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A Napoli incontro tra il direttore del Mann e il direttore dell’Ermitage su “Il patrimonio della storia e i grandi musei: esperienze e idee a confronto” che consolida la collaborazione tra le due istituzioni. E nel 2019 a Napoli mostra sul Canova e a San Pietroburgo su Pompei

La presentazione della mostra sui Longobardi all’Ermitage: al centro, Michail Piotrovsky. Alla sua destra, Maurizio Cecconi; alla sua sinistra, Pasquale Terracciano e Massimo Depaoli (foto Graziano Tavan)

Locandina dell’incontro tra il direttore del Mann, Giulierini, e dell’Ermitage, Piotrovsky

Due mesi fa, era l’inizio di maggio 2018, l’inaugurazione della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” al museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo è stato il sigillo – se ancora ce ne fosse stato bisogno – su una collaborazione scientifica e operativa tra il museo Archeologico nazionale di Napoli e la prestigiosa istituzione culturale russa che sta dando ottimi frutti. E che venerdì 13 luglio 2018, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Napoli, vedrà una nuova tappa significativa: nella Sala del Toro Farnese si svolgerà infatti l’incontro tra Michail Piotrovsky, direttore del museo statale Ermitage di San Pietroburgo e Paolo Giulierini, direttore del Mann, che si confronteranno in una conferenza aperta al pubblico su “Il patrimonio della storia e i grandi musei: esperienze e idee a confronto”, intervistati da Vincenzo Esposito (Il Corriere del Mezzogiorno), Davide Cerbone (Il Mattino di Napoli) ed Antonio Ferrara (La Repubblica di Napoli).

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)

Era il 10 novembre 2016 quando, a San Pietroburgo, il direttore del museo statale Ermitage, Michail Piotrovskij, il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini e il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna, con il supporto di Villaggio Globale International, siglarono un accordo quadriennale di collaborazione. Fu lo stesso ministro per i Beni culturali dell’epoca, Dario Franceschini, a darne notizia: “L’accordo prevede una condivisione di esperienze e competenze nel campo dello scavo archeologico, lo scambio di mostre e la realizzazione congiunta di progetti espositivi e, inoltre, stage di studio tra i collaboratori scientifici e gli specialisti nel campo della storia dell’arte, dell’archeologia, dell’eredità culturale, della museologia, della conservazione e del restauro; l’attuazione di conferenze scientifiche, convegni, seminari, tavole rotonde, sulle problematiche della storia dell’arte, dell’eredità culturale, della museologia, della conservazione, del restauro e della gestione dei Beni Culturali; il confronto in merito all’utilizzo di sistemi e tecnologie innovative applicate ai beni culturali con particolare riferimento alla digitalizzazione, all’archiviazione, all’applicazione di realtà aumentate e multimedialità finalizzati alla valorizzazione del patrimonio, alla sua conservazione e fruizione pubblica e specialistica; lo studio e confronto sulle nuove forme di approccio e di diffusione della conoscenza, anche attraverso l’interdisciplinarità delle arti, dei patrimoni archeologici e delle eredità storico-artistiche; l’attivazione di borse di studio e la partecipazione reciproca ad attività di indagine e campagne di scavo sulla base di ricerche e progetti condivisi” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/11/16/mostre-convegni-restauri-scavi-archeologici-scambi-culturali-siglato-protocollo-di-collaborazione-tra-il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-gli-scavi-di-pompei-e-il-museo-ermitage-di-san-pie/).

Pubblico russo alla mostra sui Longobardi all’Ermitage (foto Graziano Tavan)

Le quattro sculture, prima Ludovisi e poi Farnese, conservate al Mann ed esposte al museo Ermitage

Quindi è stata sancita la volontà di sviluppare progetti culturali, studi e ricerche, scambi e relazioni tra i Musei, in collegamento con Ermitage Italia, con l’intento di valorizzare i patrimoni comuni e la conoscenza della storia ricchissima che unisce l’Italia, e la Campania nello specifico, alla Russia e a San Pietroburgo. E i risultati sono tangibili. Si sono succeduti quindi eventi e iniziative importanti: il prestito eccellente da parte dell’Ermitage di un nucleo di capolavori per la mostra “Amori Divini”, sopraggiunti a dare ulteriore prestigio all’evento espositivo: il cratere a calice attico a figure rosse, attribuito al Pittore di Triptolemos (490-480 a.C. circa), scoperto a Cerveteri, con il mito di Zeus che, attratto dalla bellezza di Danae rinchiusa dal padre in una camera sotterranea, si unisce a lei trasformandosi in una pioggia d’oro filtrata dal tetto. È una delle più antiche rappresentazioni dell’unione divina giunte fino a noi. E ancora l’anfora nolana attica a figure rosse, attribuita al Pittore della Phiale (440 a.C.) con Europa seduta in groppa a un toro: il Pittore della Phiale riesce a dare una visione concisa e rinnovata della figura di Europa, ponendola in parallelo con quella di un uomo anziano, identificabile con il padre Agenore, re di Tiro, che ordinò ai suoi figli maschi di partire alla ricerca della principessa rapita (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/07/21/sei-eccezionali-pezzi-dal-louvre-e-dallermitage-giunti-ad-arricchire-e-completare-al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-amori-divini-percorso-nel-mito-greco-e/). Il 7 dicembre 2017 poi il Mann è stato l’ospite d’onore al compleanno dell’Ermitage, con l’esposizione del gruppo scultoreo del “Piccolo Donario Pergameno”, quale capolavoro unico scelto dal museo di San Pietroburgo per i festeggiamenti internazionali (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/12/06/san-pietroburgo-il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-ospite-donore-per-i-festeggiamenti-del-compleanno-dellermitage-con-il-galata-morente-e-altre-tre-statue-r/). E infine, come si diceva all’inizio, la collaborazione e la straordinaria promozione congiunta per la mostra dedicata ai Longobardi, che dalle sale del museo napoletano è partita alla volta di San Pietroburgo dove sarà visitabile fino al 15 luglio 2018 (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/05/14/i-longobardi-conquistano-la-russia-aperta-allermitage-di-san-pietroburgo-la-mostra-italiana-longobardi-un-popolo-che-cambia-la-storia-terza-tappa-del-progetto-dopo-pavia/).

I direttori Paolo Giulierini (Mann) e Michail Piotrovsky (Ermitage)

E ora l’importante e attesa visita ufficiale al Mann di Napoli e al suo direttore Paolo Giulierini, da parte di Michail Piotrovsky, direttore generale del museo Statale Ermitage – che sarà a Napoli venerdì 13 luglio 2018, accompagnato da Irina Artemieva conservatrice del dipartimento di Pittura veneta del museo russo e direttrice di Ermitage Italia –, con la conferenza-confronto pubblico tra i due direttori: “ERMITAGE/MANN – MANN/ERMITAGE. Il patrimonio della storia e i grandi musei: esperienze e idee a confronto”. Un’occasione tra due protagonisti della cultura russa e italiana per parlare di patrimoni d’arte e storia e di grandi musei, di ruolo delle istituzioni museali nella società attuale e strategie future, ma anche di collaborazioni internazionali e grandi eventi. Una conferma dell’importante relazione che lega da oltre un anno i due Musei e un riconoscimento del valore del Mann e delle sue collezioni a livello internazionale, grazie al lavoro di apertura e valorizzazione attuato dalla direzione dell’Istituzione napoletana. Straordinari sono del resto i progetti ai quali stanno lavorando congiuntamente i musei russo e italiano e che porteranno, come prossima tappa, a due grandi esposizioni nel marzo del 2019: la prima grande mostra mai dedicata al sommo Canova e ai suoi rapporti con l’antico, in quello che è un vero e proprio tempio dell’arte classica – un’antologica emozionante per prestiti e studi -, e una grande mostra all’Ermitage dedicata a Pompei, insieme alla Soprintendenza Pompei.

Il museo Archeologico nazionale di Napoli

“Sono davvero felice e assolutamente onorato della collaborazione con il museo Ermitage”, ha dichiarato Paolo Giulierini da Los Angeles, dove si trova in missione al momento, “e la visita del direttore Piotrovsky è un momento speciale per il nostro museo che si appresta a ospitare capolavori assoluti dall’Ermitage, ma che vuole anche dialogare e lavorare a fianco di questo grande museo e ai loro esperti nel campo degli scavi, del restauro, della valorizzazione museale, come del resto stabilito nel nostro accordo. Nel contempo la volontà di dare il giusto risalto in Russia, e con l’Ermitage a livello internazionale, alle collezioni del Mann che sono comunque d’importanza mondiale. Sarà importante e credo molto stimolante il confronto d’idee pubblico che avremo il 13 sera. Noi abbiamo appena presentato il rapporto annuale relativo al 2017 con grande soddisfazione e stiamo attuando il nostro piano di ampliamento: con la riapertura e il riallestimento delle sezioni museali e con la nuova ala, che ci consentirà di avere spazi e servizi, adeguati ai massimi standard europei. Ma l’Ermitage è un gigante mondiale ed è straordinario l’impulso che il prof. Piotrovsky continua a dare a questo luogo unico della cultura”.

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I Longobardi conquistano la Russia: aperta all’Ermitage di San Pietroburgo la mostra italiana “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” terza tappa del progetto, dopo Pavia e Napoli. Nuovo allestimento che privilegia l’aspetto archeologico nell’ex maneggio di Caterina II

Nella veduta aerea è evidenziato il Piccolo Ermitage tra l’imponenza del Palazzo d’Inverno e la massiccia possanza del cosiddetto Nuovo Ermitage

Il totem che all’Ermitage accoglie i visitatori della mostra “Longobardi- Un popolo che cambia la storia” (foto Graziano Tavan)

Michail Piotrovsky, direttore generale del museo dell’Ermitage (foto Graziano Tavan)

Dall’esterno passa quasi inosservato, schiacciato com’è tra l’imponenza del Palazzo d’Inverno, la sede più famosa del complesso degli edifici del museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo, e la massiccia possanza del cosiddetto Nuovo Ermitage: in mezzo è appunto il Piccolo Ermitage, un edificio a due piani commissionato dall’imperatrice Caterina II all’architetto Yuri Velten che lo realizzò tra il 1764 e il 1766; ampliato tra il 1767 e il 1769 dall’architetto Jean-Baptiste Vallin de la Mothe che costruì un padiglione sul terrapieno del fiume Neva con una grande sala, diversi salotti e un aranceto per il riposo dell’Imperatrice. I padiglioni Sud e Nord sono stati poi collegati dal Giardino pensile (rialzato al livello del primo piano) con gallerie su entrambi i lati che oggi ospitano le collezioni pittoriche del centro Europa e il famoso Pavone-orologio.  Per raggiungere il Piccolo Ermitage si percorrono dei passaggi aerei coperti: dal Palazzo d’Inverno si giunge attraverso l’Antico Egitto, dalla parte del Nuovo Ermitage bisogna superare le antichità greco-romane. Nella sala-corridoio di raccordo del Piccolo Ermitage i rilievi greco-romani risaltano sul rosso delle pareti. È qui che si apre una porta: un cartello indica che da lì, attraverso una scala, si raggiunge il piano terra, dove, fino al 15 luglio 2018, è allestita la mostra temporanea “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, terza tappa che, “dopo Pavia e Napoli, chiude a San Pietroburgo il grande progetto espositivo preparato da specialisti italiani”, come ha ricordato all’inaugurazione il direttore dell’Ermitage, Michail Piotrovsky. “Per gli specialisti russi di alto medioevo questa mostra segna una pietra miliare nella scoperta della prima Europa medievale. Proprio grazie alla consolidata collaborazione tra l’Ermitage e i musei italiani, ora è possibile a un vasto pubblico russo colmare sulla cultura d’Italia quel significativo intervallo storico noto come “secoli bui”, tra la tarda antichità e il medioevo”.

La presentazione della mostra sui Longobardi all’Ermitage: al centro, Michail Piotrovsky. Alla sua destra, Maurizio Cecconi; alla sua sinistra, Pasquale Terracciano e Massimo Depaoli (foto Graziano Tavan)

Pubblico russo alla mostra sui Longobardi all’Ermitage (foto Graziano Tavan)

È infatti la prima volta che in Russia si parla di Longobardi. E che a farlo sia una mostra pensata e prodotta tutta in Italia, da archeologi, storici, storici dell’arte e linguisti italiani, è una soddisfazione e un onore ben sottolineati dall’ambasciatore italiano a Mosca, Pasquale Terracciano (“L’amicizia tra Italia e Russia è confermata anche da questa proficua collaborazione scientifica”), e dal sindaco di Pavia, Massimo Depaoli (“Oggi Pavia è una piccola città, ma per due secoli è stata la capitale del Regno dei Longobardi: poter far conoscere questo importante periodo della nostra storia anche agli amici russi in uno straordinario museo quale è l’Ermitage è veramente gratificante”. Ma attenzione. Se avete visto la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” nelle precedenti tappe italiane di Pavia e Napoli, scordatevi quell’allestimento e il percorso storico-geografico che veniva individuato negli spazi del castello visconteo e del Mann. A San Pietroburgo la mostra è tutta un’altra cosa. Una scelta “obbligata” dalla location e in sintonia con la tradizione delle grandi mostre dell’Ermitage. Non è un caso che ai due principali curatori, Gian Pietro Brogiolo (università di Padova) e Federico Marazzi (università di Napoli), si sia aggiunto un curatore operativo della mostra nell’Ermitage: Alexei Gennadyevich Furasyev, ricercatore principale del Dipartimento di Archeologia dell’Europa Orientale e della Siberia.

L’allestimento essenziale della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” nella grande sala dell’ex maneggio del Piccolo Ermitage (foto Graziano Tavan)

Il progetto di restauro e recupero degli spazi dell’ex maneggio e delle ex scuderie del Piccolo Ermitage

Il primo motivo del cambio di allestimento – si diceva – è dovuto allo spazio scelto: l’antico maneggio, una grande sala di quasi duemila metri quadri che su tre lati presenta delle balconate da cui probabilmente si poteva assistere agli esercizi della scuola di equitazione. Il Maneggio è stato “scoperto” solo nei primi anni 2000: “Durante l’esplorazione dell’Ermitage”, spiegano gli architetti che hanno curato il restauro completo nel 2016, “ci siamo imbattuti, nascosti sotto la densa massa del museo, nelle ex scuderie e nel maneggio del complesso del palazzo. Sebbene siano situati al piano terra del Piccolo Ermitage, questi spazi sono rimasti preclusi al pubblico, utilizzati principalmente per riporre mobili, carrozze e altri oggetti di grandi dimensioni dagli anni ’50 del secolo scorso. Prive di decorazioni, le due grandi sale recuperate del Piccolo Ermitage, il Maneggio e le ex Scuderie, si trasformano in una Kunsthalle, un nuovo spazio per mostre temporanee, eventi e sperimentazioni, una condizione radicalmente diversa rispetto al resto del museo”. È evidente, come sottolinea Marazzi, “che in questo salone diventa difficile se non impossibile creare un percorso lineare, e tanto meno proporre su una superficie così estesa anche in alzato il colorato e coinvolgente allestimento proposto dall’architetto Angelo Figus”. Ma il nuovo allestimento rispetta e si inserisce nell’alveo della grande tradizione espositiva dell’Ermitage. “Qui è il trionfo dell’archeologia, nel senso più tradizionale del termine”, interviene Maurizio Cecconi di Villaggio Globale International che ha prodotto la mostra. “In Italia c’era una visione d’insieme della civiltà longobarda. Qui non c’è la storia, c’è l’archeologia. A parlare sono i reperti”.

Frontale del trono d’altare (VIII sec.) in pietra bianca cristallina proveniente da Aquileia (foto Graziano Tavan)

Coppia di fibule in oro da una tomba femminile del VII secolo (foto Graziano Tavan)

E di oggetti in mostra ce ne sono circa 600, la maggior parte dei quali sono reperti archeologici, che permettono di ricostruire tutti i possibili aspetti della vita politica, economica e quotidiana nei ducati longobardi, ma anche il complesso rapporto del Regno Longobardo nel VI-VII secolo con Bisanzio, che mantenne il potere nelle grandi città di Roma e Ravenna, e nell’VIII-IX secolo con lo stato dei Franchi sotto la dinastia carolingia. “La mostra”, sottolineano gli archeologi dell’Ermitage, “è dedicata a un’epoca storica nella storia d’Italia: il periodo del Regno longobardo (568-774 d.C.). L’invasione dei Longobardi, una bellicosa tribù germanica, dall’Europa centrale portò al collasso finale della civiltà del Tardo antico nelle terre delle fiorenti regioni centrali dell’impero romano dove il feudalesimo medievale era ancora in nuce. I numerosi reperti archeologici lasciati da questo popolo illustrano vividamente il corso dell’insediamento dei nuovi conquistatori di quasi tutto il territorio italiano e lo scontro tra due culture. L’inevitabile scomparsa dell’eredità politica della Roma imperiale e il declino di una grande cultura artistica non si rivelarono tuttavia assolutamente fatali. Sulle loro rovine è nato gradualmente un nuovo fenomeno storico: quell’esile ripresa che avrebbe portato a produrre il Rinascimento italiano ha le sue radici nel Regno Longobardo”.

Molta curiosità tra il pubblico per la mostra sui Longobardi, per la prima volta in Russia (foto Graziano Tavan)

Il codice Parchment “Legum Langobardorum” da Cava dei Tirreni (Salerno) (foto Graziano Tavan)

“Negli ultimi quarant’anni”, ricorda Marazzi, “i Longobardi sono stati costantemente al centro dell’attenzione della comunità accademica e del pubblico in generale. Lo studio multidisciplinare di dozzine di manufatti archeologici ha arricchito in modo significativo la nostra conoscenza della cultura materiale, dei legami sociali e dei processi con cui questo popolo si è integrato nel contesto generale dell’evoluzione dei popoli europei tra il periodo di migrazione e l’Alto Medioevo. Assegnando un posto nella Lista del Patrimonio Mondiale ai siti associati ai Longobardi (Italia Langobardorum), l’UNESCO ha affermato l’importanza dell’eredità dei Longobardi come una delle componenti distintive all’interno dell’identità storica italiana”.

Molto apprezzato l’audiovisivo che arricchisce la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” all’Ermitage (foto Graziano Tavan)

Il catalogo curato dall’Ermitage (foto Graziano Tavan)

A disposizione degli studiosi e degli appassionati russi c’è il catalogo (State Hermitage Publishing House, 2018) che gli esperti dell’Ermitage hanno curato scegliendo e traducendo i saggi presenti sul catalogo italiano con l’aggiunta della prefazione di Mikhail Piotrovsky. Gli autori dei testi – importanti specialisti europei, archeologi, storici e medievali – introducono i lettori agli ultimi risultati delle loro ricerche estremamente durature e profonde. Il catalogo è stato originariamente preparato in italiano per le mostre tenute a Pavia e Napoli. Un piccolo numero di reperti che appaiono nella versione in lingua russa del libro non può essere reso disponibile per la visualizzazione a San Pietroburgo, tuttavia è stato deciso di lasciarli nella pubblicazione in modo da non privare il pubblico russo delle informazioni importanti e contributo estetico fornito da tali articoli.

San Pietroburgo. Il museo Archeologico nazionale di Napoli ospite d’onore per i festeggiamenti del “compleanno” dell’Ermitage con il Galata Morente e altre tre statue riconducibili al cosiddetto Piccolo Donario Attalide nella mostra “The Fallen”

Il “Galata morente” conservato nel museo Archeologico di Napoli e in mostra al museo statale Ermitage di San Pietroburgo

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)

Il 6 e 7 dicembre a San Pietroburgo sono giorni particolari sono “I giorni dell’Ermitage” durante i quali, tra gli eventi previsti, c’è anche l’esposizione di un capolavoro da un grande museo del mondo. Quest’anno è particolarmente importante per l’Italia perché i riflettori si accendono sul museo Archeologico nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, con cui Michail Piotrovsky direttore generale dell’Ermitage ha siglato nei mesi scorsi un importante protocollo di collaborazione, insieme a Pompei, che ha già portato a pianificare studi e ricerche congiunte ma anche due grandi mostre nel 2019 che saranno annunciate formalmente in questa occasione. Così il Mann di Napoli, l’ospite d’onore all’Ermitage a San Pietroburgo per gli annuali festeggiamenti del “compleanno” del museo voluto da Caterina La Grande, sarà presente con uno dei gruppi scultorei d’epoca romana delle sue straordinarie collezioni – il Galata Morente e altre 3 statue riconducibili al cosiddetto Piccolo Donario Attalide: si potranno ammirare dal 7 dicembre 2017 al 10 marzo 2018 nella mostra “The fallen. Il Galata Morente e il Piccolo Donario Attalide”, allestita nella magnifica sala dell’Atrio Romano disegnata da Leo von Klenze. “L’internazionalità delle relazioni e dell’immagine del Mann è stato uno degli obiettivi che mi sono posto fin da quando ho assunto la direzione del Museo napoletano che vanta collezioni uniche e straordinarie”, interviene il direttore del Mann, Paolo Giulierini.  “Collaborare con Istituzioni tanto prestigiose come l’Ermitage o il Getty non è solo un onore, ma il riconoscimento di una nuova politica culturale di sviluppo del museo e nel contempo un enorme stimolo per la ricerca e la salvaguardia, le scelte gestionali e di valorizzazione. D’altra parte per il Mann, considerato da studiosi ed esperti tra i più importanti musei archeologici al mondo, ma fino ieri non adeguatamente radicato nell’immaginario del pubblico internazionale, la vetrina e il prestigio dell’Ermitage rappresentano un momento davvero importante”.

Il museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo

La mostra “The Fallen”, I Caduti, è stata curata da Anna Trofimova, capo del dipartimento di Antichità Classica del museo russo, con le immagini di Vinti più note dell’arte antica, riproposte nella pittura del Rinascimento, nella scultura barocca, fino al XX secolo: personaggi della storia e del mito giunti a noi attraverso alcune copie romane di un articolato monumento celebrativo il Piccolo Donario – ora perduto – che Pausania descriveva sull’Acropoli di Atene. Il Piccolo Donario (chiamato così in contrapposizione al Grande Donario realizzato a Pergamo, che pare coesistesse con un complesso votivo analogo a quello ateniese ) era stato eretto verso il 200 a. C. presso il muro meridionale dell’Acropoli ateniese, per ricordare la vittoria dei sovrani Attalidi sui barbari Galati e doveva contare più di 50 sculture bronzee di dimensioni inferiori al reale. Vi erano rappresentati sia i vinti, i Galati, sia i greci vincitori, a loro volta raffigurati in scene mitologiche, poiché – secondo Pausania – il donario si componeva di quattro sezioni dedicate alle celebrazioni delle battaglie combattute contro le Amazzoni e i Giganti ad Atene,  i Persiani a Maratona e i Galli in Mysia.

Le quattro sculture, prima Ludovisi e poi Farnese, conservate al Mann ed esposte al museo Ermitage

Le quattro sculture, prima Ludovisi e poi Farnese, conservate al Mann ed esposte al museo Ermitage fino al 10 marzo 2018, costituiscono senza dubbio il nucleo più importante e impressionante delle sole dieci repliche in marmo riconducibili al Piccolo Donario (una sorta di compendio dei soggetti raffigurati nel monumento ateniese) i cui restanti esemplari sono in diversi musei europei. Il gruppo del museo di Napoli, ritrovato nel 1514 in un luogo non precisato di Roma, è composto da un’Amazzone, un Gigante, un Persiano e un Galata morente: figure dalla forte intonazione psicologica, concentrata soprattutto nei tratti del volto. L’Amazzone è distesa su un suolo sassoso sul quale giacciono due lance; il Gigante, anch’esso disteso, è nudo e completamente umanizzato e solo  la peluria sul dorso, la chioma scapigliata e il volto coperto da barba e baffi paiono ricordare la sua ferinità; il Persiano con la tunica, i calzari e il berretto di tipo frigio, è posto sul fianco, morto mentre ancora imbraccia lo scudo circolare; infine il Galata morente, completamente nudo, è ferito sul fianco sinistro e sulla spalla destra, ma viene colto dallo scultore mentre tenta di sorreggersi con la mano sinistra poggiata a terra. Pathos e dignità dei Vinti: è l’inizio della scultura barocca.

“L’amazzone” conservata al museo Archeologico di Napoli

Le statue del gruppo napoletano, le sole repliche del donario in marmo asiatico, mostrano un soggetto dell’arte ellenistica sviluppato dai romani, mai prima espresso nell’arte classica. È l’idea di una grandezza non già dei vincitori ma dei Caduti, la grandezza della sconfitta. Lo stile altamente espressivo della scultura pergamena incarna nuovi ideali umanistici, la tristezza profonda della morte e la sofferenza dei feriti. “L’arte antica ci dà continui spunti per l’oggi”, spiega Paolo Giulierini, “il patrimonio di opere conservate al Mann è un giacimento di valori universali e di conoscenza quanto mai attuali. In questo senso, salvaguardare e far conoscere questi capolavori è una missione prioritaria per il nostro museo”. ll’Ermitage le opere del Mann saranno esposte su una base circolare nella magnifica sala del Patio Romano tra grandi colonne, consentendo una visuale completa del magnifico gruppo.

Mostre, convegni, restauri, scavi archeologici, scambi culturali: siglato protocollo di collaborazione tra il museo Archeologico nazionale di Napoli, gli Scavi di Pompei e il museo Ermitage di San Pietroburgo

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)

Il museo statale dell'Ermitage di San Pietroburgo

Il museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo

Il museo Archeologico nazionale di Napoli

Il museo Archeologico nazionale di Napoli

Il sito archeologico di Pompei

Il sito archeologico di Pompei

L’Ermitage sbarca a Napoli e mette radici alle falde del Vesuvio. L’accordo di collaborazione tra gli Scavi di Pompei, il museo Archeologico nazionale di Napoli (Mann) e il prestigioso museo di San Pietroburgo è stato siglato il 10 novembre 2016 nella storica città russa dal direttore del museo statale Ermitage, Michail Piotrovskij, il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini e il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna. L’obiettivo è ambizioso: preparare e realizzare un programma di collaborazione culturale e scientifica tra le tre Istituzioni. A darne notizia è stato il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini in visita a Napoli. “Il protocollo della durata di quattro anni – spiega – prevede una condivisione di esperienze e competenze nel campo dello scavo archeologico, lo scambio di mostre e la realizzazione congiunta di progetti espositivi e, inoltre, stage di studio tra i collaboratori scientifici e gli specialisti nel campo della storia dell’arte, dell’archeologia, dell’eredità culturale, della museologia, della conservazione e del restauro; l’attuazione di conferenze scientifiche, convegni, seminari, tavole rotonde, sulle problematiche della storia dell’arte, dell’eredità culturale, della museologia, della conservazione, del restauro e della gestione dei Beni Culturali; il confronto in merito all’utilizzo di sistemi e tecnologie innovative applicate ai beni culturali con particolare riferimento alla digitalizzazione, all’archiviazione, all’applicazione di realtà aumentate e multimedialità finalizzati alla valorizzazione del patrimonio, alla sua conservazione e fruizione pubblica e specialistica; lo studio e confronto sulle nuove forme di approccio e di diffusione della conoscenza, anche attraverso l’interdisciplinarità delle arti, dei patrimoni archeologici e delle eredità storico-artistiche; l’attivazione di borse di studio e la partecipazione reciproca ad attività di indagine e campagne di scavo sulla base di ricerche e progetti condivisi”. Secondo Giulierini “un protocollo con l’Ermitage, il più grande museo del mondo, vale più di una partecipazione a una Borsa del turismo, perché significa disseminare in Russia non solo l’immagine del Mann, ma anche quella della città e di tutta la Campania. E soprattutto fare in modo che i depositi di via Foria continuino a generare profitto senza depauperare l’esposizione permanente”. Il protocollo di San Pietroburgo è la seconda collaborazione internazionale siglata insieme da Pompei e Mann dopo quella per la mostra “Pompeii. The Exhibition” in tour negli Usa fino a maggio 2018 con tappe a Kansas City, Portland e Tampa.