimentazione. La musica e l’arte teatrale, che vengono suggerite dalle statue, dai mosaici e dagli affreschi, prendono magicamente corpo in questi otto giorni di festival e connotano il MANN come grande polo culturale che diffonde nuovi linguaggi senza affrancarsi mai dalle radici della classicità”.  “Muse al Museo” è un progetto originale voluto proprio da Giulierini, primo festival internazionale in un museo statale autonomo costruito sui principi della valorizzazione dei Beni Culturali dettati dalla Riforma. Da quest’anno il festival è sostenuto dalla Regione Campania (Programma operativo complementare POC 2014-2020 “Cultura 20.20”). La direzione artistica è di Andrea Laurenzi in collaborazione con Luca Baldini, la direzione tecnica e organizzativa di Officine della Cultura. Anteprima Festival domenica 18 marzo in Centro storico di Napoli: Archimossi, appuntamento itinerante mattutino e pomeridiano con viole, violini e violoncelli e particolari coreografie. A inaugurare ufficialmente la manifestazione sarà un evento speciale che partirà dalla Galleria Principe di Napoli (mercoledì 21 marzo 2018, alle 15.30) con il concerto di Scalzabanda & Orchestra Multietnica di Arezzo, una festa di suoni e colori coordinata dal direttore d’orchestra Enrico Fink, grande esperto di musica tradizionale ebraica e di world music, insieme ai 75 ragazzi del quartiere Montesanto che formano la Scalzabanda. Per gli spettacoli del festival, tutti nell’orario di apertura del museo (fino alle 19,30), non è previsto biglietto aggiuntivo. Per gli spettacoli serali è prevista la prevendita.

Richard Galliano, virtuoso della fisarmonica

Otto serate nella sala della Meridiana (ore 21). Sarà il virtuoso della fisarmonica Richard Galliano a inaugurare mercoledì 21 marzo la serie di spettacoli in “prima serata” del festival. Il compositore, definito l’erede di Astor Piazzola, si esibirà in uno spettacolo dalle atmosfere francesi, tango argentino, melodie mediterranee e ritmi brasiliani. Giovedì 22 marzo concerto di Roberto Vecchioni. “Le rondini e la Nina” è il concerto di venerdì 23 marzo, il jazz di Lucio Dalla e Fabrizio De André, canzoni rivisitate da Gaetano Curreri (voce e leader degli Stadio), Paolo Fresu (tromba, flicorno, effetti), Raffaele Casarano (sax) e Fabrizio Foschini (pianoforte). Sabato 24 marzo live di Rick Wakeman, grande protagonista del rock progressive degli anni ’70 e tastierista dei mitici Yes. Con 50 anni di carriera alle spalle, si esibirà in un concerto di solo pianoforte con i brani dell’ultimo album “Piano Portraits”: da “Life on Mars” e “Space Oddity” di David Bowie ai Beatles, Yes e Led Zeppelin, ma anche classici come il “Chiaro di luna” di Debussy e “Lago dei cigni” di Tchaikovsky, e ancora sorprese musicali. “Il caso Malaussène – Mi hanno mentito” di e con Daniel Pennac è lo spettacolo serale di domenica 25 marzo. Con Massimiliano Barbini e Pako Ioffredo, le musiche di Alice Pennacchioni e la mise en espace di Clara Bauer, con la collaborazione artistica di Ximo Solano. Lunedì 26 marzo uno straordinario Elio, nella doppia veste di narratore e cantante, con soprano ed ensemble strumentale, in “Madamina, il catalogo è questo… L’opera buffa da Mozart a Offenbach”, brillante e vivace carrellata che tocca capolavori quali “Il Flauto Magico” e “Don Giovanni” di Mozart, “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini, fino ai “Racconti di Hoffmann” di Offenbach. Omaggio a Eduardo De Filippo e Pino Daniele, martedì 27 marzo, nel concerto-spettacolo “Napule è…n’ata storia” con Mariangela D’Abbraccio & Musica da ripostiglio. Un progetto nato da un lavoro di ricerca e sperimentazione di teatro e musica sui due grandi autori del ‘900 napoletano. Prima dello spettacolo, incontro con Carolina Rosi, intervistata da Titta Fiore, ricordando Luca De Filippo. Mercoledì 28 marzo chiusura affidata al grande compositore Michael Nyman con la Michael Nyman Band in “Music for Films”. Maestro indiscusso del minimalismo e autore di memorabili colonne sonore, Nyman combina folk, elettronica, musica sacra e classica in un’emozionante miscela sonora.

Il il direttore Paolo Giulierini in un incontro nella sala Toro Farnese

Il cantautore Roberto Vecchioni

Il filologo classico Luciano Canfora

“Sani Gesualdi superstar” di Nino Frassica

Pomeriggio con incontri e concerti. Ricco il calendario pomeridiano del festival a partire da mercoledì 21 marzo. Dopo l’apertura ufficiale con il concerto di Scalzabanda & Orchestra Multietnica di Arezzo, sarà Roberto Vecchioni a inaugurare il primo dei grandi incontri di “Muse al Museo”. Tra archeologia, poesia e musica, il cantautore dialogherà con l’archeologa Stefania Mancuso e con il direttore del MANN Paolo Giulierini nella sala Toro Farnese. Giovedì 22 marzo alle 16.30 nella sala Cielo Stellato, Ginevra Di Marco, già voce dei CSI, in “La rubia canta la negra”, omaggio a Mercedes Sosa. Alle 18 nell’ambito di “Fuoriclassico”, incontro con Luciano Canfora dal titolo “Tucidide e Aristofane dal 411 al 404”. Tre gli appuntamenti del pomeriggio di venerdì 23 marzo: alle 15 (sala Toro Farnese), Mattia Torre racconta “La linea verticale”, libro e serie tv Rai, discutendone con Ilaria Urbani. Alle 16.30 nella sala Teatro, “Sull’Oceano”, spettacolo ispirato al romanzo di Edmondo De Amicis, di Michele Crestacci e Alessandro Brucioni. Protagonista alle 18 nella sala Toro Farnese sarà Nino Frassica che presenterà il libro “Sani Gesualdi superstar”, intervistato da Annapaola Merone. Sabato 24 marzo (ore 15, sala Cielo Stellato) prima presentazione del volume “1968. Soul e Rivoluzione” dello storico del rock Riccardo Bertoncelli, intervistato da Federico Vacalebre. Alle 18 lo scrittore Maurizio de Giovanni dialogherà con i campioni del Napoli Calcio in un incontro dal titolo “Calcio e passione: il grande Napoli”. Domenica 25 marzo, alle 15, concerto itinerante dal titolo “Cantautori al Museo”, con Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Marina Rei, Paolo Benvegnù, Andrea Franchi e Alessandro Fiori. Alle 18 nella Sala Cielo Stellato live di Alvin Curran e Ciro Longobardi, in collaborazione con Piano City. Lunedì 26 marzo dalle 15 il sassofonista, clarinettista e compositore Gabriele Coen si esibirà in un concerto itinerante in trio. Nella sala Teatro, alle 16.30, “8 sfumature di Giulietta”, uno spettacolo diretto da Riccardo Rombi. Per la rassegna “Fuoriclassico”, alle 18 nella sala Cielo Stellato, “Nostos/Reditus. Storie di ritorni”, con la professoressa Rossana Valenti (università Federico II di Napoli) e lo scrittore di origine libica Hisham Matar, premio Pulitzer 2017 per l’autobiografia. Martedì 27 marzo alle 15 spettacolo itinerante di trasformismo e illusionismo su trampoli “Alto livello” con Pietro Rasoti. Lo sport incontra il teatro (ore 17.30 nella sala Teatro) nello spettacolo “La leggenda del pallavolista volante” con Andrea Zorzi e Beatrice Visibelli. Tre gli eventi che chiudono i pomeriggi del festival mercoledì 28 marzo: alle 15 nella sala Teatro concerto di Lorenzo Kruger, cantante e autore di tutte le canzoni dei Nobraino. Alle 16.30 nella sala Cielo Stellato in programma lo spettacolo “Il migliore dei mondi possibili”, ispirato al “Candido” di Voltaire, di Magdalena Barile, regia di Simona Arrighi e Sandra Garuglieri. Alle 18 nella sala Toro Farnese il giornalista e scrittore Andrea Scanzi dialoga con Carlo Verdone.

Attore brillante, cantante rock e stand-up comedian, John Peter Sloan è l’autore di “Instant English”

Mattinata al museo (ore 12.30). Si parte giovedì 22 marzo nella sala Toro Farnese con The Jackal, i geniali componenti della casa di produzione specializzata nella realizzazione, ideazione e distribuzione di video e campagne viral sul web. Venerdì 23 marzo nella sala Cielo Stellato lo scrittore, giornalista, autore e conduttore televisivo Luca Telese presenta il libro “Cuori Contro”, intervistato da Ottavio Ragone. Incontro con John Peter Sloan in programma sabato 24 marzo nella sala Cielo Stellato. Attore brillante, cantante rock e stand-up comedian, Sloan è l’autore di “Instant English”, attualmente il manuale d’inglese più venduto in Italia e best seller in Francia, Germania e Spagna. Domenica 25 marzo (sala Cielo Stellato), Massimo Bubola, tra i più importanti autori della canzone italiana, presenta il libro “Ballata senza nome”. Intervista di Enzo D’Errico. Lunedì 26 marzo nella sala Toro Farnese, Francesco D’Adamo, una delle penne più autorevoli nell’editoria per ragazzi, presenta “Oh Harriet”, una sorta di prequel del già famoso “Oh freedom!”, con cui D’Adamo aveva raccontato la schiavitù attraverso le avventure del piccolo Tommy. Martedì 27 marzo (sala Teatro) proiezione del film/documentario “Salicelle Rap” di Carmen Tè. Il film, girato nel rione Salicelle di Afragola (Na), racconta la voglia di riscatto di chi non ci sta, e con le proprie forze prova a combattere un futuro apparentemente oscuro. Mercoledì 28 marzo, Saverio Tommasi, una delle voci più note del web, presenta il libro “Siate ribelli, praticate gentilezza”, un racconto, una confessione, un atto d’amore per i propri figli.

L’orchestra fatata di Maestro Clarinetto

Per i ragazzi. Tutte le mattine sono in programma due spettacoli per i ragazzi, alle 10 e alle 11.30. Sul palco della sala Teatro si alterneranno “Pinocchio_Fellini”, di Titta Ceccano,  da “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi (mercoledì 21 marzo); “Piccolo”, spettacolo per burattini, un attore, un musicista, figure e oggetti vari con il burattinaio Luca Ronga (giovedì 22 marzo); “Mare Mosso”, un progetto di Gianfranco Pedullà dedicato a tutti quelli che solcano il mare alla ricerca di una nuova vita (venerdì 23 marzo); doppio appuntamento con Gek Tessaro, autore poliedrico che si muove tra letteratura per l’infanzia (ma non solo), illustrazione e teatro. In scena “I Bestiolini”, dall’omonimo libro edito da Panini prendono vita storie di insetti e di altri piccoli abitanti del prato (sabato 24 marzo) e “Il cuore di Chisciotte”, un percorso di suggestioni liriche sul tema dei cuori in viaggio (domenica 25 marzo). Lunedì 26 marzo nella sala Cielo Stellato, in programma “Wiegenlied, Ninnananna per l’ultima notte a Terezin”, un progetto a cura di Matteo Corradini, con l’orchestra Multietnica di Arezzo e 16 strumenti Pavel Žalud originali da Terezín. Nella sala Teatro “L’orchestra fatata di Maestro Clarinetto”, favola per i più piccini di strumenti musicali e di canzoni, di e con Gianni Micheli (Martedì 27 marzo); “Ubu Re” da Ubu Roi di Alfred Jarry, (Mercoledì 28 marzo). Tutti gli ospiti, già dalla prima edizione, sono chiamati a divenire “Ambasciatori del MANN” entrando a far parte di una “rete” che nasce con l’obiettivo di diffondere sempre più la conoscenza di uno dei musei più importanti al mondo. Tra i primi “Ambasciatori” Erri De Luca, Alessandro Haber, Stanley Jordan, Ferzan Ozpetek, Peppe Servillo.

Il grande mosaico pavimentale con Alessandro Magno dalla casa del Fauno di Pompei oggi al Mann

Il famoso mosaico con i musici ambulanti firmato da Dioscuride di Samo proveniente dalla cosiddetta Villa di Cicerone a Pompei

Arte e Tecnologia/Le Installazioni.  Sono due le installazioni proposte in occasione del Festival nell’ambito del progetto OBVIA (Out Of Boundaries Viral Art Dissemination) coordinato dalla dott.ssa Daniela Savy: il celebre Mosaico di Alessandro dalla Casa del Fauno e l’altrettanto famoso mosaico con i musici ambulanti dalla cosiddetta Villa di Cicerone a Pompei. Grazie al digitale, per la prima volta da quando è stato trasferito da Pompei a Napoli, il Mosaico di Alessandro, oggi esposto alla parete come un quadro, sarà presentato nella sua originaria natura di pavimento. L’opera sarà riproposta in dimensioni reali con una multi-proiezione che i visitatori potranno attraversare. Particolarmente innovativa è la tecnica di digitalizzazione utilizzata: un drone ad altissima definizione, infatti, ha permesso di acquisire il mosaico senza invasività alcuna. Tecnologie moderne ed antiche si integreranno al Festival MANN: nella sala in cui sarà presentato a pavimento il Mosaico, infatti, saranno esposte le lastre fotografiche dei primi anni del XX secolo che documentano le operazioni di movimentazione del Mosaico di Alessandro dal piano terra del Museo all’ammezzato ove ora è esposto. Da grandi carrucole a ricostruzioni digitali: il MANN coniuga l’arte con l’innovazione. La seconda installazione è dedicata al mosaico con i musici ambulanti firmato da Dioscuride di Samo. La tecnologia condurrà i visitatori in un antico teatro greco al ritmo degli strumenti cari alla dea Cibele. Si potrà così rivivere la scena della commedia di Menandro “Theophoroumene” (L’invasata): i musici prenderanno vita con balli e suoni, mentre le interfacce naturali doneranno spontaneità all’interazione, garantendo un’esperienza immersiva e coinvolgente. Le tecnologie sono state realizzate con la supervisione e la consulenza della dott.ssa Luigia Melillo e, installate dall’associazione culturale InVision APS, sono il frutto della ricerca scientifica condotta dalla DMC srl. Coordinatore delle attività di ricerca è il dott. Davide Maria Calandra.

A Firenze apre TourismA, salone di Archeologia e turismo culturale. Per tre giorni incontri e convegni con 250 relatori e ospiti d’eccezione; stand, allestimenti, box poster, laboratori per piccoli e grandi. E in auditorium il 14° incontro nazionale di Archeologia Viva

L’auditorium del centro congressi di Firenze gremito per TourismA (foto Valerio Ricciardi)

Andrea Pessina, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per Firenze Pistoia e Prato (foto Valerio Ricciardi, Roma)

Ancora una settimana di attesa per l’edizione 2018 di TourismA, “l’appuntamento con la storia”, parola di organizzatori. Dal 16 al 18 febbraio 2018 al Palazzo dei Congressi di Firenze c’è TourismA, il salone di archeologia e turismo culturale diventato ormai un must per addetti ai lavori e appassionati: in programma convegni e incontri con la partecipazione di 250 relatori e ospiti d’eccezione, fra cui Alberto Angela, Philippe Daverio, Massimo Cacciari, Valerio Massimo Manfredi, Vittorio Sgarbi, Tommaso Cerno, Andrea Carandini, Lucio Caracciolo, Giuliano Volpe, Chiara Frugoni… Negli spazi del Palazzo dei Congressi stand, allestimenti, desk e box poster di realtà culturali, turistiche, economiche italiane ed estere. Novità del 2018 sarà il primo workshop del Turismo Culturale in Italia “AAA Archeologia Arte Ambiente”: un evento B2B riservato all’incontro tra domanda e offerta di itinerari culturali tra professionisti del settore. E ancora laboratori didattici per piccoli e grandi, scuole e famiglie: dalla scheggiatura della pietra allo scavo archeologico, dai geroglifici alla tecnica del mosaico… Con un’anteprima: giovedì 15 febbraio 2018, alle 20.45, inaugurazione ufficiale di “Tourisma 2018” dedicata al Medioevo con Dario Nardella, sindaco di Firenze; Andrea Pessina, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per Firenze Pistoia e Prato; Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva e “tourismA”. Chiara Frugoni, storica e saggista, già professoressa di Storia medievale alle università di Pisa, Roma e Parigi, interverrà su “Nascere e sopravvivere nel Medioevo, soprattutto a Firenze”. Giuliano Volpe, presidente del consiglio superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici illustrerà il premio “Riccardo Francovich” per la comunicazione del Medioevo, attribuito dalla SAMI – Società degli Archeologi Medievisti Italiani. E Andrea Macaluso, attore e regista, fondatore dello spazio culturale “Il Lavoratorio” di Firenze, parlerà della “Seconda novella della nona giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio”. Da venerdì 16 febbraio si entrerà nel vivo dei lavori. Intenso il programma dei tre giorni. Vediamo qualche appuntamento da non perdere.

Ricerche nello Swat (Pakistan) dove opera una missione archeologica italiana

Adulis, la Pompei d’Africa, in Eritrea dove lavora una missione archeologica italiana

Antonia Falcone (Professione archeologo)

Protagoniste della prima giornata di TourismA, venerdì 16 febbraio 2018, saranno le missioni archeologiche italiane all’estero in periodo di crisi nella sezione “Spes contra spem” (9.45-13-30), a cura di Ettore Janulardo, della “Sapienza” di Roma, referente Missioni archeologiche italiane all’estero: interverranno Michele Nucciotti, direttore missione archeologica italiana in Armenia dell’università di Firenze (“I paesaggi della Via della Seta in Armenia”); Elisa Iori,  field director Missione archeologica italiana in Pakistan (Swat) (“Archeologia in aree di crisi: scavo e turismo come mobilizzatori sociali. L’esperienza italiana nello Swat”); Romolo Loreto, direttore Missione archeologica italiana nel Regno dell’Arabia Saudita a Dumat al-Jandal (antica Adummatu) (“Le attività della Missione archeologica italiana in Arabia Saudita. Alle origini degli Arabi”); Serena Massa, direttore Missione italo-eritrea “Adulis Project”, e Susanna Bortolotto, architetto del Politecnico di Milano (“Adulis Pompei d’Africa. La missione archeologica italo-eritrea”); Gilberto Montali, direttore Missione archeologica ad Althiburos in Tunisia (“Al di là del mare. Novità dal Nord Africa”). Ma sempre venerdì ci sarà spazio per “Archeosocial. Il potere delle immagini: l’archeologia tra meme e storytelling” (9-18) a cura di Antonia Falcone e Domenica Pate di Professione Archeologo, e Astrid d’Eredità di ArcheoPop; per un “Invito a Malta: i segreti dei templi megalitici” (15.30-16-30) a cura di Malta Tourism Autority; per un viaggio “Dall’Adriatico al Tirreno. Piccoli musei e grandi storie” (9-12.30) a cura di Simona Rafanelli, direttore del museo archeologico “I. Falchi” di Vetulonia, e Elena Rodriguez, direttore del museo Archeologico di Verucchio.

Il manifesto della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” a Napoli dal 21 dicembre 2017 al 25 marzo 2018

Una cosiddetta “Fibula a S” in argento dorato, almandine e pietre, trovata nella necropoli Cella; oggi al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli

L’immagine di San Michele sulla facciata della chiesa di Monte Santangelo (Foggia)

Sabato 17 febbraio 2018, seconda giornata, faremo la conoscenza dei “Longobardi in Italia: eredità e messaggi di un popolo in viaggio” (8.20-13.30) a cura di Associazione Italia Langobardorum: introduce Angela Maria Ferroni, funzionario archeologo, ufficio Unesco MiBACT; modera Cinzia Dal Maso, direttore Archeostorie. Interverranno Mariarosaria Salvatore, archeologa, già dirigente MiBACT (“I Longobardi, un popolo in viaggio dall’Europa del nord all’attenzione mondiale”); quindi si passeranno in rassegna le località del sito Unesco dei Longobardi: “Cividale del Friuli, il primo ducato”, con Luca Villa archeologo, direttore scavi archeologici nel Monastero di Santa Maria in Valle; “Brescia, la sede dell’ultimo re dei Longobardi”, con Francesca Morandini archeologo musei civici d’Arte e Storia di Brescia; “Castelseprio e Torba”, con Sara Masseroli, direttrice parco archeologico di Castelseprio – MiBACT; “Il Ducato di Spoleto e i suoi monumenti longobardi”, con Maria Stovali, responsabile ufficio Unesco – Comune di Spoleto; “Benevento e la continuità dei Longobardi”, con Pasquale Palmieri, architetto – Comune di Benevento; “Il culto di San Michele e il santuario federale dei Longobardi”, con Immacolata Aulisa, docente di Storia del Cristianesimo Antico all’università di Bari “Aldo Moro”. Seguiranno Francesca Morandini, del coordinamento Progetto per Italia Langobardorum, e Paolo Braconi, docente di Antichità romane e di Storia dell’Agricoltura e dell’Alimentazione all’università di Perugia (“A tavola con re Rotari. Cultura e alimentazione dei Longobardi come paradigma per l’integrazione tra popoli”);  e Paolo Giulierini, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli (“I Longobardi al Mann”). Chiude la sezione la tavola rotonda “Popoli migranti ieri e oggi. Integrazioni possibili” con Stefano Balloch, presidente Italia Langobardorum, sindaco di Cividale del Friuli; Massimo Cacciari, filosofo, politico e accademico; Lucio Caracciolo, direttore Limes Rivista Italiana di Geopolitica; Tommaso Cerno, già condirettore de La Repubblica. Coordina Piero Pruneti, direttore Archeologia Viva e TourismA. Ma sabato da non perdere anche l’approfondimento “Sulla strada degli etruschi” (14-18.30), project work “Tra Archeologia Arte Cultura” a cura di Agostino De Angelis, attore e regista teatrale, con Simona Rafanelli, direttore museo di Vetulonia (“I principi etruschi di Caere e Vetulonia al centro del Mediterraneo”); Lorenzo Guzzardi, direttore Polo Regionale di Siracusa per i siti culturali (“Siracusa, Caere e il mondo tirrenico”); Flavio Enei, direttore museo civico del Mare e della Navigazione antica di Santa Marinella (“Gli Etruschi del mare: archeologia subacquea a Pyrgi nel porto dell’antica Cerveteri”); Marcello Tagliente, archeologo (“Incontro con il poeta-archeologo: voci e storie del Mediterraneo, in ricordo di Khaled Al-Asaad”); Lisa Turroni, responsabile didattica Museo interreligioso di Bertinoro (“Fratelli di sangue, fratelli di spirito”); Enzo Dall’Ara, geografo, critico e storico dell’arte (“Lo spazio geofisico, fondamento primario per lo sviluppo degli insediamenti antropici”); Lorenza Altamore, artista Progetto artistico-culturale (“Incontro con gli Etruschi”); Valerio Faccini, fotografo di scena (“Fotografare le rappresentazioni teatrali nei luoghi storico-archeologici”); Desirée Arlotta, presidente associazione culturale ArchéoTheatron di Cerveteri (“Sulla Strada degli Etruschi: un progetto”); Marco Scuotto, presidente associazione culturale Extramoenia di Siracusa (“Raccontare il sito archeologico attraverso la macchina da presa”). E per gli appassionati di preistoria da non perdere “Storie profonde. Le caverne tra scienza e turismo” (14.30-18) a cura dell’istituto italiano di Preistoria e Protostoria con introduzione di Roberto Maggi già soprintendenza Archeologia della Liguria. E quasi in contemporanea (16-18.30) c’è “Archeologia in Oriente. Il contributo degli archeologi italiani: dalla tutela del patrimonio culturale al turismo consapevole” a cura dell’Associazione Nazionale Archeologi.

Il prof. Fabio Martini, archeologo preistorico dell’università di Firenze

Il prof. Carlo Peretto dell’università di Ferrara

Terza giornata di incontri domenica 18 febbraio 2018.  Al mattino “Archeologia e itinerari giudaici” (10-13). Project work “Testimonianze ebraiche e paesaggio nella cuspide orientale della Sicilia in periodo romano e tardoantico” a cura di Archeoclub d’Italia sede di Noto (Sr). Al pomeriggio “Chi siamo? da dove veniamo? Pagine della più antica storia dell’uomo” (13.45-18) a cura di Fabio Martini dell’università di Firenze. Interverranno Nicoletta Volante, università di Siena (“Preistoria e archeologia sperimentale”); Olga Rickards, Cristina Martinez Labarga università di Roma Tor Vergata, Gabriele Scorrano university of Copenaghen (“Il menù dei paleolitici: ricerche sulla paleo dieta”); Pier Francesco Fabbri università del Salento, Domenico Lo Vetro università di Firenze (“Luoghi della memoria: le evidenze funerarie come indicatori biologici e culturali”); Fabio Macciardi California University – Irvine, Fabio Martini università di Firenze (“Preistoria e neuroscienze”); Marta Arzarello università di Ferrara (“Homo faber e la prima tecnologia ovvero quando l’uomo ha cominciato a modificare la materia”); Federica Fontana, Ursula Thun Hohenstein università di Ferrara (“The day after: cambiamenti climatici e nuove strategie comportamentali dopo l’ultima glaciazione”); Carlo Peretto, università di Ferrara (“Perché si studia la Preistoria?”).

Gli spettacolari mosaici della “Domus dei tappeti di pietra” a Ravanna: le è stato assegnato il Premio “Riccardo Francovich” – V edizione

L’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi

Daniele Morandi Bonacossi a Tourisma 2016 (foto Valerio Ricciardi)

Venerdì e sabato pomeriggio, e domenica tutto il giorno, l’auditorium del centro congressi ospita i lavori del 14° incontro nazionale di Archeologia Viva a cura di Piero Pruneti. Venerdì sul palco saliranno, tra gli altri, Andrea Carandini, presidente Fai (“I miei primi ottant’anni! Bilancio di un archeologo”); Franco Marzatico, soprintendente della Provincia di Trento (“Tre metri sopra l’acqua… Palafitte mito e realtà: il Parco archeologico di Fiavè”); Valerio Massimo Manfredi, archeologo e scrittore (“Il fascino della rovina (abbandonata o restaurata?): il caso del Tempio G di Selinunte”). Invece la soprintendenza Capitolina venerdì parla di “Winckelmann a trecento anni dalla nascita”, mentre sabato di “Traiano a 1900 anni dalla morte dell’imperatore”. Sabato dopo Luciano Canfora, professore emerito Filologia greca e latina all’università di Bari (“Cleofonte deve morire. Teatro e politica in Aristofane”); Vittorio Sgarbi, assessore Beni Culturali – Regione Siciliana (“La bellezza contro la mafia”) e Giuliano Volpe, presidente Consiglio superiore Beni culturali (“Risorgere dalla cenere: la villa tardoantica di Faragola (Ascoli Satriano). Dopo l’incendio, la ricostruzione”), cerimonia di consegna del Premio “Riccardo Francovich” – V edizione, attribuito dalla SAMI – Società Archeologi Medievisti Italiani alla Domus dei Tappeti di Pietra (Ravenna) e al museo provinciale di Campobasso – Sezione Medievale. Giornata clou domenica. Al mattino, Francesco Tiboni, archeologo navale (“Il cavallo di Troia: un inganno venuto dal mare”); Mario Torelli, premio Balzan per l’Archeologia classica (“Alla scoperta di Nuceria: storia di una città fra gli antichi popoli della Campania”); Paolo Giulierini, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli, e Massimo Osanna, direttore generale Parco Archeologico di Pompei (“Etruschi in Campania: una vicenda straordinaria e le ragioni di una mostra”); Brando Quilici, regista (“Ramses III: la ricerca di Zahi Hawass sull’“Harem Cospiracy” e un omicidio di 3000 anni fa. Postille ai margini di un film”). Nel pomeriggio, Lucrezia Ungaro, responsabile museo Fori Imperiali – Mercati di Traiano, sovrintendenza Capitolina (“Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa: perché Traiano, perché l’Europa?”); Giulio Magli, archeoastronomo, direttore Dipartimento di Matematica al Politecnico di Milano (“L’archeoastronomia non è un’opinione. Piramidi e stelle: verità e bufale galattiche da Palenque a Giza”); Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia e Storia dell’arte del Vicino Oriente antico all’università di Udine, e Antonio Zanardi Landi, presidente Fondazione Aquileia (“Giona da Mossul ad Aquileia. Storia di un mito e di un dramma contemporaneo”).

2017, anno record per i musei italiani: superati i 50 milioni di visitatori, e un terzo ha scelto un museo o un sito archeologico. Il Colosseo con oltre 7 milioni di visitatori è in assoluto il monumento più visto, seguito dagli scavi di Pompei con 3,4 milioni. In crescita anche le piccole aree e collezioni archeologiche

File per entrare al Colosseo: nel 2017 superati i 7 milioni di visitatori (foto Omniroma)

Il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini

L’archeologia si conferma vincente nell’anno dei record per i musei nazionali: nel 2017 superati i 50 milioni di visitatori, un risultato eccezionale per l’Italia, e di questi un terzo ha scelto un museo o un sito archeologico. E il monumento più visitato in assoluto si è confermato il Colosseo, ma con un incremento del 10% che ha fatto superare il tetto dei 7 milioni di visitatori. Alla presentazione dei dati finali dell’anno raccolti ed elaborati dal ministero dei Beni e della attività culturali e del turismo, il titolare del dicastero Dario Franceschini ha espresso tutta la sua soddisfazione: “I dati definitivi del 2017 segnano il nuovo record per i musei italiani: superata la soglia dei 50 milioni di visitatori e incassi che sfiorano i 200 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2016 di circa +5 milioni di visitatori e di +20 milioni di euro”. E prosegue: “Il bilancio della riforma dei musei è davvero eccezionale: dai 38 milioni del 2013 ai 50 milioni del 2017, i visitatori sono aumentati in quattro anni di circa 12 milioni (+31%) e gli incassi di circa 70 milioni di euro (+53%). Risorse preziose che contribuiscono alla tutela del nostro patrimonio e che tornano regolarmente nelle casse dei musei attraverso un sistema che premia le migliori gestioni e garantisce le piccole realtà con un fondo di perequazione nazionale. I musei e i siti archeologici italiani stanno vivendo un momento di rinnovata vitalità e al successo dei visitatori e degli incassi corrisponde una nuova centralità nella vita culturale nazionale, un rafforzamento della ricerca e della produzione scientifica e un ritrovato legame con le scuole e con i territori”. Per il quarto anno consecutivo – sottolinea Franceschini-  l’Italia viaggia in controtendenza rispetto al resto d’Europa con tassi di crescita a due cifre, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno che, anche nel 2017, hanno avuto un ruolo fondamentale nella formazione del trend nazionale. La Campania è ormai stabile al secondo posto della classifica delle regioni più virtuose: “La rinascita di Pompei è stata sicuramente da traino ma sono state molto positive anche le altre esperienze delle gestioni autonome dalla Reggia di Caserta, al Museo archeologico Nazionale di Napoli, a Capodimonte, a Paestum. Nel 2017 – conclude Franceschini – tutti i musei hanno registrato significativi tassi di crescita, ma il patrimonio archeologico è stato il più visitato: circa un terzo dei visitatori si sono concentrati tra Pompei, Paestum, Colosseo, Fori, Ostia Antica, Ercolano,  l’Appia antica e i grandi musei nazionali come Napoli, Taranto, Venezia e Reggio Calabria e il Museo nazionale romano”.

Lo straordinario complesso della villa dell’imperatore Adriano a Tivoli: new entry nella “top 30” dei musei più visitati nel 2017

Non è un caso, quindi, che sul podio dei musei più visitati d’Italia, ben due “medaglie” siano andati a monumenti antichi e aree archeologiche: il primo posto è andato al Colosseo (oltre 7 milioni di visitatori) e il secondo a Pompei (3,4 milioni di visitatori), mentre il terzo è stato conquistato dagli Uffizi (2,2 milioni di visitatori), risultato che poi viene confermato anche dai visitatori complessivi delle tre regioni di appartenenza, con il Lazio (oltre 23 milioni di visitatori) davanti a alla Campania (quasi 9 milioni) e alla Toscana (poco più di 7 milioni). Nella “Top 30” i tassi di crescita più sostenuti sono stati registrati da Palazzo Pitti (+23%) e da quattro siti campani: la Reggia di Caserta (+23%), Ercolano (+17%), il museo Archeologico di Napoli (+16%) e Paestum (+15%). A seguire i musei reali di Torino (+15%) e il Castello di Miramare di Trieste (+14%). Importante infine segnalare la significativa crescita in classifica della Pinacoteca di Brera (+7 posizioni), di Palazzo Pitti (+5 posizioni) dei musei reali di Torino (+4 posizioni) e l’ingresso in classifica, per la prima volta, di Villa Adriana e del Museo di Capodimonte. Complessivamente nei primi trenta musei italiani ben 10 sono archeologici: Colosseo, 1° (posizione confermata), 7.036.000 visitatori, +10%; Pompei, 2° (posizione confermata), 3.382.240, +7,60%;  museo Egizio di Torino, 8° (posizione confermata), 845.237, -0,80%; museo Archeologico di Napoli, 12° (persa una posizione), 525.687, +16,20%; Ercolano, 13° (posizione confermata), 470.123, +17,30%; Paestum, 15° (guadagnata una posizione), 441.037, +15,10%; museo Archeologico di Venezia, 19° (persa una posizione), 343.582, -0,40%; museo nazionale Romano, 21° (perse due posizioni), 333.555, -1,80%; Ostia antica, 24° (perse tre posizioni), 311.379, -1,60%;  Villa Adriana, 28° (new entry), 242.964, +5,70.

La villa romana del Varignano a Porto Venere: nel 2017 registrati 3470 visitatori (+133%)

Tra i luoghi della cultura tradizionalmente meno visitati notevole è l’aumento registrato dalla Villa Romana del Varignano a Porto Venere (La Spezia) +133% (dai 1.489 del 2016 ai 3.470 visitatori nel 2017), dal museo Archeologico di Volcei “Marcello Gigante” a Buccino (Salerno) +129% (dai 2.491 visitatori del 2016 ai 5.717 del 2017). Anche i siti archeologici meno integrati nei grandi flussi turistici hanno registrato forti incrementi in termini di visitatori come dimostrano il museo e parco Archeologico di Gioia del Colle (Bari) (+122%), il museo nazionale Archeologico di Altamura (Bari) (+108%), il museo Archeologico di Sepino (Campobasso) (+98%), il museo Archeologico di Vulci (Montalto di Castro) (+86%), il museo Archeologico di Venosa (Potenza) (+38%), il museo Archeologico statale di Ascoli Piceno (+35%), Villa Jovis a Capri (+33%) e l’anfiteatro e mitreo di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) (+30%). Infine, anche tra i luoghi della cultura con ingresso gratuito, si segnala il Pantheon, visitato da oltre 8 milioni di persone.