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A quasi vent’anni dall’apertura del Centro Ambientale Archeologico di Legnago si inaugura la nuova pannellistica realizzata in collaborazione con l’università di Padova e la soprintendenza di Verona

La sede del Centro Ambientale Archeologico di Legnago nell’ex ospedale militare austriaco “alla prova”

Quasi vent’anni di attività per il Centro Ambientale Archeologico – Museo Civico di Legnago allestito in una struttura militare eretta agli inizi del XIX secolo dagli Austriaci. La costruzione di tale edificio, prima caserma per il reparto di cavalleria di stanza in città, fu adibito successivamente a ospedale militare, chiamato “alla prova” perché in grado di resistere ad eventuali esplosioni, rientrava nelle operazioni di risistemazione logistica della fortezza legnaghese che costituiva uno dei quattro capisaldi del famoso sistema difensivo denominato “Quadrilatero”. Dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia nel 1866, fu ceduto dal demanio militare al Comune di Legnago. Nel corso degli anni Trenta del XX secolo ospitò, su iniziativa di Alessio De Bon, la prima esposizione cittadina di reperti preistorici rinvenuti nelle Valli Grandi Veronesi. Restaurato completamente nel 1999, rappresenta oggi un fondamentale strumento per la raccolta, conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico e un autentico motore culturale per tutta la pianura veronese.

I laboratori di ricerca del Centro Ambientale Archeologico di Legnago

Sabato 17 febbraio 2018 alle 17, si inaugura la nuova pannellistica a supporto dell’allestimento permanente del Centro Ambientale Archeologico, realizzata in collaborazione con il dipartimento dei Beni Culturali dell’università di Padova e con la soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle province di Verona, Rovigo e Vicenza, e col sostegno finanziario di Fondazione Cariverona. Il progetto sarà presentato da Federico Bonfanti, conservatore del Centro Ambientale Archeologico di Legnago. Quindi interverranno Clara Scapin, sindaco di Legnago; Silvia Baraldi, assessore alla Cultura; Mirella Zanon, presidente della Fondazione Fioroni; Stefano Gomiero, rappresentante di Legnago nel CdA della Fondazione Cariverona; Michele Cupitò, università di Padova; Gianni de Zuccato, soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio; Federica Gonzato, polo museale del Veneto, già soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto – Nucleo Operativo di Verona.  Infine Damiano Lotto, università di Padova, presenterà CAApp, un progetto di realtà aumentata per il Centro Ambientale Archeologico di Legnago. Alle 18:30, taglio del nastro e visita libera al museo.

Una delle sale espositive del museo del Centro Ambientale Archeologico di Legnago

Il percorso espositivo del museo del Centro Ambientale Archeologico di Legnago si snoda attraverso quattro ampie sale voltate che consentono di scoprire l’evoluzione della presenza umana e la trasformazione dell’ambiente nella pianura veronese dal Neolitico Antico (V millennio a.C.) alla tarda età del Ferro (II-I secolo a.C.). L’itinerario comincia con una sezione dedicata al popolamento e agli insediamenti presenti sul territorio dal Neolitico alla media età del Bronzo, per passare poi, in seconda sala, ad approfondire i rituali funerari (inumazione e incinerazione) della media e recente età del Bronzo e il fenomeno dei villaggi arginati o terramare. In terza sala si entra nell’età del Ferro con la cultura dei Veneti Antichi, analizzata sia attraverso le evidenze abitative sia attraverso le testimonianze funerarie; è quindi visibile la ricostruzione quasi a dimensioni naturali di una capanna paleoveneta proveniente dal villaggio protostorico di Terranegra. Nella quarta e ultima sala viene lasciato spazio ai corredi funebri più tardi del mondo dei Veneti Antichi e alle testimonianze di carattere funerario attribuibili ai Celti Cenomani, in cui emergono in maniera sempre più vistosa usanze e rituali mutuati dalle popolazioni italiche e romane, la cui influenza culturale prese progressivamente e inesorabilmente il sopravvento.

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2007 – 2017: dieci anni di ricerche a Fondo Paviani nelle Grandi Valli Veronesi, uno dei più importanti insediamenti dell’Età del Bronzo in pianura Padana. A Legnago giornata di studi sul sito arginato del XV – XI sec. a.C. tra scoperte, nuove tecnologie e impegni futuri

Una veduta aerea dello scavo a Fondo Paviani vicino a Legnago, nelle Grandi Valli Veronesi

La campagna di scavo a Fondo Paviani del 2009

È uno degli insediamenti dell’Età del Bronzo più importanti di tutta la pianura Padana, collocato sul margine occidentale della paleovalle del fiume Menago: è il grande sito arginato di Fondo Paviani, vicino a Legnago (Verona).  Era l’autunno 2007 quando il sito divenne oggetto di ricerca con il progetto “Fondo Paviani“, sotto la direzione scientifica del prof. Michele Cupitò (cattedra di Protostoria Europea e Paletnologia al Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova) con il Centro Ambientale Archeologico di Legnago partner logistico e didattico-divulgativo. Il Progetto riguarda scavi e ricerche archeologiche sul sito arginato (dotato di aggere e fossato perimetrali) dell’Età del bronzo (XV-XI sec. a.C.) di Fondo Paviani, capace di raggiungere nel momento di massimo splendore,un’estensione di oltre 20 ettari, vero e proprio central place politico-territoriale nonché un fondamentale crocevia culturale  e snodo fondamentale di traffici e scambi a medio e lungo raggio tra Europa continentale e Mediterraneo Orientale.

Il sito arginato dell’Età del Bronzo scoperto a Fondo Paviani e oggetto di un progetto di ricerca dal 2007

Il prof. Michele Cupitò (università di Padova)

Sono passati dieci anni: è tempo di fare il punto. Venerdì 16 febbraio 2018, alle 16, nella sala conferenze del Centro Ambientale Archeologico di Legnago, giornata di studi, organizzata in stretta collaborazione con il dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, “10 anni di ricerche nell’insediamento dell’Età del bronzo di Fondo Paviani. Risultati e prospettive” per condividere con studiosi e appassionati le numerose e importanti scoperte avvenute in questi anni nel grande sito arginato di Fondo Paviani, ubicato a sud di Legnago, grazie alle nuove indagini archeologiche condotte dall’Università di Padova.  Ricco il programma. Dopo l’introduzione all’incontro di Federico Bonfanti, conservatore del Centro Ambientale Archeologico, e i saluti del sindaco di Legnago, Clara Scapin; dell’assessore alla Cultura, Silvia Baraldi; e del presidente della Fondazione Fioroni, Mirella Zanon; alle 16.20, aprono i lavori Michele Cupitò e Giovanni Leonardi , università di Padova (“Progetto Fondo Paviani: 2007-2017. Anatomia di una ricerca interdisciplinare”); 16.45,  Elisa Dalla Longa, Cristiano Nicosia, David Vicenzutto e Claudio Bovolato, università di Padova; Claudio Balista, Geoarcheologi Associati sas di Padova (“L’insediamento dell’Età del bronzo di Fondo Paviani a 10 anni dalla ripresa delle ricerche. Nuove acquisizioni e problemi aperti”); 17.20, Rita Deiana, università di Padova (“Oltre lo scavo. Indagini geofisiche a Fondo Paviani: risultati e prospettive”); 17.45, Ivana Angelini, università di Padova (“Bronzo, ambra e vetro. I segreti degli artigiani di Fondo Paviani svelati dalle analisi scientifiche”); 18.10,  Marco Bettelli, istituto di studi sul Mediterraneo Antico – CNR, Roma (“Nelle terre di Eridano: Micenei, Ciprioti e Levantini in Pianura Padana orientale nella tarda Età del Bronzo”); 18.35, Linda Condotta e Antonio Persichetti, Archetipo srl, Padova (“Volare sopra Fondo Paviani con le nuove tecnologie. L’utilizzo dei droni in archeologia… e non solo”). Chiude l’incontro Federico Bonfanti.

Frammenti di ceramica micenea da Fondo Paviani (foto Università di Verona)

“Lo studio di Fondo Paviani”, ha più volte spiegato il prof. Cupitò, “rappresenta un’occasione unica per poter ricostruire la storia agraria e l’evoluzione del paesaggio delle Valli Grandi Veronesi sul lungo periodo. Le campagne di indagine svolte in questi anni hanno confermato l’importanza del sito per la comprensione dei fenomeni che, nella seconda metà del XII secolo a.C, dopo il crollo della civiltà delle terramare, portarono alla nascita, nella pianura veneta, di quel nuovo assetto socio-politico che aveva il suo polo in Frattesina, un sito crocevia di traffici che coinvolgevano i distretti metallieri delle Alpi orientali, dell’area danubiano-carpatica, fino all’Egeo ed il Vicino Oriente”. Fondo Paviani – è dimostrato dalle indagini archeologiche – fu l’unico grande villaggio arginato della Bassa Veronese che “resistette -anzi reagì- alla crisi che investì la Pianura Padana bel primi decenni del XII secolo a.C. Un “ponte” tra il mondo terramaricolo e quel nuovo assetto che, nel giro di un paio di secoli, portò alla formazione dei primi grandi centri proto urbani”. E non va dimenticato che ad oggi il 25 frammenti di ceramica figulina dipinta  di tipo Egeo miceneo recuperati a Fondo Paviani rappresentano il più cospicuo campione di ceramica micenea rinvenuta in Italia centro-settentrionale.

A Firenze apre TourismA, salone di Archeologia e turismo culturale. Per tre giorni incontri e convegni con 250 relatori e ospiti d’eccezione; stand, allestimenti, box poster, laboratori per piccoli e grandi. E in auditorium il 14° incontro nazionale di Archeologia Viva

L’auditorium del centro congressi di Firenze gremito per TourismA (foto Valerio Ricciardi)

Andrea Pessina, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per Firenze Pistoia e Prato (foto Valerio Ricciardi, Roma)

Ancora una settimana di attesa per l’edizione 2018 di TourismA, “l’appuntamento con la storia”, parola di organizzatori. Dal 16 al 18 febbraio 2018 al Palazzo dei Congressi di Firenze c’è TourismA, il salone di archeologia e turismo culturale diventato ormai un must per addetti ai lavori e appassionati: in programma convegni e incontri con la partecipazione di 250 relatori e ospiti d’eccezione, fra cui Alberto Angela, Philippe Daverio, Massimo Cacciari, Valerio Massimo Manfredi, Vittorio Sgarbi, Tommaso Cerno, Andrea Carandini, Lucio Caracciolo, Giuliano Volpe, Chiara Frugoni… Negli spazi del Palazzo dei Congressi stand, allestimenti, desk e box poster di realtà culturali, turistiche, economiche italiane ed estere. Novità del 2018 sarà il primo workshop del Turismo Culturale in Italia “AAA Archeologia Arte Ambiente”: un evento B2B riservato all’incontro tra domanda e offerta di itinerari culturali tra professionisti del settore. E ancora laboratori didattici per piccoli e grandi, scuole e famiglie: dalla scheggiatura della pietra allo scavo archeologico, dai geroglifici alla tecnica del mosaico… Con un’anteprima: giovedì 15 febbraio 2018, alle 20.45, inaugurazione ufficiale di “Tourisma 2018” dedicata al Medioevo con Dario Nardella, sindaco di Firenze; Andrea Pessina, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per Firenze Pistoia e Prato; Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva e “tourismA”. Chiara Frugoni, storica e saggista, già professoressa di Storia medievale alle università di Pisa, Roma e Parigi, interverrà su “Nascere e sopravvivere nel Medioevo, soprattutto a Firenze”. Giuliano Volpe, presidente del consiglio superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici illustrerà il premio “Riccardo Francovich” per la comunicazione del Medioevo, attribuito dalla SAMI – Società degli Archeologi Medievisti Italiani. E Andrea Macaluso, attore e regista, fondatore dello spazio culturale “Il Lavoratorio” di Firenze, parlerà della “Seconda novella della nona giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio”. Da venerdì 16 febbraio si entrerà nel vivo dei lavori. Intenso il programma dei tre giorni. Vediamo qualche appuntamento da non perdere.

Ricerche nello Swat (Pakistan) dove opera una missione archeologica italiana

Adulis, la Pompei d’Africa, in Eritrea dove lavora una missione archeologica italiana

Antonia Falcone (Professione archeologo)

Protagoniste della prima giornata di TourismA, venerdì 16 febbraio 2018, saranno le missioni archeologiche italiane all’estero in periodo di crisi nella sezione “Spes contra spem” (9.45-13-30), a cura di Ettore Janulardo, della “Sapienza” di Roma, referente Missioni archeologiche italiane all’estero: interverranno Michele Nucciotti, direttore missione archeologica italiana in Armenia dell’università di Firenze (“I paesaggi della Via della Seta in Armenia”); Elisa Iori,  field director Missione archeologica italiana in Pakistan (Swat) (“Archeologia in aree di crisi: scavo e turismo come mobilizzatori sociali. L’esperienza italiana nello Swat”); Romolo Loreto, direttore Missione archeologica italiana nel Regno dell’Arabia Saudita a Dumat al-Jandal (antica Adummatu) (“Le attività della Missione archeologica italiana in Arabia Saudita. Alle origini degli Arabi”); Serena Massa, direttore Missione italo-eritrea “Adulis Project”, e Susanna Bortolotto, architetto del Politecnico di Milano (“Adulis Pompei d’Africa. La missione archeologica italo-eritrea”); Gilberto Montali, direttore Missione archeologica ad Althiburos in Tunisia (“Al di là del mare. Novità dal Nord Africa”). Ma sempre venerdì ci sarà spazio per “Archeosocial. Il potere delle immagini: l’archeologia tra meme e storytelling” (9-18) a cura di Antonia Falcone e Domenica Pate di Professione Archeologo, e Astrid d’Eredità di ArcheoPop; per un “Invito a Malta: i segreti dei templi megalitici” (15.30-16-30) a cura di Malta Tourism Autority; per un viaggio “Dall’Adriatico al Tirreno. Piccoli musei e grandi storie” (9-12.30) a cura di Simona Rafanelli, direttore del museo archeologico “I. Falchi” di Vetulonia, e Elena Rodriguez, direttore del museo Archeologico di Verucchio.

Il manifesto della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” a Napoli dal 21 dicembre 2017 al 25 marzo 2018

Una cosiddetta “Fibula a S” in argento dorato, almandine e pietre, trovata nella necropoli Cella; oggi al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli

L’immagine di San Michele sulla facciata della chiesa di Monte Santangelo (Foggia)

Sabato 17 febbraio 2018, seconda giornata, faremo la conoscenza dei “Longobardi in Italia: eredità e messaggi di un popolo in viaggio” (8.20-13.30) a cura di Associazione Italia Langobardorum: introduce Angela Maria Ferroni, funzionario archeologo, ufficio Unesco MiBACT; modera Cinzia Dal Maso, direttore Archeostorie. Interverranno Mariarosaria Salvatore, archeologa, già dirigente MiBACT (“I Longobardi, un popolo in viaggio dall’Europa del nord all’attenzione mondiale”); quindi si passeranno in rassegna le località del sito Unesco dei Longobardi: “Cividale del Friuli, il primo ducato”, con Luca Villa archeologo, direttore scavi archeologici nel Monastero di Santa Maria in Valle; “Brescia, la sede dell’ultimo re dei Longobardi”, con Francesca Morandini archeologo musei civici d’Arte e Storia di Brescia; “Castelseprio e Torba”, con Sara Masseroli, direttrice parco archeologico di Castelseprio – MiBACT; “Il Ducato di Spoleto e i suoi monumenti longobardi”, con Maria Stovali, responsabile ufficio Unesco – Comune di Spoleto; “Benevento e la continuità dei Longobardi”, con Pasquale Palmieri, architetto – Comune di Benevento; “Il culto di San Michele e il santuario federale dei Longobardi”, con Immacolata Aulisa, docente di Storia del Cristianesimo Antico all’università di Bari “Aldo Moro”. Seguiranno Francesca Morandini, del coordinamento Progetto per Italia Langobardorum, e Paolo Braconi, docente di Antichità romane e di Storia dell’Agricoltura e dell’Alimentazione all’università di Perugia (“A tavola con re Rotari. Cultura e alimentazione dei Longobardi come paradigma per l’integrazione tra popoli”);  e Paolo Giulierini, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli (“I Longobardi al Mann”). Chiude la sezione la tavola rotonda “Popoli migranti ieri e oggi. Integrazioni possibili” con Stefano Balloch, presidente Italia Langobardorum, sindaco di Cividale del Friuli; Massimo Cacciari, filosofo, politico e accademico; Lucio Caracciolo, direttore Limes Rivista Italiana di Geopolitica; Tommaso Cerno, già condirettore de La Repubblica. Coordina Piero Pruneti, direttore Archeologia Viva e TourismA. Ma sabato da non perdere anche l’approfondimento “Sulla strada degli etruschi” (14-18.30), project work “Tra Archeologia Arte Cultura” a cura di Agostino De Angelis, attore e regista teatrale, con Simona Rafanelli, direttore museo di Vetulonia (“I principi etruschi di Caere e Vetulonia al centro del Mediterraneo”); Lorenzo Guzzardi, direttore Polo Regionale di Siracusa per i siti culturali (“Siracusa, Caere e il mondo tirrenico”); Flavio Enei, direttore museo civico del Mare e della Navigazione antica di Santa Marinella (“Gli Etruschi del mare: archeologia subacquea a Pyrgi nel porto dell’antica Cerveteri”); Marcello Tagliente, archeologo (“Incontro con il poeta-archeologo: voci e storie del Mediterraneo, in ricordo di Khaled Al-Asaad”); Lisa Turroni, responsabile didattica Museo interreligioso di Bertinoro (“Fratelli di sangue, fratelli di spirito”); Enzo Dall’Ara, geografo, critico e storico dell’arte (“Lo spazio geofisico, fondamento primario per lo sviluppo degli insediamenti antropici”); Lorenza Altamore, artista Progetto artistico-culturale (“Incontro con gli Etruschi”); Valerio Faccini, fotografo di scena (“Fotografare le rappresentazioni teatrali nei luoghi storico-archeologici”); Desirée Arlotta, presidente associazione culturale ArchéoTheatron di Cerveteri (“Sulla Strada degli Etruschi: un progetto”); Marco Scuotto, presidente associazione culturale Extramoenia di Siracusa (“Raccontare il sito archeologico attraverso la macchina da presa”). E per gli appassionati di preistoria da non perdere “Storie profonde. Le caverne tra scienza e turismo” (14.30-18) a cura dell’istituto italiano di Preistoria e Protostoria con introduzione di Roberto Maggi già soprintendenza Archeologia della Liguria. E quasi in contemporanea (16-18.30) c’è “Archeologia in Oriente. Il contributo degli archeologi italiani: dalla tutela del patrimonio culturale al turismo consapevole” a cura dell’Associazione Nazionale Archeologi.

Il prof. Fabio Martini, archeologo preistorico dell’università di Firenze

Il prof. Carlo Peretto dell’università di Ferrara

Terza giornata di incontri domenica 18 febbraio 2018.  Al mattino “Archeologia e itinerari giudaici” (10-13). Project work “Testimonianze ebraiche e paesaggio nella cuspide orientale della Sicilia in periodo romano e tardoantico” a cura di Archeoclub d’Italia sede di Noto (Sr). Al pomeriggio “Chi siamo? da dove veniamo? Pagine della più antica storia dell’uomo” (13.45-18) a cura di Fabio Martini dell’università di Firenze. Interverranno Nicoletta Volante, università di Siena (“Preistoria e archeologia sperimentale”); Olga Rickards, Cristina Martinez Labarga università di Roma Tor Vergata, Gabriele Scorrano university of Copenaghen (“Il menù dei paleolitici: ricerche sulla paleo dieta”); Pier Francesco Fabbri università del Salento, Domenico Lo Vetro università di Firenze (“Luoghi della memoria: le evidenze funerarie come indicatori biologici e culturali”); Fabio Macciardi California University – Irvine, Fabio Martini università di Firenze (“Preistoria e neuroscienze”); Marta Arzarello università di Ferrara (“Homo faber e la prima tecnologia ovvero quando l’uomo ha cominciato a modificare la materia”); Federica Fontana, Ursula Thun Hohenstein università di Ferrara (“The day after: cambiamenti climatici e nuove strategie comportamentali dopo l’ultima glaciazione”); Carlo Peretto, università di Ferrara (“Perché si studia la Preistoria?”).

Gli spettacolari mosaici della “Domus dei tappeti di pietra” a Ravanna: le è stato assegnato il Premio “Riccardo Francovich” – V edizione

L’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi

Daniele Morandi Bonacossi a Tourisma 2016 (foto Valerio Ricciardi)

Venerdì e sabato pomeriggio, e domenica tutto il giorno, l’auditorium del centro congressi ospita i lavori del 14° incontro nazionale di Archeologia Viva a cura di Piero Pruneti. Venerdì sul palco saliranno, tra gli altri, Andrea Carandini, presidente Fai (“I miei primi ottant’anni! Bilancio di un archeologo”); Franco Marzatico, soprintendente della Provincia di Trento (“Tre metri sopra l’acqua… Palafitte mito e realtà: il Parco archeologico di Fiavè”); Valerio Massimo Manfredi, archeologo e scrittore (“Il fascino della rovina (abbandonata o restaurata?): il caso del Tempio G di Selinunte”). Invece la soprintendenza Capitolina venerdì parla di “Winckelmann a trecento anni dalla nascita”, mentre sabato di “Traiano a 1900 anni dalla morte dell’imperatore”. Sabato dopo Luciano Canfora, professore emerito Filologia greca e latina all’università di Bari (“Cleofonte deve morire. Teatro e politica in Aristofane”); Vittorio Sgarbi, assessore Beni Culturali – Regione Siciliana (“La bellezza contro la mafia”) e Giuliano Volpe, presidente Consiglio superiore Beni culturali (“Risorgere dalla cenere: la villa tardoantica di Faragola (Ascoli Satriano). Dopo l’incendio, la ricostruzione”), cerimonia di consegna del Premio “Riccardo Francovich” – V edizione, attribuito dalla SAMI – Società Archeologi Medievisti Italiani alla Domus dei Tappeti di Pietra (Ravenna) e al museo provinciale di Campobasso – Sezione Medievale. Giornata clou domenica. Al mattino, Francesco Tiboni, archeologo navale (“Il cavallo di Troia: un inganno venuto dal mare”); Mario Torelli, premio Balzan per l’Archeologia classica (“Alla scoperta di Nuceria: storia di una città fra gli antichi popoli della Campania”); Paolo Giulierini, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli, e Massimo Osanna, direttore generale Parco Archeologico di Pompei (“Etruschi in Campania: una vicenda straordinaria e le ragioni di una mostra”); Brando Quilici, regista (“Ramses III: la ricerca di Zahi Hawass sull’“Harem Cospiracy” e un omicidio di 3000 anni fa. Postille ai margini di un film”). Nel pomeriggio, Lucrezia Ungaro, responsabile museo Fori Imperiali – Mercati di Traiano, sovrintendenza Capitolina (“Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa: perché Traiano, perché l’Europa?”); Giulio Magli, archeoastronomo, direttore Dipartimento di Matematica al Politecnico di Milano (“L’archeoastronomia non è un’opinione. Piramidi e stelle: verità e bufale galattiche da Palenque a Giza”); Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia e Storia dell’arte del Vicino Oriente antico all’università di Udine, e Antonio Zanardi Landi, presidente Fondazione Aquileia (“Giona da Mossul ad Aquileia. Storia di un mito e di un dramma contemporaneo”).

Al via gli incontri del Gabo “…comunicare l’archeologia…”, un viaggio alla scoperta di etruschi, goti, bizantini, longobardi, veneti antichi, celti, romani, popoli mediterranei dell’età del Bronzo e abitatori delle terramara

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Approfondimenti ed escursioni collegate: è un programma molto articolato quello proposto dal gruppo Archeologico bolognese nel ciclo di conferenze del primo semestre 2018 “…comunicare l’archeologia…”: da febbraio a giugno 2018 sarà un appassionante viaggio alla scoperta di etruschi, goti, bizantini, longobardi, veneti antichi, celti, romani, e ancora: dai popoli mediterranei dell’età del Bronzo agli abitatori delle terramara. Il Gabo aderisce ai Gruppi Archeologici d’Italia, in collaborazione con i quali sono promosse campagne di ricerca, scavi e ricognizioni d’interesse nazionale, alle quali è dedicata soprattutto la stagione estiva, in collaborazione con le competenti soprintendenze Archeologiche. Il Gruppo Archeologico Bolognese collabora inoltre con il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, il museo “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena e il museo della Civiltà Villanoviana (MUV) di Castenaso. La sede di quasi tutti gli incontri, che si tengono al martedì alle 21, è quella tradizionale: il centro sociale “G. Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna.

Frammento di ceramica a figure rosse conservato al museo Archeologico nazionale di Adria

Il fascino di Persepoli, la capitale achemenide voluta dal re Dario

Il ciclo di conferenze del Gabo inizia martedì 20 febbraio 2018, alle 21, al “Costa”. La prima parte della serata sarà dedicata a presentare l’attività sociale febbraio-giugno 2018. Quindi Silvia Romagnoli, archeologa specializzata in Etruscologia e Travel Designer, con “Un giorno ad Adria. Vita quotidiana in un emporio etrusco nel Delta del Po”  ci porta a conoscere l’importante città portuale fin dalle origini, collocata lungo un ramo – oggi estinto – del Po. Prima emporio etrusco, quindi scalo fluviale commerciale greco nel V a.C., poi sostituito nel IV secolo a.C. dall’emporio etrusco di Spina. Adria divenne successivamente colonia dei Greci di Siracusa, quindi centro dei Galli e infine insediamento romano nel III secolo a.C. I più importanti reperti provenienti dalla città di Adria sono conservati al museo Archeologico nazionale di Adria: e il Gabo ha già programmato la gita ad Adria e al museo Archeologico nazionale per sabato 24 febbraio 2018, con la stessa Silvia Romagnoli e l’archeologa Maria Longhena: numerosissimi i frammenti di ceramica attica a figure nere e rosse esposti insieme ai vasellami di bronzo etruschi, riferibili principalmente al VI e V sec. a.C. quando il porto conobbe il suo periodo di massimo splendore. Dell’età ellenistica è invece la cosiddetta “Tomba della Biga”, una straordinaria sepoltura di tre cavalli con i resti metallici di un carro a due ruote. Per quanto riguarda l’epoca romana, i vetri di ottima qualità sono l’indizio della prosperità del luogo. Il ciclo continua martedì 27 febbraio 2018, sempre alle 21 al “Costa”, con un altro viaggio “in Iran”: Claudio Busi, cultore di storia documentarista e viaggiatore, il suo diario di viaggio in Iran arricchito con un filmato.

Il prezioso “missorium” d’argento rinvenuto a Cesena, un piatto di uso simbolico-celebrativo

La cosiddetta Dea di Caldevigo, bronzetto votivo al museo di Este

Il viaggio alla conoscenza dei popoli antichi riprende martedì 6 marzo 2018, sempre alle 21 al “Costa”, con Cinzia Cavallari, archeologa della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna, che introduce la mostra “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia”, al museo civico Medievale di Bologna, dal 17 febbraio al 17 giugno 2018:  un viaggio nel tempo di quasi un Millennio che racconta le trasformazioni delle città e del territorio e l’affermarsi dei nuovi ceti dirigenti goti, bizantini e longobardi: castelli, monasteri, edifici di culto e Comuni, i nuovi centri di potere, hanno scritto la storia dell’intera regione dal IV-V secolo agli inizi del XIV (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/01/27/a-bologna-medioevo-svelato-storie-dellemilia-romagna-attraverso-larcheologia-grazie-alle-scoperte-archeologiche-degli-ultimi-40-anni-una-mostra-al-museo-civico-m/). Anche in questo caso è prevista una visiyta guidata alla mostra in data ancora da definire. La settimana successiva, martedì 13 marzo 2018, si fa la conoscenza dei veneti antichi. L’archeologa Maria Longhena parlerà de “La civiltà atestina: genti e culture del Veneto antico”. All’incontro segue sabato 17 marzo 2018 la gita a Este con visita guidata al museo nazionale Atestino a cura di Maria Longhena e Silvia Romagnoli. Il museo nazionale Atestino illustra la civiltà dei Veneti antichi, che ha caratterizzato lo sviluppo sociale e culturale locale nel corso del I millennio a.C., in dinamico rapporto con il mondo etrusco, celtico e romano. Fin dal 1876 sono emerse a Este le più consistenti testimonianze di questa civiltà, oggi esposte nelle 11 sale del museo: descrivono la vita quotidiana, le manifestazioni artistiche, quelle della religiosità e dei rituali funerari, per ricostruire la società e sottolineare analogie e differenze con l’attualità.

Il logo del progetto “2200 anni lungo la via Emilia”

La prima pagina del New York Times del febbraio 1922 con la notizia della scoperta della tomba di Tutankhamon

Sono viaggi diversi quelli proposti dagli ultimi tre incontri di marzo, per il primo dei quali si cambiano giorno, orario e sede. L’appuntamento è infatti domenica 18 marzo 2018, alle 16.30, al museo della Civiltà Villanoviana in via B.Tosarelli 191 a Castenaso (Bo), per “Le interviste impossibili” con Umberto Eco che intervista Muzio Scevola, testo di Umberto Eco. Marco Mengoli, archeologo e docente di italiano e storia alle scuole superiori, nella parte dell’intervistatore; Michele Gambetti nella parte di Muzio Scevola, protagonista di una nota leggenda romana dalla quale deriva il modo di dire “Mettere la mano sul fuoco riguardo a qualche cosa”, per indicare di essere sicuri su un determinato fatto o espressione: il suo gesto estremo. Introduce l’intervista Paola Poli, archeologa e curatrice del museo della Civiltà Villanoviana (MUV) di Castenaso. Martedì 20 marzo 2018, si torna al “Costa” alle 21,  per una passeggiata virtuale lungo la strada consolare che ha dato il nome a un’intera regione: “La via Emilia tra storia ufficiale e memoria privata” illustrata da Erika Vecchietti, archeologa specializzata in Archeologia Romana, che preparerà la visita di aprile alle mostre del progetto “2200 anni lungo la via Emilia”. L’ultimo incontro del mese, martedì 27 marzo 2018, alle 21 al “Costa”, con Graziano Tavan, giornalista e curatore dell’archeoblog “Archeologiavocidalpassato”, si affronta il rapporto tra archeologia e comunicazione: “Ricerca e divulgazione: archeologia sui giornali tra Tutankhamon e Indiana Jones”, excursus su come è cambiato nei secoli il concetto di archeologia, per passare poi all’archeologia come disciplina e come ricerca sul campo, fino a quando uscendo dagli ambienti accademici l’archeologia diventa divulgazione per raggiungere il grande pubblico attraverso la comunicazione sui giornali, non solo in Italia.

Il manifesto della mostra “Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità” al Foro Boario di Modena dal 25 novembre 2017 all’8 aprile 2018

La locandina della mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017” a Reggio Emilia

Il programma del mese di aprile apre sabato 7 con la gita a Modena e Reggio Emilia con Erika Vecchietti per le mostre sulla via Emilia. Al foro Boario di Modena la mostra “Mutina Splendidissima”, dove i reperti e le opere d’arte, accostati a preziose testimonianze provenienti da numerosi musei italiani, affiancano le ricostruzioni virtuali dei principali monumenti di Mutina (le mura, il foro, l’anfiteatro, le terme, una domus) che fanno da contrappunto alla descrizione delle città dal periodo precedente la sua fondazione, avvenuta nel 183 a.C., alla decadenza verificatasi nella tarda età imperiale (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/11/24/mutina-splendidissima-la-citta-romana-e-la-sua-eredita-apre-a-modena-la-mostra-clou-per-i-2200-anni-della-fondazione-della-colonia-romana-sulla-via-emilia-che-racconta-le-origini/). Al Palazzo dei musei di Reggio Emilia c’è invece la mostra “On the road”, un percorso virtuale che ci permette di conoscere i segreti della via Emilia, la sua costruzione, le sue strutture, i suoi servizi, ma anche le città sorte lungo il suo tracciato e le popolazioni che le abitavano (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/01/14/on-the-road-la-mostra-di-reggio-emilia-propone-una-riflessione-sulla-storia-della-via-emilia-e-sul-suo-fondatore-sul-significato-della-strada-nella-contemporaneita-in-un-itinerari/). Gli incontri riprendono martedì 10 aprile 2018, alle 21 al “Costa”, con “Nuove testimonianze archeologiche dalla città romana di Claterna”: Renata Curina, archeologa della soprintendenza di Bologna, Maurizio Molinari, archeologo dell’associazione “Civitas Claterna”, e Claudio Negrelli, archeologo responsabile scientifico dell’associazione “Civitas Claterna”, illustreranno i risultati della campagna di scavo 2017 che ha inaugurato un nuovo progetto triennale di ricerca focalizzato su due precisi settori dell’antica città di Claterna: la già nota Casa del Fabbro,  dove sono stati scoperti nuovi ambienti (un piccolo impianto termale e altri vani con pozzi e cucina) e l’area centrale destinata in antico agli edifici pubblici, che ha rivelato le imponenti strutture del teatro e di un secondo edificio dell’area pubblica (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/11/02/claterna-fu-promossa-da-m-vipsanio-agrippa-il-genero-di-augusto-i-risultati-della-campagna-di-scavo-2017-potrebbero-cambiare-la-datazione-della-citta-romana-sulla-via-emilia-tra-bologna-e-imola-sc/). Il martedì successivo, 17 aprile, alle 21 al “Costa”, Maurizio Cattani, dell’università di Bologna, affronta il tema “Isole di Storia. Esplorare il Mediterraneo nell’età del Bronzo”.

La terramara di Pragatto in provincia di Bologna

Si riprende martedì 8 maggio 2018, alle 21 al “Costa”, con Monica Miari, archeologa della soprintendenza di Bologna, che ci porta nel mondo delle terramara, tipo di insediamento apparso nella pianura padana a sud del Po durante l’Età del Bronzo, attorno al 1550 a.C.: si tratta di un villaggio di capanne costruite su un impalcato ligneo cinto da un argine e da un fossato. La denominazione viene dalla “terramarna” raccolta sui bassi rilievi emergenti della pianura e anticamente usata per concimare i campi. La conferenza illustra i “Nuovi dati dagli scavi della terramara di Pragatto”, la più importante e ricca terramara della provincia di Bologna, scoperta nel 1879 dall’archeologo Antonio Zannoni. Gli incontri chiudono martedì 15 maggio 2018, alle 21 al “Costa”: “Viaggio in Etruria con George Dennis: Vulci ”. Letture e commenti da “Cities and cemeteries of Etruria” di George Dennis e proiezione del documentario “Vulci” di Alan Badel a cura di Silvia Romagnoli. Ma il Gabo riserva un appuntamento anche in giugno: dal 5 al 10 giugno 2018, viaggio in Provenza sulle tracce delle vestigia romane e visita alla replica della famosa Grotta di Chauvet.

A quasi 3mila metri di quota, per l’avvio del Lagazuoi Expo, sopra Cortina d’Ampezzo, con panorama mozzafiato sulle Dolomiti, apre la mostra “ÖTZI & VALMO – Quando gli uomini incontrarono le Alpi”: il racconto dei 2700 anni che separano l’Uomo di Mondeval dall’Uomo venuto dal ghiaccio, con i cambiamenti climatici che hanno permesso la colonizzazione delle Alpi e condizionato lo stile di vita dell’uomo

L’Expo Lagazuoi con l’eccezionale panorama sulle Dolomiti (foto Manaz Productions)

La locandina della mostra “ÖTZI & VALMO – Quando gli uomini incontrarono le Alpi” al Lagazuoi Expo

Oetzi visse 5300 anni fa in val Senales, Valmo 8000 anni fa vicino al passo Giau: la magia delle Dolomiti li farà incontrare virtualmente in una location eccezionale, la nuova galleria Lagazuoi EXPO Dolomiti, a 2778 metri di quota, quattro sale su tre piani, lobby, coffee e terrace bar, senza barriere architettoniche sia per l’accesso alla funivia al passo Falzarego che nell’edificio posto sulla vetta del monte Lagazuoi a Cortina d’Ampezzo, accanto allo storico e omonimo rifugio, con un panorama mozzafiato sulle Dolomiti Patrimonio UNESCO. Ospiterà mostre temporanee dedicate alla fotografia, all’arte del passato e a quella contemporanea, alla storia e alla preistoria del territorio. L’inaugurazione ufficiale della straordinaria galleria è prevista per il 2 febbraio 2018. Ma già dal 10 gennaio 2018 apre le sue porte al pubblico per la prima mostra temporanea, “ÖTZI & VALMO – Quando gli uomini incontrarono le Alpi”: fino al 2 aprile 2018 si potranno ammirare i ritrovamenti più rilevanti dei primi abitanti delle Alpi, l’uomo di Similaun e l’uomo di Mondeval, per la prima volta insieme, a raccontarci la vita dell’uomo preistorico in alta quota dopo l’ultima grande glaciazione. La mostra è stata realizzata in collaborazione con il museo Vittorino Cazzetta di Selva di Cadore (BL), l’associazione Tramedistoria, l’università di Ferrara, il Neanderthal Museum di Mettmann (Germania), GEO, il museo Archeologico di Bolzano, l’associazione Amici del Museo della Val Fiorentina.

Ötzi nella ricostruzione di Kellis del museo Archeologico dell’Alto Adige (Bolzano)

Dettaglio della mano ferita di Ötzi, noto anche come mummia del Similaun

Ascia in rame usata da Ötzi

L’Uomo venuto dal ghiaccio (Uomo del Similaun, Ötzi), con gli oggetti che lo accompagnano costituisce il nucleo centrale del museo Archeologico dell’Alto Adige (Bolzano) dove modelli, ricostruzioni, immagini stereoscopiche, video e stazioni multimediali interattive permettono di dare uno sguardo al più remoto passato del versante meridionale della catena alpina, con ricchezza di informazioni e al tempo stesso in modo gradevole.  “Cinquemila anni fa”, spiegano gli esperti del museo altoatesino, “un uomo si avventurò sulle gelide alture dei ghiacciai della Val Senales, dove morì. Nel 19 settembre 1991 venne scoperto per caso, insieme ai suoi abiti e al suo equipaggiamento, mummificato, congelato, un evento sensazionale per l’archeologia e un’istantanea eccezionale, che colse una persona dell’età del rame in viaggio in alta quota”. La notizia del ritrovamento di un cadavere mummificato nelle alte quote della Val Senales varcò i confini locali e nazionali per diffondersi in tutto il mondo. “La persona riemersa da un sonno glaciale di 5300 anni”, continuano gli esperti, “fu subito soprannominata con simpatia Ötzi, dal nome della valle che confina con il luogo del suo ritrovamento, pesava 15 chilogrammi, era alta 1 metro e 60 cm. Accanto a lui si trovarono resti delle sue scarpe, del mantello, della faretra, dei suoi calzoni e, fra l’altro, la straordinaria ascia, lavorata prima a colata e poi saldata, oggetto che per primo, forse, permise una vaga datazione dell’illustre antenato”.

Valmo: la ricostruzione dell’Uomo di Mondeval proposta per la mostra

Calco dello scheletro dell’Uomo di Mondeval

Quattro anni prima, nel 1987, sull’altopiano di Mondeval de Sora, che si trova a monte dell’abitato di Selva di Cadore a quota 2150 metri, fu scoperta una sepoltura mesolitica. L’iniziale segnalazione da parte di Vittorino Cazzetta permise a una equipe di ricercatori di ritrovare lo scheletro di un cacciatore mesolitico vissuto 7500 anni fa. Anche questa scoperta fu di portata mondiale, sia per il fatto che lo scheletro e il ricco corredo funebre erano in uno stato di ottima conservazione ma anche perché fino a quel tempo non si era a conoscenza che i cacciatori mesolitici frequentassero l’alta montagna. Il masso erratico dove è stata ritrovata la sepoltura presumibilmente fungeva da capanno e riparo per i periodi di caccia. Oggi lo scheletro dell’Uomo di Mondeval e l’intero corredo assieme ad altre informazioni sulla vita di questo nostro antico antenato sono visibili al museo Vittorino Cazzetta a Selva di Cadore.

Ricostruzione della sepoltura di Valmo, l’Uomo di Mondeval

Ricostruzione della capanna di Mondeval

Questi due eccezionali frequentatori del comprensorio dolomitico li ritroviamo dunque virtualmente insieme al Lagazuoi EXPO Dolomiti, un nuovissimo centro espositivo e congressuale unico, annesso alla stazione a monte della funivia Lagazuoi a 2732 m di altitudine, dove si arriva in 3 minuti partendo dalla stazione di passo Falzarego. La mostra “ÖTZI & VALMO – Quando gli uomini incontrarono le Alpi” ripercorre come un trailer i 2700 anni che separano questi due uomini, Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio (Iceman), vissuto 5300 anni fa in val Senales a 85 km in linea d’aria dal Lagazuoi, e Valmo, l’Uomo di Mondeval, vissuto 8000 anni fa vicino al passo Giau, a 2150 metri di quota e a 8 km in linea d’aria dal Lagazuoi, e illustra i cambiamenti climatici che hanno permesso la colonizzazione delle Alpi e condizionato il loro stile di vita. Per fabbricare i propri utensili Valmo usava la selce e Ötzi anche il rame. Valmo e Ötzi dovevano affrontare il freddo della montagna, procurarsi il cibo e difendere il loro gruppo. La mostra illustra, con repliche e calchi, come abbiano perfezionato le tecniche e le conoscenze fondamentali per vivere in alta quota, un bagaglio di esperienze conosciute da Valmo e trasmesse a Ötzi lungo le 80 generazioni che li separano.

Parte da Trento il progetto “Cavo, cavi, cava… caves: spazi oscuri da riempire di sapere” a cura della Fondazione museo civico di Rovereto e della Sat: fessure, voragini, abissi, buchi, grotte, caverne, anfratti, depressioni, fori, incavi, lacune, crateri, pori, orifizi, gole, intercapedini, fenditure, inghiottitoi, ripari, nicchie, forre, crateri… attraverso le fonti storiche, archeologiche e naturalistiche, senza trascurare arte, letteratura, mito e leggenda

Esplorazioni della Società degli Alpinisti Tridentini tra i monti Cimone e Caviojo tra Veneto e Trentino

Chi, almeno da bambino, non è stato intimorito ma allo stesso tempo incuriosito dagli spazi bui e tenebrosi? Irraggiungibili buchi neri, inghiottitoi, trappole, pozzi, grotte come ambienti protetti per l’evoluzione di organismi bizzarri, e ripari sotto roccia che hanno offerto rifugio all’uomo e agli animali in ogni tempo. Fessure, voragini, abissi, buchi, grotte, caverne, anfratti, depressioni, fori, incavi, lacune, crateri, pori, orifizi, gole, intercapedini,fenditure, inghiottitoi, ripari, nicchie, forre, crateri… grandi o piccoli che siano. Dal macroscopico al microscopico, dall’artificiale al naturale, dal sotterraneo all’extraterrestre, un mondo nascosto e poco conosciuto che serba un tesoro tutto da scoprire. Ecco il progetto “Cavo, cavi, cava…caves: spazi oscuri da riempire di sapere”, a cura di Fondazione Museo Civico di Rovereto e Società degli Alpinisti Tridentini, col sostegno di Fondazione Caritro. Fmcr e Sat hanno deciso di mettere in campo le competenze dei loro esperti e di studiosi di fama per una serie di eventi che esplorano tutti gli aspetti di una tematica affascinante. Una tematica che se trattata con il rigore della scienza e la documentazione delle fonti storiche, archeologiche e naturalistiche, senza trascurare arte, letteratura, mito e leggenda, può diventare un argomento di grande interesse per un pubblico di qualsiasi età e livello di preparazione: dal “turista per caso” allo studioso appassionato di buchi neri. Dall’evento inaugurale del 24 novembre 2017 a Trento fino all’evento finale a dicembre 2018, che avrà luogo a Rovereto, oltre 50 eventi, suddivisi in sessioni bimestrali che coinvolgono le diverse aree del territorio con la collaborazione delle Biblioteche provinciali di Arco, Cles, Fiera di Primiero, Pergine e Valle delle Giudicarie esteriori. Attraverso conferenze, proiezioni, mostre, concorsi fotografici, concerti, spettacoli, si alimenta e si soddisfa la curiosità verso l’ignoto e il diverso mettendo in luce l’importanza di questi ambienti da vari punti di vista: naturalistico, storico-archeologico, artistico. “Preziosissime le collaborazioni con numerose associazioni del territorio”, spiegano i promotori. “Scopo di questa iniziativa poliedrica è quello di accrescere la conoscenza della cultura e della natura del Trentino attraverso una tematica fuori dagli, schemi classici, vivace e polimorfa capace di solleticare l’interesse di un vasto pubblico”.

Lo straordinario scenario della Grotta dei Cristalli in Messico esplorata dagli speleologi de La Venta di Treviso

A Trento la mostra “Cavo, cava…. caves”

La prima sessione si svolge a Trento. Appuntamento venerdì 24 novembre 2017 alle 18 nella sede della Sat, in via Manci a Trento, quando sarà inaugurata la mostra “Cavo, Cava… Caves” che si propone di alimentare e soddisfare la curiosità verso l’ignoto e il diverso mettendo in luce l’importanza di questi ambienti, descritti con il rigore della scienza e la documentazione delle fonti storiche, archeologiche e naturalistiche, senza trascurare arte, letteratura, mito e leggenda. Segue alle 20.30, nella sede di Caritro, in via Garibaldi a Trento, l’evento inaugurale: presentazione del progetto “Cavo, cavi, cava…caves. Spazi oscuri da riempire di sapere” e del calendario delle attività. Intervengono Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto, e Claudio Bassetti, presidente della SAT, che nel corso della serata lanceranno il concorso fotografico e presenteranno il gruppo di lavoro (Fondazione MCR e SAT) e dei rappresentanti delle altre realtà partecipanti. Segue la proiezione del film, in collaborazione con l’associazione La Venta, “La Grotta dei Cristalli, la scoperta del tesoro di Naica”. Nel gennaio 2006 il team dell’associazione culturale esplorazioni geografiche “La Venta” di Treviso insieme a “Speleoresearch & Films” ha iniziato una campagna di esplorazioni triennale per documentare la più grande meraviglia sotterranea della Terra nelle profondità della miniera di Naica nello Stato di Chihuahua, in Messico. Una vera e propria avventura alla scoperta di un fantastico scrigno del tesoro che, a 300 metri di profondità, racchiude una quantità impressionante di giganteschi cristalli di purissimo gesso, i più grandi mai visti. Il tutto è conservato in un ambiente lunare, a una temperatura di circa 48° C e in un’atmosfera satura di umidità che gli argonauti de “La Venta” affrontano con speciali tute e respiratori che consentono un’autentica immersione nell’incredibile e luccicante foresta sotterranea dei Cristalli. “Sembra di entrare in un forno”, racconta Antonio De Vido, speleologo de La Venta. “Quel che ti accoglie è un muro di caldo e umido, inimmaginabile, che si incolla alla pelle. Entri forzando contro la tentazione di tornare indietro, mentre il corpo suda alla disperata ricerca di refrigerio. Attraversi foreste di cristalli, come fossero alberi inclinati e abbattuti su cui passare leggero. Bianchi e traslucidi paiono concrezioni di ghiaccio. La vista ti mozza il fiato, coadiuvata dall’aria bollente che sei costretto a far entrare nei polmoni. Sei dentro a un gigantesco geode, ma devi fare in fretta. L’ambiente ti concede solo pochi minuti, non puoi permetterti di indugiare a lungo…”.

Le magiche atmosfere delle grotte di Castel Tesino

Ricco il calendario degli appuntamenti previsti a Trento per la prima sessione del progetto “Cavo, cavi, cava… caves”. Allo Spazio Alpino Sat di Trento, si terranno gli incontri. Venerdì 1° dicembre 2017, “Antri, ripari e caverne del Trentino fra archeologia e leggenda” con Maurizio Battisti. Giovedì 7 dicembre  2017, proiezione cinematografica del film “Il regno dagli occhi chiusi” sulle ricerche del 1952 nella Grotta di Castel Tesino. Introduzione di Stefano Marconi. Giovedì 14 dicembre 2017, “La grotta nell’arte” con Paola Pizzamano. Venerdì 12 gennaio 2018, “Storia della speleologia trentina” con Marco Ischia. Venerdì 19 gennaio 2018, “Speleologia: il mondo delle grotte e la storia che racconta” con Mauro Zambotto. Venerdì 26 gennaio 2018, “L’esplorazione speleologica in età moderna” con Francesco Luzzini. In programma anche alcune scite sul campo: il 25 novembre 2017 a Lamar e alla grotta Abisso di Lamar a cura del gruppo grotte Vigolo Vattaro e Commissione Speleologica SAT; il 13 gennaio 2018 a el Bus de la Spia a Sporminore a cura del Gruppo grotte Vigolo Vattaro e Commissione Speleologica SAT.

Imagines, obiettivo sul passato: la XV rassegna del documentario archeologico promossa dal Gabo propone un viaggio dall’arte paleolitica all’architettura templare della Magna Grecia, dai grandi restauri ai misteri degli Etruschi fino alla magia di Petra, dall’esploratore Luigi Fantini all’archeologo Amedeo Maiuri, con un occhio alla Sicilia antica meno nota

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Dall’arte paleolitica all’architettura templare della Magna Grecia, dai grandi restauri ai misteri degli Etruschi fino alla magia di Petra, dall’esploratore Luigi Fantini all’archeologo Amedeo Maiuri, con un occhio alla Sicilia antica meno nota: è ricco il programma offerto da “Imagines: obiettivo sul passato”, la rassegna del documentario archeologico, giunta alla 15ma edizione, promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese e dal Museo della Preistoria “Luigi Donini”, in calendario il 10-11-12 novembre 2017 alla mediateca comunale di San Lazzaro di Savena (Bo) con ingresso libero. “Imagines è un’iniziativa del Gruppo Archeologico Bolognese, patrocinata da Comune di Bologna- Comune di San Lazzaro”, spiega Giuseppe Mantovani, curatore della rassegna. “Nata nel 2003, Imagines è una rassegna voluta per creare un’occasione in cui i soci del gruppo ed il pubblico bolognese appassionato di Archeologia e Storia potessero trovarsi per godere della proiezione di documentari e filmati introdotti da esperti del settore, autori, registi o archeologi. Decine, finora, sono state le proiezioni effettuate e gli ospiti intervenuti”. Come da tradizione, anche quest’anno, al termine di ogni giornata di Imagines, sarà estratto fra i presenti un abbonamento annuale alla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore). In più, domenica 12 sarà estratta la partecipazione gratuita a un viaggio di un giorno organizzato dal Gruppo Archeologico Bolognese.

Il film “Cave of forgotten dreams” di Werner Herzog sull’arte della grotta di Chauvet

Il programma. Venerdì 10 novembre 2017, la rassegna apre alle 15.30, con i saluti di Gabriele Nenzioni, direttore del museo della Preistoria “L. Donini” di San Lazzaro (Bologna), e di Giuseppe Mantovani, vicedirettore del Gabo e curatore di Imagines. Il primo film in programma, introdotto da Gabriele Nenzioni, è “Cave of forgotten dreams” di Werner Herzog (90’). La grotta di Chauvet è una delle scoperte più sensazionali della fine del secolo scorso. Pitture parietali di 35mila anni fa di una modernità straordinaria e di una bellezza unica. Per salvaguardarla dal deterioramento provocato dai visitatori, fin dall’inizio ne è stato impedito l’accesso se non in casi eccezionali come per le riprese di questo documentario. Per rendere fruibile questo capolavoro dell’arte preistorica è stata fatta una replica esatta della grotta con le più moderne tecnologie. Dopo l’intervallo, il film “Il tempio dei giganti – L’Olympieion di Akragas” (Edizioni TSM – www.edizionitsm.it). Una ricca città della Magna Grecia. Un tiranno ambizioso. Una vittoria incredibile contro il nemico più temuto. Un tempio di proporzioni colossali. Questi sono gli ingredienti di un appassionante racconto capace di coniugare divulgazione scientifica e piacere delle narrazione. Grazie alle tecniche dell’animazione 2D e 3D il film restituisce vita all’antica Agrigento.

“La musica perduta degli Etruschi”: particolare della tomba dei Leopardi a Tarquinia

Seconda giornata, sabato 11 novembre 2017. Due i film in programma nella prima parte. Si inizia alle 15.30. Alessandro Fichera, archeologo dell’università di Siena, introduce il film “Restaurare il cielo” di Tommaso Santi (50’), che racconta di un restauro epocale, quello della Basilica della Natività di Betlemme. È la storia di un gruppo di restauratori italiani che dal 2003 lavora al recupero e alla salvaguardia di un monumento patrimonio dell’Umanità. Quindi Simona Rafanelli, direttore del museo archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, illustra il film “La musica perduta degli Etruschi” di Riccardo Bicicchi (30’). Il documentario sintetizza le tappe principali della ricerca, assolutamente nuova e originale, condotta in parallelo nella musica e nell’archeologia dal musicista Stefano Cantini e dall’archeologa Simona Rafanelli, che ha conseguito come principale risultato quello di ridare voce a strumenti a fiato legati alla cultura etrusca, recuperando le note e le tonalità autentiche prodotte da questi strumenti 2600 anni orsono. Dopo l’intervallo, l’archeologa Silvia Romagnoli presenta il film “Petra, la città perduta di pietra” di Gary Glassman (52’). Archeologi , architetti e ingegneri idraulici uniti nello studio di come i Nabatei poterono sviluppare una civiltà così evoluta e costruire una fiorente città ricca di monumenti e fontane in un territorio estremamente difficile e povero di risorse idriche .

il film “Herculaneum. Diari del buio e della luce” di Marcellino de Baggis

Terza e ultima giornata, domenica 12 novembre 2017. Quattro i documentari in programma tra prima e seconda parte. Il primo, alle 15.30, “Luigi Fantini. Una vita per la ricerca” di Claudio Busi e Giuseppe Rivalta (30’) del Gruppo Speleologico Bolognese – Unione Speleologica Bolognese è illustrato dall’archeologa Laura Minarini del museo civico Archeologico di Bologna. Fantini è uno dei personaggi più importanti nel campo della speleologia e archeologia del territorio dell’Appennino Tosco-Emiliano. Instancabile esploratore di queste colline, a lui si devono alcune scoperte che hanno fatto luce sulla morfologia e sulla più antica frequentazione dell’area degli Appennini che definiva “un pezzo meraviglioso del Creato”. Segue il film “Il santuario sicano di Polizzello” di Gaspare Mannoia (30’). Una Sicilia inedita quella che Gaspare Mannoia descrive in questo filmato, una Sicilia sconosciuta ai turisti che di solito visitano le più conosciute meraviglie dell’isola al centro del Mediterraneo. Mannoia, con questo e con altri filmati, vuole divulgare la bellezza di siti meno noti ma non meno interessanti e suggestivi da un punto di vista archeologico, storico e paesaggistico. Dopo l’intervallo, il film “Himera, il tempio della Vittoria” di Davide Borra (11’). Il video racconta le vicende accadute nell’attuale area archeologica di Himera. Partendo dalla famosa battaglia di Himera, vinta contro I Cartaginesi nel 480 a.C., si giunge alle recenti campagne di scavo del 2008/11, in cui sono state portate alla luce le tombe dei “Diecimila cavalieri” che combatterono in quella battaglia, seppelliti insieme ai loro cavalli, fatto rarissimo nella storia dell’archeologia greca di Sicilia. Segue il film “Herculaneum. Diari del buio e della luce” di Marcellino de Baggis (50’) introdotto dall’archeologa classica Erika Vecchietti. Il documentario è il risultato di riprese effettuate nell’arco di un intero anno, impreziosite da materiale esclusivo proveniente dagli archivi fotografici della Soprintendenza, delle Teche RAI e dell’Istituto Luce. Interviste inedite e sconosciute ad Amedeo Maiuri, l’archeologo che ha portato alla luce la maggior parte della città antica, rendono questo filmato unico e originale.