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Dai segreti della Grande Piramide a quelli della Tomba di Tutankhamon: la 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto apre nel segno dell’Antico Egitto

I misteri della Grande Piramide al centro del film di Florence Tran alla Rassegna internazionale del cinema di Rovereto

Il nuovo logo della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Cosa nasconde la tomba di Tutankhamon, scoperta nel 1922 nella valle dei Re da Howard Carter? La risposta alla 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto che apre martedì 2 ottobre 2018 nel segno dell’Antico Egitto, grande protagonista del pomeriggio al teatro Zandonai. Alle 15, si inizia con la proiezione del film “La storia dimenticata degli Swahili” (Francia, 2017, 26’), girato in Tanzania, cui seguono due interessanti produzioni italiane, una su un’innovativa tecnica di restauro, dal titolo “Risvegli – il restauro dei Beni culturali nascosti” (Italia, 2017, 23’), e l’altra “La rosa dello sciamano” (Italia, 2018, 3’), che presenta un breve cartoon sulle incisioni rupestri della Val Camonica. Quindi il sipario si apre sull’Egitto con il documentario francese “Misteriose scoperte nella grande piramide” che introduce il tema del successivo incontro, e cioè la ricerca della missione archeologica autorizzata nel 2017, per la prima volta dopo trent’anni – all’interno della grande piramide di Giza per scoprire con le più moderne tecnologie spazi segreti ancora inesplorati. Il film “Mysterious Discoveries in the Great Pyramid / Misteriose scoperte nella Grande Piramide” di Florence Tran (Francia, 2017, 85’) parla infatti della grande Piramide di Giza, l’unica delle sette meraviglie oggi sopravvissute, dove alla fine del 2017 un team multidisciplinare di scienziati – autorizzato dal governo egiziano per la prima volta dopo 30 anni – mette in campo le più moderne tecnologie e scopre misteriose cavità nella Grande Piramide.

La famosa maschera di Tutankhamon e il pugnale in ferro trovato avvolto tra le bende della mummia del faraone bambino

Il prof. Francesco Porcelli del Politecnico di Torino

Dai segreti della Grande Piramide a quelli della tomba di Tutankhamon. Alle 17.45 infatti Francesco Porcelli, professore del politecnico di Torino, intratterrà il pubblico su “Archeo-fisica del terzo millennio: il progetto Luxor Valle dei Re”, insieme a Marco Cattaneo direttore di National Geographic, media partner della manifestazione, e Mattia Mancini, archeologo e blogger. Seguirà nella sala bar del teatro un aperitivo con i protagonisti della conversazione, dove si potranno porre domande agli esperti in un ambiente informale. Il prof. Porcelli segue tematiche dell’Antico Egitto dal 2007, quando è stato nominato Attaché Scientifico presso l’ambasciata italiana in Egitto, posizione che ha ricoperto fino al 2015. Rientrato al Politecnico di Torino nel luglio 2015, ha iniziato una nuova linea di ricerca sulle Tecnologie Applicate ai Beni Culturali. Tra i risultati principali conseguiti in questo settore, ha fatto parte del team che ha dimostrato, sulla base di misure di fluorescenza a raggi-X, l’origine meteoritica della lama di ferro della spada di Tutankhamon. Nel 2017 ha ricevuto l’incarico da parte del ministero delle Antichità egiziano di condurre il terzo radar scan della Tomba di Tutankhamon, al fine di dirimere una controversia riguardo la presunta presenza di camere nascoste dietro le pareti della camera funeraria, da alcuni ipotizzate come la dimora della regina Nefertiti. Il terzo radar scan è inserito nell’ambito di un più ampio progetto, intitolato “La mappatura geofisica completa della Valle dei Re”. Tema oggetto della conversazione alla rassegna del cinema archeologico di Rovereto.

La locandina del film “Peau d’ane” di Jacques Demy

La rassegna e le scuole. Il programma al teatro Zandonai di Rovereto si apre alle 9.30 di martedì 2 ottobre 2018 con una mattinata che vede protagonista la scuola – ma anche aperta al pubblico – sull’interessante tema del linguaggio del documentario, e in particolar modo del documentario archeologico, oltre che sulla complessità della traduzione in italiano dei film in rassegna. Dopo una breve introduzione del progetto svolto dai ragazzi del liceo Maffei di Riva del Garda che si sono cimentati nella traduzione dei film, sarà proiettato il bellissimo film su cui gli studenti hanno lavorato “Peau d’Ane. Sottopelle. La favola in superficie” un documentario che torna sul set del famosissimo film “pelle d’asino” di Jacques Demy con Catherine Deneauve e lo indaga come in un vero scavo archeologico per recuperare le tracce originali del set.

Dal film “Panormos” di Gerhard Lampe

In serata, a partire dalle 20.45, protagonista il film “Gutemberg, l’avventura della stampa” (Francia/Austria, 2016, 86’), coproduzione franco-austriaca splendidamente realizzata, che ripercorre, attraverso testimonianze di esperti e inserti di fiction, la storia di una delle invenzioni che ha rivoluzionato il modo di comunicare dell’umanità. A seguire, un interessante documentario tedesco, “Panormos” (Germania, 2017, 44), su una necropoli del VII-VI secolo a.C., ritrovata presso un sito ancora poco conosciuto sulla penisola di Mileto nell’ambito di un progetto di ricerca dell’università di Halle Wittemberg in collaborazione con il Museo di Mileto e l’istituto archeologico tedesco. L’ingresso a tutte le attività è gratuito.

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XXIX rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto: 35 film che spaziano dalla preistoria all’Egitto, dalla Grecia a Roma al Medioevo, dalle civiltà africane all’Isola di Pasqua. Conversazioni con protagonisti dell’archeologia che poi incontrano il pubblico anche in aperitivi informali. La rassegna in città: incontri con gli autori nelle librerie. Percorsi e degustazioni guidati

Il manifesto della 29.ma edizione della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto 2018

Il film “L’Ile de Paques, l’heure des verites” di Thibaud Marchand

“Sono tantissimi gli argomenti toccati dai 35 film in concorso nella XXIX Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto”, sintetizza Barbara Maurina, conservatrice per l’Archeologia, supervisore scientifico della rassegna. “Alto l’interesse per le origini dell’uomo e la preistoria, per l’Egitto e i suoi grandi monumenti, per le civiltà fiorite nel Mediterraneo, per Grecia, Roma, per il Medioevo e i suoi castelli, per le civiltà africane, per i Rapa Nui e l’Isola di Pasqua, oltre a produzioni curiose sulle origini della musica e della stampa, su personaggi storici particolari e interessanti come Matilde di Canossa, l’archeologo Winckelmann o Pia Laviosa Zambotti. Ma la Rassegna – continua – sarà molto più dei film. Gli incontri con i protagonisti di quest’anno propongono argomenti che vanno dalle origini dell’uomo, all’utilizzo delle nuove tecnologie in ambito archeologico per effettuare nuove scoperte perfino nelle straordinarie tombe dei Faraoni egizi, al mercato nero di reperti che ha superato il traffico d’armi per volume d’affari. Non mancherà un incontro in memoria del grande documentarista italiano Folco Quilici, che verrà ricordato grazie all’intervento del figlio Brando. Gli incontri saranno moderati da giornalisti, archeologi, blogger, e – grande novità – alla fine delle conversazioni con #dachepulpito “aperitivo informale con i protagonisti” le domande il pubblico le potrà fare a tu per tu, incontrando gli ospiti nella sala bar del teatro, dove sarà possibile sciogliere qualche curiosità sugli argomenti proposti in un ambiente informale e amichevole”.

Il film “Mysterious Discoveries in the Great Pyramid / Misteriose scoperte nella Grande Piramide” di Florence Tran

Il prof. Francesco Porcelli

Focus sull’Egitto. Martedì 2 ottobre 2018, nel pomeriggio, il film “Mysterious Discoveries in the Great Pyramid / Misteriose scoperte nella Grande Piramide” di Florence Tran (Francia, 2017, 85′). La grande Piramide di Giza è l’unica delle sette meraviglie oggi sopravvissute. Alla fine del 2017, un team multidisciplinare di scienziati autorizzato dal governo egiziano per la prima volta dopo 30 anni, mette in campo le più moderne tecnologie e scopre misteriose cavità nella Grande Piramide. “Non poteva mancare la terra dei faraoni con un film sulle più recenti tecnologie applicate all’archeologia”, spiega Maurina, “cui seguirà, alle 17.45, la conversazione con Francesco Porcelli, professore al DISAT Dipartimento Scienza Applicata e Tecnologia del Politecnico di Torino al quale è stato affidato l’incarico da parte del ministero delle Antichità egiziano di verificare la presenza di un corridoio che dalla tomba di Tutankhamon avrebbe dovuto portare alla tomba di Nefertiti. Il professore parlerà di “Archeo-fisica nel terzo millennio. Il progetto Luxor-Valle dei re” insieme a Marco Cattaneo, direttore di National Geographic e Mattia Mancini, archeologo e blogger.

“La passeggiata del cavallo i Troia” affrescata da Giandomenico Tiepolo nella seconda metà del XVIII secolo nella villa di famiglia a Zianigo nella terraferma veneziana

L’archeologo navale Francesco Tiboni

Focus sulla Grecia. Mercoledì 3 ottobre 2018, il film “Crète, le mythe du labyrinthe / Creta, il mito del labirinto” di Agnès Molia (Francia, 2017, 26′). L’archeologo Peter Eeckhout, nella fortunata serie francese «Inchieste archeologiche», accompagna gli spettatori al centro del Mediterraneo, a Creta, che fu la culla, tra il 3000 e il 1400 a.C., della prima grande civiltà del mondo greco, particolarmente avanzata: la civiltà Minoica. “Il film rientra in una produzione più ampia che presenta inchieste di archeologia alla ricerca di nuovi siti e di recenti scoperte archeologiche. E di una “scoperta” tratta la conversazione alle 17.45 con Francesco Tiboni, archeologo terrestre, subacqueo e navale, docteur de l’Université Aix-Marseille I e presidente di ATENA CuMaNa dell’università di Genova, che metterà in discussione la veridicità dello stratagemma del cavallo per la risoluzione della guerra di Troia nell’incontro “La presa di Troia. Un inganno venuto dal mare. Perché Omero non parlò mai di un cavallo” insieme a Graziano Tavan, giornalista e curatore dell’archeoblog archeologiavocidalpassato.

Il film “Le fils de Neanderthal. Il figlio dei Neanderthal” di Jacques Mitsch

Il paleoantropologo Giorgio Manzi

Focus dell’Uomo di Neanderthal. Mercoledì 3 ottobre 2018, alla sera, il film “Le fils de Neandertal / Il figlio dei Neandertal” di Jacques Mitsch (Francia, 2017, 52′). L’Homo sapiens ha veramente soppiantato i Neandertal? È quello che si credeva fino alla scoperta di una strana sepoltura. Per mesi paletnologi, paleoantropologi e genetisti hanno lavorato per scoprirne i segreti in un grande viaggio immaginario sulle tracce del più incredibile dei nostri antenati. E giovedì 4 ottobre 2018, alla sera, il film “Qui a tué Neandertal? / Chi ha ucciso i Neandertal?” di Thomas Cirotteau (Francia, 2017, 90′). 350.000 anni fa, i Neandertal dominavano il mondo e gli animali, adattandosi all’ambiente difficile, e sviluppando abilità ed elementi culturali propri. La loro scomparsa 30.000 anni fa rimane un mistero. Tra le ipotesi: genocidio, epidemie, cambiamenti climatici, diluizione genetica. Il docudrama cerca di risolvere l’enigma. “Sul tema si inserisce la conversazione di giovedì 4 ottobre 2018, alle 17.45, con Giorgio Manzi, paleoantropologo e divulgatore, professore al dipartimento di Biologia ambientale dell’università La Sapienza di Roma”. Si parlerà di “Qualcosa di molto speciale: come e quando siamo diventati umani” insieme a Marco Perinelli, archeologo e giornalista, e Antonia Falcone, archeologa e blogger.

Folco Quilici, grande documentarista, divulgatore scientifico, scrittore e ambientalista

Il cinema di Folco Quilici. Venerdì 5 ottobre 2018, alle 17.45, “Brando Quilici, regista e documentarista, insieme ad Andrea M. Steiner, direttore della rivista Archeo, consegneranno al pubblico il ricordo del grande Folco Quilici, ospite di numerose edizioni del nostro festival”. Durante l’incontro sarà proiettato il film “Hierapolis” di Folco Quilici (Italia, 2008, 28’). Pamukkale, ovvero “Castello di cotone”, è un sito nella valle del Meandro dove l’acqua forma straordinarie formazioni di calcare, bianche come il frutto del cotone. Su questo scenario grandioso, tornano alla luce i resti dell’antica Hierapolis, città greca, romana e cristiana.

La giornalista della Rai Valeria Ferrante affronta il tema del mercato nero di reperti archeologici

La grande razzia. Per finire, sabato 6 ottobre 2018, alle 17.30, con Valeria Ferrante, giornalista e reporter, si affronterà il tema scottante della “Grande razzia” ovvero il furto e il mercato nero di reperti archeologici in Italia, insieme a Rocco Cerone, giornalista e segretario Assostampa del Trentino-Alto Adige. Valeria Ferrante collabora con inchieste e video-reportage a diversi programmi TV, e con Repubblica. Nel 2017 ha vinto il premio giornalistico Giustolisi “Giustizia e verità”. La sua è una testimonianza sul furto e il traffico illecito di beni culturali e opere d’arte, il cui volume d’affari criminali ha superato quello del traffico d’armi.

 

Il libro “Ötzi The Iceman. Der Mann aus dem Eis” di Armin Barducci e Eleonora Suri Bovo

Il libro “Iron Towns” di Anthony Cartwright

La Rassegna va in città. Ma la novità forse più grande è quella di voler far vivere il festival non solo a teatro e nella sala cinematografica, ma anche in città. Oltre alla nuova formula degli aperitivi coi protagonisti al termine delle conversazioni, con vino offerto da Cantine Vivallis, la Rassegna si sposta infatti al di fuori del cinema con “Rassegnaincittà” e offre eventi organizzati in collaborazione con diversi partner: ci saranno presentazioni di libri a cura delle librerie Arcadia (sabato 6 ottobre 2018, alle 19, presentazione del libro di Anthony Cartwright “Iron towns. Città di ferro” con la presenza dell’autore) e Piccoloblu (mercoledì 3 ottobre 2018, alle 17.30, incontro per bambini e ragazzi dagli 8 ai 12 anni con Armin Barducci e Eleonora Suri Bovo, autori e fumettisti del libro “Ötzi The Iceman. Der Mann aus dem Eis. / L’uomo venuto dal ghiaccio”; venerdì 5 ottobre 2018, “L’archeologia animata”, proiezioni di cartoni animati a tema per bambini dai 4 ai 7 anni alle 17, e per ragazzi dagli 8 ai 12 anni alle 18); un percorso guidato con degustazione al Museo del Caffé Bontadi (mercoledì 3 ottobre 2018, “L’arte del caffè”, alle 14); un percorso con degustazione “Sulle rotte del cioccolato” all’eno-cioccoteca Exquisita (venerdì 5 ottobre 2018, alle 14, lezione con degustazione guidato). Nella mattinata finale del festival, sabato 6 ottobre 2018, alle 11.15, sarà anche presentata, questa volta nella sala bar del teatro, una pralina appositamente creata da Exquisita in esclusiva per la Rassegna, che ne descriverà l’essenza attraverso il cioccolato e che si potrà degustare in anteprima.

Musicarivafestival porta lo spettacolo “Sinfonia della storia. Musica e immagini archeologiche”

Serata finale con premiazioni. Tra le novità anche lo spettacolo della serata finale (6 ottobre, alle 21): quest’anno c’è la collaborazione con il MusicaRivaFestival, grazie al sostegno della Fondazione Caritro, per uno spettacolo che unisce l’archeologia e la musica: “La sinfonia della storia”, musica e immagini archeologiche. Il concerto del Milano Saxophone Quartet, quartetto composto da quattro giovani musicisti che ha già suonato in tutto il mondo, sarà infatti accompagnato da immagini tratte dai film dell’archivio della Rassegna. Quindi si chiude con la cerimonia di premiazione. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Verranno poi attribuite la menzione speciale CinemAMoRe, insieme a Trento Film Festival di Trento e Religion Today Filmfestival, e la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani.

(2 – fine; il precedente post è stato pubblicato il 10 settembre 2018)

L’Antico Egitto a Vittorio Veneto. L’ing. Rubino nelle conferenze della mostra “Rispetto, Conoscenza e valore. 1989-2018, Paolo Renier per Abydos-Egitto”, interviene su “Il codice geometrico armonico universale del sarcofago, piramide di Cheope”

L’Osireion di Abydo, il luogo più sacro dell’Antico Egitto (foto Graziano Tavan)

L’ing. Alfonso Rubino

Per i tanti appassionati dell’Antico Egitto che seguono Paolo Renier nella conoscenza dell’Osireion, un unicum nell’architettura della civiltà dei faraoni, cioè la mitica tomba di Osiride, il dio dell’Oltretomba cui era dedicata la città sacra di Abydos, il “codice geometrico armonico” studiato dall’ingegner Alfonso Rubino, esperto di geometria sacra, non è una novità. Lo studioso era già intervenuto a Conegliano nel 2014 in occasione della mostra di Paolo Renier a Palazzo Sarcinelli “EGITTO come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2014/10/29/lantico-egitto-a-conegliano-ce-un-codice-geometrico-armonico-alla-base-dellosireion-di-abido-lo-ha-scoperto-ling-rubino-grazie-ai-rilievi-reali/). Sabato 2 giugno 2018, alle 18, nell’aula magna della Rotonda di villa Papadopoli a Vittorio Veneto (Tv),  messa a disposizione dall’associazione storico culturale Zheneda, per le conferenze promosse in occasione della mostra “Rispetto, Conoscenza e valore. 1989-2018, Paolo Renier per Abydos-Egitto”, Alfonso Rubino interviene su “Il codice geometrico armonico universale del sarcofago, piramide di Cheope”.

La Grande Piramide di Cheope sull’altopiano di Giza (foto Paolo Renier)

Lo studio, anticipa Rubino, si basa sulle misure del sarcofago della Grande Piramide di Giza eseguite nel 1883 da Sir William Matthew Flinders Petrie (227,63 x 97,79 x 104,92), misure in centimetri che ci portano a trovare una stretta correlazione con le misure e le proporzioni dell’Arca dell’Alleanza riportate nel Libro dell’Esodo (25, 10-21; 37, 1-9 ), rese col cubito ebraico pari a 44,45 cm. “Secondo questi dati l’Arca dell’Alleanza misurava dunque 111,125 cm. di lunghezza per 66,675 cm. di larghezza. Fin qui questi numeri dicono poco. Ma non per Rubino che prima inizia a disegnare un reticolo geometrico quadrato con semilato di lunghezza pari a 97,79 cm., cioè la larghezza del sarcofago di Cheope. Quindi procede a tracciare linee linee diagonali e linee verticali passanti dai punti di intersezione del rombo interno al reticolo quadrato e alle linee diagonali già tracciate. A Vittorio Veneto, assicura Rubino, queste operazioni saranno facilmente comprensibili dalla grafica. Qui dobbiamo accontentarci delle spiegazioni. “Dopo questi tracciamenti si giunge a identificare un quadrato che ha il lato pari a 11/14 di 195,58 cm. che dà 153,67 cm. E questa non è una misura qualsiasi”, spiega, “ma rappresenta una soluzione geometrica (approssimata) della quadratura del cerchio detta di Archimede: il perimetro del quadrato è uguale al perimetro della circonferenza inscritta nel reticolo quadrato e corrisponde al valore approssimato π ∗ = 22/7”.

Il sarcofago del faraone nel cuore della Grande Piramide (foto Paolo Renier)

Il modello geometrico armonico rappresenta l’icnogramma del Sarcofago della Grande Piramide (studio ing. Rubino)

Il percorso per giungere a identificare il “codice geometrico armonico” non è ancora concluso. Rubino arriva a tracciare 7 circonferenze dello stesso raggio pari ai 3/14 di 97,79 cm. (cioè la larghezza del sarcofago di Cheope) che dà 20,955 cm. Alla fine si riesce a tracciare un doppio profilo rettangolare. Il profilo rettangolare esterno misura  227,5003 cm. x 97,79 cm., mentre il profilo rettangolare interno 197,8654 cm. x 68,1552 cm. con una distanza tra i due profili  di 14,8174 cm. “Il confronto tra le misure calcolate del modello e le misure rilevate del Sarcofago”, spiega Rubino, “dimostra una elevata coerenza dei dati. Ad esempio se osserviamo la leggera anomalia dello spessore della parete del lato Nord tra rilievo e modello e modifichiamo il dato rilevato con il valore medio degli altri tre spessori misurati, l’errore si riduce ulteriormente. Penso che il modello geometrico armonico presentato sia l’autentico icnogramma del Sarcofago della Grande Piramide”.

Negli studi dell’ing. Rubino il dio Shu del soffitto astronomico della stanza del sarcofago dell?osireion risponde agli stessi canoni dell’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci

L’icnogramma del Sarcofago è suscettibile di un ulteriore sviluppo che permette di definire un nuovo rettangolo di proporzioni e dimensioni esattamente corrispondenti a quelle dell’Arca dell’Alleanza. L’icnogramma integrato del Sarcofago e dell’Arca dell’Alleanza permette a sua volta di spiegare e giustificare le proporzioni e le dimensioni di due primarie opere pittoriche di Leonardo da Vinci: l’Annunciazione , e la Vergine delle Rocce conservata al Museo del Louvre. “Lo studio presentato dimostra che sia il Sarcofago della Grande Piramide che l’Arca dell’Alleanza , descritta nella Bibbia, sono manufatti che derivano da un unico preciso icnogramma di quadratura del cerchio. Quadratura detta di Archimede. L’Arca dell’Alleanza è di fatto una filiazione compositiva del codice geometrico armonico del Sarcofago come lo sono l‘Annunciazione e la Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci”. Concetti, studi, confronti che l’ingegnere spiegherà al pubblico di Vittorio Veneto, dando risposte a dubbi e curiosità dei presenti. Anche perché Rubino ha in mente un gran finale: l’applicazione del codice geometrico armonico al bassorilievo del dio Shu al centro del soffitto astronomico della stanza del sarcofago dell’Osireion di Abydos che ci porta direttamente all’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci. Un motivo in più per non mancare a Vittorio Veneto.

Mostra “All’ombra delle piramidi” al museo Barracco di Roma: viaggio ai tempi dei faraoni delle grandi piramidi. Accanto alla stele di Nefer (2500 a.C.) ricostruita la tomba in scala 1:1 del dignitario di corte

Le tre grandi piramidi svettano dalla piana di Giza

Le tre grandi piramidi svettano dalla piana di Giza

Il museo Barracco a Roma

Il museo Barracco a Roma

A Roma, al museo Barracco, la si può ammirare da più di un secolo: è la cosiddetta “stele della falsa porta” proveniente dalla tomba del dignitario Nefer, vissuto in Egitto ai tempi della IV Dinastia (2575-2465 a.C.), quella dei grandi faraoni costruttori delle piramidi.  Ma ora e fino al 28 maggio 2017 nel museo di Scultura antica di corso Vittorio Emanuele a Roma si può vivere l’esperienza eccezionale di entrare in una vera e propria tomba egizia: quella di Nefer, ovviamente. Proprio la ricostruzione fedele della piccola cappella funeraria aggiunta da Nefer alla struttura della sua tomba, una mastaba posta nel cimitero reale ai piedi della grande piramide di Cheope, rappresenta il pezzo forte della mostra “All’ombra delle piramidi”, un’esposizione unica nel suo genere dove sarà possibile respirare appieno l’atmosfera dei faraoni della IV dinastia, i grandi costruttori di piramidi.  Tutto nasce dalla figura di Nefer. Proprio il suo alto incarico a corte (era il soprintendente di tutti gli scribi del re, il soprintendente dei magazzini delle provviste e della “casa delle armi”) permise a Nefer di aver l’onore di essere sepolto nel cimitero reale di Giza, ai piedi della grande piramide, in una mastaba, edifici funerari caratteristici delle prime dinastie della civiltà egizia, di forma troncopiramidali, destinati ad accogliere il pozzo funerario che metteva in comunicazione l’area esterna con la camera sepolcrale sotterranea che ospitava il sarcofago del defunto ed il suo corredo. Nefer, come si diceva, aggiunse alla struttura della tomba una piccola cappella funeraria, rivestita di rilievi, che è stata ricostruita al museo Barracco nelle sue dimensioni originali. I rilievi della tomba dispersi in diversi musei europei e americani (Parigi, Louvre; Copenhagen, Ny Carlsberg Glyptotek; museo di Birmingham, University of Pennsylvania Museum di Philadelphia; museum of Fine Arts di Boston) sono riprodotti per immagini all’interno della cappella funeraria ricostruita in modo da restituire l’immagine generale di una tomba egizia del III millennio avanti Cristo.

Lo schema di una tomba a mastaba dell'Antico Egitto

Lo schema di una tomba a mastaba dell’Antico Egitto

La mostra “All’ombra delle piramidi”, al museo Barracco, presenta nella loggia esterna al primo piano del museo la ricostruzione in scala 1:1  della cappella funeraria di Nefer con slides retroilluminate che riproducono nella sua completezza la decorazione a rilievo al suo interno. L’esposizione è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Crescita culturale – sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, mentre l’organizzazione è affidata a Zètema Progetto Cultura.  Dal museo Barracco arriva invece la “stele della falsa porta” in calcare del dignitario Nefer che raffigura una scena di offerta con il defunto seduto davanti ad una tavola. Una lunga iscrizione in geroglifico presenta la formula funeraria “offerta che concede il sovrano…” cui segue l’elenco di tutti i doni che l’offerente, simbolicamente presentato come il re, dona al defunto come corredo per il suo viaggio nell’aldilà: pane, acqua, cibo, incensi, belletti, latte, cereali, verdure, frutti, dolci, stoffe di diversi tipi e misure e poi “1000 vitelli, 1000 giovani antilopi, 1000 gru, 1000 oche”.

La cosiddetta "Stele della falsa porta" dalla tomba del dignitario Nefer conservata al museo Barracco di Roma

La cosiddetta “Stele della falsa porta” dalla tomba del dignitario Nefer conservata al museo Barracco di Roma

Ma come è arrivata a Roma la stele di Nefer?  La stele fu acquistata da Giovanni Barracco a un’asta a Parigi nel 1868: si vendevano in quell’occasione le opere della collezione di Napoléon-Joseph-Charles-Paul Bonaparte, detto Plon Plon, figlio del fratello minore di Napoleone I. Il principe aveva progettato, per il 1858, un viaggio in Egitto, sulle orme della spedizione napoleonica del 1798-1801. Per accogliere degnamente un ospite così illustre il governatore d’Egitto, Said Pacha, decise di organizzare preventivamente una serie di campagne di scavo in modo che il principe potesse provare il piacere della “scoperta” dei tesori archeologici dell’Egitto faraonico che emergevano, come per incanto, dalla sabbia del deserto.  Per preparare questa messa in scena venne convocato in Egitto il famoso egittologo Auguste Mariette, allora conservatore aggiunto delle antichità egizie del Louvre. Mariette giunse in Egitto nel 1857 e, in un breve lasso di tempo, riuscì ad aprire fino a 35 cantieri di scavo dirigendo personalmente gli scavi e controllando attivamente tutte le importanti scoperte che avvenivano nei diversi luoghi. La messe dei ritrovamenti emersa da quelle esplorazioni fu impressionante, sia per qualità che per quantità. Il viaggio fu annullato, ma il principe ricevette in omaggio una serie di opere egizie, tra cui spiccava la stele di Nefer. Plon Plon conservava queste opere all’interno della sua sontuosa Maison Pompéienne, fatta costruire a Parigi su ispirazione di una domus di Pompei. In un momento di difficoltà politica le prince Napoléon vendette casa e collezione. La stele di Nefer divenne il primo pezzo della raccolta di Giovanni Barracco.

L’Antico Egitto a Conegliano. C’è un “codice geometrico armonico” alla base dell’Osireion di Abido. Lo ha scoperto l’ing. Rubino grazie ai rilievi realizzati per la mostra a Palazzo Sarcinelli: anticipazioni sull’incontro del 31

Il fotografo Paolo Renier in Egitto durante una ricognizione nell'Osireion di Abido

Il fotografo Paolo Renier in Egitto durante una ricognizione nell’Osireion di Abido

Il grande plastico dell'Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti in mostra a Conegliano

Il grande plastico dell’Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti in mostra a Conegliano

Numeri che svelano l’Egitto più misterioso e intrigante. Non è un obiettivo da poco quello che si è prefisso l’ingegner Alfonso Rubino, esperto di geometria sacra nell’incontro di venerdì 31 ottobre alle 18.30 in sala consiliare del Comune di Conegliano su “L’Osireion: il codice geometrico armonico universale di tutti i tempi. Relazione Armonica con il Santo Sepolcro di Gerusalemme”.  Conegliano si conferma sempre di più in questo speciale autunno punto di riferimento per conoscere e approfondire un unicum nell’architettura sacra dell’Antico Egitto, l’Osireion di Abido, a sua volta città sacra per eccellenza, altrettanto intrigante quanto ricca di tesori della civiltà dei faraoni. Merito, tutto ciò, del fotografo Paolo Renier, che proprio sulla conoscenza di Abido ha investito tutta la sua vita, coadiuvato strada facendo dal geometra Maurizio Sfiotti, presidente dell’associazione Osireion di Abido, e dell’egittologa Federica Pancin. Sono loro che hanno realizzato la mostra “EGITTO come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”, aperta a Palazzo Sarcinelli di Conegliano fino al 21 dicembre, dove in queste prime settimane sono già passati più di tremila visitatori con una grande risposta dalle scuole del territorio.

Maurizio Sfiotti e Federica Pancin durante i rilievi dell'Osireion di Abido nel 2013

Maurizio Sfiotti e Federica Pancin durante i rilievi dell’Osireion di Abido nel 2013

L'ing. Alfonso Rubino

L’ing. Alfonso Rubino

Ed è proprio nella mostra di Conegliano che Alfonso Rubino matura la convinzione di poter finalmente verificare – come lui è convinto – se le misure dell’Osireion rispondono a quel codice geometrico armonico che percorre trasversalmente la storia dell’uomo e che ritroviamo in molti monumenti sacri significativi. Perché proprio a Conegliano? Perché visitando la mostra di Paolo Renier, scopre che lì sono esposti dei plastici dell’Osireion particolarmente precisi, realizzati in scala 1:20 da Maurizio Sfiotti. Nel maggio 2013, infatti, Renier Sfiotti e Pancin – proprio in vista della realizzazione della mostra – erano stati in missione ad Abido per realizzare il primo rilievo dell’Osireion. “L’ingegner Rubino ha iniziato queste ricerche vedendo le mie foto del  soffitto della Stanza del Sarcofago”, ricorda Renier, “ne è rimasto folgorato. Perciò ci ha chiesto le misure più precise possibili sul tempio dell’Osireion e noi gliele abbiamo inviate: sono quelle rilevate nel maggio 2013 e che ci sono servite anche per ricostruire il soffitto in scala 1:1, il plastico e il monumento presentati qui in mostra a Palazzo Sarcinelli di Conegliano”.

La pianta dell'Osireion di Abido con i riscontri geometrici scoperti da Rubino

La pianta dell’Osireion di Abido con i riscontri geometrici scoperti da Alfonso Rubino

Rubino non ha voluto “svelare” il cuore delle sue ricerche, per non togliere il gusto di quanti non vorranno perdere la sua conferenza di venerdì 31. Ma qualche numero comunque lo ha anticipato, contribuendo ad aumentare ancora di più la nostra curiosità. Spiega Rubino: “Consideriamo il rettangolo ,esattamente misurato, del corpo centrale dell’Osireion di Abido manufatto: lunghezza 27,90 m; larghezza 21,99 m. Se tracciamo il quadrato centrale di lato pari a 2191,24 cm. determinato dalla distanza dal centro di figura del punto di intersezione delle linee diagonali interne di colore rosso (1095,62 cm.), giungiamo a una prima conclusione di straordinario valore: questo quadrato ha un perimetro di 8764,96 cm. straordinariamente prossimo al perimetro del cerchio fondamentale: 2790 x π (P greco) = 8765,04 cm. con un errore assoluto di 0,8 mm. Pari un errore percentuale dello 0,0009%! Ciò dimostra che il modello geometrico dell’Osirion si basa sulla conoscenza avanzata del numero “P greco”. Il modello contiene anche l’esatto rapporto base/altezza e l’esatta inclinazione della Grande Piramide ( 51°51’15,09’’). Un ulteriore sviluppo del modello geometrico permette di generare le esatte proporzioni e dimensioni della camera del Re e del sarcofago della Grande Piramide di Giza”. Non male come inizio. Ma Rubino non va oltre, e dei “collegamenti armonici” con il Santo Sepolcro non fa cenno. Si limita solo a un commento: “È sorprendente come si sia atteso tanto tempo per avere un rilievo architettonico preciso. E sappiamo che senza la disponibilità dei dati rilevati l’analisi geometrica è in genere poco attendibile. Ma ora tutto ciò è stato possibile grazie alle misurazioni di Sfiotti, Pancin e Renier. A loro va tutta la mia riconoscenza”. E qui si ferma. Non ci resta che andare a Conegliano.

 

L’Antico Egitto a Conegliano. In mostra da settembre a Palazzo Sarcinelli la ricostruzione di Abido, la città sacra ad Osiride. E la vitivinicoltura lungo il Nilo all’epoca dei faraoni

Il fotografo trevigiano Paolo Renier sopra l'Osireion ad Abido durante i rilievi fotografici

Il fotografo trevigiano Paolo Renier sopra l’Osireion ad Abido durante i rilievi fotografici

Il manifesto della mostra di Conegliano "EGITTO. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”

Il manifesto della mostra di Conegliano “EGITTO. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”

Meno di tre settimane all’apertura a Palazzo Sarcinelli di Conegliano della mostra “EGITTO. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”, l’ultimo progetto-idea-creatura del vulcanico Paolo Renier, il fotografo trevigiano che da quasi trent’anni studia, fotografa, scheda, e cerca di valorizzare (cercando di favorirne così la sua salvaguardia) il sito di Abido, a 150 chilometri a sud di Luxor, la città santa per eccellenza dell’Antico Egitto, sede del più antico culto di Osiride, il dio dell’Oltretomba e della resurrezione: qui i faraoni delle prime dinastie hanno posto le loro sepolture, qui i faraoni hanno perpetuato la loro divina regalità rendendo omaggio ad Osiride, qui per tremila anni il popolo egiziano è venuto in pellegrinaggio o hanno fatto giungere una propria epigrafe sulla tomba di Osiride, il cosiddetto Osireion, un unicum nell’architettura sacra dell’Antico Egitto. L’associazione culturale Osireion di Abido e Paolo Renier stanno dando forma all’esposizione al piano nobile di Palazzo Sarcinelli, dove aprirà il 12 settembre. E se qualche giorno fa eravamo riusciti a sbirciare gli allestimenti nell’androne al piano terra (vedi post del 12 agosto su archeologiavocidalpassato), ora filtra qualche indiscrezione sul nucleo principale della mostra al piano nobile.

Il presidente dell'associazione Osireion di Abido, Maurizio Sfiotti, mentre realizza il plastico dell'area archeologica di Abido

Il presidente dell’associazione Osireion di Abido, Maurizio Sfiotti, mentre realizza il plastico dell’area archeologica di Abido

Mappa satellitare Umm el-Qa'ab  ("La madre dei vasi") con la posizione delle tombe reali delle prime dinastie

Mappa satellitare Umm el-Qa’ab (“La madre dei vasi”) con la posizione delle tombe reali delle prime dinastie

E allora saliamo al piano nobile a sbirciare un po’. Il visitatore sarà accolto da una presentazione generale del sito di Abido, con la sua localizzazione e una descrizione dell’area archeologica. Per facilitare la lettura di Abido ci sarà un modello in scala realizzato dal geometra Maurizio Sfiotti, presidente dell’associazione Osireion di Abido, affiancato dalle fotografie di Paolo Renier (alcune con soggetti ormai non più visibili nella realtà) . Così si potranno riconoscere le tombe reali proto dinastiche di Umm el-Qaab, o il Tempio di Osiride a Kom el-Sultan e il complesso di Shunet ez-Zebib. Umm el-Qa’ab  (“La madre dei vasi”) è il nome moderno legato alla grande quantità di frammenti di ceramica scoperti nella zona. Qui nel 1895 Emile Amelineau scoprì una necropoli con le sepolture di sovrani predi nastici e faraoni della I e della II dinastia dell’Antico Egitto. Tutte le sepolture sono costituite da camere sotterranee sulle quali probabilmente insisteva una mastaba. È qui che l’egittologo tedesco Gunther Dreyer ha rinvenuto sigilli con le sequenze dei sovrani della I dinastia. Kom el-Sultan è una grande struttura di mattoni crudi che comprende un primo tempio di Osiride, sorto probabilmente sul luogo del tempio della prima divinità del luogo, Khenti-Amentiu. Gran parte della struttura originale è andata perduta, ma gli scavi hanno rivelato centinaia di stele legate al culto di Osiride. Qui è stata trovata l’unica statua finora nota del faraone Cheope (IV dinastia), quello della Grande Piramide di Giza. Infine Shunet ez Zebib: è una grande struttura in mattoni realizzata dal re Khasekhemwy (2690 a.C.), ultimo faraone della II dinastia. A completare questa conoscenza generale di Abido la mostra di Conegliano sarà arricchita da pannelli didascalici e da una vetrina con esempi di ceramica proveniente da Abido.

Paolo Renier e Federica Pancin all'imboccatura del corridoio ipogeo che porta all'Osireion di Abido

Paolo Renier e Federica Pancin all’imboccatura del corridoio ipogeo che porta all’Osireion di Abido

Il plastico dell'Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti: in primo piano il Corridoio ipogeo

Il plastico dell’Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti: in primo piano il Corridoio ipogeo

“Ora immaginiamo di essere ai limiti del deserto che lambisce la città sacra di Abido”, spiega Federica Pancin, la giovane egittologa di Ca’ Foscari che cura la consulenza scientifica. “Qui vedremmo l’imboccatura di un tunnel che emerge dalle sabbie: è l’ingresso del corridoio che porta all’Osireion, la tomba di Osiride, il luogo più sacro di tutto l’Antico Egitto”. A Conegliano il visitatore potrà idealmente percorrere il Corridoio Occidentale dell’Osireion grazie alle fotografie di Paolo Renier che permettono di vedere da vicino un luogo altrimenti inaccessibile al circuito turistico. A un certo punto il corridoio piega di 90 gradi, analogamente a quando succede nel monumento egizio. Anche qui pannelli informativi e didascalie faciliteranno la comprensione della struttura.  “Si entra così all’interno dell’Osireion”. Qui un plastico in scala 1:20, realizzato sempre da Maurizio Sfiotti, illustrerà l’architettura della Tomba di Osiride: sarà impressionante constatare quale sia la mole dei pilastri monolitici in granito e quanto sia profondo il canale che circonda l’isola centrale. Più oltre l’allestimento è ancora in corso. Scopriremo il resto della mostra nei prossimi giorni.

La vitivinicoltura nell'Antico Egitto come appare in una pittura nella tomba di Nakht a Tebe

La vitivinicoltura nell’Antico Egitto come appare in una pittura nella tomba di Nakht a Tebe

Sala del vino. Ma intanto si viene a sapere che ci sarà un ambiente, collaterale alla mostra, che legherà a filo doppio l’Antico Egitto con Conegliano: la Sala del vino. “In questo ampio locale – spiega Renier – sarà approfondita la tematica della preparazione del vino, argomento che collega l’antico Egitto al territorio trevigiano. La ricostruzione in scala 1:1 di un torchio di Antico Regno permetterà di capire le antiche tecniche di lavorazione delle uve e servirà da spunto per descrivere quelle moderne, prerogative delle cantine di Conegliano e dintorni che vorranno conoscere il progetto. La sala ospiterà periodiche degustazioni dei vini della cantina Masottina ed eventi correlati al mondo enogastronomico di oggi e di ieri. La spiegazione dei processi antico-egiziani di coltivazione, vendemmia, spremitura, torchiatura e vinificazione sarà affidata alle immagini delle tombe nella Valle del Nilo, riproposte fedelmente da un artista contemporaneo”.