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Templari. L’arcivescovo di Tarragona consente l’esame del Dna di Guillem de Torroja: sarà la prova decisiva per provare che nel sarcofago di San Fermo a Verona ci sono le spoglie del fratello, Arnau de Torroja, Maestro Generale dell’Ordine del Tempio morto nel 1184 a Verona. Finora le ricerche scientifiche multidisciplinari hanno fornito indizi che portano tutti ad Arnau: i risultati presentati in anteprima in un convegno a Verona

Il sarcofago di San Fermo a Verona sorvegliato dall’associazione Templari cattolici d’Italia (foto Graziano Tavan)

La cattedrale di Tarragona dove è conservato il sarcofago di Guillem de Torroja (foto Graziano Tavan)

Mauro Giorgio Ferretti, Magister Templi dell’associazione Templari cattolici d’Italia (foto Graziano Tavan)

Martedì 24 aprile 2018 per l’associazione Templari cattolici d’Italia è una data storica: gli esperti hanno avuto il permesso a procedere al prelievo di un campione osseo dalle spoglie di Guillem de Torroja, conservate da novecento anni in un sepolcro nella cattedrale di Tarragona, da inviare all’Harward Medical School di Boston per l’estrazione del Dna, dove già è stato sequenziato il campione dell’individuo conservato nel sarcofago ritrovato a San Fermo di Verona. L’arcivescovo di Tarragona ha infatti finalmente consentito, dopo alcune domande respinte, all’operazione che nelle speranze del Magister Mauro Giorgio Ferretti, presidente dei Templari cattolici d’Italia, dovrebbe essere la prova decisiva per affermare che nel sarcofago, da lui scoperto più di tre anni fa negli spazi dell’ex sala capitolare benedettina della chiesa di San Fermo a Verona, ci sono proprio i resti del Maestro Generale dell’Ordine del Tempio, Arnau de Torroja, morto proprio a Verona nel 1184 dove, in una delicata missione diplomatica con il Patriarca di Gerusalemme e il Maestro Generale degli Ospitalieri, avrebbe dovuto incontrare papa Lucio III e l’imperatore Federico Barbarossa e convincerli a mandare più aiuti in Terrasanta accerchiata dalle truppe di Saladino, condottiero e sultano, che solo tre anni dopo avrebbe assediato e conquistato Gerusalemme portando al collasso il regno crociato. “Ormai non ci speravo più. Ora per fortuna il clima è cambiato”, ammette mons. Fiorenzo Facchini, antropologo, professore emerito dell’università di Bologna, presidente del Coordinamento scientifico per le Ricerche sugli Ordini militari-religiosi, che dal giorno della scoperta del sarcofago ha seguito il complesso e ambizioso progetto di ricerche multisciplinari per accertare, con i migliori esperti internazionali ognuno del proprio settore, a chi appartenesse veramente quel singolare sarcofago di San Fermo. E sono stati proprio questi studi, con il loro rigore storico-scientifico, i cui risultati sono stati presentati sabato 21 aprile 2018 a Verona nel convegno storico-scientifico “Il sarcofago ritrovato a Verona e i Templari” a convincere le autorità ecclesiastiche catalane a dare l’assenso al prelievo di un campione osseo dalle spoglie di Guillem de Torroja (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/04/20/templari-il-magister-ferretti-ricorda-la-scoperta-del-sarcofago-di-san-fermo-la-figura-di-arnau-de-torroja-e-anticipa-le-linee-del-convegno-storico-scientifico-di-verona-ce-l/).

L’antropologo mons. Fiorenzo Facchini al convegno di Verona (foto Graziano Tavan)

“Una notizia bomba! La scoperta di Verona è una notizia bomba”: mons. Facchini, alla tavola rotonda che ha chiuso il convegno, si lascia andare, superando la proverbiale sobrietà e prudenza dello scienziato antropologo. “Ora aspetto fiducioso. Ma è certo che se finora tutti gli studi effettuati, con metodi diversi e discipline diverse, ci hanno fornito indizi che portano tutti a confermare che quella sia la tomba di Arnau de Torroja, è evidente che il Dna di un fratello, Guillem, arcidiacono di Urgell, vescovo di Barcellona e arcivescovo di Tarragona, dove morì nel 1171, darebbe una certezza al 100 per cento. Quindi tra qualche mese speriamo di poter dire al mondo che Verona conserva la tomba di un Maestro Generale, il nono dei 23 che si sono succeduti nei 183 anni di vita dell’ordine templare. E questa sarebbe l’unica sopravvissuta alla damnatio memoriae e giunta fino a noi attraverso i secoli”. È lo stesso Facchini a riassumere gli indizi che portano ad Arnau de Torroja:  innanzitutto i documenti storici, che confermano come Arnau sia morto proprio a Verona nel 1184; ci sono poi i dati archeologici che spiegano che quel sarcofago presenta scolpita la croce templare e ha restituito frammenti di stoffe pregiate: tutti elementi che ci portano alla presenza di un personaggio di rango dell’Ordine del Tempio; le analisi antropologiche fanno luce sull’inumato: un uomo di età adulta avanzata dalle caratteristiche mediterranee; mentre le analisi genetiche non solo hanno ribadito che si tratta di un individuo di sesso maschile ma che presenta somiglianze genomiche con i Catalani; infine, la datazione calibrata dei reperti con il radiocarbonio C14 restituisce un arco di tempo compatibile tra il 1020 e il 1220 d.C. E allora vediamo meglio le diverse ricerche presentate a Verona.

Una raffigurazione di Arnau de Torroja, Maestro generale dell’Ordine del Tempio (foto Graziano Tavan)

La Catalogna nel XII secolo con l’indicazione di Solsona, Torroja e Barcellona (foto Graziano Tavan)

Arnau de Torroja, soldato, religioso, templare, amministratore e diplomatico. È Giampiero Bagni, archeologo e storico della Nottingham Trent University, a tratteggiare la figura del catalano, la sua carriera rapidissima, fino alla sua morte a Verona a 66 anni. “Arnau de Torroja”, racconta Bagni, “nasce a Solsona da una famiglia di signori locali nel 1118. La famiglia si era già messa in luce fin dal 990 grazie al suo avo Mirò, valoroso cavaliere alla corte del conte di Urgell. Siano in piena Reconquista, quando i cavalieri spagnoli erano impegnati sul fronte iberico contro i musulmani. La famiglia prese il nome di Torroja con la conquista del vicino omonimo castello da parte del nonno di Arnau alla fine dell’XI secolo. Mentre il papà di Arnau, Bernat Ecard de Torroja ampliò i possedimenti entrando nell’entourage del conte di Barcellona. Quando morì nel 1143 lasciò cinque figli, quattro dei quali sarebbero arrivati alla piena età adulta con carriere importanti: Berenguer fu signore di Torroja,  Guillem fu arcivescovo di Tarragona, e Pietro vescovo di Saragozza”. Prima Bernat e poi i suoi figli fecero cospicue donazioni all’Ordine del Tempio, situazione che facilitò di sicuro la carriera di Arnau che, dopo aver partecipato fin dal 1133 alle campagne di Reconquista,  nel 1166, dopo solo quattro anni dalla sua entrata nell’Ordine, divenne Maestro di Catalogna e Provenza, e rimase tale fino al 1180 quando divenne Maestro generale, alla morte di Oddone di Saint-Amand, nelle carceri di Saladino, Maestro generale del Tempio catturato in battaglia l’anno prima. “Serviva uno stratega e fu scelto Arnau, nonostante non si trovasse in Terrasanta, non fosse francese, fosse anziano, e infine fosse più un diplomatico che un condottiero”.

Il prof. Giampiero Bagni mostra la chiesa templare di San Vitale a Verona, in un cabreo del 1698 (foto Graziano Tavan)

La sua instancabile attività diplomatica porta Arnau  all’ambasceria del 1184 per cercare nuovi aiuti per gli Stati crociati, un’ambasceria – per l’epoca – ai massimi livelli: con il Maestro generale del Tempio c’erano infatti il Patriarca di Gerusalemme e il Maestro generale degli Ospitalieri. I tre salparono dalla Terrasanta nel giugno 1184. Ma siamo sicuri che Arnau arrivò vivo a Verona? Bagni ha trovato riscontri nei documenti di archivio. “Baldovino IV, re di Gerusalemme, rimasto in Terrasanta perché molto malato, segue con attenzione l’evolversi della missione diplomatica”, spiega Bagni, “e in una sua lettera si felicita per il buon esito del viaggio in mare e dell’arrivo dei tre a Brindisi, da dove proseguono via terra fino a Verona. I documenti parlano invece di due delegati solo nel tragitto verso Parigi e Londra”. Quindi Arnau arrivò a Verona e dagli studi di Ligato sappiamo che incontrò il papa Lucio III (che sarebbe morto anche lui a Verona l’anno dopo, nel 1185: sepolto in cattedrale), meno certo è invece l’incontro con l’imperatore Barbarossa. Il 30 settembre 1184, come registra l’obituario di Reims, Arnau morì a Verona. Dove poteva essere sepolto un Maestro generale dei Templari? “Sappiamo”, continua Bagni, “che la chiesa dei Templari era San Vitale nell’Oltreadige, la quale alla soppressione dell’Ordine nel 1314 passò agli Ospitalieri”. Ma perché la tomba a San Fermo? Una risposta l’ha data Loredana Imperio, presidente Larti – Libera associazione dei ricercatori templari italiani: “Di certo San Fermo, che apparteneva ai benedettini, aveva rapporti stretti con i templari: la chiesa sorgeva in riva all’Adige, fuori dalle mura, quindi soggetta a scorrerie. Niente di più probabile che i templari, che erano vicinissimi, sull’altra sponda del fiume, fornissero la difesa armata ai monaci di San Fermo. Non stupisce quindi che, alla soppressione dell’Ordine, al passaggio dei beni agli Ospitalieri qualcosa – come la tomba del Maestro generale – sia stato portato a San Fermo. È anche vero che alcuni documenti farebbero pensare che nel 1184 i templari non fossero in pieno possesso della chiesa di San Vitale, coinvolta in controversie ancora aperte con i canonici della cattedrale. In questo caso San Fermo potrebbe essere stata scelta perché su di essa ci sarebbe stato uno jus patronatus dei templari”.

Croce patente con ardiglione tipica dei cavalieri dell’Ordine del Tempio (foto Graziano Tavan)

Croce templare dipinta nella chiesa di Santa Maria di Norbello (Oristano) (foto Graziano Tavan)

Il sarcofago di San Fermo, in pietra locale molto friabile delle colline veronesi, reca iscrizioni ormai illeggibili, ma presenta sui lati corti, meglio conservati, una bella croce patente (o croix pattèe, ovvero la croce a bracci uguali che si allargano nella parte esterna) con puntale (ardiglione), tipica dei templari. Lo studio è stato approfondito da Sergio Sammarco, responsabile del Centro italiano di Documentazione sull’Ordine del Tempio alla biblioteca statale di Casamari. “Sappiamo che nei secoli sono stati usati diversi tipi di croce, a iniziare da quella greca”, precisa Sammarco, “ma sono pochi i casi in cui possiamo associare queste croci con cavalieri templari, e tutti presentano l’ardiglione, come  a Verona, che potrebbe ricordare la spada del cavaliere”. La croce con ardiglione la troviamo rappresentata nei sigilli dei capitani templari di Aquitania. Ma la troviamo anche nella chiesa di Tempio di Ormelle in provincia di Treviso, realizzata dai templari nel XII secolo lungo la via per Oderzo. “Qui sono rappresentate alcune croci templari, purtroppo mal conservate”, continua lo studioso, ma in due si vede molto bene l’ardiglione”. E non possiamo dimenticare la chiesa di Santa Maria di Norbello, in provincia di Oristano: ci sono ben otto croci con ardiglione. “Il sarcofago di San Fermo presenta una croce patente greca in cui è ben visibile l’ardiglione. È evidente che non è una prova decisiva, ma è un indizio importante”.

Schema delle analisi sul colore delle fibre del tessuto A presentato dal prof. Arobba (foto Graziano Tavan)

Stoffe pregiate degne di un personaggio di rango Sul fondo del sarcofago sono stati trovati due piccoli frammenti di tessuto affidati a uno dei massimi esperti, il prof. Daniele Arobba, direttore del museo Archeologico del Finale a Finale Ligure Borgo, in provincia di Savona. Il frammento A misura 32 x 60 millimetri, in buono stato di conservazione, presenta la cimosa su un bordo, i fili di trama sono colorati, i fili di ordito sono ritorti e doppi (reps di ordito). La manifattura con un’armatura a tela, prevede un telaio speciale a 4 licci, di solito usato da artigiani esperti. “Il risultato è un tessuto leggero, ma resistente”, spiega Arobba. “Le analisi hanno rivelato che si tratta di fili di seta, quindi filati che nel XII secolo erano riservati a tessuti di pregio, e i fili della trama sono colorati. Alcuni di questi fili colorati, che oggi a noi sembrano di un verde scuro, in origine erano blu intenso, un colore che nel Medioevo era difficile da ottenere, ricavato dalle cosiddette piante da blu come l’indaco. Quindi era un colore distinguente per chi lo portava, ed era su un tessuto pregiato”. Più piccolo il frammento B: 14 x 30 millimetri, in discreto stato di conservazione, senza cimosa, e con colore uniforme. Il filo è sempre di seta, con un’armatura a tela semplice, telaio a due licci, che danno un tessuto molto coprente. “Il tessuto A risulta molto vissuto, quindi potrebbe essere stato un vessillo usato come sudario nella sepoltura di un uomo di rango del XII secolo. Anche questo è un indizio che ci porta ad Arnau”.

Le ossa dei tre individui inumati nel sarcofago ritrovato a San Fermo di Verona (foto Graziano Tavan)

Ma cosa c’era dentro il sarcofago? L’ispezione è stata fatta dal prof. Bagni, con l’antropologo mons. Facchini e archeologa medievista Paola Porta, e all’interno sono stati trovati i resti di tre inumati, tumulati uno sopra l’altro in momenti successivi, segno di un probabile riutilizzo del sarcofago. “Abbiamo provveduto a studiarli e datarli”, interviene Bagni: “si tratta di un uomo anziano (sul fondo del sarcofago) inumato per primo, di una donna dell’inizi del Trecento e, al di sopra, di un giovane uomo del Quattrocento. Il campione dell’uomo anziano, che si riteneva appartenente alla sepoltura più antica, sottoposto a datazione col radiocarbonio C14 nel Centro di datazione e diagnostica dell’università del Salento, diretto dal prof. Lucio Calcagnile, è risultato databile tra il 1020 e il 1220 d.C., con la maggiore percentuale di risultanza tra il 1140 e il 1190: una datazione compatibile con la morte di Arnau”.

L’antropologa Maria Elena Pedrosi (Foto Graziano Tavan)

Schema delle ossa appartenute all’uomo anziano (foto Graziano Tavan)

“Le ossa recuperate dell’uomo anziano hanno permesso di ricostruire gran parte dello scheletro, con le parti più importanti come cranio, bacino e ossa lunghe”, illustra Maria Elena Pedrosi, antropologa dell’università di Bologna. “Lo studio delle ossa del cranio e del bacino ha stabilito che si tratta di un individuo di sesso maschile di un’età avanzata tra i 50 e i 60 anni. Doveva essere alto tra 160 e 170 e centimetri, e dallo studio paleopatologico si può affermare che soffrisse di dolori alla schiena e di dolori ai denti”. E mons. Facchini: “Le analisi genetiche hanno trovato il cromosoma Y confermano che si tratta di un uomo, il cui genoma somiglia più a quello dei catalani che non degli italiani. Quindi nuovi indizi sempre più stringenti sulla figura di Arnau. Ora non ci resta che aspettare il confronto con il Dna del fratello”.

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Napoli. Visita guidata eccezionale il 25 aprile 2018 al museo Madre: il direttore generale del parco archeologico di Pompei racconta la mostra “Pompei@Madre” alla scoperta delle molteplici relazioni tra patrimonio archeologico e ricerca artistica

Il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, al museo Madre di Napoli

Il 25 aprile 2018, per tutti gli appassionati che si trovano a Napoli, regala una passeggiata tra materiali archeologici di provenienza pompeiana e opere di artisti contemporanei con una guida speciale. Alle 17, infatti, al museo Madre di Napoli, c’è “Curator’s Tour”:  il direttore generale del parco archeologico di Pompei racconta la mostra “Pompei@Madre” dove i reperti pompeiani, messi a confronto con l’arte moderna, rivelano quanto l’antica città fin dalla sua scoperta nel XVII secolo, abbia influenzato le arti e le culture di ogni epoca fino ai nostri giorni. A  meno di una settimana dalla chiusura della sezione “Pompei@Madre – Materia archeologica”, allestita al terzo piano del museo Madre, Osanna, curatore della mostra assieme ad Andrea Viliani, direttore generale del Madre, guiderà i visitatori alla scoperta  delle molteplici relazioni tra patrimonio archeologico e ricerca artistica, che la mostra ha voluto mettere in risalto. La partecipazione alla visita è gratuita fino ad esaurimento posti disponibili: si paga solo l’ingresso a pagamento al museo Madre. Ma attenzione la prenotazione è obbligatoria: info e prenotazioni  08119737254.”Oggi questa forte presenza di Pompei sul nostro tempo si avverte ancor di più”, spiegano i promotori, “perché si è in una stagione di nuovi scavi e ricerche sul campo che stanno portando alla luce strutture, affreschi, reperti della vita quotidiana che, oltre a contribuire alla ricerca scientifica e a ridefinire la storia di Pompei, regalano emozioni uniche. E il direttore Osanna, protagonista di questo momento unico di trasformazione del sito archeologico, è testimone d’eccezione di questa forte prossimità tra archeologia e contemporaneità”. L’evento sarà raccontato attraverso i social network del museo Madre e del parco archeologico di Pompei, nell’ambito dell’ iniziativa Invasioni digitali (#PompeiMadre)

Alla mostra “Pompei@Madre” a Napoli i reperti pompeiani dialogano con l’arte moderna

La mostra articolata  nelle due sezioni “Pompei@Madre. Materia archeologica” (terzo piano) fino  il 30 aprile, e “Pompei@Madre. Materia archeologica: le collezioni” (ingresso e primo piano) in programma fino al 24 settembre 2018, coinvolge più di 90 artisti e intellettuali moderni e contemporanei, da Johannn Wolfgang Goethe a da François-René de Chateaubriand a Le Corbusier. Il progetto espositivo “Pompei@Madre. Materia archeologica”, a cura  di Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di  Pompei,  e Andrea Viliani, direttore generale del Madre – museo Arte contemporanea Donnaregina di Napoli, con il coordinamento curatoriale per la  sezione moderna  di  Luigi Gallo, si basa su  un  rigoroso  programma  di  ricerca risultante dall’inedita collaborazione istituzionale fra il parco archeologico di  Pompei, uno dei più importanti siti archeologici al mondo, e il  Madre, museo regionale campano d’arte contemporanea (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/11/15/il-grande-progetto-pompei-protagonista-allunesco-di-parigi-come-modello-da-imitare-tavola-rotonda-della-regione-campania-il-generale-curatoli-entro-dicembre-2018-la-chiusura-di-tutti-i-cantier/).

Templari. Il Magister Ferretti ricorda la scoperta del sarcofago di San Fermo, la figura di Arnau de Torroja, e anticipa le linee del convegno storico-scientifico di Verona: “C’è l’80 per cento di certezza che in quel sarcofago ci siano proprio i resti del Maestro Generale del Tempio Arnau de Torroja”. Il programma del convegno

Mauro Giorgio Ferretti, Magister Templi dell’associazione Templari cattolici d’Italia (foto Graziano Tavan)

In cuor suo ne è convinto fin dal momento in cui ha scoperto quel sarcofago con una croce templare dimenticato tra i rifiuti in un chiostro di San fermo a Maggiore a Verona: quella è la tomba del Maestro Generale del Tempio Arnau de Torroja, che le cronache raccontano sia morto proprio in riva all’Adige. E sarebbe l’unica sepoltura di un Maestro Generale dell’Ordine del tempio giunta fino a noi. Ma ora, a tre anni dalla scoperta, dopo altrettanti di studi storici, archivistici, archeologici e antropologici, coordinati dall’antropologo e professor emerito dell’università di Bologna, monsignor Fiorenzo Facchini, insieme all’archeologo Giampiero Bagni, alla vigilia del convegno storico-scientifico “Il sarcofago ritrovato a Verona e i Templari” di sabato 21 aprile 2018 a Verona, le sue convinzioni cominciano a trovare conforto anche dalla scienza: “C’è l’80 per cento di certezza che in quel sarcofago ci siano proprio i resti del Maestro Generale del Tempio Arnau de Torroja”, interviene, alla presentazione del convegno, Mauro Giorgio Ferretti, Magister dell’associazione Templari cattolici d’Italia che, insieme al Coordinamento scientifico per le Ricerche sugli Ordini militari-religiosi, ha organizzato l’assise scaligera.

L’antico sarcofago conservato in un chiostro di San Fermo a Verona: potrebbe essere la sepoltura di un Maestro generale dei Templari

È proprio Ferretti che ricostruisce le circostanze della scoperta del sarcofago: ancora una volta una scoperta archeologica avvenuta quasi per caso. “Quel sarcofago era lì da 700 anni, praticamente ignorato/dimenticato, nonostante la damnatio memoriae per eresia, comminata dai Papi durante l’esilio avignonese, dopo che l’ordine dei Templari si inimicò il re di Francia Filippo il Bello, desideroso di azzerare i propri debiti e impossessarsi del patrimonio templare, riducendo nel contempo il potere della Chiesa. Con la bolla del 1308 Faciens misericordiam furono definite le accuse portate contro il Tempio, mentre la sospensione dell’ordine fu sancita con la bolla Vox in excelso di papa Clemente V. Quindi dall’inizio del XIV secolo si è fatto il possibile per cancellare ogni traccia e ogni ricordo dei Templari. Operazione non del tutto riuscita, visto i milioni di persone nel mondo che ancora oggi sono affascinati dai Templari”. Possiamo quindi immaginare l’emozione e la sorpresa provate da Ferretti quando si è imbattuto nel sarcofago di San Fermo.  Una storia degna del migliore degli sceneggiatori. “Sono passati tre anni e mezzo, ma lo ricordo ancora come fosse ieri. Quella volta ci eravamo riuniti di sera a San Fermo Maggiore di Verona, eravamo più di 200 soci dell’associazione Templari cattolici d’Italia, per uno dei nostri conventi di preghiera. Mi accorsi quasi per sbaglio che in quello spazio, che era stato adibito a sala capitolare dei benedettini fino al 1261, cioè fino a quando a San fermo subentrarono i francescani, spazio che ora era ridotto a ripostiglio e deposito rifiuti, spuntava dalle cianfrusaglie e le immondizie una croce patente! Per capirci, non una croce qualsiasi ma la tipica croce dei Templari. Quella croce è incisa su uno dei lati corti di un sarcofago, realizzato in pietra veronese in cattivo stato di conservazione, ma la croce si vede bene. La croce, inoltre, presenta una spada stilizzata nel braccio inferiore, una simbologia tradizionalmente attribuita ai Maestri Generali che hanno guidato i cavalieri tra il 1118 e il 1314. Lì dentro non poteva che esserci un templare, e il pensiero mi è subito corso al Maestro Generale del Tempio Arnau de Torroja, morto proprio a Verona il 30 settembre 1184”.

Arnau de Torroja in un affresco nella cappella dei templari di Cressac Saint Gilles a Charente

Arnoldo di Torroja (in catalano, Arnau de Torroja) era nato a Salsona, in Catalogna, attorno al 1118 dalla famiglia dei Signori del luogo. Dopo aver combattuto contro i Mori in Spagna, divenne fratello templare nel 1162. Divenne nel 1166 Maestro di Catalogna e Provenza, dimostrando grandi doti di amministratore e diplomatico. Al suo arrivo in Terrasanta erano già state condotte due crociate contro i turchi seguite da un periodo relativamente breve di pace. È in questo contesto che si inserisce la sua nomina a Maestro Generale del Tempio nel 1180, voluta per le abilità diplomatiche e i contatti con la Curia pontificia. Nel 1184 partì da Gerusalemme, insieme al Patriarca e al Maestro Generale degli Ospitalieri, per incontrare a Verona papa Lucio III e l’imperatore Federico Barbarossa e informarli sulla situazione degli stati crociati. Ma Arnau de Torroja trovò la morte proprio a Verona, all’età di settant’anni. “La sua tomba non è mai stata trovata, né a Verona né a Parigi, dove venivano traslati tutti i corpi dei Maestri Generali del Tempio. Ma forse stavolta siamo a una svolta storica. Ma per non alimentare inutili speranze e diffondere notizie basate solo su supposizioni, abbiamo coinvolto i più grandi esperti, a cominciare dall’antropologo monsignor Fiorenzo Facchini e dall’archeologo Giampiero Bagni”.

Liturgia dei Templari cattolici sul sarcofago di San Fermo a Verona

Mons. Fiorenzo Facchini, antropologo

“Il mio intervento”, anticipa il presidente del coordinamento, mons. Facchini, “verte sugli aspetti antropologici e genetici dei reperti rinvenuti nel sarcofago di San Fermo riconducibili a uno scheletro umano. Questi studi vogliono far luce sulla provenienza e sulle caratteristiche dello stesso per cercare di avere un quadro il più possibile veritiero. La ricerca è stata condotta in collaborazione con Maria Giovanna Belcastro, docente dell’università di Bologna; Maria Elena Pedrosi, dottoranda presso il laboratorio di Bioarcheologia e Osteologia forense dell’università di Bologna; e Carles Lalueza-Fox, ricercatore al laboratorio di Paleogenetica dell’università Pompeu-Fabre di Barcellona, insieme a David reich, docente dell’Harvard Medical School di Boston”. E l’archeologo Giampiero Bagni: “Grazie al gruppo di esperti del Coordinamento scientifico per le Ricerche sugli Ordini religioso-militari di cui sono segretario abbiamo tentato un approccio multidisciplinare partendo da un’ispezione esterna del sarcofago che ci ha permesso di notare segni di una parziale immersione e un buco che può aver permesso una limitata spoliazione di eventuali corredi o oggetti di valore. In una estremità è conservata una croce patente con puntale confrontabile con altre presenti in luoghi templari. Sappiamo che Arnau de Torroja è morto a Verona il 30 settembre 1184, data indicata nell’obituario di Reims. La mia indagine verte proprio sulla sua carriera e sulle circostanze della morte”.

L’antico sarcofago ritrovato nel chiostro della chiesa di San Fermo a Verona

Il convegno storico-scientifico di Verona sabato 21 aprile 2018, all’auditorium della parrocchia di san Fermo a Verona, apre alle 9 con la sessione dedicata agli addetti ai lavori con le introduzioni di Mauro Giorgio Ferretti, Magister Templi – Associazione Templari Cattolici d’Italia; mons. Fiorenzo Facchini, presidente coord. scientifico per le Ricerche sugli Ordini religioso-militari. Alle 9.30, inizia la sessione storico-archivistica presieduta da S. Sammarco, responsabile del Centro italiano di Documentazione sull’Ordine del Tempio presso la Biblioteca statale di Casamari. Intervengono: F. Lanzi, direttore del museo della Beata Vergine di San Luca di Bologna, “Le dedicazioni delle chiese templari nel Nord Italia: un focus sul Veneto”; E. Angiolini, docente di Paleografia, Archivio di Stato di Modena, “Le fonti archivistiche per lo studio dell’Ordine del Tempio: il caso di Verona”; L. Garna Galobart, storica medievista, Mèmbre de l’Acadèmie Internationale d’Héraldique, Instituto Catalán de Genealogía y Heráldica di Barcelona, “La famiglia Torroja in Catalogna: importanza e genealogia”.

Miniatura con i cavalieri dell’Ordine del Tempio

Dopo la pausa caffè, alle 11.15, apre la sessione storico-archeologica presieduta da C. Beghini, vice dir. ufficio Beni Culturali della Diocesi di Verona. Intervengono: P. Porta, archeologa e storica dell’arte dell’università di Bologna, “Alcuni esempi di sepolture templari: da Pietro da Bologna ad Arnau de Torroja”; L. Imperio, presidente LARTI (Libera Associazione dei Ricercatori Templari Italiani), “Perché San Fermo? L’inventario dei beni templari a Verona”; D. Arobba, direttore del museo Archeologico del Finale di Finale Ligure Borgo (SV) con L. Forlani, palinologia dell’università di Bologna, “I frammenti di stoffa ritrovati nel sarcofago a San Fermo”.  La sessione pubblica apre nel pomeriggio con il saluto delle autorità.

Lo stemma di Arnau de Torroja

Alle 14.30,  “Il sarcofago ritrovato e Arnau de Torroja”, presiede Jonathan Phillips, Royal Holloway University, Londra. Intervengono: N. Morton, storico medievista, Society for the Studies on the Crusades and the Latin East, Nottingham Trent University, “Lo sviluppo dell’Ordine del Tempio nel dodicesimo secolo”; G. Bagni, archeologo e storico, Nottingham Trent University, “Arnau de Torroja templare da Fratello a Maestro Generale: la carriera e le circostanze della morte”; F. Facchini, antropologo, professore emerito dell’università di Bologna in collaborazione con M.G. Belcastro, M.E. Pedrosi, università di Bologna, e C. Lalueza-Fox, università di Barcellona, “I reperti del sarcofago di San Fermo: caratteri antropologi e genetici”. Dopo le conclusioni e sintesi dei lavori con tavola rotonda tra relatori. Alle 17.45, chiusura dei lavori.

L’antico sarcofago rinvenuto nella chiesa di San Fermo a Verona appartenne veramente a un Maestro Generale dei Templari? Lo svelerà il convegno “Il sarcofago ritrovato a Verona e i Templari” con le prime risultanze delle analisi scientifiche condotte sui reperti rinvenuti e i risultati degli studi archivistici, archeologici e storici sulla presenza dell’Ordine del Tempio a Verona

Cerimonia dei Templari cattolici in piazza Bra a Verona

La chiesa di San Fermo Maggiore a Verona

L’antico sarcofago di San Fermo appartenne veramente a un Maestro dei Templari?  È vero che la “scoperta” della tomba come sepoltura di un templare importante è avvenuta ancora diversi anni fa grazie all’intuizione del Magister Templi dell’associazione Templari Cattolici d’Italia, Mauro Giorgio Ferretti. E sappiamo che da li sono partite le ricerche e le analisi sul sarcofago per cercare di inquadrarlo storicamente e attribuire un’identità al defunto. Ma ora siamo a una svolta storica che potrebbe dirimere una volta per tutte ogni dubbio o riserva storica. Basta aspettare solo qualche giorno. Sabato 21 aprile 2018, alle 9, all’auditorium della chiesa di San Fermo Maggiore in via Dogana 2 a Verona, è in programma il convegno storico-scientifico “Il sarcofago ritrovato a Verona e i Templari”, organizzato dall’associazione Templari Cattolici d’Italia e dal Coordinamento scientifico per le Ricerche sugli Ordini religiosi-militari insieme al museo Diocesano d’Arte di San Fermo Maggiore e alla Diocesi di Verona, in collaborazione con LARTI – Libera Associazione Ricercatori Templari Italiani, il museo della Beata Vergine di San Luca e la Society for the Study of the Crusades and the Latin East, rappresentata, quest’ultima, dal prof. Jonathan Phillips della Royal Holloway di Londra e dal prof. Nicholas Morton della Nottingham Trent University.

L’antico sarcofago conservato in un chiostro di San Fermo a Verona: potrebbe essere la sepoltura di un Maestro generale dei Templari

Sabato 21 aprile saranno presentati ufficialmente, in anteprima mondiale, i risultati degli studi archivistici, archeologici e storici sulla presenza dell’Ordine del Tempio a Verona e le prime risultanze delle analisi scientifiche condotte sui reperti rinvenuti in un sarcofago antico custodito nel chiostro della chiesa di San Fermo Maggiore di Verona. Il programma del convegno su invito e prenotazione (info e prenotazioni: tomba.arnau.verona@gmail.com) prevede l’apertura dei lavori alle 9 all’interno dell’auditorium della chiesa di San Fermo Maggiore. In mattinata si svolgerà la sessione storico-archivistica e archeologica, e dalle 14.30 si entrerà nel vivo del convegno che terminerà con una tavola rotonda tra i vari relatori che riassumeranno i risultati degli studi e delle analisi svolte. Gli studi storici, archivistici, archeologici e antropologici sono stati coordinati dall’antropologo e professore emerito dell’università di Bologna, monsignor Fiorenzo Facchini assieme all’archeologo Giampiero Bagni. Il gruppo di studiosi è composto da esperti italiani e stranieri collegati con le università di Bologna, Nottingham Trent e Barcellona.

Liturgia dei Templari cattolici sul sarcofago di San Fermo a Verona

L’importanza di questo evento è data dal fatto che il sarcofago potrebbe essere l’unica tomba al mondo riconducibile a un Maestro Generale del Tempio. Uno dei motivi che porterebbe a questa identificazione, tra gli altri, risiederebbe nella particolare e ben chiara riproduzione della croce patente incisa su uno dei due lati corti del sarcofago realizzato in pietra veronese. La croce, inoltre, presenta una spada stilizzata nel braccio inferiore. Una simbologia tradizionalmente attribuita ai Maestri Generali, che hanno “guidato” i cavalieri dal 1118 al 1314. Di questi ventitré, solo uno è morto a Verona. Si tratta di Arnau de Torroja, cavaliere templare di origine catalana scomparso nella città scaligera il 30 settembre 1184 ma di cui non è mai più stato rinvenuto il luogo di sepoltura. Tutte le altre sepolture fatte a Parigi o in Terrasanta sono andate perdute.

A Nonantola, che conserva uno dei più importanti complessi benedettini d’Europa, a confronto i maggiori specialisti dell’archeologia medievale europea nel convegno “Nonantola e l’archeologia dei monasteri alto-medievali in Europa. Vecchie questioni, nuove ricerche”. E poi visite guidate gratuite al monastero nascosto: gli archeologi svelano la millenaria storia di S. Silvestro di Nonantola

L’abbazia di San Silvestro a Nonantola, in provincia di Modena

Sant’Anselmo, fondatore dell’abbazia di Nonantola, scolpito sul portale, opera dei seguaci di Wiligelmo

Costruzione dell’ababzia di Nonantola (disegno Saame)

Il duca Anselmo costruì la chiesa dei Santi Apostoli nel 752, dando vita al monastero benedettino, avamposto longobardo sulle direttrici tra Bologna, Piacenza e Verona. Ma è con l’arrivo all’abbazia, solo pochi anni dopo, delle spoglie di San Silvestro che il monastero crebbe in potenza. Attorno sorse il paese, direttamente alle dipendenze dell’abate che grazie alle donazioni di Carlo Magno divenne un vero e proprio signore feudatario. Quel paese si chiama Nonantola,  in provincia di Modena, ancora oggi famoso per uno dei più celebri complessi benedettini dell’Europa medievale, al pari delle potenti abbazie di Cluny e Canterbury. Nell’abbazia di Nonantola soggiornò l’imperatore Lotario I. Qui un altro imperatore, Carlo il Grosso, incontrò papa Martino. Mentre papa Adriano III, morto nelle vicinanze mentre era in viaggio per Worms, qui venne sepolto. Oggi Nonantola è un caso esemplare nel quadro della ricerca storico-archeologica della nostra penisola. Dal 2001 Nonantola è infatti al centro di un importante progetto di ricerca archeologica diretto da  Sauro Gelichi dell’università Ca’ Foscari di Venezia grazie al quale è stato possibile indagare il complesso abbaziale di S. Silvestro di cui, fino ad oggi, si aveva notizie soltanto grazie alla documentazione archivistica, e il borgo che vi si è sviluppato intorno e sull’intero territorio di riferimento. L’università Ca’ Foscari di Venezia, sotto la direzione scientifica di Gelichi, ha realizzato un progetto di ricerca di notevole rilievo scientifico che ha portato alla realizzazione di otto anni di campagne di scavo con gli studenti dell’Università, il tutto in stretta collaborazione con la soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. I dati emersi dagli scavi hanno dato vita a una collana di pubblicazioni, a numerose visite guidate e conferenze, all’allestimento di mostre temporanee, alla riorganizzazione della sezione medievale del museo civico di Nonantola e alla realizzazione dell’aula didattica “Magazzini di Storia”, ampiamente utilizzata per svolgere laboratori storico-archeologici con le scuole.

Il complesso abbaziale benedettino di Nonantola

La locandina del convegno internazionale “Nonantola e l’archeologia dei monasteri alto-medievali in Europa. Vecchie questioni, nuove ricerche”

Sabato 14 aprile 2018, dalle 9.30, Nonantola ospita un importante convegno internazionale, “Nonantola e l’archeologia dei monasteri alto-medievali in Europa. Vecchie questioni, nuove ricerche”, a cura di Sauro Gelichi e Richard Hodges, che concentrerà l’attenzione sui più recenti e innovativi studi relativi all’archeologia monastica altomedievale. Il convegno internazionale di studi è promosso da Comune di Nonantola, università Ca’ Foscari e museo di Nonantola, in collaborazione con soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, ArcheoNonantola e Abbazia di Nonantola, e con il sostegno di IBC Regione Emilia-Romagna (L. R. 18/2000) legato al progetto “Longobardi al confine”. Il convegno, importante momento di confronto e di approfondimento con i maggiori specialisti dell’archeologia medievale europea, sarà l’occasione per presentare il volume “Nonantola 6. Monaci e contadini. Abati e re. Il monastero di Nonantola attraverso l’archeologia (2002-2009)”, a cura di Sauro Gelichi, Mauro Librenti e Alessandra Cianciosi. La sesta pubblicazione della collana archeologica su Nonantola illustrerà i risultati delle campagne estive di scavi svolti dell’università dal 2002 al 2009 nel giardino dell’abbazia di San Silvestro in regime di concessione ministeriale, con la collaborazione e il sostegno della Soprintendenza prima Archeologica, poi Archeologia, belle arti, paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara (SABAP-BO). Il convegno e la presentazione del volume rappresentano la fase conclusiva di un progetto di ricerca esemplare che ha prodotto sei pubblicazioni scientifiche, mostre, visite guidate e nuovi percorsi archeologici all’interno del Museo di Nonantola  e del borgo.

Visite guidate con gli archeologi all’abbazia di Nonantola

E il giorno successivo, domenica 15 aprile, alle 16 e 17, visite guidate gratuite “Il monastero nascosto. Gli archeologi svelano la millenaria storia di S. Silvestro di Nonantola” con ritrovo davanti all’ingresso del giardino abbaziale in via Marconi 1. Gli archeologi Mauro Librenti e Alessandra Cianciosi illustreranno le nuove scoperte emerse dagli scavi archeologici nel giardino abbaziale, la mostra permanente esposta nell’aula didattica Magazzini di Storia e il terzo piano del museo di Nonantola. Gradita la prenotazione al numero 059896656 oppure all’indirizzo museo@comune.nonantola.mo.it

Scavi archeologici in via Oppio a Nonantola

Alessandra Cianciosi dell’università di Venezia

Il prof. Sauro Gelichi dell’università di Venezia

Intenso il programma del convegno internazionale di studi “Nonantola e l’archeologia dei monasteri alto-medievali in Europa. Vecchie questioni, nuove ricerche” di sabato 14 aprile 2018, al teatro Troisi, in viale delle Rimembranze 8, a Nonantola (Modena). Si inizia alle 9.30 con i saluti di Stefania Grenzi, assessore alla Cultura del Comune di Nonantola; 10, introduzione di Sauro Gelichi, università Ca’ Foscari di Venezia; 10.30, Gabor Thomas, university of Reading: “Monasteries and Places of Power in Anglo-Saxon England: Connections, Relationships and Interactions”; 11, Thomas Kind, university of Frankfurt: “Fulda – archaeological evidences from a Carolingian monastic town in solitudine Buchonia”; 12, Alfons Zettler, Historisches Institut, Dortmund: “Reichenau: the archaeology of a Continental monastery island”; 12.30, John Mitchell, già university of East Anglia: “The idea of the early medieval monastery: the example of San Vincenzo al Volturno”. Nel pomeriggio, alle 15, Fabio Saggioro e Maria Bosco dell’università di Verona, e Andrea Breda della soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia: “Ricerche archeologiche sul monastero di San Benedetto di Leno (secoli VII-XI)”; 16, saluti di Federica Nannetti, sindaco del Comune di Nonantola; di Valeria Cicala dell’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali dell’Emilia-Romagna; Luigi Malnati, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara; don Alberto Zironi, priore del Capitolo Abbaziale; Loris Sighinolfi, presidente di ArcheoNonantola; 16.30, Sauro Gelichi, Mauro Librenti e Alessandra Cianciosi, università Ca’ Foscari di Venezia, presentano il volume “Nonantola 6. Monaci e contadini. Abati e re. Il monastero di Nonantola attraverso l’archeologia (2002-2009)”; 17.30, conclusioni di Richard Hodges, American University of Rome.

Gli studenti universitari impegnati negli scavi archeologici in piazza Liberazione a Nonantola

Copertina del libro, “Nonantola 5. Una comunità all’ombra dell’abate. I risultati degli scavi archeologici di piazza Liberazione”

Recentemente a Nonantola è stato presentato un altro libro, “Nonantola 5. Una comunità all’ombra dell’abate. I risultati degli scavi archeologici di piazza Liberazione”, a cura di Mauro Librenti e Alessandra Cianciosi. Nel giugno 2015 l’amministrazione comunale, all’interno di un progetto di riqualificazione urbana cofinanziato dalla Regione Emilia-Romagna che ha interessato il centro storico di Nonantola, aveva avviato i lavori di rifacimento di piazza Liberazione, già oggetto nel 2004 di sondaggi archeologici da parte dell’università da cui erano emersi la chiesa di San Lorenzo e un cimitero. Per questa ragione è stato realizzato un nuovo progetto di ricerca grazie al quale, nei mesi di luglio e agosto 2015,  gli studenti di archeologia medievale dell’ateneo veneziano si sono potuti cimentare nello scavo stratigrafico della piazza, sotto la direzione scientifica della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Questi scavi hanno portato in luce per intero l’area pertinente la chiesa di San Lorenzo (XI-XIV secolo), alcune sepolture collocate dietro le absidi e ampie porzioni di pavimentazione della piazza trecentesca in mattoni e ciottoli. Proprio lo scavo di Piazza Liberazione è il protagonista del volume curato da Mauro Librenti e Alessandra Cianciosi. Lo scavo di piazza Liberazione ha reso possibile un progetto di riallestimento della sezione medievale del museo di Nonantola, in collaborazione con l’università Ca’ Foscari e la soprintendenza Archeologia, che prevede l’esposizione dei reperti rinvenuti in piazza, i plastici delle tre fasi principali dello scavo, un touch-screen che presenta tutti gli scavi eseguiti negli anni nel centro storico di Nonantola e, nell’ottica di museo diffuso, una cartellonistica archeologica collocata nei luoghi in cui sono stati effettuati sondaggi di scavo nel borgo (Nonantola Sotto-Sopra).

11 aprile 2018, prima Giornata nazionale del Mare, prevista dal nuovo codice della Nautica. Molti gli eventi promossi da scuole ed enti col sostegno del Mibact e dal museo Navigante. Ecco qualche esempio

La goletta Oloferne dell’associazione La Nave di Carta della Spezia (foto Paolo Maccione)

Il logo del museo Navigante nato nel dicembre 2017 mettendo in rete 58 musei italiani del Mare e della Marineria

C’è una nuova data da fissare sul calendario degli appassionati del mare, della marineria e della sua storia: è l’11 aprile. Lo ha stabilito il nuovo codice della Nautica, approvato dal Consiglio dei Ministri ed entrato in vigore a febbraio 2018, per tutte le scuole, con lo scopo di sviluppare la cultura del mare inteso come risorsa di valore culturale, scientifico, ricreativo ed economico. Perciò l’11 aprile 2018 sarà la prima “Giornata Nazionale del Mare”. E il museo Navigante con il patrocinio del MiBACT ha invitato i musei del Mare ad attivarsi per dare contenuti a questo evento. E la risposta è stata positiva. Da Nord a Sud. Vediamo qualcuno di questi eventi.

Museo della Laguna Sud a Chioggia

CHIOGGIA – Con il sostegno della Rete dei musei del Mare e della Marineria, il museo Civico e il museo Olivi di Chioggia partecipano alla Giornata del Mare offrendo un ingresso gratuito dal 12 al 22 aprile 2018 ai visitatori che si presenteranno con una propria foto scattata la sera dell’11 aprile al Palazzo Municipale, quando il palazzo sarà eccezionalmente illuminato di blu. Il Museo civico della Laguna sud San Francesco fuori le mura espone collezioni archeologiche ed etnografiche di ambito lagunare. Inaugurato nel 1997 e ospitato in un antico convento d’impianto trecentesco, si sviluppa su tre piani che ripercorrono la storia della città di Chioggia dall’epoca preromana ai nostri giorni. Peculiare il secondo piano, dedicato alla marineria e alla cantieristica locale.

PESARO – Il museo della Marineria “Washington Patrignani” di Pesaro aderisce all’iniziativa organizzando per la prima “Giornata del Mare” un seminario a più voci che tocca elementi materiali, sociali e simbolici che hanno rappresentato e rappresentano ancora caratteri significativi delle società marinare e di pesca ed in particolare delle pratiche di navigazione e di lavoro sul mare: gesti, simboli, riti e tradizioni della vita e del lavoro sul mare.

BRINDISI – La sezione di Brindisi della Lega Navale Italia e la Capitaneria di Porto, in occasione della prima “Giornata Nazionale del Mare” organizza un convegno introdotto dal presidente della LNI, Roberto Galasso; dal delegato regionale, Andrea Retucci; e dal Comandante della Capitaneria di Porto di Brindisi, Maurizio Minervino. I lavori iniziano alle 10: “Tutela dell’ecosistema marino”,  a cura del Tenente di Vascello (CP), Paola Gabrieli; 10.30: “Disciplina della navigazione nel porto nautico”, a cura del Tenente di Vascello (CP), Luca Reale; 11: “La microplastica negli oceani – il killer silenzioso dei pesci”, a cura di Elisabetta Vierucci dell’associazione di promozione sociale Flow – Love Life Ocean; 11.45: dibattito finale-

OTRANTO (Lecce) – La Lega Navale Italiana, sezione di Otranto, organizza mercoledì 11 aprile la “Giornata del Mare”. Appuntamento alle 9.30 al Castello Aragonese, per affrontare il tema “Marine e Loke Litter” e mira a sensibilizzare i partecipanti alle tematiche di tutela ambientale con particolare riferimento al mare.

TARANTO – Mercoledì 11 aprile nell’ambito della Giornata Nazionale del Mare e della cultura marina, alle 11, alla scuola sottufficiali della Marina Militare di Taranto, aula Fasan, seminario su “Il Mare si racconta”. Interverranno: Laura Tafaro, coordinatrice corso di laurea in Scienze e Gestione delle Attività Marittime; Nicolò Carnimeo, docente di Diritto della navigazione all’università di Bari e scrittore; Fabio Pozzo, giornalista e scrittore; Enrica Simonetti, giornalista e scrittrice; Clara Bianco, preside ITN Carnaro di Brindisi.

Il museo nazionale Archeologico della Sibaritide

CASSANO ALLO IONIO (Cosenza) – Nella prima edizione della Giornata Nazionale del Mare tante sono le attività e le iniziative in programma, dedicate a questa immensa distesa blu. La Giornata è anche dedicata a quanti, nel tempo, hanno affidato alle sue onde le tante speranze di vita, a chi ha trovato nelle sue acque sostentamento e lavoro. A chi semplicemente ancora oggi riesce a gioire nel guardarlo o a quanti lo degradano, inquinandolo. Questa giornata è interamente dedicata a lui, e alle tante attività ad esso connesse, oggi come in passato. Mercoledì 11 aprile 2018, il museo nazionale Archeologico della Sibaritide con una ricca programmazione celebrerà la prima edizione della Giornata nazionale del Mare. L’iniziativa “Sybaris e le sue rotte”, promossa dal Museo Navigante con il patrocinio del MiBACT, per farci vivere un’esperienza unica tra storia, cultura e sport, sarà presentata alle 9.30 da Adele Bonofiglio, direttrice del museo nazionale Archeologico della Sibaritide; Sigismondo Mangialardi, del Circolo Velico Lucano e da Alfonso Costanza, preside dell’Iis “N. Green – Falcone e Borsellino” di Corigliano Calabro (Cosenza). A seguire si terranno visite guidate, proiezioni video sulla navigazione e una simulazione di navigazione. Sarà possibile, infatti, simulare una suggestiva esperienza di navigazione grazie al TRIDENT una barca sicurissima ma allo stesso tempo performante, che sarà installata nello spazio antistante al museo. Il progetto è a cura dell’Ufficio Eventi del Museo congiuntamente ai volontari del Servizio Civile Nazionale e ai tirocinanti MiBACT della Regione Calabria. La giornata è aperta al pubblico con prenotazione obbligatoria.

La sede del museo Archeologico nazionale di Vibo Valentia

VIBO VALENTIA – Mercoledì 11 aprile 2018, alle 9.30, il museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, celebrerà con approfondimenti e iniziative collaterali la Giornata nazionale del mare promossa dal Museo Navigante con il patrocinio del MiBACT. La sua istituzione rientra nelle finalità di promozione conoscenza e valorizzazione del patrimonio storico, culturale, archeologico e artistico legato al mare. Fin dall’antichità il mare è stato il luogo privilegiato per la conoscenza e l’interazione tra le varie popolazioni del Mediterraneo; la sua promozione tende ad evidenziare lo sviluppo sociale ed economico-culturale del territorio. Interverranno: Elio Costa, sindaco della città di Vibo Valentia; Manfrida Gianfranco, presidente del circolo Velico; Carmine Gesualdo, comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza; Giuseppe Laurenzano, G.M. della Capitaneria di Porto. Gli interventi saranno alternati da stacchi musicali eseguiti dagli studenti del Conservatorio Statale di Musica “F. Torrefranca” di Vibo Valentia. Inoltre sabato 14 aprile 2018, è prevista una seconda giornata sempre dedicata al mare, con un contest di poesie che porterà alla ribalta vari autori con chiara ispirazione al mare e a seguire intermezzi musicali eseguiti dagli studenti del Conservatorio. Chiuderà la giornata l’archeologa Paola Vivacqua con un intervento dal titolo Hipponion-Vibo Valentia: Tesori dal Mare. Il progetto è a cura dei tirocinanti MiBACT della Regione Calabria. L’iniziativa si avvale del contributo della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia, del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, dell’archeologa Paola Vivacqua, dell’associazione Fiori di Loto, del Circolo Velico “Santa Venere”, del sindaco di Vibo Valentia Elio Costa, del conservatorio statale di Musica “F. Torrefranca” di Vibo Valentia e dell’istituto alberghiero “Enrico Gagliardi” di Vibo Valentia.

SCARIO (Salerno) – Nella sala Canonica di Scario l’11 aprile, alle 10, per la “Giornata del Mare”, incontro organizzato in collaborazione tra l’istituto scolastico “Teodoro Gaza” e la Lega Navale Italiana sezione di Scario. L’evento vedrà la partecipazione del tenente di vascello Giovanni Paolo Arcangeli, comandante dell’ufficio circondariale Marittimo di Palinuro; e di Guido Villani, ricercatore dell’istituto di Chimica Biomolecolare del Cnr di Pozzuoli, biologo marino e fotosub. I saluti introduttivi saranno del sindaco del Comune di San Giovanni a Piro, l’avv. Ferdinando Palazzo, dell’assessore provinciale Pasquale Sorrentino e del dirigente scolastico dell’istituto “Teodoro Gaza” di San Giovanni a Piro, prof. Corrado Limongi. “L’iniziativa”, spiega il presidente della Lega Navale Italiana sezione di Scario, Vito D’Andrea, “è organizzata di concerto con la Capitaneria di porto presente sul territorio, per diffondere la conoscenza del mare, preservare le tradizioni marinaresche, oltre che valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico legato al mare. La scelta della data non è casuale. L’11 aprile ricade nell’anniversario di un tragico evento, il naufragio della super-petroliera Haven, avvenuto nel 1991 nel tratto di mare dinanzi alla città di Genova con conseguenze drammatiche, sia in termini di vite umane, sia per il disastro ecologico che ne derivò”.

NAPOLI – Il museo del Mare di Napoli aderisce all’iniziativa. L’11 Aprile 2018 alle 17 si celebra la Giornata nazionale del Mare. Con un seminario a più voci sul tema: “Gesti, simboli, riti e tradizioni della vita e del lavoro sul mare”. Intervengono: Raffaella Salvemini (Issm-Cnr), Maria Sirago (NavLab): “Gente di mare nel Golfo di Napoli”; Angela Procaccini (I.C. Regina Coeli – Napoli): “Il protocollo d’intesa dell’assessorato al lavoro del Comune di Napoli “la Scuola a Bordo”; Giuseppe Farace (giornalista, reporter): “Biodiversità del Mediterraneo”; Luigi Ombrato (Amici del Museo del Mare – Napoli): “Modello, restaurato della goletta di Baltimora del XIX sec. Oceano”. Presiede: Paola Avallone (Issm-Cnr Napoli). Seguirà un aperitivo.

TORRE DEL GRECO (Napoli) – L’11 aprile, alle 10, all’hotel Poseidon, la Lega Navale Italiana, sez. di Torre del Greco, sempre presente sul territorio e in particolare nel mondo scolastico, ha organizzato un incontro con gli studenti al quale interverranno i dirigenti di Capitaneria di Porto, la federazione italiana Vela, Legambiente Campania, museo della Marineria Torrese. La manifestazione è stata patrocinata dal Comune di Torre del Greco e dal MIUR Campania.

LA SPEZIA – La Spezia, città di mare per eccellenza, non poteva non celebrare la prima “Giornata nazionale del mare e della cultura marina” istituita dal nuovo codice della nautica con lo scopo di sviluppare la cultura del mare inteso come risorsa di valore culturale, scientifico, ricreativo ed economico. Per l’occasione Cna La Spezia e La Lega Navale Sezione della Spezia, con il patrocinio del Comune della Spezia organizzano attività didattiche e informative a favore di giovani. Alla manifestazione aderiscono: Comando Marittimo Nord, Guardia Costiera – Capitaneria di Porto, Autorità di Sistema Portuale, Camera di Commercio, Provveditorato agli Studi, Assonautica. Alle attività parteciperanno: museo Navale, CSSN La Spezia, WWF sezione della Spezia, Lega Navale Sezione della Spezia, Vela Tradizionale ASD, “Percorsi nel Blu”, Distretto Ligure delle Tecnologie Marine (DLTM), Assonautica, CNA, Circolo Velico la Spezia, Canottieri Velocior 1883, Life on the Sea Onlus, Museo Navigante, Cantiere della memoria, ITN Nazario Sauro. Programma a La Spezia. Appuntamento alle 9 al Terminal Crociere 1. Intervengono Genziana Giacomelli, assessore del Comune della Spezia; Giorgio Balestrero, presidente Lega Navale Italiana sez. La Spezia; C.V. Massimo Seno, comandante Capitaneria di Porto – Guardia Costiera; Erika Mioni: “Percorsi nel Blu e la Citizen Science: best practice nelle tecniche di monitoraggio costiero… per tutti”; Leonardo D’Imporzano del WWF sezione La Spezia: “Il mare e le microplastiche”; Federica Maggiani, presidente CNA; Giovanni Soldini racconta l’Oceano e dintorni. Dalle 9.30 alle 12.30, al Molo Italia, CSSN: laboratorio scientifico acustica subacquea su Nave IBIS. Dalle 9.30 alle 12.30, alla Passeggiata Morin: con Capitaneria di Porto – Guardia Costiera dimostrazione pratica delle principali tecniche antinquinamento con impiego mezzi navali della Guardia Costiera e mezzo navale Castalia. Dalle 9.30 alle 12.30, al Molo Catamarani Mooring Cats passeggiata Morin, laboratori. ASD Vela Tradizionale: laboratori arte marinaresca su Goletta Pandora; Lega Navale Italiana: Proviamo a Veleggiare?; Circolo Velico La Spezia: “Prova il simulatore di vela”; Canottieri Velocior 1883: Prova il coastal rowing; Nemo Sub: Il sottomarino rosso; Motorvela: Econavighiamo. Dalle 10 alle 16, al Terminal crociere 1, percorsi nel Blu LAB: “Workshop di monitoraggio costiero”. Visite guidate gratuite, alle 15 e alle 17, con Asso Nautica su Goletta Oloferne: museo Navigante e laboratori per bambini; alle 10, 15, 17: museo Tecnico Navale della Marina Militare. Programma a Lerici. Alle 10, gli studenti di incontrano il mare sulla Goletta Oloferne che saluta Lerici ed i suoi marinai; iniziativa promossa dal Comune di Lerici. Programma a Le Grazie. Alle 9, il Cantiere della Memoria incontra gli studenti delle Grazie nella sala affrescata dell’ex Convento degli Olivetani: Proiezione video sui Maestri d’ascia.

GENOVA – Per festeggiare la giornata il Galata Museo del Mare dedica ai ragazzi un laboratorio speciale dalle 17 alle 18; offre per tutto il giorno e ai genovesi l’opportunità di visitare il Galata Open Air Museum – comprendente il Sommergibile S518 Nazario Sauro e la mostra Dialogo nel Buio – o il Galata Museo del Mare con biglietto speciale a 7 euro; ospita alle 17 la conferenza sul design nautico contemporaneo con i maggiori referenti del settore. Quest’ultima iniziativa è realizzata nell’ambito della collaborazione culturale con la mostra “Baglietto, un sogno sul mare”, curata da Emanuela Baglietto e visitabile fino al 1° maggio 2018 nella Sala delle Compere di Palazzo San Giorgio.

Studenti al museo del Mare di Marina di Varazze

VARAZZE (Savona) – L’11 aprile 2018 saranno numerose le attività che si svolgeranno in Marina di Varazze organizzate da associazioni ed enti quali: Varazze Club Nautico con il patrocinio della FIV, la Lega Navale Italiana – sezione di Varazze, il CEA (Centro Educazione all’Ambiente Comune di Varazze), l’Associazione Pesca Sportiva, il Museo del Mare con sede in Marina di Varazze,  i Sommozzatori di Marina di Varazze e i docenti dell’Istituto Comprensivo di Varazze e Celle, classi di I e II Media – sezione Blu e, per la scuola primaria, classi II A e II B. I ragazzi delle diverse classi si alterneranno in una serie di attività, dopo una prima visita al porto di Marina di Varazze, accompagnati da responsabili del Marina e delle realtà organizzatrici che spiegheranno il valore e il significato economico, culturale e turistico del centro portuale per l’intero territorio. Il ricco programma prevede: uscite in barca con iniziative di avviamento alla vela, visite al cantiere Alfa Servizi Nautici ex Baglietto, incontri con i pescatori locali per valutare insieme il pescato del giorno, laboratorio sulle qualità del pesce e la sua importanza per una corretta alimentazione, laboratorio con acciughe sotto sale. Si tratta, senz’altro, di una preziosa occasione per sensibilizzare i giovani sul valore e le preziose risorse di un Paese, come l’Italia, che può contare sull’immenso patrimonio offerto dai suoi circa 7500 km di coste affacciate sui mari più belli del mondo.

POZZALLO (Ragusa) – In occasione della “Giornata Nazionale del Mare”, mercoledì 11 aprile, nella sede della Lega Navale Italiana – sezione di  Pozzallo –  verrà presentato il progetto “viviAMO IL MARE”, realizzato dalla Lega Navale e dall’associazione culturale “Kairòs”.  L’evento, in collaborazione con la Guardia Costiera e patrocinato dal Comune di Pozzallo, ha l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi delle classi quinte della Scuola Primaria al rispetto e alla tutela dell’ambiente. Il Progetto “viviAMO IL MARE” si compone di tre moduli: il primo modulo è a livello solo didattico; il secondo modulo invece, vedrà i ragazzi delle scuole protagonisti attivi nella pulizia delle spiagge. Una regata  di zattere  costruite da ogni plesso con materiali di  riciclo,  disputata lungo il litorale raganzino, costituirà il terzo ed ultimo modulo del progetto.

CAPO D’ORLANDO (Messina) – In occasione della prima giornata nazionale del mare, il prossimo 11 aprile, il Porto Turistico di Capo d’Orlando ospiterà tre classi dell’istituto di istruzione superiore “Lucio Piccolo” di Capo d’Orlando per sensibilizzare gli studenti alla conoscenza, salvaguardia e difesa dell’ecosistema marino.
Obiettivo della “Giornata del mare” negli istituti scolastici è sviluppare la cultura del mare inteso come risorsa di grande valore culturale, scientifico, ricreativo ed economico. La giornata è stata organizzata con la collaborazione del comune di Capo d’Orlando, della Capitaneria di Porto e degli Enti attivi sul territorio: Legambiente Nebrodi, ISPRA, WWF Generazione Mare e Lega Navale Italiana. Il programma prevede un primo momento di incontro con il convegno dal titolo “Ti rifiuto ma ti riuso”, sul tema dell’inquinamento marino da plastica e sulla possibilità del riciclo e riuso creativo e un secondo momento dedicato alla pulizia manuale di un tratto di spiaggia adiacente al porto, finalizzato alla raccolta di materiale plastico e cartaceo, che sarà riutilizzato dagli stessi studenti che daranno sfogo alla loro creatività, ricavando nuovi oggetti dal materiale riciclato.

SIRACUSA – Per la “Giornata del Mare”, mercoledì 11 aprile 2018, dalle 9.15 – 12.30, nell’area marina protetta Plemmirio. Programma: saluti di Patrizia Maiorca, presidente Area Marina Protetta Plemmirio; in sala “Ferruzza-Romano”, “Il museo del mare di Siracusa e i graffiti di imbarcazioni siracusane”, interviene  Augusto Aliffi, presidente SirMuma;  “L’area Marina Protetta del Plemmirio, biologia e ambiente”, a cura di Gianfranco Mazza, responsabile servizio scientifico Area Marina  Protetta Plemmirio. In cortile consorzio Plemmirio, “I venti predominanti a Siracusa”,  a cura di Sebastiano Aliffi, SirMuma; “Nodi di uso più frequente”, a cura di Camillo Moncada, SirMuma; “La barca da pesca siracusana”, a cura di Augusto Aliffi, presidente SirMuma. L’attività prevista nel cortile del Consorzio Plemmirio verrà riproposta dalle 17 alle 19 al museo del Mare di Siracusa.

Il Bolzano Filmfestival 2018 rende omaggio con una rassegna e una mostra fotografica al regista veneziano, e bolzanino d’adozione, Lucio Rosa: protagonisti l’Africa e i suoi popoli e culture più antichi

Il regista veneziano, bolzanino d’adozione, Lucio Rosa, fondatore di Studio Film Tv

Donna Babinga prepara pasto a base di foglie di djabouc (foto Lucio Rosa)

Pitture rupestri di 15mila anni fa in Libia (foto Lucio Rosa)

Il cinema europeo torna a Bolzano con la 32. edizione del Bolzano Film Festival dal 10 al 15 aprile 2018. Cinque categorie di concorso (premio al miglior film, premio al miglior documentario, premio del pubblico al miglior film o documentario, premio della giuria studenti Euregio al miglior film o documentario, premio d’onore alla carriera) per sei giorni di festival. E poi un omaggio particolare a Lucio Rosa, regista veneziano, ma ormai bolzanino d’adozione, che nel 1975 fonda a Bolzano la STUDIO FILM TV, un’azienda di produzione cinematografica e televisiva, che realizza prodotti video sia in elettronica che con la tecnica cinematografica. A Lucio Rosa il Bolzano Film Festival dedica infatti una rassegna speciale (con la proiezione di quattro film, selezione delle sue oltre 150 produzioni tra documentari, reportage fotografici, programmi televisivi, che hanno ottenuto anche numerosi riconoscimenti a livello internazionale), e una mostra fotografica con immagini tratte dai suoi quattro documentari. Ovviamente film e foto sono un focus sull’Africa, di cui Rosa è un profondo conoscitore, tanto da rimanerne “rapito”. “L’uomo è nato in Africa, cioè noi siamo nati in Africa e questo fin da giovane mi ha spinto a cercare, in questo grande Continente, chi siamo”, racconta Lucio Rosa sul sito del Bolzano Filmfestival. “Negli anni Settanta sono stato convocato a Roma da alcune Agenzie della Nazioni Unite, che mi hanno chiesto di fare documentazioni fotografiche e cinematografiche su diversi progetti che loro finanziavano e sulla situazione di alcuni Paesi africani. Sono stato in Etiopia, Niger, Leshoto, Mali, Libia, Egitto, Eritrea, ho fatto poi film etnografici, sui Pigmei del Congo, in Etiopia e in Libia, recentemente. Ho conosciuto l’Africa da dentro, i problemi che la sua gente vive tutti i giorni, raccontato il presente e il passato di questa terra, delle sue genti e culture uniche, alcune delle quali oggi a rischio di estinzione”.

Il regista Lucio Rosa nelle riprese del film “Il segno sulla pietra – Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome”

Anche la mostra “Fotografie di un regista”, alla Galleria Fotoforum di via Weggenstein, a Bolzano (apertura martedì 11 aprile 2018, alle 17.30), ha l’Africa nel cuore: e in Africa,a Tripoli, Rosa la mostra la vuole portare quanto prima.  “Sì, Tripoli è nel mio cuore”, conferma il regista veneziano, “amo la Libia da 25 anni, quando ero lì per le prime volte, un amore che poi è diventato un film, che ha ricevuto già 13 riconoscimenti nel mondo: “Il segno sulla pietra. Il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome”. Il deserto è una cosa magica, c’è chi lo soffre, chi come me lo vive molto bene: trovarsi davanti a pitture rupestri di 15mila anni fa non può che colpirti il cuore. Ho fatto ben 24 film sull’Africa, anche piccoli, piccoli. In due missioni che ho fatto con Anna (la moglie, che lo accompagna nelle sue ricerche e produzioni artistiche, ndr) in Etiopia, ho conosciuto la gente delle tribù della Valle dell’Omo. Tre anni fa ho fatto il mio ultimo lavoro in Etiopia. Ora mi manca un po’ l’Africa, ci sono stato per anni anche due volte l’anno. Ma io non faccio viaggi corti, solo lunghi, devo conoscere in profondità e adesso la situazione lì è un po’ complicata. Per il “Segno sulla pietra” ci sono stato 92 giorni in due momenti, il secondo nel 2005, quando ho potuto filmare il ritorno delle piogge in Libia”.

Paesaggio libico con dune di sabbia (foto Lucio Rosa)

In Etiopia, Gondar all’alba (foto Lucio Rosa)

In mostra sono esposte trenta fotografie di Lucio Rosa, articolate in tre sezioni di 10 fotografie scattate durante le riprese per la realizzazione di tre dei 4 documentari che verranno proposti nella rassegna del festival. Racconta Rosa: il primo film è “Babinga”, piccoli uomini della foresta, un vero documento che parla dei Pigmei che vivono, meglio vivevano secondo la loro cultura e tradizioni, nella foresta pluviale della Repubblica Popolare del Congo… ora ci sono ancora i Pigmei, piccoli uomini, ma la loro cultura si è persa… Il secondo film è “I segni sulla pietra”, il Sahara sconosciuto degli uomini senza nome, che ben conosci. Il terzo film è “Kebra Negast, Gloria dei Re”, girato nel nord dell’Etiopia.

Dal film “Babinga, piccoli uomini della foresta” di Lucio Rosa

Vediamo allora meglio i quattro film di Lucio

Dal film “Il segno sulla pietra” di Lucio Rosa

Rosa in cartellone al Bolzano Filmfestival. Mercoledì 11 aprile 2018, alle 15, si proietta “Babinga, piccoli uomini della foresta” (Italia, 1987, 25’): superstiti testimoni di epoche antichissime, i pigmei Babinga, piccoli uomini della foresta, sono l‘immagine di quella che probabilmente fu la vita dei cacciatori-raccoglitori della preistoria. La buia e impraticabile foresta equatoriale africana ha contribuito a proteggere la loro esistenza. Ma le cose stanno cambiando repentinamente. L‘impatto con altre civiltà sta fatalmente distruggendo la loro cultura e le loro tradizioni. A seguire viene proiettato il film “Il segno sulla pietra” (Italia, 2006, 50’): la storia millenaria del Sahara racconta di un alternarsi di fasi climatiche estreme e di vicende di uomini che ebbero la ventura di scegliere quella terra come loro dimora. 12.000 anni fa, dopo una fase di aridità estrema, ritornò la pioggia e la vita ricominciò a germogliare lentamente. Così, nel Sahara centrale, sui massicci del Tadrart Acacus e del Messak, nel sud-ovest della Libia, si formarono le prime comunità, tenaci e vitali, culturalmente compiute, che riuscirono anche ad elevare a linguaggio pittorico il loro vissuto quotidiano.

Dal film “Kebra Negast – Gloria dei Re” di Lucio Rosa

Dal film “Mit den Augen eines mittelalterlichen Pilgers” di Lucio Rosa

Venerdì 13 aprile 2018, alle 16.30, gli altri due film della rassegna omaggio a Lucio Rosa. Si inizia con “Kebra Negast – Gloria dei Re” (Italia, 1996, 29’): Gloria dei Re (Kebra Negast) è un antico testo etiope di importanza storica, religiosa e archeologica. La storia antica dell‘Etiopia è legata alla diffusione del Cristianesimo che già dal Quarto secolo si propagò lungo la valle del Nilo sino agli altopiani etiopici e su cui si sono fondati stato, società e civiltà di quello che fu l‘unico regno Cristiano d‘Africa. La sopravvivenza di questo Cristianesimo  arcaico si deve all‘identificazione della Chiesa Etiope con il regno di Axum che dominò parte del Corno d‘Africa per oltre 1000 anni. Il film percorre questa pagina di storia. L’ultimo film in programma è in lingua tedesca. “Mit den Augen eines mittelalterlichen Pilgers” (Italien, 2011, 59’): l‘avventura delle crociate ha avuto una grande incidenza sulla vita religiosa e culturale in tutta Europa. Nacquero innumerevoli itinerari, lunghi anche migliaia di chilometri, che collegavano le città più remote. Queste vie percorse dai pellegrini sono state, per molti secoli, le grandi arterie di comunicazione delle genti d‘Europa. Una delle vie più frequentate percorreva la val Venosta, in Alto Adige, corridoio di transito per i pellegrini che venivano dal nord della Germania, diretti a Venezia, con il suo dominio sui mari monopolio dei viaggi verso la Terra Santa.