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“Veleia sotto le stelle”: arte, miti, yoga, storia e stelle. Serate a tema e visite guidate con archeologi della soprintendenza nel sito archeologico di Veleia (Pc), municipio romano che ricorda i liguri Veleiates sconfitti e sottomessi a Roma

“Veleia sotto le stelle”: serate a tema e visite guidate nell’area archeologica

Arte, miti, yoga, storia e stelle: sono gli ingredienti del ricco menù di inizio agosto a Veleia Romana, nella valle del Chero, prospero municipio romano ed importante capoluogo il cui nome deriva dalla tribù ligure chiamata Veleiates, fondato nel 158 a.C., dopo la definitiva sottomissione dei Liguri a Roma. L’appuntamento è per “Veleia sotto le stelle”, evento promosso dal Polo museale dell’Emilia Romagna in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza e il Comune di Lugagnano Val d’Arda. Per 4 serate, da sabato 4 agosto a domenica 12 agosto 2018, l’area resta aperta fino alle 22.30 e, a partire dalle 19.30, ospita eventi culturali. Proprio in queste serate è possibile effettuare visite guidate all’area con archeologi della soprintendenza e in particolare al “castellum aquae” più noto come “anfiteatro”, normalmente chiuso al pubblico. Tutti gli eventi si svolgono al centro visite di Veleia con inizio alle 21. L’osservazione delle stelle e le lezioni di yoga, nel foro romano, sempre alle 21. È gradita la prenotazione (0523801173 sabap-pr.segreteria@beniculturali.it ). Le iniziative sono gratuite per chi accede all’area archeologica (costo ingresso: 2 euro intero, 1 euro ridotto).

L’archeologa Federica Guidi

Ogni serata è dedicata a un tema culturale differente: si è aperto sabato 4 agosto 2018, con la conferenza sul mondo dei Gladiatori a cura di Federica Guidi, autrice del best seller “Morte nell’arena”, che ha raccontato scena e retroscena di un costume che ha attraversato i secoli. In principio, nel III sec. a.C. si chiamavano munera, obblighi verso i defunti. Poi il nome rimase ma i combattimenti divennero festività offerte da personalità politiche e dall’imperatore per procurarsi consenso Panem et circenses. Gli eventi proseguono nel weekend del 10-12 agosto.

Visite guidate nel foro romano di Veleia nelle serate di agosto

Per la sera di San Lorenzo, venerdì 10 agosto 2018, l’architetto Valentina Cinieri terrà una lezione sull’iconografia del Santo tra arte, devozione e tradizione popolare: “Il pianto del cielo. San Lorenzo tra arte e devozione”. Il giorno dedicato a San Lorenzo è noto per la concentrazione della pioggia di meteore, fenomeno che ha originato tradizioni popolari che ricondurrebbero questo avvenimento naturale al martirio del Santo, paragonando le stelle cadenti alle lacrime versate durante il supplizio o alle scintille provenienti dalla graticola infuocata del martirio. Attraverso le rappresentazioni pittoriche e scultoree del Medioevo agli inizi del secolo scorso, realizzate nei diversi ambiti storico-culturali dei differenti periodi storici, è possibile tracciare l’evoluzione dell’iconografia del santo martire.

Le terme romane di Veleia

Sabato 11 agosto 2018 sarà la volta del restauro: gli architetti Cristian Prati della Soprintendenza e Luca Oddi con i restauratori di Opus restauri, presenteranno i lavori di restauro in corso sulle terme di Veleia, realizzati anche con il contributo dei mecenati del luogo che hanno aderito alla “chiamata alle arti” di Art Bonus: Cristian Prati introdurrà i principi del restauro applicati ai beni archeologici, mentre Luca Oddi e i restauratori illustreranno il progetto in corso nel settore termale della cittadina romana.

L’astrofilo Marco Bastoni

Domenica 12 agosto 2018 l’area ospiterà un noto astrofilo, Marco Bastoni, che accompagnerà i presenti dal foro romano alla scoperta di stelle, pianeti e costellazioni, rievocando miti e leggende del cielo: racconti dal cielo osservando le stelle. Accompagnati da letture dalle Metamorfosi di Ovidio, osservazione del cielo con telescopio insieme all’astrofilo Marco Bastoni.

Yoga nel foro romano di Veleia

Yoga nel foro romano. Per gli amanti della meditazione e del contatto con la natura, nelle serate dell’11 e 12 agosto 2018 nel foro romano sarà possibile partecipare alle lezioni di Akhanda Yoga della maestra Francesca Bicchieri: Akhanda, come la parola yoga, significa completo, indivisibile, intero, infinito, pieno. Akhanda yoga non è qualcosa che facciamo ma è ciò che siamo.

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Rassegna CinemAMoRe, il film sulla mummia del Similaun apre a Sfruz il cartellone di agosto con temi di Archeologia, Montagna e Religioni. Appuntamenti a Vigolo Vattaro, Arco, Pomarolo e Brentonico

La rassegna CinemAMoRe raccoglie i migliori film dei tre festival tematici del Trentino su Archeologia, Montagna e Religioni

Con l’appuntamento di mercoledì 8 agosto 2018 alle 20.30 a Sfruz, con la mummia del SImilaun e il piccolo dittatore, si inaugura il cartellone d’agosto della rassegna CinemAMoRe, circuito estivo che mette in rete, fino alla fine di settembre, i tre maggiori Festival Internazionali del Trentino: per la prima volta Sfruz e Vigolo Vattaro presenteranno le proposte del mese di agosto sui temi rispettivamente di “Storie e Storia” e “Avventure”, declinati nei documentari della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, del Trento Film Festival, e del Religion Today Film Festival di Trento. Tipico villaggio alpino, Sfruz è tra i più elevati della Val di Non, posto su di un altopiano tra il Monte Roen e il Corno di Tres. Le sue antiche origini sono confermate dagli scavi archeologici che hanno portato alla luce alcune tipiche tombe romane a tegoloni. Vigolo Vattaro (725 metri slm) è il centro più grande dell´altopiano della Vigolana, a pochi chilometri da Trento e dal lago di Caldonazzo. Le sue origini vengono attribuite all’età del Bronzo e confermate dalla Via Claudia Augusta, strada romana costruita per congiungere la Valsugana alla valle dell’Adige: la. La posizione è strategica, sul valico tra la Vigolana e la Marzola e nel periodo rinascimentale, per difendere il borgo, fu costruito il Castello di Vigolo. Grande riscontro di pubblico per gli appuntamenti fin qui proposti nei filoni individuati da Tommaso Bonazza e Anna Formilan per conto del Coordinamento promosso dall’assessorato alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento, che colgono interessanti unità tematiche ripercorrendo gli archivi e i differenti ambiti e macro-temi che contraddistinguono singolarmente i tre Festival (Archeologia, Montagna, Religioni) e le diverse sensibilità e visioni dei documentaristi da tutto il mondo, a Trento, Lavarone, Lagolo.

Il film “Iceman Reborn / Iceman rinato” di Bonnie Brennan

Mercoledì 8 agosto 2018, alle 20.30, appuntamento nella sala Cav. Livio Biasi del municipio di Sfruz dove si propongono i documentari The little Dictator, del Religion Today e Iceman rinato, della Rassegna del Cinema Archeologico sulla Mummia del SImilaun. The Little Dictator (RT) di Nurith Cohn (Israele, 2015; 29′). Yossi Kleinmann, un grigio professore di storia ferrato sui leader politici dei regimi totalitari, si sente incompreso sia dai suoi studenti che da una moglie dispotica. Un fine settimana, alla festa per il 90° compleanno della nonna di sua moglie, sopravvissuta all’Olocausto, Yossi si trova in una situazione surreale che lo costringe a confrontarsi con se stesso e con la sua famiglia. Iceman Reborn / Iceman rinato (A) di Bonnie Brennan (Usa, 2016; 52’). Ucciso più di 5000 anni fa, Ötzi – l’uomo dei ghiacci – è la più antica mummia naturale europea. Miracolosamente preservata nel ghiacciaio, i suoi notevoli resti intatti continuano a fornire agli scienziati, agli storici e agli archeologi scoperte dirompenti su un periodo cruciale nella storia dell’umanità. All’artista e paleo-scultore Gary Staab è stata data la possibilità di accedere nel rifugio ghiacciato dove Iceman è custodito con il compito di realizzare una sua replica esatta.

Il film “Eratosthenes/ Eratostene” di Kostas Vakkas

Nel teatro parrocchiale di Vigolo Vattaro il 31 agosto 2018 alle 20.45, tre film: Operazione Comando del Religion Today, Frozen Road del Trento Film Festival e Eratostene della rassegna del Cinema Archeologico. Operation Commando / Operazione Commando (RT) di Jan Czarlewski (Svizzera, 2016; 17′). Due fratelli in un campo estivo vengono separati e assegnati a due gruppi nemici. “Operation Commando” racconta la storia di un primo tradimento. Esplora il fascino, la fragilità e la durezza dei bambini e mostra l’influenza che il gruppo può avere sull’individuo. The Frozen Road (TFF) di Ben Page (Regno Unito, 2017; 24′). Spinto dall’affermazione di Jack London, che “ogni uomo che sia un uomo può viaggiare da solo”, il regista ha cercato un’avventura in perfetta solitudine. The Frozen Road è una riflessione sul viaggio in solitaria; sulla meraviglia, il terrore e la frustrazione che Ben Page ha sperimentato attraversando lo spietato vuoto dell’artico canadese, una delle ultime grandi terre selvagge del mondo. Eratosthenes/ Eratostene (A) di Kostas Vakkas (Grecia, 2015; 34’). Versato in tutte le scienze, Eratostene nacque nel 276 a.C. a Cirene, colonia greca in Libia. Il faraone egizio Tolomeo III lo nominò bibliotecario della grande Biblioteca d’Alessandria. Egli fu tra l’altro astronomo, matematico, geografo e poeta, e si guadagnò l’immortalità essendo il primo a calcolare la circonferenza della Terra. Il documentario descrive la sua incredibile vita avventurosa, le sue opere e le città in cui visse, Cirene e Alessandria. Il professor Eftihis Papadopetrakis commenta la sua opera.

Il film “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro

I tre festival (Archeologia, Montagna, Religioni) uniscono forze e competenze per offrire al grande pubblico una selezione dei migliori documentari della propria programmazione da proporre in diverse location – ogni anno con tappe nuove – del territorio provinciale. Gli appuntamenti di settembre saranno ad Arco, Pomarolo e Brentonico. Si inizia giovedì 6 settembre 2018, all’auditorium del Palazzo dei Panni di Arco, alle 20.30, con il film Persepolis, le paradis perse. Enquêtes archéologique / Persepoli, il paradiso persiano. Indagini archeologiche (A) di Agnès Molia e Raphaël Licandro (Francia, 2016; 26’). Sugli altopiani iraniani si trova la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani. Ci hanno edificato un capolavoro di architettura: Persepoli. Finora, si pensava che questo sito si limitasse alla sua imponente terrazza, utilizzata dai re persiani qualche mese all’anno. Ma recenti scoperte rivelano un volto del tutto diverso di Persepoli: quello di una delle città più opulente del mondo antico: un Eden sulle montagne persiane. Seguono: W (TFF) di Steven Schwabl (Canada, 2016; 29′). Dopo essersi trasferito dalla montagna in città, l’eccentrico ed entusiasta protagonista si ritrova a contemplare dalla finestra del suo appartamento una gigantesca insegna luminosa posta in cima a una torre. La lettera si carica di enigmatici messaggi, che come un rebus si compongono tra loro portando il protagonista a progettare la scalata della torre pubblicitaria prendendo come esempio la salita di Reinhold Messner sull’Everest nel 1980, di cui vengono presentate alcune rare sequenze. Per quanto possa apparire bizzarro e ironico, l’accostamento si rivela estremamente calzante. Paperock / Carta, sasso, forbici (RT) di Hillel Rate (Israele, 2016; 11′). Una giovane ebrea ultra-ortodossa acconsente a rivedere suo fratello, che da molti anni ha rotto i legami con la famiglia. Quando finalmente si incontrano, capisce che, se vuole ristabilire il legame che avevano da bambini, dovrà accettare la sua nuova identità.

Il film “La Donna a Pompei” di Oreste Tartaglione

Secondo appuntamento giovedì 13 settembre 2018 al Teatro comunale di Pomarolo con tre film. Chocolate Wind / Vento di cioccolato (RT) di Ilia Antonenko (Russia, 2016; 24′). Sola e irrisolta, la diciottenne Alla si sente come una Cenerentola che sogna di sfuggire alla povertà e alla desolazione del suo ambiente. La sua vecchia amica Masha, uno spirito spericolato, la chiama su Skype e come una fata promette di far avverare tutti i suoi sogni… La Donna a Pompei (A) di Oreste Tartaglione (Italia, 1966; 10’). Documentario tratto dall’omonimo libro scritto dal cultore di studi classici e autori di romanzi Michele D’Avino, edito da Loffredo Editore a Napoli nel 1964. Il docufilm del 1966 è stato riscoperto da due ricercatori di Castellammare di Stabia nella Cineteca Nazionale di Roma. Il filmato è stato realizzato da alcuni illustri rappresentanti della cinematografia stabiese degli anni ’40 e ’50: Oreste Tartaglione ne fu il regista e produttore, Francesco Saverio Mollo l’aiuto regista, il maestro Franco Langella ne curò le musiche, Domenico Paolercio la fotografia. Madre dei nervi (TFF) di Mirko Giorgi e Alessandro Dardani (Italia, 2018; 55′). Alice, Lucia, Hana, Fliutra e Giselle sono ragazze madri con gravi problemi di dipendenza dalla droga. Sono in cura alla Comunità Aurora di Venezia e seguono un protocollo terapeutico rigoroso, in cui sono previste anche attività outdoor come il trekking e l’arrampicata. Esperienze tonificanti, un modo per spezzare la routine e vivere emozioni forti. È qui che conoscono Massimo, l’alpinista educatore che le accompagnerà in questa avventura. Poco alla volta, il rapporto con la montagna si intensifica e dalle semplici escursioni passano alle scalate, con risultati sorprendenti.

Il film “Der Wolf” di Benjamin Thum

La rassegna chiude venerdì 28 settembre 2018, alle 21, al teatro Monte Baldo di Brentonico, con tre film. You Just Be My Mother (RT) di Roqiye Tavakoli (Iran, 2016; 15′). Sarah è una giovane madre che vive con un nuovo compagno dopo la separazione dal marito, ma suo figlio mal sopporta la loro relazione. In un mondo ancora patriarcale, Sarah si troverà costretta a prendere difficili decisioni. Der Wolf (TFF) di Benjamin Thum (Italia, 2017; 20′). Nelle Alpi sudtirolesi è stato deciso l’abbattimento di un lupo. Fabian accompagna suo padre Anton durante la caccia con la speranza di migliorare il loro difficile rapporto. Anton invece soffre ancora della morte del figlio prediletto Bernhard. Alla fine la caccia al lupo prende una piega inaspettata. Handpas. Hands from the past / Handpas. Mani dal passato (A) di José Camello (Spagna, 2016; 32’). I contorni di mani realizzati con la tecnica a stencil sono una delle più antiche forme di espressione create dagli esseri umani grazie alla loro capacità simbolica. Il documentario “Mani dal passato” consulta i migliori esperti internazionali per quanto riguarda cronologie e interpretazioni. Ricrea anche gli stili di vita del paleolitici, per riportarci all’era di transizione di 40.000 anni fa, in cui due specie essenziali per la nostra storia convivevano: Neanderthal e Cro-Magnon

Divulgazione archeologica: la rivista National Geographic Italia sarà il media partner della 29. Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto

Alesandra Cattoi, direttrice del museo civico di Rovereto e della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

La rivista National Geographic Italia media partner della rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto

Mancano meno di due mesi alla 29. Edizione della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, in calendario a Rovereto dal 2 al 6 ottobre 2018, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, e in attesa di conoscere il programma, c’è già un’importante anticipazione: il media partner del Festival da quest’anno è la prestigiosa rivista National Geographic Italia, una partnership di ampio respiro per una collaborazione delle due realtà nella divulgazione archeologica. “Avere la possibilità di contare su un partner con una tale credibilità”, sottolinea il direttore Alessandra Cattoi, che non nasconde la sua soddisfazione, “ci permetterà di ampliare ulteriormente gli orizzonti di una manifestazione che ha l’ambizione di essere un vero punto di riferimento nel panorama nazionale”.

All’Antico Porto di Classe (Ra) la terza edizione del Festival del Cinema archeologico di Ravenna – Premio “Olivo Fioravanti”: tre serate con conversazioni e film

All’Antico Porto di Classe (Ra) la terza edizione del Festival del Cinema archeologico di Ravenna

Tutto è pronto all’Antico Porto di Classe (Ra) per la terza edizione del Festival del Cinema Archeologico di Ravenna – Premio “O. Fioravanti” in programma dal 7 al 9 agosto 2018: tre conversazioni, sei film selezionati da Dario Di Blasi dall’archivio di Firenze Archeofilm, voce narrante Davide Sbrogiò, edizioni video Fine Art produzioni S.r.l-Augusta (SR), traduzioni a cura di Gisella Rigotti, Stefania Berutti, Carlo Conzatti. Tre serate a ingresso libero, con inizio sempre alle 21. L’evento è organizzato da Parco Archeologico di Classe, Fondazione RavennAntica, Porto di Ravenna, Archeologia Viva.

Il film “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro

Il prof. Pierfrancesco Callieri sul sito di Tol-e Ajori, a tre chilometri e mezzo da Persepoli

Martedì 7 agosto 2018, il festival apre con la prima conversazione. Pierfrancesco Callieri, professore di Archeologia e Storia dell’Arte dell’India e dell’Asia Centrale all’università di Bologna, interviene su “Le recenti scoperte a Persepoli”. Alle 21.30, al via le proiezioni: “Le acque segrete di Palermo” di Stefania Casini (Italia, 52’). Palermo cela nelle sue viscere un affascinante segreto: i qanat. Canali sotterranei scavati dall’uomo che raccolgono acque sorgive: le acque segrete di Palermo. Un sorprendente incrocio di culture aveva fatto di Palermo la capitale del Mediterraneo, dove l’acqua era la grande ricchezza di cui restano le tracce visibili nelle architetture, nella toponomastica, nella organizzazione urbanistica e nelle tecniche di ripartizione e gestione. Il documentario svela fra storia, scienza e leggenda le vie segrete dell’acqua. “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Agnès Molia et Raphaël Licandro (Francia, 26’). Sugli altopiani iraniani vi è la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani, che ci hanno lasciato un capolavoro di architettura, Persepoli. Finora si pensava che il sito fosse limitato alla sua imponente terrazza, utilizzata dai re persiani qualche mese all’anno. Ma recenti scoperte rivelano un volto del tutto diverso di Persepoli, quello di una delle città più opulente del mondo antico: un Eden sulle montagne.

Il film “Roma Outside Rome” di Alessandro Furlan, Pietro Galifi, Stefano Moretti

L’archeologa Federica Guidi

Mercoledì 8 agosto 2018, seconda giornata, apre la conversazione con Federica Guidi, archeologa del museo civico Archeologico di Bologna su “Lo sviluppo delle città romane”. Alle 21.30, le proiezioni: “Marly, le Chateau disparu du Roi Soleil / Marly, il castello scomparso del Re Sole” di Laurent Marmol e Fèdèric Lossignol (Francia, 52’). Nel maggio 2015 nuovi scavi archeologici condotti da Annick Heitzmann e Bruno Bentz nella tenuta di Marly, vicino a Versailles, mirano a individuare, all’interno dei resti delle stanze al piano terra e degli interrati, tracce della vita e della storia di questa meraviglia architettonica. Qui Luigi XIV passava il tempo con famiglia e amici, lontano dagli sfarzi di Versailles. Un’occasione unica per scoprire la storia di una residenza reale dall’architettura unica e ricostruire la vita privata del Re Sole. “Roma Outside Rome” di Alessandro Furlan, Pietro Galifi, Stefano Moretti (Italia, 20’). Cinque importanti siti archeologici romani in Italia, al di fuori delle Mura Aureliane, ricostruiti in computer grafica 3D: Mutina (Modena) romana, Ostia antica e il Porto di Traiano, la Basilica Costantiniana di Aquileia, la Domus di Colombarone nel Parco Regionale Naturale del Monte San Bartolo (Pesaro), il Foro di Brixia (Brescia).

Il film “A la Dècouverte du Temple d’Amenhophis III / Alla scoperta del tempio di Amenhophis III” di Antoine Chènè

Il prof. Maurizio Cattani

Giovedì 9 agosto 2018, serata finale aperta dalla conversazione con Maurizio Cattani, professore di Preistoria e protostoria all’università di Bologna, su “Le ultime scoperte in area romagnola”. Alle 21.30, le proiezioni. “A la Dècouverte du Temple d’Amenhophis III / Alla scoperta del tempio di Amenhophis III” di Antoine Chènè (Francia, 54’). A Luxor, i colossi di Memnone, sulla riva sinistra del Nilo, segnavano l’ingresso di quello che era il più grande tempio mai costruito da un faraone: quello di Amenophis III. Dall’inizio degli anni 2000, un team internazionale guidato da Hourig Sourouzian, un egittologo specializzato in sculture faraoniche, ridona vita a questo tempio di cui ben poche vestigia erano visibili oltre ai due colossi di Memnone. “El Reino de la Sal. 7000 Años de Hallstatt / Il regno del sale. 7000 anni di Hallstatt” di Domingo Rodes (Spagna, 23’). Hallstatt è un piccolo villaggio situato sulle sponde dell’Hallstatter See, nel cuore delle Alpi austriache. Da tempi immemori, la sua esistenza è legata allo sfruttamento, continuato nei secoli, delle miniere di sale scavate in queste montagne. In ogni caso è stata la sua importanza per la preistoria europea a portare fama e notorietà mondiale ad Hallstatt e a far sì che meritasse di essere dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 1997. Alla fine della proiezione si assegna il Premio “Olivo Fioravanti” al film più gradito al pubblico.

Monasterace (Rc): apertura straordinaria del museo Archeologico dell’antica Kaulon per ammirare il mosaico pavimentale della sala dei draghi e dei delfini

Dettaglio del drago del pavimento musivo della sala dei draghi e dei delfini dell’antica Kaulon

Locandina dell’evento del 1° e 2 agosto 2018

Due giorni speciali per un mosaico speciale. Il Polo Museale della Calabria, nell’ambito delle iniziative del Piano di Valorizzazione 2018 del MiBAC, promuove, al museo Archeologico dell’antica Kaulon, l’apertura eccezionale al pubblico del mosaico pavimentale de La Sala dei draghi e dei delfini nei giorni 1 e 2 agosto 2018 (dalle 9 alle 14; dalle 16 alle 20. Per informazioni e visite guidate: Cooperativa Vivikaulon – cell. 3400742442; 3287378995; 3493549565). “L’iniziativa”, spiega Angela Acordon, direttore del popolo museale, “che ha visto la collaborazione della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della città metropolitana di Reggio Calabria e della provincia di Vibo Valentia, del Comune di Monasterace, dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Roccella Jonica e della Delegazione di Spiaggia di Monasterace, della Cooperativa Vivikaulon-Servizi aggiuntivi museo Archeologico di Kaulonía, è stata possibile anche grazie alla sponsorizzazione di Restauro opere d’arte Giuseppe Mantella e della ditta Falcomar, che si ringraziano per la disponibilità e sensibilità”. Le giornate del 1° e 2 agosto, nelle intenzioni del Polo Museale della Calabria, vogliono non solo offrire al pubblico un’ulteriore l’occasione per prendere visione di manufatti di particolare fascino e suggestione archeologica, ma ricordare anche la valenza del patrimonio storico-archeologico del territorio calabrese e reggino in particolare.

Dettaglio del delfino nel mosaico pavimentale della sala dei draghi e delfini nell’antica Kaulon

Il mosaico della cosiddetta Sala dei Draghi e dei Delfini, realizzato con tessere policrome, di particolare interesse scientifico per la sua fattura, per la ricercatezza del tema figurativo e per le dimensioni, è da considerarsi tra le testimonianze più significative riconducibili al centro magno-greco di Kaulonía, identificato dall’archeologo Paolo Orsi agli inizi del Novecento e localizzato nell’odierna cittadina di Monasterace Marina. Testimonianze oggi conservate nell’area del parco archeologico dedicato allo stesso centro e situato in contrada Runci, lungo la Strada Statale 106, nel comune di Monasterace ai piedi della suggestiva Collina del Faro. Dopo la scoperta, a cura della soprintendenza Archeologica della Calabria, nel 2012, nell’ambito delle attività di ricerca condotte nel sito di Kaulonia, il mosaico ad oggi ricordato come uno dei più importanti e dei più antichi ritrovati in Magna Grecia, è stato ricoperto per una sua opportuna tutela e conservazione, dopo un intervento di restauro conservativo finalizzato alla messa in sicurezza delle parti più deteriorate.

La scoperta della sala dei draghi e dei delfini nell’antica Kaulon

Il mosaico, di circa 30 mq, databile tra fine IV – inizio III secolo a.C., costituisce il piano pavimentale centrale di un lungo vano con piscina per il bagno caldo di un edificio termale, eretto su un edificio pubblico già esistente, munito di ambienti di rappresentanza e di servizio. Colpisce la particolare ricchezza dei motivi e dei soggetti decorativi scelti – delfini, draghi, ippocampi – e la loro composizione armoniosa con particolari tecnici quali l’uso di lamine in piombo per delineare i profili dei delfini. Lo schema compositivo del mosaico – realizzato con tessere policrome in pietra naturale, ceramica e terracotta di varie forme e dimensioni – pone al centro sei medaglioni con motivi floreali, delimitati da più listelli colorati, la cui particolare composizione dà luogo a una visione prospettica, mentre sul lato occidentale e meridionale sono disposti stretti e lunghi pannelli con figure di animali marini (draghi, delfini e ippocampo) affrontati per coppie. Un particolare decorativo è costituito inoltre, in prossimità dell’accesso alla sala, da una rosetta circolare a 12 petali.

Archeologia medievale. Ultimi giorni per votare uno dei siti finalisti al premio Francovich 2018. Fondazione Aquileia invita a sostenere i tesori aquileiesi: battistero, aula sud, domus e palazzo episcopale

Riccardo Francovich, l’iniziatore dell’archeologia medievale in Italia: a lui è dedicato il premio Sami

Ancora pochi giorni per dare il proprio voto. Fondazione Aquileia invita tutti gli appassionati a votare on-line entro il 31 luglio i tesori aquileiesi per la scelta del vincitore del premio Francovich, cliccando su bit.ly/Aquileia2018. Battistero, Aula Sud e “Domus e palazzo episcopale” sono infatti nella lista dei sette finalisti del prestigioso Premio Francovich 2018 che la Società Archeologi Medievisti Italiani (SAMI), nel nome dell’iniziatore dell’archeologia medievale in Italia, assegna dal 2013 al museo o sito archeologico/monumentale di epoca tardoantica e medievale che rappresenti non solo un luogo di particolare rilievo nell’ambito del patrimonio culturale italiano riferibile a quest’epoca storica, ma anche un esempio di efficace presentazione del patrimonio sotto il profilo progettuale, museologico e didattico. Votare è molto semplice e lo si può fare fino al 31 luglio 2018 esprimendo la propria preferenza nella seconda sezione “Votazione aperta a tutti” (la prima è infatti riservata ai soli soci della Sami), indicando semplicemente il proprio cognome e nome e contrassegnando l’opera Aquileia (Ud) – Battistero, Aula sud e Domus e palazzo episcopale.

Il sapiente gioco architettonico dell’area Domus e Palazzo episcopale consente la visione dei livelli pavimentali di diverse epoche

L’Aula sud e la “Domus e palazzo episcopale” sono le aree situate nei pressi della Basilica che consentono ai visitatori di ammirare stupendi pavimenti musivi databili tra la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C. e appartenenti al grandioso complesso vescovile della città. L’Aula Meridionale del Battistero è stata inaugurata nel 2011 ed è già stata insignita del Premio Europa Nostra Awards quale esempio di “perfetto binomio tra architettura e archeologia”, al suo interno oltre all’ampio pavimento musivo si può ammirare lo stupendo mosaico del pavone oggi affisso alla parete dello spazio museale e che in origine decorava l’abside del lungo ambiente di passaggio (nartece) esistente tra questa e la basilica. L’area archeologica denominata “Domus e palazzo episcopale” è stata inaugurata ad aprile 2017 e offre al visitatore la rara opportunità di vedere, grazie a un sapiente gioco architettonico, la sovrapposizione di livelli pavimentali di diverse epoche.

Ginnasio ellenistico (Al Fayoum, Egitto), piccola Pompei (Vienne, Francia), il più antico porto di una città sumerica (Abu Tbeirah, Iraq), Domus del Centurione (Roma, Italia), città romana sommersa (Hammamet, Tunisia): sono le cinque scoperte archeologiche candidate alla vittoria della 4ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. Aperto il voto popolare. La premiazione alla XXI Bmta

Alla Bmta di Paestum l’international archaeological discovery Award intitolato a Khaled al-Asaad

Il ginnasio ellenistico rinvenuto ad Al Fayoum (Egitto), la piccola Pompei di Vienne (Francia), il più antico porto di una città sumerica ad Abu Tbeirah (Iraq), la Domus del Centurione dagli scavi della metro C a Roma (Italia), e la città romana sommersa nel golfo di Hammamet (Tunisia), sono le cinque scoperte archeologiche candidate alla vittoria della 4ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo, che sarà consegnato a Paestum il 16 novembre in occasione della XXI BMTA, dal 15 al 18 novembre 2018, alla presenza di Fayrouz, figlia di Khaled al-Asaad. Lo hanno annunciato i promotori, Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo, che hanno inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso un Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” – giunto alla quarta edizione e intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale – è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Il direttore della Borsa Ugo Picarelli e il direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale. Il Premio sarà assegnato alla prima scoperta archeologica classificata, secondo le segnalazioni ricevute da ciascuna testata, che indicherà cinque scoperte in ordine di preferenza, tutte avvenute nell’anno precedente. La somma delle indicazioni di ogni testata determinerà l’assegnazione del riconoscimento. Sarà attribuito, inoltre, uno “Special Award” alla scoperta archeologica che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico attraverso la pagina Facebook della Borsa (www.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico) nel periodo 18 luglio – 18 ottobre. E allora cerchiamo di conoscere meglio queste scoperte archeologiche.

Il ginnasio ellenistico scoperto nei pressi dell’oasi di al-Fayyum in Egitto

Egitto: il ginnasio ellenistico rinvenuto ad Al Fayoum. Presso Al Fayoum, l’oasi più grande dell’Egitto, nota come “il giardino dell’Egitto”, a 130 km a sud-ovest del Cairo, nell’antico villaggio di Philoteris, l’odierna oasi di Madinat Watfa vicino al Qarun Lake, archeologi tedesco-egiziani del Fayum Survey Project hanno rinvenuto il primo ginnasio ellenistico conosciuto in Egitto. La presenza di gymnasia in Egitto era già attestata da fonti scritte, soprattutto nei papiri tolemaici, ma non se n’era mai trovata traccia. Gli scavi hanno portato in luce elementi architettonici riconducibili a una pista da corsa, una palestra, ma anche giardini e altri luoghi di ritrovo. “Il ginnasio”, spiega Aymen Ashmawi, capo del dipartimento delle Antichità dell’Antico Egitto al ministero delle Antichità, “comprendeva una grande sala riunioni, allora con tante statue, una sala da pranzo e un cortile. La pista da corsa era quasi di 200 mt, per le tipiche gare di 180 metri negli stadi. Intorno all’edificio sontuosi giardini”. E Cornelia Römer, responsabile degli scavi per conto dell’Istituto Archeologico Germanico (DAI) aggiunge: “Questi ginnasi erano finanziati privatamente da persone ricche, desiderosi che i loro villaggi diventassero ancora più greci. In questi luoghi i giovani greci dell’alta società si allenavano negli sport, imparavano a leggere e scrivere, e godevano di discussioni filosofiche”. Questa sensazionale scoperta, prima nel suo genere, mostra chiaramente l’impatto che la vita greca ebbe in Egitto; Alessandro Magno fu il primo a introdurla in Egitto e in seguito migliaia di coloni greci vi giunsero attratti dal nuovo regno tolemaico, che prometteva pace e prosperità.

A Vienne, in Francia, è stata scoperta una città romana del I sec. d.C. distrutta da incendi come Pompei

Francia: una piccola Pompei a Vienne. Il ritrovamento di una città romana, di circa 7mila mq abitata dal I sec. d.C., con ville di lusso arredate con mosaici e statue monumentali e uffici pubblici, frequentata per tre secoli e distrutta da una serie di incendi improvvisi, è avvenuto nelle vicinanze di Vienne, sulle sponde del Rodano, a circa 30 km a sud di Lione, capitale dei Galli. Per Benjamin Clement, l’archeologo ricercatore associato al Laboratorio ArAr, Archéologie et Archéométrie, che guida i lavori, “è senza dubbio lo scavo di un sito romano più importante degli ultimi 40 o 50 anni”. La città di Vienne, già famosa per il suo teatro romano e per un tempio, fu un importante nodo nella strada che collegava la Gallia settentrionale con la provincia della Gallia Narbonensis, la Francia meridionale di oggi. Il sito è stato scoperto nell’aprile 2017, in seguito all’inizio di lavori di costruzione per un complesso abitativo. Molti degli oggetti si sono presentati, non solo in ottimo stato di conservazione, ma in quello stato di razionalità nel disordine, di ambiente pietrificato da un istante all’altro, proprio di un sito abbandonato all’improvviso per un’emergenza. Ecco perché, insieme alla tipologia degli ambienti ritrovati, è stata fatta la similitudine con la città devastata dall’eruzione vesuviana. Tra i ritrovamenti un’imponente casa dei Baccanali, all’interno della quale c’è una pavimentazione a mosaico che mostra una processione di menadi e satiri; e in un’altra area un bellissimo mosaico dipinge Talia, musa protettrice della commedia, rapita dal dio-satiro Pan; c’è poi un grande edificio pubblico con una fontana monumentale, una struttura atipica per i tempi, molto probabilmente la Schola di retorica e/o di filosofia, che gli studiosi sanno venisse ospitata a Vienne.

Nel tell di Abu Tbeirah in Iraq è stato scoperto il più antico porto di una città sumerica

Iraq: il più antico porto di una città sumerica ad Abu Tbeirah. La scoperta di un porto risalente al III millennio a.C. nella parte Nord-Ovest del tell di Abu Tbeirah (di 130×40 mt circa, vicino all’antica linea di costa del golfo arabico, una posizione importante all’interno di un ambiente paludoso e a ridosso del mare) da parte della missione archeologica italo-irachena, diretta da Franco D’Agostino e Licia Romano dell’università La Sapienza di Roma, scrive un nuovo capitolo della storia della Mesopotamia, superando l’immaginario comune che identifica le antiche città attorniate da distese di campi di cereali, irrigati da canali artificiali. Le città sumeriche erano tutte organizzate attorno al polo templare/palatino e collegate tra di loro tramite canali, dotate per questo di un porto che consentisse la gestione dei contatti e dei commerci. Il porto è un bacino artificiale, una zona più depressa, circondata da un massiccio terrapieno con un nucleo di mattoni d’argilla, con due accessi che lo mettevano in comunicazione con la città e che sono chiaramente visibili anche dalle immagini satellitari di Google. Si tratta del porto più antico sinora scavato in Iraq, visto che le uniche testimonianze di strutture portuali provengono da Ur, di duemila anni più tarde. La connessione del sito con le paludi sumeriche non esclude che il porto non fosse deputato esclusivamente alla funzione di ormeggio delle barche e di gestione dei commerci con le altre città, ma anche riserva d’acqua e immensa vasca di compensazione delle piene del fiume, nonché fulcro di varie attività dell’insediamento connesse all’utilizzo della risorsa idrica. La scoperta apre nuovi scenari di ricerca sulla vita delle città del sud della Mesopotamia, ma anche sulle ragioni del loro abbandono. La forte connessione con le paludi del delta, quindi con un ambiente estremamente sensibile ai cambiamenti climatici e al regime delle precipitazioni, potrebbe chiarire i motivi della riduzione e poi scomparsa dell’insediamento di Abu Tbeirah alla fine del III millennio a.C., un momento in cui in diverse parti del mondo si registra un cambiamento climatico importante, il cosiddetto 4.2 ka BP event, cioè un evento di 4200 anni fa.

I lavori per la Metro C a Roma hanno portato alla luce la Domus del Centurione

Italia: la Domus del Centurione dagli scavi della metro C a Roma. Mosaici in bianco e nero suggestivi, pavimenti di ardesia e marmo bianco, pitture sulle pareti, i resti di una fontana. Tutto questo è stato rinvenuto a dodici metri di profondità, nel corso degli scavi del cantiere della Metro C. Si tratta di una scoperta straordinaria in un’area, nei pressi della stazione della metropolitana di Amba Aradam, che dalla primavera del 2016 restituisce strutture legate al mondo militare. Il rinvenimento più recente, è stato definito la Casa del Comandante. Dagli scavi sono riemersi mosaici bianchi e a figure nere, geometrie, alberi, un satiro e un amorino, che lottano o danzano sotto un tralcio d’uva, un uccello su un ramo e perfino un’antica fontana, e due edifici della caserma con i dormitori dei soldati imperiali. La struttura potrebbe aver ospitato le milizie speciali, ovvero, i servizi segreti dell’imperatore. Per gli archeologi, Simona Morretta e Rossella Rea, della soprintendenza speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, guidata da Francesco Prosperetti, il rinvenimento sarebbe parte integrante del complesso militare, risalente agli inizi del II secolo d.C., nel pieno dell’età adrianea. Protagonista della scoperta è la Domus del Comandante della caserma, un edificio rettangolare di circa 300 mq, in cui sono riconoscibili i gradini di accesso al corridoio, il pavimento di opus spicatum (i mattoncini a spina di pesce tipici dell’epoca), le 14 stanze intorno a una sorta di cortile centrale, i resti di una fontana con vasche, arricchita, probabilmente, da sculture decorative. Incredibili i pavimenti a quadrati di marmo bianco e ardesia, in opus sectile, e intorno le pareti decorate con intonaci colorati o bianchi. Una delle stanze doveva essere riscaldata alla luce del rinvenimento delle suspensurae, pile di mattoni che formavano un’intercapedine per il passaggio dell’aria calda. Lo scavo ha riportato alla luce anche i resti di una scala realizzata successivamente per salire al piano superiore che ospitava, probabilmente, uffici o altri dormitori di soldati. Inoltre, è stata individuata un’area di servizio con pavimenti in mattoncini, vasche, canalizzazioni dell’acqua e una soglia in travertino, destinata ad accogliere le merci da conservare, e ancora, oggetti di uso comune come anelli d’oro, un manico d’avorio intarsiato di un pugnale, amuleti e i bolli laterizi che hanno consentito di datare i resti. I due nuovi edifici, come il dormitorio dei soldati, furono abbandonati e poi rasati a un metro e mezzo di altezza dopo la metà del III secolo, quando nel 271 si cominciarono a costruire le fortificazioni delle Mura Aureliane. L’importanza della scoperta si deve alla complessità e allo stato di conservazione dei CASTRA, nonché alla loro posizione, che integra tutta la cintura di edifici militari rinvenuta tra il Laterano e il Celio, un vero e proprio quartiere militare. I resti sono stati smontati e saranno rimontati all’interno della stazione museo, definita “la stazione archeologica della metropolitana più bella del mondo”.

Nel golfo di Hammamet in Tunisia sotto il mare è stata scoperta una città romana

Tunisia: una città romana sommersa nel golfo di Hammamet. Una città romana sommersa, Neapolis, con il suo reticolo di cardi e decumani che si estende per circa 20 ettari sotto il mare del Golfo di Hammamet in Tunisia è stata scoperta da archeologi sardi, tunisini e algerini, nell’ambito della nona di una serie di missioni archeologiche iniziate nel 2010 da parte del Consorzio Uno per gli studi universitari di Oristano, gli archeologi Raimondo Zucca e Pier Giorgio Spanu del dipartimento di Storia, Scienze dell’uomo e della Formazione dell’università di Sassari e il professor Mounir Fantar dell’INP Institut National du Patrimoine di Tunisi. L’area è una sorta di zona industriale della già ben nota Colonia Iulia Neapolis ed è caratterizzata dalla presenza di un gran numero di vasche, dove si procedeva alla salagione di grandi quantità di pesce (in particolare sardine ma anche piccoli tonni), che venivano sistemate all’interno di anfore di terracotta, caricate sulle navi per vari paesi del Mediterraneo. L’avventura era cominciata nel 2009 sulla base di una proposta del professor Zucca, che dopo aver studiato la Neapolis sarda, di fronte al Golfo di Oristano, mirava a studiare anche la gemella e omonima città africana. I rilievi anche subacquei e aerei eseguiti nel corso della missione appena conclusa hanno permesso di completare la planimetria della città sommersa, che rappresenta circa un terzo dell’intera Colonia Iulia Neapolis. Grazie alla scoperta di un grosso frammento di lastra calcarea utilizzata per una iscrizione plateale, la missione ha anche permesso di individuare, tra le rovine della città di terraferma, quella che potrebbe essere la 27a piazza forense romana (la 4a in territorio africano) con il suo tempio dedicato a Giove Capitolino, la sua Curia e la sua Basilica giudiziaria. Un rovinoso terremoto avvenuto più o meno a metà del IV secolo d.C. avrebbe sommerso proprio quella parte della città, aspetti attualmente da svelare anche con la partecipazione di archeosismologi e geomorfologi subacquei.