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Filo diretto tra la Borsa Mediterranea del Turismo archeologico e la “Sposa del deserto”: siglato il gemellaggio tra Paestum e Palmira. L’International Archaeological Discovery Award “Khaled Al-Asaad” 2018 alla scoperta di Vienne, la “piccola Pompei”: “Sarà aperta al pubblico entro il 2021”

A Vienne, in Francia, è stata scoperta una città romana del I sec. d.C. distrutta da incendi come Pompei

A Paestum l’international archaeological discovery Award intitolato a Khaled al-Asaad

Filo diretto tra la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum e Palmira: prima con la consegna dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled Al-Asaad”, poi con il gemellaggio Paestum-Palmira. Il premio assegnato dalle testate archeologiche è andato all’archeologo Benjamin Clèment, per la scoperta della “piccola Pompei” a Vienne, in Francia. Il premio, intitolato a Khaled al-Asaad, l’archeologo ucciso il 18 agosto 2015 a Palmira dai terroristi, è stato consegnato dal direttore di Archeo Andreas M. Steiner. “Vogliamo restituire il sito al pubblico entro il 2021”, ha detto Clèment, “e ringraziare gli sponsor che ci permetteranno di completare in tempi brevi il restauro di 27 mosaici”. Alla consegna del Premio hanno partecipato il direttore della Borsa Ugo Picarelli, il sindaco di Capaccio-Paestum Francesco Palumbo, Irina Bokova, già direttore generale Unesco, il direttore Andreas M. Steiner e il figlio di Khaled Al-Asaad, Omar Asaad (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/11/05/vienne-la-piccola-pompei-francese-e-la-scoperta-archeologica-dellanno-premiata-con-linternational-archaeological-discovery-award-khaled-al-asaad-2018-pr/).

Gemellaggio tra Paestum Palmira: il sindaco di Paestum Francesco Palumbo e il presidente della Federazione delle Camere del Turismo della Siria Mouhamed Al Khaddour firmano la pergamena

Emozionante e dal forte carattere internazionale è stata la cerimonia di gemellaggio tra le città di Paestum e Palmira. La pergamena, firmata in due lingue, dal sindaco di Paestum Francesco Palumbo e dal presidente della Federazione delle Camere del Turismo della Siria Mouhamed Al Khaddour, testimonia la volontà di valorizzare condivisione, amicizia, dialogo e incontro tra i popoli. Cittadinanza onoraria di Paestum a Mohamad Saleh, ultimo direttore per il Turismo di Palmira. Quindi c’è stato uno scambio di targhe: da Ugo Picarelli e dalla BMTA a Saleh e Al Khaddour. E da Mohamad Saleh ad Alfonso Andria, Francesco Palumbo, Irina Bokova, Mounir Bouchenaki, Paolo Matthiae, Ugo Picarelli. “Si rafforza il dialogo interculturale tra due Città”, ha affermato il sindaco di Capaccio Paestum, Francesco Palumbo, “unite dalla bellezza di due aree archeologiche che fanno parte del Patrimonio Unesco. È un gemellaggio che consolida i rapporti di amicizia e di solidarietà con la Città di Palmira, già in essere da alcuni anni. Il gemellaggio con Palmira, che vanta uno dei siti archeologici più belli al mondo e purtroppo pesantemente danneggiato nel corso della guerra siriana, diventa anche l’occasione per rilanciare la necessità di tutelare il patrimonio culturale in funzione della difesa dei valori in grado di rafforzare la democrazia ed il dialogo tra popoli e nazioni”.

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Dai luoghi dell’abitare nel Bolognese in età romana alla vita in un villaggio villanoviano: incontro con Trocchi e Poli al museo della Civiltà villanoviana di Castenaso (Bo) con la mostra “Oggetti dal quotidiano. Un giorno all’interno di un villaggio villanoviano”

La locandina dell’incontro con l’archeologo Tiziano Trocchi al museo della Civiltà villanoviana di Castenaso (Bo)

Prima si fa la visita di un villaggio villanoviano, poi si farà la conoscenza della vita in un borgo romano del Bolognese. È la proposta del MUV – Museo della civiltà Villanoviana e della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara: appuntamento giovedì 13 dicembre 2018, alle 21, al Muv di Villanova di Castenaso (Bo) con Tiziano Trocchi, archeologo della soprintendenza di Bologna, che illustrerà “I luoghi dell’abitare nel bolognese in età romana”. Mezz’ora prima, alle 20.30, visita guidata gratuita alla mostra “Oggetti dal quotidiano. Un giorno all’interno di un villaggio villanoviano” condotta da Paola Poli, curatrice della mostra aperta fino al 9 giugno 2019 e conservatore archeologa del Muv.

Il museo della Civiltà villanoviana di Castenaso (Bo) col villaggio villanoviano

La locandina della mostra “Oggetti dal quotidiano: un giorno all’interno di un villaggio villanoviano” a cura di Paola Poli

La mostra “Oggetti dal quotidiano: un giorno all’interno di un villaggio villanoviano” rappresenta per il visitatore un viaggio nel tempo fino alla prima età del Ferro italiana e si pone come integrazione ideale alla visita guidata alla capanna villanoviana. In esposizione attrezzi e utensili legati sia ad attività femminili per eccellenza, come la filatura, la tessitura, la preparazione, la conservazione e la cottura dei cibi, sia a pratiche tipiche del genere maschile, come l’agricoltura, l’allevamento, la caccia e la pesca. Si tratta di un’importante occasione per ospitare al Muv una ricca selezione di materiali emersi da scavi di abitato, solitamente poco esposti nei musei, provenienti dall’Etruria padana e non solo, così da permettere un confronto con le coeve civiltà dell’Italia centro-meridionale. La mostra è realizzata dal Comune di Castenaso in collaborazione con l’istituto Beni Culturali, la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara; i musei archeologici di Bologna, Budrio, Bazzano; i musei civici di Reggio Emilia; il museo Preistorico Etnografico “L. Pigorini” di Roma; i poli museali dell’Emilia Romagna e della Basilicata.

La ricostruzione al Muv di un telaio di un villaggio villanoviano

Il percorso di visita è incentrato su alcuni reperti di grandi dimensioni collocati su una pedana al centro della sala: tre doli, ovvero tre grandi vasi ceramici di forma sferica, utilizzati per immagazzinare provviste alimentari come cereali e legumi tostati ed essiccati, ed un anello di terracotta pertinente alla camicia di un pozzo. Attorno a questi reperti di grandi dimensioni, posizionati al centro della stanza e fuori dalle vetrine, sono disposte le teche con gli strumenti e gli utensili relativi alle attività tipiche di una giornata all’interno di un villaggio villanoviano. Tra gli oggetti legati alla filatura e alla tessitura, pezzo forte è la pisside proveniente dal museo Archeologico nazionale della Siritide di Policoro (Mt), cioè un vaso ceramico su ruote con coperchio, contenente 14 tessere in terracotta per la tessitura a tavolette, adoperate per la produzione di strisce di tessuto, che venivano utilizzate come accessori dell’abbigliamento o come bordi per stoffe di grandi dimensioni. La strumentazione legata alla preparazione, alla conservazione e alla cottura dei cibi, nonché alla loro presentazione e al loro consumo, raccoglie vasellame ceramico di varie fogge e con diverse funzioni, piastre e alari, cioè gli utensili utilizzati per la cottura dei cibi.

Vetrinetta con materiale dell’epoca villanoviana alla mostra del Muv di Castenaso (Bo)

Alcuni fornelli in terracotta provenienti dal museo Preistorico Etnografico “L. Pigorini” di Roma permettono un interessante confronto tra i materiali villanoviani e quelli laziali coevi. Asce, falci, falcetti e pennati, un amo da pesca, una lima, scalpelli, frammenti di una sega, una porzione di sgorbia, pezzi di un succhiello e di una raspa sono gli oggetti in esposizione legati alle attività di sussistenza, come l’agricoltura e l’arboricoltura, l’allevamento e la carpenteria, la caccia e la pesca. Chiudono la mostra gli strumenti propri delle attività artigianali: la produzione metallica e quella del vasellame ceramico. Tra questi spiccano la matrice in arenaria, con funzione di forma fusoria, del museo “G. Chierici” di Paletnologia Reggio Emilia ed un set specializzato di utensili per la lavorazione dell’argilla.

“Arslantepe, la “collina dei leoni”. La nascita dello Stato e del potere laico”: al museo Archeologico di Modena incontro con Marcella Frangipane, direttore della missione archeologica italiana in Anatolia orientale dell’università la Sapienza di Roma

La grande collina artificiale di Arslantepe dove opera la missione archeologica italiana in Anatolia orientale dell’università La Sapienza di Roma

L’archeologa Marcella Frangipane

Il sito è stato occupato ininterrottamente a partire almeno dal V millennio a.C. fino all’età romana e bizantina, quando diventa un piccolo villaggio agricolo (IV-VI sec. d.C.), mentre viene edificato il grande castrum di Melitene in posizione più vicina al corso dell’Eufrate (attuale cittadina di Eski Malatya). L’affascinante storia stratificata di quest’area è racchiusa nella lunghissima successione di abitati che, sovrapponendosi uno all’altro nel corso di millenni, hanno formato la grande collina artificiale di Arslantepe (“collina dei leoni”), alta circa 30 metri e con una superficie totale di 4 ettari. Qui dal 1961 opera la Missione Archeologica Italiana in Anatolia Orientale, a circa 15 chilometri dalla riva destra dell’Eufrate e a 6 chilometri dalla città moderna. Al sito di Arslantepe, uno dei più prestigiosi progetti di scavo archeologico dell’università La Sapienza di Roma, il museo Archeologico di Modena dedica un incontro nella sala Crespellani dei musei civici sabato 1° dicembre 2018 alle 17: protagonista della conferenza “Arslantepe, la collina dei leoni. La nascita dello Stato e del potere laico” sarà Marcella Frangipane, una delle figure più rilevanti nel panorama archeologico internazionale, direttrice della missione Archeologica Italiana in Anatolia, che le è valsa la nomina – primo cittadino italiano e prima donna – a membro della National Academy of Sciences statunitense in ambito umanistico e non scientifico.

Lo scavo di Arslantepe, la “collina dei leoni”, in Turchia

Gli eventi che gli scavi archeologici della Missione Archeologica Italiana in Anatolia Orientale (MAIAO) hanno portato in luce nel corso degli oltre 50 anni di attività di ricerca hanno contrassegnato non solo la storia della regione nella quale si trova il sito, ma anche alcune tappe fondamentali delle origini delle nostre civiltà. In particolare la nascita della città e dello Stato, sul cui processo di formazione i ritrovamenti di Arslantepe hanno gettato nuova luce, arricchendo e modificando in parte le conoscenze tradizionali. Gli scavi hanno restituito il più antico esempio finora noto (IV millennio a.C.) di un complesso palaziale in mattoni crudi, straordinariamente conservato, che svela l’origine delle prime forme di un sistema laico di governo centrale e controllo economico, accompagnato dallo sviluppo di una sofisticata burocrazia. Arslantepe ha avuto un ruolo di centro politico ed economico per la regione nella quale si trova, durante quasi tutta la sua storia, controllando, sia pure con diversa capacità attrattiva a seconda dei momenti, il territorio circostante e gestendo i rapporti esterni.

Al museo Archeologico nazionale di Adria “Giornata dedicata all’archeologia del Delta in ricordo di Umberto Dallemulle”, appassionato studioso dell’antichità nelle terre del Delta del Po, prematuramente scomparso

Locandina della “Giornata dedicata all’archeologia del Delta in ricordo di Umberto Dallemulle” al museo Archeologico nazionale di Adria

Manifesto del convegno di Copparo “Antichi romani e romanità nelle terre del delta del Po, nuovi studi e prospettive”

Umberto Dallemulle era un appassionato studioso dell’antichità nelle terre del Delta del Po. A lui, prematuramente scomparso, il CPSSAE Centro Polesano di Studi Storici Archeologici Etnografici, il Polo museale del Veneto, la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Vicenza e Rovigo in collaborazione con l’amministrazione comunale di Adria, il gruppo archeologico adriese “F.A. Bocchi”, la Fondazione Scolastica “C. Bocchi” e il gruppo archeologico Ferrarese, dedicano la “Giornata dedicata all’archeologia del Delta in ricordo di Umberto Dallemulle”. Appuntamento al museo Archeologico nazionale di Adria, in sala F.G. Bocchi, sabato 1° dicembre 2018, dalle 9.30 alle 13.30. Gli ospiti saranno accolti dalle studentesse e dagli studenti dell’IPSEOA “G. Cipriani” di Adria in un progetto di Alternanza Scuola Lavoro. Dopo i saluti Istituzionali, gli interventi: alle 9.45, Simonetta Bonomi, soprintendente per l’Archeologia, le Belle arti e il Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, su “Umberto Dallemulle e l’archeologia”; alle 10.15, Sandro Gino Spinello, già sindaco di Adria, su “Umberto Dallemulle, un non adriese che ha amato Adria”; alle 10.45, Patrizia Basso, dell’università di Verona, presenta il volume “Antichi romani e romanità nelle terre del delta del Po, nuovi studi e prospettive”, atti del convegno di Copparo 26 settembre 2015; alle 11.15, Maria Bernabò Brea, dell’istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, presenta il n° LI-LIV della rivista PADUSA; alle 11.45, Raffaele Peretto, del CPSSAE Centro Polesano di Studi Storici Archeologici Etnografici, parla di “Paesaggi sepolti tra Adria e l’Isola di Ariano, nuove prospettive di ricerca”; alle 12.15, Alberta Facchi (polo museale del Veneto), Giovanna Gambacurta (università di Venezia Ca’ Foscari), Silvia Paltineri (università di Padova), Maria Cristina Vallicelli (soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Vicenza e Rovigo) illustrano il “Ritorno a San Basilio: ripresa delle ricerche e prospettive di valorizzazione nel sito protostorico”. Chiude i lavori l’aperitivo offerto in collaborazione con l’IPSEOA “G. Cipriani” e la Fondazione Scolastica “C. Bocchi” di Adria.

“Di corsa al museo di Aquileia”: il museo Archeologico nazionale di Aquileia partecipa con una propria squadra alla “Staffetta Telethon 24 per un’ora”. E poi visita guidata al Man per tutti i partecipanti

La speciale maglietta che farà riconoscere il team del museo Archeologico nazionale di Aquileia alla Staffetta Telethon 24 per un’ora

Sabato 1° dicembre 2018 alle 15, in piazza Libertà a Udine, ai nastri di partenza della 20.ma edizione della “Staffetta Telethon 24 per un’ora”, un evento unico nel suo genere in Italia, pensato per sostenere la ricerca scientifica contro le malattie genetiche rare, grazie all’impegno del Comitato Udinese Staffette Telethon, dell’amministrazione comunale di Udine e della Bnl – Gruppo Bnp Paribas, main sponsor dell’iniziativa, tra le oltre quattrocento squadre partecipanti ce ne sarà una particolare: quella del museo Archeologico nazionale di Aquileia, un team composto dallo staff del museo, nonché da sostenitori e simpatizzanti, che correrà al motto “Di corsa al museo di Aquileia”. La squadra del Man sarà riconoscibile dalla t-shirt realizzata per l’occasione: su un lato, all’interno di un “cartiglio” romano la scritta “Aquileia Te Salutat”; sull’altro, lo slogan “Di corsa al museo di Aquileia” con al centro la riproduzione della bellissima applique in bronzo del I sec. a.C. – I sec. d.C. con testa di vento boreas. “Abbiamo deciso di partecipare a questo appuntamento”, dichiara la direttrice Marta Novello, “per dimostrare come il museo possa assumere oggi nella società un ruolo nuovo e trasversale, aderendo a iniziative che promuovono, anche fuori dalle mura del percorso espositivo, l’importanza della ricerca nel campo scientifico così come in quello umanistico”.

Il fiume solidale dell’edizione 2017 della Staffetta Telethon 24 per un’ora di Udine

La “Staffetta Telethon 24 per un’ora” rappresenta un’importante opportunità per promuovere Aquileia e il suo straordinario patrimonio storico e archeologico. Il reclutamento degli atleti e il coinvolgimento di simpatizzanti che collaborano alle varie fasi organizzative costituisce un ulteriore momento di condivisione tra persone che altrimenti difficilmente si sarebbero avvicinate al museo. La creazione della squadra permette di portare il Man oltre le sue barriere, aprendosi alla collettività. L’idea di partecipare alla manifestazione è stata, in quest’ottica, sposata con entusiasmo da “Aquileia Te Salutat”, l’associazione che riunisce gli imprenditori del territorio e che è sponsor del team.

La testa di vento Boreas su un’applique di bronzo (I sec. a.C. – I sec. d.C.) scelta come “testimonial” della squadra del Man (Slowphoto Studio)

L’esperienza con Telethon non si concluderà domenica 2 dicembre 2018, alle 15, con la chiusura della corsa, ma proseguirà al Man domenica 9 dicembre 2018, a partire dalle 15, con le visite guidate per tutti coloro che hanno partecipato e collaborato all’iniziativa e per quanti vogliono scoprire il nuovo allestimento. La visita, a cura di un’archeologa, è compresa nel costo del biglietto di ingresso ed è aperta a tutti fino a esaurimento posti. La prenotazione è obbligatoria e si effettua all’indirizzo museoaquileiadidattica@beniculturali.it oppure al numero 043191035.

A Bologna nel giorno di Sant’Eligio, patrono degli orafi, mattinata di studi della soprintendenza su “Oreficerie e ornamenti: produzione e simbologia dall’antichità all’Ottocento”

Sant’Eligio, patrono degli orafi, rappresentato al lavoro in bottega in un famoso dipinto di Manuel Niklaus

La locandina dell’incontro di Bologna

“Un gioiello è per sempre”, parafrasando una famosa pubblicità. Stavolta sono orafi, archeologi e storici dell’arte a svelare i misteri degli oggetti più ambiti, quelle oreficerie che in ogni tempo hanno travalicato il mero valore materiale per arricchirsi di significati simbolici, religiosi e sociali. L’occasione sarà la festa di Sant’Eligio, patrono degli orafi, sabato 1° dicembre 2018 quando la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Bologna propone una piccola ma ‘preziosa’ iniziativa “Oreficerie e ornamenti: produzione e simbologia dall’antichità all’Ottocento”. Agli inizi del IX secolo una descrizione in versi del Paradiso composta per uno dei figli dell’imperatore Ludovico il Pio presenta il Regno dei Cieli come la bottega di un orefice. L’autore Smaragdo, abate del monastero di Saint-Mihiel, immagina il Regno dei Cieli come un forziere di preziosi luccicanti e incorruttibili, in opposizione alle incertezze terrene. Parte da quest’immagine l’incontro con archeologi, storici dell’arte, restauratori e orafi proposto dalla soprintendenza di sabato 1° dicembre dalle 10 alle 13 a palazzo Dall’Armi Marescalchi di Bologna, sede della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio. Una mattinata dedicata alle oreficerie e ai preziosi, con proiezioni di immagini di gioielli databili dall’antichità all’Ottocento per lo più rinvenuti durante gli scavi e restaurati dal personale della Soprintendenza, conservati in musei o depositi o raffigurati in dipinti.

Fibula gota dagli scavi di Villa Clelia a Imola

Un giovane Adelmo Garuti (secondo da sinistra) nella bottega Degli Esposti di Bologna nel 1964

Il tema si presta a svariati approfondimenti e chiavi di lettura, non solo archeologiche, artistiche, tecniche e conservative ma anche simboliche, economiche e sociali poiché da sempre le oreficerie hanno espresso lo status delle classi più elevate. Gli archeologi Tiziano Trocchi e Cinzia Cavallari illustreranno rispettivamente le “Oreficerie villanoviane ed etrusche dal territorio emiliano-romagnolo” e i “Capolavori dell’oreficeria gota e longobarda in Emilia-Romagna” mentre la storica dell’arte Anna Stanzani farà una rapida carrellata sui “Gioielli dipinti”. Una sequenza di immagini commentate da Micol Siboni illustrerà il paziente lavoro dei restauratori della soprintendenza su reperti rinvenuti negli scavi archeologici mentre Gian Lorenzo Calzoni e Francesca Frasca introdurranno l’attività di Adelmo Garuti, orefice, collezionista nonché uno degli ultimi depositari delle tecniche dell’artigianato artistico. Partendo dagli strumenti orafi rappresentati nella pittura medievale e post-medievale, verranno mostrati oggetti analoghi a quelli riprodotti, spiegandone la funzione; grazie ad alcuni filmati si potrà assistere alle tecniche con cui si realizzavano gioielli spesso rarissimi come ad esempio la fibula-pendente in oro e pasta vitrea rinvenuta a Spilamberto. Il viaggio alla scoperta delle tecniche esecutive di reperti datati dall’evo antico all’Ottocento è completato da una piccola esposizione di antichi strumenti e oggetti per l’arte orafa come martelletti, incudine (tasso), bulini, trafila, trapani a mano e utensili per sbalzo e cesello provenienti dalla collezione privata di Adelmo Garuti.

Week end con “Imagines, obiettivo sul passato”, la rassegna del documentario archeologico promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese: dai primi uomini ai villanoviani, dall’antico Egitto alle donne di Sicilia, con un omaggio a Folco Quilici

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Dai primi uomini ai villanoviani, dall’antico Egitto alle donne di Sicilia, con un omaggio a Folco Quilici. Gli appassionati di cinema archeologico per il sedicesimo anno all’ultimo weekend di Bologna si ritroveranno a Bologna per “Imagines, obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese col patrocinio del Comune di Bologna e del Comune di San Lazzaro. “Nata nel 2003”, ricordano i responsabile del Gabo, “Imagines è una rassegna voluta per creare un’occasione in cui i soci del Gruppo e il pubblico bolognese appassionato di archeologia e storia potessero trovarsi per assistere alla proiezione di documentari e filmati di contenuto storico – archeologico introdotti da esperti del settore, autori, registi o archeologi. Si svolge solitamente nel mese di novembre, ha inizio venerdì pomeriggio e termina la domenica. Decine, finora, sono state le proiezioni effettuate e gli ospiti intervenuti”. Per la 16.ma edizione appuntamento dal 30 novembre al 2 dicembre 2018 alla mediateca comunale di San Lazzaro di Savena (Bo). Vediamo il programma.

Il film statunitense “Great Human Odyissey / La grande Odissea umana”

“Imagines” inizia venerdì 30 novembre 2018, nella sala eventi della mediateca di San Lazzaro, alle 15.30, con i saluti di Gabriele Nenzioni, direttore del museo della Preistoria “L. Donini” di San Lazzaro (Bologna), e di Giuseppe Mantovani, vicedirettore del Gruppo Archeologico Bolognese e curatore della rassegna Imagines. Apre le proiezioni il documentario “La grande odissea umana” di Niobe Thompson (110’), introdotto da Gabriele Nenzioni. I nostri più antichi antenati vivevano in Africa, in piccoli gruppi di poche migliaia di cacciatori-raccoglitori. Usciti dalla culla africana, ci siamo rapidamente diffusi in ogni angolo del pianeta. Come hanno potuto i nostri precursori preistorici superare il Sahara a piedi, sopravvivere alle ere glaciali e navigare fino alle remote isole del Pacifico? La “grande odissea umana” è uno spettacolare viaggio globale sulle loro tracce lungo una scia di nuovi indizi scientifici, con uno sguardo ai moderni cacciatori del Kalahari, agli allevatori di renne siberiani e ai navigatori polinesiani. Il film, di quasi due ore, sarà proiettato con un intervallo tra il primo e il secondo tempo. Al termine, buffet offerto dal Gruppo Archeologico Bolognese.

Un momento delle riprese del film “Tà gynaikeia. Cose di donne” di Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio

“I guardiani d’Egitto” di Ben Allen e Tom Jenner

Seconda giornata, sabato 1° dicembre 2018. Alle 15.30, proiezione del primo documentario “Tà gynaikeia. Cose di donne” di Lorenzo Daniele (52’). Introduce l’archeologa Alessandra Cilio, che ha curato i testi del film. Una serie di donne giovani e meno giovani, impegnate in attività diverse, dalla fotografia all’archeologia, dalla letteratura al teatro, dalla viticoltura alla trasmissione della storia più recente. Cosa lega queste figure tra loro? Il fatto di essere donne. E quello di essere siciliane. I loro racconti sono frammenti di un’unica storia, che porta con sé un’eredità comune, quella della Sicilia, terra “femmina” per eccellenza. Lo testimonia la grande varietà di miti, leggende e culti legati alle donne, che nel tempo si sono avvicendati e in parte sovrapposti, divenendo elemento di coesione per tutte quelle popolazioni che hanno occupato e occupano quest’isola (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/10/15/ta-gynaikeia-cose-di-donne-di-alessandra-cilio-vince-il-premio-archeoblogger-vera-novita-della-xxvi-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-incarna-il/). Segue il documentario “I guardiani d’Egitto” di Ben Allen e Tom Jenner (50’). Introduzione di Maria Giovanna Caneschi, archeologa esperta in Egittologia. Dal 2011 il clima di incertezza e instabilità politica in Egitto ha scoraggiato i turisti e incoraggiato tombaroli e sciacalli che hanno approfittato della situazione per razziare siti e musei. Ora il futuro del turismo egiziano dipende da un manipolo di persone di buona volontà e competenza impegnate a proteggere un patrimonio nazionale inestimabile. Dopo l’intervallo, proiezione del documentario “Le mura dei Giganti. I Ciclopi nel Lazio” di Giuseppe Mantovani (45’). Introduzione di Erika Vecchietti, archeologa esperta in Archeologia romana. Nella storia della nostra civiltà la cinta muraria di una città ha sempre significato il suo punto di protezione. Proprio per questo bisogno di essere riparati dall’esterno, nel corso dei millenni gli uomini hanno utilizzato diverse tipologie di mura. Fra queste di particolare impatto e interesse sono le mura cosiddette “pelasgiche” o “ciclopiche “, presenti spesso ben conservate in diverse località italiane, ma non solo, e in particolare nel Lazio meridionale. Il filmato tocca I principali centri laziali dove si possono ammirare queste imponenti mura.

“L’impero di marmo. La straordinaria pietra che rese splendida Roma” di Folco Quilici

Particolare del cranio scoperto nella Grotta M. Loubens

Terza e ultima giornata domenica 2 dicembre 2018. Alle 15.30, apre il documentario “Il delta del Po e l’archeologia di Adria” di Antonio Bonadonna (56’), con introduzione dello stesso regista Antonio Bonadonna. La straordinaria bellezza del paesaggio del delta del Po e i ritrovamenti archeologici degli insediamenti nel territorio frequentato fin dal X secolo a.C. conservati nel museo nazionale Etrusco di Adria. Segue un ricordo di Folco Quilici (9 aprile 1930 – 24 febbraio 2018) con la proiezione del documentario “L’impero di marmo. La straordinaria pietra che rese splendida Roma” di Folco Quilici (58’). Introduzione dell’archeologa Erika Vecchietti. Sono sparsi nei punti più diversi del Mediterraneo i resti di quelle che furono le cave del marmo policromo che ricoprì e rese splendida Roma. Ispirato dall’opera “Marmora romana” del professor Gnoli, il film narra e mostra la meraviglia di una materia sempre diversa, che valeva oro. Simbolo di opulenza e di potere, preziosa per edifici civili e religiosi; per la statuaria, per l’edilizia pubblica. Per il lusso di privati e soprattutto la vanità degli uomini di potere. Il rosso porfido utilizzabile solo dagli Imperatori; il resto, per lo splendore della città. Lo provano ruderi di palazzi, anfiteatri, ville, terme, templi. Oggi scheletri, ieri – come il film di Quilici mostra con la scoperta di resti eccezionali e ricostruzioni virtuali – edifici sontuosamente decorati nelle varietà desiderate e condizionate da mode capricciose. E assecondate dalle forniture provenienti dai luoghi d’estrazione (tra i più famosi il Mons Claudianus in Egitto, e la cava del giallo di Numidia a Chemtou, in Tunisia). Dopo l’Intervallo. Si riprende con il documentario “L’ipogeo di Calaforno” di Gaspare Mannoia (30’). Una Sicilia inedita quella che Gaspare Mannoia descrive in questo filmato, una Sicilia sconosciuta ai turisti che di solito visitano le più conosciute meraviglie dell’isola al centro del Mediterraneo. Mannoia, con questo e con altri filmati, vuole divulgare la bellezza di siti meno noti ma non meno interessanti e suggestivi da un punto di vista archeologico, storico e paesaggistico. Chiude la rassegna il documentario ”II segreto sospeso. Sotto un mare di pietra. Il cranio della grotta di Loubens” del Gruppo Speleologico Bolognese – Unione Speleologica Bolognese. Il reperto rinvenuto dagli speleologi del Gsb-Usb è stato recuperato nella grotta di Loubens all’interno del parco dei Gessi a San Lazzaro di Savena in seguito a una complessa operazione che ha coinvolto un anno fa undici volontari. Il filmato ripercorre le tappe fondamentali della scoperta.