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Firenze Archeofilm 2019 dedicato a Sebastiano Tusa, l’archeologo scomparso nel disastro aereo in Etiopia. Ecco l’ultima sua intervista, rilasciata da Tusa a TourismA. Il programma della prima giornata del festival

“Il mestiere dell’assessore, che non conoscevo, se fatto bene ti prende – direi – quasi anche la notte… per cui per me continuare a fare l’archeologo è stato molto difficile. Lo riesco a fare solo la sera, tardi, quando rientro a casa… Io continuo caparbiamente perché prima di tutto è una passione e poi perché ritengo sia importante continuare le ricerche già iniziate e soprattutto perché penso che non farò l’assessore a vita…”. Inizia così l’intervista – l’ultima intervista purtroppo prima della sua tragica morte in Etiopia – che l’archeologo Sebastiano Tusa, nella veste di assessore ai Beni culturali della Regione siciliana, ha rilasciato agli organizzatori di Tourisma 2019, dove – come avevamo scritto – il 23 febbraio 2019 era intervenuto in un confronto sul cosiddetto “ponte Morandi” di Agrigento (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2019/03/11/archeologia-in-lutto-nel-disastro-aereo-del-boing-737-precipitato-in-etiopia-e-morto-larcheologo-sebastiano-tusa-siciliano-doc-docente-di-paletnologia-e-archeologia-marina-ha-creato-la-so/). E ora, all’indomani del terribile schianto del Boing 737 dell’Ethiopian Airlines da Adis Abeba a Nairobi, precipitato sei minuti dopo il decollo, dove Tusa, con altri 156 passeggeri, ha trovato la morte, il direttore di Archeologia Viva, Piero Pruneti, non solo mette a disposizione di tutti (lo pubblichiamo anche noi con piacere), ma, di concerto con il direttore di Firenze Archeofilm Dario Di Blasi, ha deciso di dedicare proprio all’archeologo Sebastiano Tusa l’edizione 2019 di Firenze Archeofilm, il festival di Archeologia, Arte e Ambiente in programma al cinema La Compagnia di Firenze da mercoledì 13 a domenica 17 marzo 2019, oltre ottanta film provenienti da tutto il mondo, tra cui moltissime anteprime, che accompagneranno il pubblico a spasso nel tempo e tra i luoghi più remoti del pianeta (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2019/03/05/firenze-archeofilm-2019-ecco-il-programma-delle-cinque-giornate-di-proiezioni-con-una-sessantina-di-film-in-concorso-da-una-ventina-di-paesi-alla-fine-saranno-consegnati-tre-premi/).

Il manifesto della seconda edizione di Firenze Archeofilm, festival internazionale di archeologia arte ambiente

Cinque giorni di grandi film. Si potrà così entrare, per la prima volta dopo trent’anni dall’ultima missione, nella Piramide di Giza al seguito dell’equipe di archeologi che hanno scoperto una nuova camera segreta. Oppure, restando in Egitto, capire chi fu davvero il faraone bambino, Tutankhamon, tra miti, leggende e false maledizioni. Spazio anche alle realtà di casa nostra con un filmato che ripercorre le gesta del toscano Girolamo Segato, l’uomo che pietrificava i corpi, mentre si potrà assistere alle prime visite turistiche a Pompei negli anni sessanta attraverso filmati originali. Ci si potrà poi avvicinare alle civiltà più lontane da noi come quella delle antiche città di pietra ormai inghiottite dalla giungla in Tanzania, o, salire sulle vette dell’Himalaya dove sono state scoperte alcune mummie perfettamente conservate risalenti a 5000 anni fa. Creta e i resti del famoso labirinto del Minotauro, le imprese navali dei Vichinghi, la corsa contro il tempo degli archeologi nelle zone di guerra, la celebre Battaglia di Canne (in 3 D) e il mercato nero dei fossili di dinosauri in Mongolia solo alcuni degli altri argomenti proposti al pubblico. Sarà quest’ultimo che, in veste di giuria popolare, potrà votare i film in concorso attribuendo così il “Premio Firenze Archeofilm” alla pellicola più gradita.

La maschera funeraria di Tutankhamon: uno dei tesori trovati da Carter e Carnarvon nella tomba del giovane faraone

Prima giornata, mercoledì 13 marzo 2019. Si inizia con la Cina per sapere di più sulle straordinarie “ruote idrauliche” capaci fin dall’antichità di sfruttare la potenza del fiume Giallo per l’irrigazione dei campi. Un’arte perduta nel ventunesimo secolo, rinata oggi grazie ad un lontano discendente dell’inventore. Sarà poi la volta di Tutankhamon con un film che cerca di indagare su chi sia stato veramente questo personaggio: un fragile bambino o un signore della guerra? Spazio anche ai misteri di casa nostra dove, in una piccola chiesa delle Marche, gli archeologi stanno cercando di risalire alle ultime ore di vita di ben 18 mummie perfettamente conservate. Una sfida a bordo di alcuni kayak lungo le antiche rotte di navigazione nei Caraibi è oggetto invece della pellicola che documenta un progetto di archeologia sperimentale senza precedenti. E ancora il pubblico potrà conoscere l’Irlanda tra Neolitico e presente dove sull’orlo di vertiginose falesie incontriamo ancora oggi abitanti/custodi di questo paesaggio. Si resta al Nord col film che porta alla riscoperta della verità sui leggendari Vichinghi e il loro viaggio epico verso le Americhe. E ancora. “Creta e il Mito del labirinto”, il titolo del film che illustra la grande capacità del popolo minoico nella costruzione di edifici che hanno alimentato la leggenda. Prende le mosse da uno dei “gialli” più antichi il film che indaga sulla scomparsa dell’Uomo di Neanderthal improvvisamente 30.000 anni fa. Genocidio, epidemie, cambiamenti climatici? Il regista del film accompagna il pubblico attraverso una sorta d’indagine criminale nei laboratori forensi di tutto il mondo. Infine uno sguardo all’ambiente e alle criticità del nostro tempo con uni straordinario viaggio in Artico, al momento il luogo più fragile del pianeta a causa del riscaldamento globale.

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La donna al tempo dei faraoni: al museo Egizio di Torino visita guidata speciale nel giorno della Festa della donna, con ingresso gratuito a tutte le donne

La maschera funeraria di Merit conservata al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Una versione del logo del Museo Egizio

Statua della dea Sekhmet, conservata al museo Egizio di Torino

Dea, sposa, madre, regina, e talora anche faraone. Ma sempre donna. E nell’Antico Egitto, come scrive Edda Bresciani, “la donna godette di un grado di autonomia e di importanza sociale e giuridica superiore alla maggior parte dei popoli antichi. Sposata o no, essa deteneva il diritto di proprietà (che conservava durante il matrimonio), poteva essere soggetto giuridico e disporre liberamente dei propri beni. Ci furono donne che arrivarono a regnare e donne che furono divinizzate”. Venerdì 8 marzo 2019, nel giorno della Festa della Donna, il museo Egizio di Torino propone una visita guidata speciale, oltre che a garantire l’ingresso gratuito a tutte le donne che si presenteranno alla biglietteria del museo. Alle 16.10 parte la speciale visita guidata dal titolo “La donna al tempo dei faraoni”. La visita, prevista per un pubblico di adulti, permetterà di riscoprire la vita delle donne nell’antico Egitto: dalla quotidianità fino al ruolo ricoperto nei riti funerari, attraverso una dettagliata analisi dei corredi privati rinvenuti nelle tombe. Il percorso, di circa due ore, permetterà di apprezzare gli equilibri tra la sfera maschile e femminile nelle differenti situazioni di vita e terminerà al cospetto di una delle divinità femminili più note: la dea leonessa Sekhmet, simbolo di forza e potere, femminilità e maternità. La prenotazione è obbligatoria, telefonando al 011 4406903 o scrivendo a info@museitorino.it. Per partecipare, è richiesto un contributo di 7 euro, oltre al biglietto di ingresso (necessario solamente per gli uomini).

Giornata della donna: a Siderno conversazione su “Gli inganni della bellezza”, excursus su gusti, costumi e leggi del tempo sull’uso del trucco attraverso le testimonianze archeologiche del mondo femminile da Locri antica

Giornata della donna al teatro Nuovo di Siderno (Reggio Calabria)

Rossella Agostino, direttore del museo Archeologico nazionale di Locri

Il libro “Gli inganni della bellezza” di Rossella Agostino (Rubettino Editore)

“Gli inganni della bellezza” è il titolo della conversazione su una tematica suggestiva e di grande fascinazione che Rossella Agostino, direttore musei e parco archeologico statale di Locri, ricadenti nel Polo museale della Calabria, guidato da Antonella Cucciniello, terrà venerdì 8 marzo 2019, alle 17.30, a Siderno (Reggio Calabria), al cinema Teatro Nuovo. L’interessante proposta è parte integrante del progetto “8 Marzo Woman International day”, curato da Aristide Bava e Pasquale Giurleo, che apre il mattino alle 10 con l’inaugurazione di due mostre: quella fotografica di Santino Amedeo, “Il pane delle donne”, sobria narrazione sulla straordinaria dignità e bellezza del lavoro femminile; e quella di sculture lignee di Davide Mina, “Nascosti intendimenti…”, dove la figura femminile è colta “nella iconica narrazione dei sentimenti”. E si chiude alla sera alle 20, con “Donne di gusto”, apericena, spettacolo e musica by Mary Kitchen Supper Club; e due spettacoli: “Bianca”, performance teatrale di Marisa Femia e Anselmo Sorgiovanni con Fabio Mascagnino ospite; e “Zitta… cretina”, monologo teatrale con Giulia Palmisano per la regia di Bernardo Magliaccio Spina. La conversazione della Agostino, dedicata alle testimonianze archeologiche del mondo femminile da Locri antica e dal suo territorio, è un excursus millenario che narra dell’abilità degli artigiani orafi, creatori di monili o dei ceramisti che realizzarono contenitori dalle diverse forme per unguenti e profumi, offrendo l’occasione di riflettere sui gusti, sui costumi e sulle leggi del tempo, sull’uso del trucco così come sugli scambi commerciali o le produzioni locali. La conversazione – occasione per la quale i curatori del progetto hanno voluto la ristampa del piccolo e prezioso volumetto “Gli inganni della bellezza” edito da Rubbettino – dedicherà uno spazio alle testimonianze letterarie antiche come le citazioni di Ovidio, Plinio, Galeno che guidavano all’uso di rimedi naturali per la cura della pelle o all’utilizzo di elementi naturali per il trucco ammonendo saggiamente le fanciulle però a non curare solo aspetto esterno… . Quel trucco che caratterizza spesso i volti femminili delle statuette fittili rinvenute nel territorio locrese e cauloniate ed esposte nei rispettivi musei.

Comacchio, il museo del Delta Padano festeggia il secondo compleanno e dedica il mese di marzo alla donna con “Donne, profumi e intrighi”: dalle donne dell’antica Roma ai personaggi femminili della storia, dalla riscoperta dei profumi e delle fragranze nel passato agli intrighi e misteri dell’archeologia

La locandina degli eventi di primavera al museo del Delta Antico “Donne, profumi e intrighi”

L’Ospedale degli Infermi, a Comacchio, prestigiosa e monumentale sede del nuovo museo del Delta antico

“Donne, profumi ed intrighi” è il titolo del ciclo di incontri in programma al museo del Delta Antico di Comacchio (Fe), che si trova in uno dei palazzi monumentali più significativi del centro storico della splendida città sull’acqua, l’Ospedale degli Infermi edificato nel ‘700: temi intriganti come le donne dell’antica Roma e i personaggi femminili che si sono distinti nei popoli della storia, la riscoperta dei profumi e le fragranze utilizzate nel passato, gli intrighi e i misteri dell’archeologia. Il museo archeologico ha dunque organizzato un programma di eventi coinvolgente, che permette di immergersi tra le testimonianze del territorio sul Delta del Po dall’età protostorica fino al medioevo e riscoprire una terra crocevia delle civiltà del mondo mediterraneo e dell’Europa continentale. Il mese di marzo è dedicato alle donne ed è a loro che è intitolata la mostra “Donne, forme e colori” visitabile dall’8 al 31 marzo 2019 al museo del Delta Antico (inaugurazione l’8 marzo 2019 a Palazzo Bellini, alle 15): mostra collettiva, organizzata da UDI Spazio donna di Comacchio. Ingresso gratuito alle donne dall’ 8 al 15 marzo. Il 10 marzo 2019, alle 11 e alle 16, in occasione della settimana della donna visite guidate a tema è la giornata dedicata alle visite a tema “Trucco e parrucco nell’antica Roma”, comprese nel biglietto d’ingresso. Il 16 marzo 2019 si inaugura a Palazzo Bellini l’esposizione “Troia. La fine della città. La nascita del mito”, mostra organizzata in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli e aperta fino al 27 ottobre: per tutta la durata della mostra percorso a tema nel Museo Delta Antico. Il 20 marzo 2019 è invece il giorno incentrato sulle figure femminili a partire dal mondo etrusco: alle 15.30, a Palazzo Bellini, incontro “La donna nei secoli, dagli Etruschi all’età carolingia” con Maria Grazia Maioli, archeologa emerita del MIBACT. Per le giornate del FAI di primavera, il 23 marzo 2019 si inaugura, alle 11, al museo del Delta Antico una nuova sezione del museo “Uomini, territorio e storie del delta”, dedicata all’edificazione del settecentesco Ospedale degli Infermi e dell’utilizzo che, nel tempo, ne è stato fatto da parte della comunità comacchiese; uno spazio interattivo che presenta, inoltre, contenuti multimediali dedicati alle trasformazioni che il rapporto uomo-natura ha subito nel corso dei secoli nel delta del fiume Po. Il giorno successivo, il 24 marzo 2019, in occasione delle giornate Fai di primavera “Buon compleanno museo”, si festeggia il 2° compleanno del museo del Delta Antico con visite guidate speciali e animazioni per i bambini. Alle 17 taglio della scenografica torta di compleanno: ingresso ridotto. Infine il 28 marzo 2019, alle 15.30, a Palazzo Bellini, incontro “Intarsi di bonifiche” con Barbara Buzzon del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara.

Al Mann di Napoli la mostra-evento “Canova e l’antico” co-promossa con l’Ermitage: per la prima volta 12 grandi marmi e oltre 110 opere del sommo scultore in dialogo con l’arte classica

La colossale statua di re Ferdinando IV di Borbone, realizzata da Antonio Canova, che troneggia al museo Archeologico nazionale di Napoli

Il manifesto della mostra “Canova e l’Antico” al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 28 marzo al 30 giugno 2019

Mancano solo tre settimane alla mostra-evento dell’anno “Canova e l’antico” al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 28 marzo al 30 giugno 2019, dove per la prima volta 12 grandi marmi e oltre 110 opere del sommo scultore (“L’ultimo degli antichi e il primo dei moderni”) metteranno a fuoco, nel “tempio” dell’arte classica, il legame fecondo tra Canova e l’antico. La mostra-evento, co-promossa dal museo Archeologico nazionale di Napoli con il museo statale Ermitage di San Pietroburgo nell’ambito dell’importante protocollo di collaborazione che lega le due Istituzioni, ha ottenuto il sostegno della Regione Campania, i patrocini del Comune di Napoli, della Gypsotheca-museo Antonio Canova di Possagno e del museo civico di Bassano del Grappa ed è stata realizzata con la collaborazione di Ermitage Italia. Catalogo della mostra edito da Electa. “Il museo Archeologico nazionale di Napoli, dove si trova la grande statua canoviana di Ferdinando IV di Borbone”, spiega il suo direttore Paolo Giulierini, “era il luogo ideale per costruire una mostra che desse conto di questo dialogo prolungato tra il grande Canova e l’arte classica”. Proprio a Napoli si conservano capolavori ammirati dal maestro veneto: pitture e sculture ‘ercolanesi’ che egli vide nel primo soggiorno in città nel 1780; quindi i marmi farnesiani, studiati già quando erano a Roma in palazzo Farnese e trasferiti a Napoli per volontà di re Ferdinando IV: marmi celeberrimi che sono stati all’origine di opere capitali di Canova come l’Amore Farnese, prototipo per l’Amorino alato Jusupov che il pubblico potrà confrontare in questa straordinaria occasione.

Il famoso gruppo delle Tre Grazie di Antonio Canova, capolavoro conservato all’Ermitage di San Pietroburgo

Le Tre Grazie in un affresco pompeiano conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli

Per la prima volta, in una mostra, si mette a fuoco quel rapporto continuo, intenso e fecondo che legò Canova al mondo classico, facendone agli occhi dei suoi contemporanei un “novello Fidia”, ma anche un artista capace di scardinare e rinnovare l’Antico guardando alla natura. “Imitare, non copiare gli antichi” per “diventare inimitabili” era il monito di Winckelmann, padre del neoclassicismo: monito seguito da Canova lungo tutto il corso della sua attività artistica. Dal giovanile Teseo vincitore del Minotauro sino all’Endimione dormiente, concluso poco prima di morire, il dialogo Antico/Moderno è una costante irrinunciabile; fino a toccare, in tale percorso, punte che hanno valore di paradigma: per tutte, la creazione del Perseo trionfante, novello “Apollo del Belvedere”.

L’Amorino Alato di Antonio Canova conservato al museo Ermitage di San Pietroburgo

La testa del Genio dela Morte di Antonio Canova conservata al museo Ermitage di San Pietroburgo

Curata da Giuseppe Pavanello, tra i massimi studiosi di Canova – con un comitato scientifico internazionale – e organizzata da Villaggio Globale International, la mostra, riunirà al museo Archeologico nazionale di Napoli, oltre ad alcune ulteriori opere antiche di rilievo, più di 110 lavori del grande artista, tra cui 12 straordinari marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere, in dialogo con opere collezioni del Mann, in parte inserite nel percorso espositivo, in parte segnalate nelle sale museali. Prestiti internazionali connotano l’appuntamento: come il nucleo eccezionale di ben sei marmi provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, che vanta la più ampia collezione canoviana al mondo – l’Amorino Alato, l’Ebe, la Danzatrice con le mani sui fianchi, Amore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la celeberrima e rivoluzionaria scultura delle Tre Grazie – ma anche l’imponente statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev e l’Apollo che s’incorona del Getty Museum di Los Angeles. A questi si aggiungono tra i capolavori in marmo che hanno entusiasmato scrittori come Stendhal e Foscolo, riuniti ora nel Salone della Meridiana del museo Archeologico napoletano, la bellissima Maddalena penitente da Genova, il Paride dal museo civico di Asolo, la Stele Mellerio, vertice ineguagliabile di rarefazione formale e di pathos. Straordinaria la presenza di alcuni delicatissimi grandi gessi, come il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente dalla Gypsotheca di Possagno (paese natale di Canova), che ha concesso con grande generosità prestiti davvero significativi; o ancora l’Amorino Campbell e il Perseo Trionfante restaurato quest’ultimo per l’occasione e già in Palazzo Papafava a Padova – entrambi da collezioni private.

Preziosa tempera su carta di Antonio Canova con Teseo e Piritoo alla corte di Diana, conservato alla Gypsoteca di Possagno

Altro elemento peculiare della mostra sarà la possibilità di ammirare tutte insieme e dopo un attento restauro, le 34 tempere su carta a fondo nero conservate nella casa natale dell’artista: quei “varj pensieri di danze e scherzi di Ninfe con amori, di Muse e Filosofi ecc, disegnati per solo studio e diletto dell’Artista” – come si legge nel catalogo delle opere canoviane steso nel 1816 – chiaramente ispirati alle pitture pompeiane su fondo unito e, in particolare, alle Danzatrici. Con le tempere, lo scultore del bianchissimo marmo di Carrara sperimentava, sulla scia di quegli esempi antichi, il suo contrario, i “campi neri”, intendendo porsi come redivivo pittore delle raffinatezze pompeiane ammirate in tutta Europa, alle quali, per la prima volta, quei suoi “pensieri” possono ora essere affiancati. Proprio il confronto, per analogia e opposizione, fra opere di Canova e opere classiche, costituisce d’altra parte l’assoluta novità di questa mostra, evidenziando un rapporto unico tra un artista moderno e l’arte antica.

Domeniche gratis al museo: si cambia. Giornate gratuite da 12 a 20: 6 la prima domenica da ottobre a marzo, 8 a disposizione dei direttori. Nasce la “settimana gratis al museo” a data variabile: quest’anno dal 5 al 10 marzo

Il manifesto promozionale di “Io vado al museo” del ministero dei Beni e delle attività culturali

Il ministro per i Beni culturali Alberto Bonisoli

Settimana dei musei: nel 2019 è dal 5 al 10 marzo

Domeniche gratis al museo: si cambia. Il ministro ai Beni culturali Alberto Bonisoli l’aveva annunciato praticamente all’indomani del suo insediamento in via del Collegio Romano: il progetto “gratis al museo la prima domenica del mese”, ideata e voluta dal suo predecessore Dario Franceschini, aveva fatto il suo tempo. “È assurdo – faceva notare – che in alta stagione i grandi musei rischino il collasso nella domenica gratuita, presi d’assalto dai visitatori, rinunciando oltre tutto a introiti sicuri”. Era giunto il momento di aggiornarlo. E lo ha fatto, con il decreto entrato in vigore il 28 febbraio 2019. I giorni di gratuità nei musei e nei siti archeologici del Mibac aumentano da 12 a 20 per ogni anno solare. Lo ricorda il ministro Bonisoli annunciando la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale. Le prime domeniche gratuite del mese saranno sei: da ottobre a marzo. A questi sei giorni ne vanno aggiunti altri sei raggruppati nella “settimana di ingressi gratuiti” a tutti i musei e siti statali, settimana che cambierà ogni anno, e che per il 2019 cadrà dal 5 al 10 marzo. Infine altre otto giornate gratuite sono a disposizione dei singoli direttori che potranno modularle come vorranno nell’arco dell’anno, anche aumentando il numero di giorni, limitando l’ingresso senza biglietto ad alcune fasce orarie (per capirci potrebbero optare per 16 pomeriggi) fino al raggiungimento di una misura complessiva di otto giornate. Della riforma Franceschini rimangono le gratuità per tutti i minorenni e per alcune tipologie di studenti e docenti, oltre che per categorie già protette in passato come i portatori di handicap. Inoltre, i giovani dai 18 ai 25 anni pagheranno sempre e soltanto due euro. Per essere sempre informati sulle opportunità offerte da musei e parchi archeologici nazionali il ministero ha lanciato una grande campagna di comunicazione istituzionale #iovadoalmuseo, con uno spot trasmesso sulle reti Rai e un sito web dedicato.

Visitatori al museo nello spot nel Mibac

L’obiettivo delle nuove norme – spiegano al ministero – è legare sempre di più la fruizione gratuita alle specificità del territorio (seguendo magari tradizioni locali, feste patronali o storiche) e favorire la presenza dei giovani con politiche di prezzo ad hoc lasciando loro però la volontarietà di avere “fame di cultura”. “Con qualche centinaio di milioni di euro facciamo funzionare la macchina museale statale: con questa iniziativa ci aspettiamo una crescita di fruizione e di visitatori e mi piacerebbe riuscire a generare risorse per aumentare in futuro le giornate gratuite, magari per fare una seconda settimana dei musei anche il prossimo anno”. L’idea ambiziosa del ministro è quella di “affiancare i musei più grandi a quelli meno visibili, rafforzare la gestione dei poli museali e dare vita a reti museali con musei di varia natura, non solo statali, per creare offerte specifiche”. Elemento centrale del nuovo provvedimento è l’autonomia data ai direttori, liberi di scegliere quali giornate (o anche quali fasce orarie) rendere gratuite, proprio in base alle esigenze del proprio territorio, anche per evitare i problemi di sovraffollamento (soprattutto nei mesi estivi) che si sono verificati in passato.

Aperta a Cortona la mostra “1738. La scoperta di Ercolano. Marcello Venuti: politica e cultura fra Napoli e Cortona”: storia degli antichi rapporti tra Cortona e il Regno di Napoli attraverso Venuti, fondatore dell’Accademia Etrusca e scopritore di Ercolano. Il Mann porta i preziosi bronzi ercolanesi

La locandina della mostra “1738. La scoperta di Ercolano. Marcello Venuti: politica e cultura fra Napoli e Cortona” aperta al Maec dal 1° marzo al 2 giugno 2019

Il logo del museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (Maec)

Marcello Venuti in un disegno di Carl Marcus Tuscher

Erano passati solo sette anni dalla fondazione dell’Accademia Etrusca di Cortona (Ar) quando – era il 1734 – uno dei suoi fondatori, Marcello Venuti, fu chiamato a Napoli dal re Carlo III di Borbone per curare la Collezione Farnese e nel 1738 ebbe l’incarico di sovrintendere agli scavi archeologici che venivano condotti ad Ercolano, non ancora identificata come tale. Grande merito dell’illustre cortonese fu quello di riconoscere, nei resti che stavano venendo in luce, la struttura di un teatro della città di Ercolano, distrutta come Pompei dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., e riconosciuta come tale dal Venuti grazie ad una iscrizione. A 280 anni di distanza, con la mostra “1738. La scoperta di Ercolano. Marcello Venuti: politica e cultura fra Napoli e Cortona”, inaugurata al Maec il 1° marzo 2019 e aperta fino al 2 giugno 2019, l’Accademia Etrusca, spiega il lucumone Luigi Donati, “si propone di celebrare quegli eventi che mettono in luce gli antichi rapporti intercorsi fra Cortona ed il Regno di Napoli. Alcuni materiali provenienti dagli scavi condotti allora a Ercolano e una cernita di documenti presentati a Cortona per la prima volta illustreranno quel luminoso passato”. E il sindaco di Cortona, Francesca Basanieri: “Siamo estremamente felici e orgogliosi di poter proporre al grande pubblico questo progetto culturale che porta con sé anche un grande valore scientifico. La figura di Marcello Venuti è in questo senso emblematica e straordinaria. Il manifesto perfetto di una Cortona che già nel XVIII secolo si apriva al mondo ed era protagonista”.

Il sindaco di Cortona, Francesca Basanieri, in sopralluogo nei depositi del Mann con il direttore Paolo Giulierini

Una sala dell’allestimento del Maec di Cortona

“1738. La scoperta di Ercolano. Marcello Venuti: politica e cultura fra Napoli e Cortona” è la quinta grande mostra internazionale realizzata in soli 10 anni in città: nel 2008 con il museo dell’Ermitage di San Pietroburgo (“Capolavori etruschi all’Ermitage”), nel 2011 con il Louvre (“Le collezioni del Louvre a Cortona. Gli Etruschi dall’Arno al Tevere”), nel 2014 con il British Museum di Londra (“Seduzione etrusca. Dai segreti dell’Holkham Hall alle meraviglie del British”) e nel 2016 ancora con il Louvre (“Gli Etruschi, maestri di scrittura. Società e cultura nell’Italia antica”). E ora con il museo Archeologico nazionale di Napoli, diretto con grande successo da Paolo Giulierini, cortonese, ben noto a Cortona per aver retto con dinamismo e competenza proprio il Maec. “La mostra si annuncia indimenticabile”, chiude entusiasta il sindaco, “per la bellezza e l’importanza del rapporto con il Mann diretto dal nostro concittadino Paolo Giulierini, un museo che in questi anni si è imposto quale uno dei motori della cultura e dell’archeologia non solo a Napoli ma in tutta Italia”. E Alberto Ricci, presidente del Comitato Tecnico del Maec: “Da Cortona e da questo museo è partito Marcello Venuti per cambiare la geografia culturale in Europa, da Cortona e da questo museo ha preso un treno il direttore del Mann per innovare il modo con cui un’ esposizione archeologica racconta e accoglie. A Cortona, in questo museo le due storie si incontrano e da qui vorremmo nascesse un nuovo umanesimo, che è conoscenza e intuizione, apertura e condivisione, bellezza e rispetto: porsi obiettivi all’altezza della dignità delle persone”.

La planimetria del teatro di Ercolano, scoperto da Marcello Venuti, in una stampa dell’epoca

Carlo di Borbone: promosse gli scavi di Ercolano e Pompei

“La vicenda di Marcello Venuti”, sottolinea Giulierini, “è paradigmatica di come un solo uomo, con la sua incredibile vitalità, possa al contempo collegare istituti culturali, partiti politici, stati quali il Granducato e il Regno delle Due Sicilie attraverso il fil-rouge della cultura. Occorse, per la piena maturazione della sua persona, un contesto che, all’epoca, fu rappresentato dalla Napoli di Carlo di Borbone, che in poco tempo portò la città a competere per grandezza con Parigi o Londra e dette avvio agli scavi più celebri della storia, quelli di Ercolano e Pompei”. Marcello si distinse a Napoli come uomo di profondo conoscitore della classicità, esperto conservatore delle collezioni reali e uomo di scavo, identificando il teatro e la città di Ercolano nel 1738. Troppe probabilmente furono però le pressioni a corte e troppi i nemici per poter restare, nonostante la contiguità con il ministro del Re Bernardo Tanucci, suo insegnante a Pisa. “Marcello lasciò presto Napoli – continua Giulierini – e in qualche modo maturò una personale vendetta pubblicando prima del Re le relazioni su quegli scavi che allora erano tenuti in gran segreto e fatti visitare a pochissimi; c’è di più: egli fece realizzare, colpo di genio, una pittura fatta passare per antica ispirata agli affreschi di Ercolano ma eseguita su tavola in ardesia piuttosto che su intonaco. La pittura, presentata molti anni dopo il suo rientro, nel 1744, fu data come rinvenuta a Cortona, e suggellò per molto tempo il primato di Cortona su Napoli e le città vesuviane, in quanto detentrice di una pittura antica da cavalletto. Sullo sfondo della mostra “1738. La scoperta di Ercolano. Marcello Venuti: politica e cultura fra Napoli e Cortona” emergono tante altre vicende ancora poco note, politici e ambasciatori che fanno da sponda a Marcello nella difficile realtà della grande città che, speriamo, potranno essere messe maggiormente a fuoco nella seconda tappa napoletana della esposizione, prevista per il 2020 al museo Archeologico nazionale di Napoli”.

Busto “all’antica” di Marcello Venuti

“1738. La scoperta di Ercolano. Marcello Venuti: politica e cultura fra Napoli e Cortona” è il titolo del progetto espositivo che rientra in un più ampio disegno scientifico che ha come protagonisti l’Accademia Etrusca di Cortona, il museo Archeologico nazionale di Napoli, la Biblioteca del Comune e dell’Accademia Etrusca di Cortona, il museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona e il Comune di Cortona, con il sostegno della Banca Popolare di Cortona ed il patrocinio della Regione Toscana. La mostra-evento apre le manifestazioni in programma da qui a pochi anni per celebrare i tre secoli di vita dell’Accademia cortonese, sorta nel 1727, e di fatto chiude le manifestazioni previste per il 2018, anno europeo del Patrimonio culturale. La scelta di onorare la figura di Venuti rappresenta un trait d’union importante tra i due Musei. La sua vicenda biografica tra Cortona e Napoli, tra scavi e pubblicazioni, tra Granducato di Toscana e la corte borbonica sarà raccontata da una scelta di materiali e documenti nella maggior parte dei casi presentati a Cortona per la prima volta. La mostra propone un percorso espositivo sui primi anni delle ricerche ercolanesi, basata sulla diretta esperienza dell’archeologo che per primo ebbe l’intuizione che i ruderi rinvenuti fossero quelli della città sepolta nella terribile eruzione pliniana. Attraverso varie sezioni, la mostra intende dar conto di una serie di eventi accaduti nella prima metà del Settecento che hanno visto protagonista uno dei fondatori dell’Accademia Etrusca, e quello che più di ogni altro ha segnato la fortuna e il prestigio europeo di una delle più antiche istituzioni culturali italiane: proprio Marcello Venuti, appartenente ad una delle famiglie più note della nobiltà cortonese, vera e propria anima ispiratrice della cultura cittadina.

Il famoso bronzo di Alessandro Magno a cavallo proveniente da Ercolano e conservato al Mann (foto Giorgio Albano)

Lo scopo ultimo dell’esposizione è quello di ripercorrere una fase degli studi di antichistica e di antiquaria, di cui le città di Cortona e di Napoli sono state protagoniste nella prima metà del XVIII secolo. In una prima sezione, dedicata alla famiglia e alla formazione di Marcello, sono presenti documenti relativi alle vicende familiari e all’influsso che esse hanno avuto sulla formazione del giovane Venuti; quindi le testimonianze del ruolo che l’antiquaria e più in generale la cultura toscana ebbero in un difficile momento della storia del Granducato, fino all’arrivo di don Carlos di Borbone e alla successione ad opera della dinastia lorenese; in tale contesto sarà analizzata la nascita dell’Accademia e la sua funzione politico-culturale che supera ampiamente i limiti di una cittadina di provincia, proiettandosi ben presto in una prospettiva internazionale. La sezione più ampia è quella dedicata alla presenza di Marcello a Napoli, prima come responsabile e diretto ordinatore delle raccolte farnesiane, che lo stesso Carlos aveva deciso di trasferire a Napoli, e quindi come scopritore, di fatto, della città di Ercolano, distrutta dall’eruzione del Vesuvio; infine attraverso documenti e pezzi d’archivio è ricordato il ritorno a Cortona, dopo l’avventura napoletana, e la totale dedizione all’Accademia e alla città, che ne trassero un prestigio ed una fama internazionali grazie alle pubblicazioni, al continuo arricchimento del Museo e della Biblioteca e alla presenza delle massime personalità della cultura europea del tempo.