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Agrigento. Nel parco della Valle dei Templi aperto il nuovo percorso ipogeo dal Giardino della Kolymbethra alla PortaV

L’ingresso del percorso ipogeo della Kolymbethra nella Valle dei Templi di Agrigento

Il parco della Valle dei Templi di Agrigento si arricchisce di un nuovo tesoro. È stato aperto il nuovo percorso ipogeo che collega il Giardino della Kolymbethra alla Porta V dell’antica cinta muraria di Agrigento: una cavità interessante dal punto di vista archeologico, speleologico e naturalistico. Di facile percorribilità, si sviluppa nel sottosuolo per circa 185 metri e presenta tre ingressi: due all’interno della Kolymbethra – il primo nel vallone e il secondo in corrispondenza della biglietteria Fai – e uno nell’area del Parco Archeologico nella zona di “Porta V”.   Sono previsti due percorsi di visita: il primo, della durata di circa 120 minuti, può essere effettuato liberamente o con guida autorizzata e conduce dal Tempio di Giunone fino al Tempio dei Dioscuri; il secondo, di circa 40 minuti, guida i visitatori alla scoperta dell’antico agrumeto della Kolymbethra e dei suoi molteplici significati storici e culturali, rappresentati anche dagli acquedotti ipogei Feaci del V secolo a.C.

Due tratti del percorso ipogeo della Kolymbethra scavato nella roccia

Il percorso ipogeo è una struttura cunicolare scavata dall’uomo in diverse epoche al di sotto dell’antico centro di Akragas e del paesaggio della valle, realizzato nella stessa roccia utilizzata per i principali monumenti della città e per buona parte del centro storico: la calcarenite gialla pleistocenica. Queste cavità vennero poi sfruttate in tempi più recenti come rifugi antiaereo durante le due guerre mondiali. Fra le peculiarità riscontrate nella galleria della Kolymbethra, la presenza lungo le pareti di nicchie scavate nella roccia per far posto alle lucerne a olio e di “pedalore” sulle pareti verticali del pozzo, atte a consentire la discesa e la risalita all’interno della cavità.

Alla Bit di Milano presentata la XX edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (26-29 ottobre 2017): in apertura alla presenza del segretario generale dell’Unwto il convegno sul turismo sostenibile per lo sviluppo dei siti archeologici a iniziare dal Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco

La presentazione della XX edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico alla Bit di Milano

Ugo Picarelli, direttore della Bmta

Diecimila visitatori e 100 espositori di cui 20 Paesi Esteri; e poi prestigiosi patrocini dal ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo all’Unesco, dall’Unwto all’Iccrom, al ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale; e ancora: opportunità di business per gli operatori turistici con il Workshop tra la domanda estera selezionata dall’Enit e l’offerta del turismo culturale: ecco in sintesi la nuova edizione, la XX, della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico (Bmta), in calendario dal 26 al  29 ottobre 2017 nell’area archeologica della città antica di Paestum, presentata nei giorni scorsi a Milano alla Borsa internazionale del Turismo (Bit). “I 20 anni della Bmta rappresentano un momento importante per tutto il Sud Italia”, sottolinea Francesco Palumbo, direttore generale Turismo del MiBACT, “una destinazione con ancora pochi flussi turistici rispetto alle grandissime potenzialità. I beni archeologici, quando ben gestiti e ben valorizzati, possono essere veramente l’elemento distintivo che attira i turisti, soprattutto se si riesce a offrire un prodotto innovativo. Proprio qui alla Bit ho avuto modo di parlare con le delegazioni russa e cinese di quanto sia attrattiva per i loro territori la Magna Grecia, il cui patrimonio archeologico è presente in tutte le regioni del Sud. La Borsa di Paestum, quindi, può e deve continuare a sviluppare temi importanti, su cui ragionare tutti insieme”.

Il parco Archeologico di Paestum che ospita la Borsa mediterranea del turismo archeologico

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

Tra le autonomie amministrative e gestionali volute dalla Riforma Franceschini rientra il Parco Archeologico di Paestum, sede della Bmta, affidato alla direzione del giovane archeologo tedesco Gabriel Zuchtriegel. “Paestum sta vivendo una stagione particolarmente fortunata per qualità ed originalità delle iniziative e delle progettualità”, conferma Alfonso Andria, consigliere di amministrazione del Parco Archeologico di Paestum, “esprimendo eccellente capacità di relazione con le Istituzioni e con il territorio, raggiungendo la potenziale utenza nazionale e internazionale soprattutto grazie all’efficace comunicazione che il direttore Zuchtriegel personalmente cura attraverso una presenza capillare sui media e il sapiente utilizzo dei social“. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: l’incremento nel 2016, rispetto al dato dell’anno precedente, del 27% dei visitatori e del 46% degli introiti da biglietti di ingresso all’area archeologica e al museo Archeologico nazionale; la risposta di diverse aziende private a seguito di un’azione di fundraising attivata circa un anno fa che ha portato frutti insperati in termini di finanziamento di borse di studio per attività di scavo e di restauro, di interventi di arredo e di adeguamento dello spazio espositivo e, prima tra tutti in ordine di tempo, della ristrutturazione della sala “Mario Napoli” in cui è esposta la Tomba del Tuffatore. “In questo clima – continua Andria – si colloca la ventesima edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, che vede il Parco tra i più convinti sostenitori e protagonisti. Del resto fin da subito la Borsa di Paestum, di cui accompagnai le prime edizioni in quanto all’epoca presidente della Provincia di Salerno, si è caratterizzata per la peculiarità e l’unicità del riferimento al turismo archeologico, articolandosi non soltanto come vetrina espositiva e come luogo di commercializzazione dell’offerta in quel particolare ambito, ma anche in relazione ai contenuti culturali di convegni e workshop per i quali il direttore Ugo Picarelli riesce ad avvalersi dell’apporto di eminenti personalità della Comunità scientifica internazionale”.

Il sito incaico di Machu Picchu, in Perù, patrimonio dell’Unesco, protagonista alla Bmta di Paestum

Il programma della ventesima edizione ospiterà prestigiose iniziative, tra cui l’anteprima dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale indetto dalla Commissione Europea per il 2018 e il convegno “Il turismo sostenibile per lo sviluppo dei siti archeologici mondialia cura dellOrganizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite (Unwto): infatti, il segretario generale Unwto, Taleb Rifai, che più volte ha inaugurato la Borsa, ha voluto dare grande attenzione al 20° anniversario, organizzando un incontro sul turismo sostenibile quale strumento per la salvaguardia e la promozione dei siti archeologici. All’iniziativa, che si inserisce nell’ambito dell’Anno Internazionale del Turismo Sostenibile per lo Sviluppo dichiarato dall’Onu per il 2017, sono stati invitati Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo; Lina Annab, ministro del Turismo e delle Antichità della Giordania; Amin Abdulkedir, ministro della Cultura e del Turismo dell’Etiopia; Magali Silva, ministro del Commercio estero e del Turismo del Perù; Thong Khon, ministro del Turismo della Cambogia. I siti Unesco rappresentati (Pompei, Petra, Aksum e Tiya, Machu Picchu, Angkor Wat) esprimono al meglio le potenzialità del patrimonio archeologico per lo sviluppo locale e l’occupazione. “Un’operazione importante, oltre al valore scientifico garantito dalle ricerche e dalle tavole rotonde a cui partecipano gli esperti del settore, anche da un punto di vista politico al fine di fondere sempre di più tradizioni e patrimoni comuni dei Paesi del Mediterraneo”, interviene Francesco Caruso, consigliere ai Rapporti internazionali e all’Unesco del Presidente della Regione Campania. E continua: “La Regione Campania, che realizza uno sforzo di sistema nella valorizzazione del suo patrimonio culturale rappresentato da sei siti Unesco più i due immateriali, appoggia e sostiene tradizionalmente la Borsa che, curando entrambi gli aspetti, scientifico e politico, e considerato il periodo che stiamo vivendo, si conferma un evento di cui si avverte il bisogno”.

Il direttore della Borsa mediterranea del turismo archeologico, Ugo Picarelli, con il segretario generale dell’Unwto, Taleb Rifai

Particolarmente soddisfatto ed emozionato il direttore della Bmta, Ugo Picarelli, nel suo intervento alla Bit: “Raggiungere il traguardo dei 20 anni è un risultato straordinario soprattutto per l’unanime riconoscimento internazionale che l’evento è stato capace di ricevere. Il merito va agli enti che hanno sostenuto la felice intuizione, in primis la Provincia di Salerno, che nel 1998 lanciò l’evento, e la Regione Campania che negli ultimi anni ne ha raccolto il testimone assicurandone la continuità, e ricordando l’impegno della amministrazione comunale di Capaccio Paestum che si è assunta l’onere di assicurare le spese logistiche quando la Borsa nel 2013 ha scelto il Parco Archeologico quale sua location attuale. La presenza di Taleb Rifai segretario generale dell’Unwto  all’apertura della Borsa darà ampio risalto internazionale oltre all’inserimento dell’evento nel programma ufficiale dell’Anno Internazionale del Turismo Sostenibile indetto dall’Onu nel 2017. La recente riforma del MiBACT, poi, ha reso ancora più sinergico ed efficace il rapporto con il Parco Archeologico, senza nulla togliere alla preziosa collaborazione dei soprintendenti succedutisi”.

Napoli e Pompei: museo Archeologico nazionale e scavi. Bilancio di una partnership preziosa: mostre, collaborazioni internazionali, restauri, riaperture, e una grande risposta del pubblico. Dopo l’Egitto, ora si affronta il rapporto con la Grecia

Il soprintendente Massimo Osanna e il direttore Paolo Giulierini presentano sotto il Toro Farnese programmi e bilanci degli Scavi di Pompei e del museo Archeologico nazionale di Napoli

Progetti di mostre ambiziosi, numeri di presenze da capogiro: dati resi noti in occasione della presentazione delle due mostre più prossime da parte del direttore generale della soprintendenza Pompei, Massimo Osanna, e del direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini: Pompei e i Greci (Scavi di Pompei, Palestra Grande, 12 aprile – 27 novembre 2017) e Amori divini (Napoli, Museo Archeologico Nazionale, 7 giugno – 16 ottobre 2017). Ma vediamo con ordine programmi e bilanci, in parte già descritti da archeologiavocidalpassato.

“Ganimede e l’aquila”, gesso dall’Accademia di San Luca di Roma, tra l opere che saranno esposte nella mostra “Amori divini” al Mann

Pompei e le civiltà del Mediterraneo: un progetto espositivo pluriennale Dopo la grande mostra su Pompei e l’Europa, allestita nel 2015 in due sezioni al museo Archeologico nazionale di Napoli e nell’Anfiteatro di Pompei, la soprintendenza di Pompei e il museo Archeologico nazionale hanno ideato e promosso, in stretta collaborazione, un progetto espositivo esteso, con l’organizzazione di Electa. Un programma di grande valore che si inserisce in una ampia riflessione di approfondimento sulle relazioni di Pompei con le grandi civiltà affacciate sul Mediterraneo. Il primo capitolo Egitto Pompei, nel 2016, articolato in tre esposizioni (Il Nilo a Pompei. Visioni d’Egitto nel mondo romano, Torino, Museo Egizio; Egitto Pompei, Scavi di Pompei, Palestra Grande; Egitto Napoli. Dall’Oriente, Napoli, Museo Archeologico Nazionale), ha raccontato influssi e innesti spirituali, sociali, politici e artistici originati da culti ed elementi di stile nati o transitati per la terra del Nilo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/03/01/egitto-passione-antica-da-torino-a-pompei-a-napoli-tre-sedi-per-un-grande-progetto-espositivo-egitto-pompei-grazie-alla-collaborazione-inedita-tra-enti-diversi-legizio/). Nella primavera 2017, la secondo tappa del progetto vede protagonista la Grecia, nel suo rapporto con Pom­pei, la Campania e il mondo romano.  Il 12 aprile (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/03/27/pompei-e-i-greci-ceramiche-ornamenti-armi-elementi-architettonici-sculture-e-poi-scritte-graffite-sui-muri-la-nuova-mostra-a-pompei-racconta-la-storia-di-un-incontro-tra-due-m/), la mostra Pompei e i Greci, curata dal direttore generale soprintendenza Pompei Massimo Osanna e da Carlo Rescigno (università della Campania Luigi Vanvitelli), racconta al pubblico le storie di un incontro: partendo da una città italica, Pompei, se ne esaminano i frequenti contatti con il Mediter­raneo greco, mettendo a fuoco le tante anime diverse di una città antica, le sue identità temporanee e instabili. Il 7 giugno, inaugura al Mann la mostra Amori divini, a cura di Anna Anguissola e Carmela Capaldi, con Luigi Gallo e Valeria Sampaolo, che illustra i miti di trasformazione o metamorfosi e la loro rilet­tura da parte del mondo romano, permettendo al contempo di mostrare molti dei capolavori del Museo sotto nuova luce, in una collocazione diversa da quella consueta, come tessere più lontane di racconti che dall’antichità arrivano fino a noi anche attraverso opere del Rinascimento e del Neoclassicismo.

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)

Strategie di condivisione e di rete Dopo la prima collaborazione internazionale per la mostra itinerante Pompeii. The Exhibition, negli Usa fino a maggio 2018, il 10 novembre 2016 è stato siglato a San Pietroburgo un accordo di collaborazione che lega per i prossimi quattro anni Ermitage, soprintendenza Pompei e museo Archeologico di Na­poli (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/11/16/mostre-convegni-restauri-scavi-archeologici-scambi-culturali-siglato-protocollo-di-collaborazione-tra-il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-gli-scavi-di-pompei-e-il-museo-ermitage-di-san-pie/): oltre allo scambio di opere per la realizzazione di mostre congiunte, le tre istituzioni lavoreranno insieme per condividere esperienze e competenze nel campo dello scavo archeologico, per organizzare conferenze scientifiche, seminari e tavole rotonde, confrontandosi sull’utilizzo delle nuove tecnologie per la conservazione, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale. In particolare sarà presentata all’Ermitage, nel 2018, una importante mostra su Pompei e i suoi riflessi nella cultura dell’Impero Russo. Il Mann, oltre all’importante rapporto strutturato con il Getty Museum di Los Angeles, ha potenziato il dia­logo con fondazioni private (Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo e Fondazione Ligabue) e con associazioni (Scarlatti, Astrea, Festival Barocco) che hanno contribuito alla crescita del numero di visitatori e continuano a farlo.

A sei anni dalla chiusura, riapre la Collezione Egiziana del museo Archeologico nazionale di Napoli

Dalla mostra alla collezione permanente Nell’ambito del progetto espositivo dedicato alle civiltà del Mediterraneo, la nuova sezione del museo Archeo­logico Egitto Napoli. Dall’Oriente è stata funzionale alla riapertura della Sezione Egizia (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/10/02/i-faraoni-tornano-a-napoli-dopo-sei-anni-di-chiusura-riapre-la-sezione-egiziana-del-museo-archeologico-di-napoli-1200-reperti-la-piu-antica-collezione-egizia-deuropa-nata-nel-1821-come-rea/) e della Sezio­ne Epigrafica (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/10/06/grandi-riaperture-al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-con-la-sezione-egiziana-torna-fruibile-la-sezione-epigrafica-collezione-di-iscrizioni-greco-romane-tra-le-piu-prestigiose-al-mondo-dalle/), riallestite per l’occasione e secondo un itinerario articolato per temi: sono state così esposte testimonianze della diffusione del culto isiaco a Ercolano, a Capua, ancora a Pompei, recuperando opere famosissime (come gli affreschi con cerimonie isiache da Ercolano, o le coppe di ossidiana da Stabia) o opere ritenute disperse (come la nicchia isiaca dai praedia di Giulia Felice a Pompei), ripresentando attestazioni dei contatti con i Nabatei della penisola Arabica devoti a Dusares, scoperte a Pozzuoli negli anni del regno di Carlo di Borbone e già esposte all’Herculanense Museum, o le iscrizioni della necropoli ebraica di Napoli mostrate per la prima volta al pubblico dall’epoca della loro scoperta.

Gli scavi di Pompei nel 2016 sono stati frequentati da quasi 3milioni 300mila visitatori

2016: numeri in crescita Il 2016 ha visto un importante incremento degli ingressi nei luoghi della cultura statali, crescita nella quale il sud gioca un ruolo importante: la Campania, al secondo posto della classifica delle regioni con il maggior numero di visitatori nei musei statali, ha registrato oltre 8 milioni di ingressi. Per la visita agli Scavi di Pompei sono stati staccati 3.283.740 biglietti, mentre al museo Archeologico nazionale 452.000, con un aumento di circa 102.000 visitatori rispetto al 2015. Al Mann, la crescita del numero di visitatori è stata sicuramente favorita – oltre che da una innovativa cam­pagna di comunicazione attraverso le varie forme d’arte del progetto Obvia (cartoon, fumetti, spot d’autore, grandi testimonial come Erri De Luca) – da mostre importanti (Mito e Natura, Carlo III), esposizioni di arte con­temporanea (Giorni di un futuro passato di Adrian Tranquilli) e mostre di oggetti conservati nei depositi (Mostra su Ercole liberato). Tra le varie iniziative promosse dal museo ricordiamo la riapertura al pubblico dei giardini storici, conferenze e iniziative dedicate (Festival Fuoriclassico, Festival di Musica Borbonica), l’apertura serale del museo ogni giovedì, al costo di soli 2 euro, nonché le azioni di fidelizzazione del grande pubblico (come il calendario con il Calcio Napoli). Ad aprile inaugurerà Festival Mann/Muse al Museo (19-25 aprile 2017), il primo Festival internazionale orga­nizzato da un museo autonomo statale e costruito sui principi della valorizzazione dei Beni Culturali dettati dalla Riforma Franceschini. Sullo sfondo la prossima apertura dei nuovi laboratori di restauro (12 maggio), della sala del plastico con ap­porti multimediali (19 maggio), della caffetteria entro l’anno.

La domus dell’Efebo, una ricca dimora di mercanti, tra le case pompeiane riaperte

Il manifesto del concerto di David Gilmour a Pompei il 7 e 8 luglio 2016

Nel corso degli ultimi due anni le attività di Pompei hanno seguito un duplice filone, che ha determinato oltre all’aumento dei visitatori che nel 2017 sta registrando in ciascun mese una crescita costante del +20 % circa di pubblico rispetto allo scorso anno, anche il consolidamento di un’immagine positiva del sito che funge da elemento indiscusso di attrazione. Le attività di valorizzazione, quali le mostre condivise con il Mann sono state di fondo precedute dalle numerose attività di restauro e messa in sicurezza delle strutture archeologiche previste dal Grande progetto Pompei, che oltre a restituire l’integrità delle strutture e fermare il degrado, hanno consentito anche l’ampliamento dell’offerta di visita, con l’apertura di ben 30 Domus/edifici restaura­ti negli ultimi due anni (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/11/15/pompei-dopo-i-restauri-apre-al-pubblico-una-nuova-domus-la-casa-dei-mosaici-geometrici-una-delle-piu-grandi-della-citta-romana-una-superficie-di-3000-metri-quadrati-e-60-stanze-disposte-a-terrazze/; https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/12/25/scavi-di-pompei-per-natale-i-visitatori-hanno-trovato-tre-doni-restituiti-il-piccolo-lupanare-la-casa-di-obellio-firmo-e-la-casa-di-marco-lucrezio-frontone-grazie-agli-interventi/) e la restituzione della rete viaria completa di intere Regiones. Le attività di valorizzazione che sono seguite si sono concretizzate nella realizzazione di mostre per la prima volta, dopo anni, organizzate all’interno dell’area archeologica (quali quelle condivise con il MANN), alle quali si sono aggiunte: l’esposizione delle colossali sculutre di Mitoraj nel sito fino a maggio 2017; le due mostre all’Antiquarium Per grazia ricevuta ormai conclusa e Il corpo del reato fino al 27 agosto (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/01/17/il-corpo-del-reato-in-mostra-a-pompei-un-primo-lotto-di-tesori-antichi-prove-del-saccheggio-del-patrimonio-archeologico-di-campania-puglia-basilicata-avvenuti-tra-il-1970-e-il-1/). In maniera permanente sono stati anche esposti alla Palestra Grande gli affreschi provenienti da Moregi­ne, e si è avviato l’innovativo progetto di musealizzazione diffusa con la ricollocazione in loco di reperti ori­ginali negli ambienti di provenienza (la cucina della Fullonica di Stephanus e il triclinio della Villa imperiale) e che sarà riproposta anche in altri luoghi degli scavi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/08/25/pompei-ecco-il-museo-diffuso-dai-cubicula-ricreati-nella-villa-imperiale-alla-cucina-nella-fullonica-di-stephanus-e-poi-arredi-nelle-domus-e-reperti-organici-alla-palestra-grande/). Una grande riapertura è stata quella dell’Antiquarium di Pompei dopo ben 36 anni, con spazi per mostre temporanee, sale di proiezione multimediale con rico­struzioni in 3d e un grande e attrezzato bookshop. E ancora la riapertura dal 2014 delle scene del Teatro grande con spettacoli dal balletto classico, alla lirica, alle tragedie greche, che con la programmazione estiva di quest’anno si ripeteranno con il Teatro stabile di Napoli. Ancora i due grandi eventi/concerto all’Anfiteatro degli scavi (David Gilmour, corredata dalla Mostra Pompei Underground e Elton John: vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/06/18/musica-e-archeologia-a-pompei-per-la-prima-volta-lanfiteatro-romano-apre-alle-rockstar-con-il-pubblico-il-7-e-8-luglio-david-gilmour-il-12-elton-john-e-nelle-gallerie-divenute-sede-esp/ ), le passeggiate not­turne abbinate a spettacoli di danza e performance teatrali che si riproporranno per la stagione estiva nell’area del Foro. L’inaugurazione del percorso Pompei per tutti itinerario facilitato di visita all’area archeologica per persone con difficoltà motorie e non solo. E non ultimo la nuova attività di promozione e comunicazione della soprin­tendenza con l’attivazione dei Canali Social che hanno determinato un coinvolgimento sempre più ampio e partecipato del pubblico di utenti, visitatori effettivi e potenziali del sito.

Rovereto porta nella capitale serba tre film per la rassegna internazionale del Cinema archeologico di Belgrado

Manifesto della 18ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Belgrado

Sono stati ben tre i film “messi a disposizione dell’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado dai loro autori grazie a Dario Di Blasi e alla preziosa collaborazione della Fondazione Museo Civico di Rovereto” per la 18ma edizione della rassegna internazionale del Cinema archeologico di Belgrado, organizzata dal 23 al 30 marzo 2017 alla cineteca Jugoslava di Belgrado, organizzata dal museo nazionale di Belgrado in collaborazione proprio con l’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado, uno dei suoi principali promotori fin dalla prima edizione. La Rassegna serba offre agli esperti del settore e al vasto pubblico di appassionati la possibilità di conoscere le produzioni più recenti nel settore dell’archeologia e delle discipline affini. L’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado ha partecipato alla 18ma edizione della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico sostenendo e promuovendo la presentazione di tre documentari, in lingua italiana con sottotitoli in serbo, dedicati a luoghi e momenti diversi del ricco patrimonio archeologico italiano. I film presentati sono stati, venerdì 24 marzo 2017, “Selinunte, città tra due fiumi” (Italia, 2015), regia di Alessandra Ragusa e Antonino Pirrotta; lunedì 27 marzo 2017, “Cirene Atene d’Africa” (Italia, 2016), regia di Giuseppe Dromedari; martedì 28 marzo 2017, “I confini del mare Tirreno e Adriatico diviso tra Etruschi, Fenici e Focesi” (Italia, 2016), regia di Maurizia Giusti.

“Pompei e i Greci”: ceramiche, ornamenti, armi, elementi architettonici, sculture, e poi scritte graffite sui muri. La nuova mostra a Pompei racconta la storia di un incontro tra due mondi attraverso 600 preziosi reperti

Apollo Lampadoforo, bronzo del I sec. a.C. scoperta nella Casa dell’Efebo a Pompei (foto Luigi Spina)

Seicento reperti per raccontare le storie di un incontro: quello di Pompei con il Mediterraneo. E per ricostruire i frequenti contatti tra la città italica e il mondo greco si seguono artigiani, architetti, stili decorativi, ci si sofferma su preziosi oggetti importati ma anche su iscrizioni in greco graffite sui muri della città, si mettono a fuoco le tante anime diverse di una città antica, le sue identità temporanee e instabili. Ecco dunque ceramiche, ornamenti, armi, elementi architettonici, sculture provenienti da Pompei, Stabiae, Ercolano, Sorrento, Cuma, Capua, Poseidonia, Metaponto, Torre di Satriano e ancora iscrizioni nelle diverse lingue parlate (greco, etrusco, paleo italico), argenti e sculture greche riprodotte in età romana. La mostra “Pompei e i Greci”, curata dal direttore generale della soprintendenza di Pompei Massimo Osanna e da Carlo Rescigno (Università della Campania “Luigi Vanvitelli”), promossa dalla soprintendenza speciale di Pompei con l’organizzazione di Electa, illustrerà alla Palestra Grande degli Scavi di Pompei dal 12 aprile al 27 novembre 2017 questo storico “incontro” risultato di un progetto scientifico e di ricerche in corso che per la prima volta mettono in luce tratti sconosciuti di Pompei. Gli oggetti, provenienti dai principali musei nazionali e europei, divisi in 13 sezioni tematiche, rileggono con le loro biografie luoghi e monumenti della città vesuviana da sempre sotto gli occhi di tutti. L’allestimento è progettato dell’architetto svizzero Bernard Tschumi e include tre installazioni audiovisive immersive curate dallo studio canadese GeM (Graphic eMotion). La grafica di mostra e la comunicazione sono disegnate dallo studio Tassinari/Vetta. “Pompei e i Greci”, spiegano in soprintendenza, “illustra al grande pubblico il fascino di un racconto storico non lineare, multicentrico, composto da identità multiple e contraddittorie, da linguaggi stratificati, coscientemente riutilizzati: il racconto del Mediterraneo. Una narrazione che suggerisce non da ultimo, un confronto e una riflessione con il nostro contemporaneo con il suo dinamismo fatto di migrazioni e conflitti, incontri e scontri di culture”. La mostra di Pompei è la prima tappa di un programma espositivo realizzato congiuntamente con il museo Archeologico nazionale di Napoli dove, a giugno, si inaugurerà una mostra dedicata ai miti greci, a Pompei e nel mondo romano, e al tema delle metamorfosi.

Comacchio inaugura il nuovo museo del Delta antico: 2mila reperti per raccontare la storia del delta del Po, del territorio e degli insediamenti, dall’antichità al Medioevo. Notevoli i tesori da Spina e il carico della nave romana del I sec d.C.

L’Ospedale degli Infermi, a Comacchio, prestigiosa e monumentale sede del nuovo museo del Delta antico

Le Giornate Fai di primavera 2017 a Comacchio, nel Ferrarese, saranno particolarmente significative. Sabato 25 marzo 2017, alle 11, si inaugura alla presenza del ministro Dario Franceschini, e grazie all’intensa collaborazione tra il Comune di Comacchio, la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio e Ferrara e il Polo Museale dell’Emilia-Romagna, il nuovo museo del Delta antico, che trova spazio nell’antico Ospedale degli Infermi di Comacchio, bellissima e preziosa testimonianza del riformismo pontificio settecentesco. Eretto tra il 1778 e il 1784 dalla comunità comacchiese su impulso di papa Clemente XIV, l’ospedale era stato concepito come luogo a carattere “sacro”, come tuttora evoca l’austero prospetto anteriore in stile neoclassico, realizzato dall’architetto ferrarese Antonio Foschini, che richiama l’immagine di una cattedrale, ed è stato attivo nella sua funzione nosocomiale fino alla metà degli anni Settanta del Novecento. Qui oltre 2mila reperti archeologici raccontano la storia dell’antica foce del Po, l’evoluzione del territorio e degli insediamenti umani,  terra che, con i numerosi canali navigabili e le vie di terra, è stata nei secoli un importante snodo di commerci e di civiltà tra il Mediterraneo e l’Europa continentale.

Il nuovo museo del Delta antico di Comacchio in un rendering

Oggi, grazie a un sofisticato intervento di restauro architettonico, l’Ospedale degli Infermi, inserito nel centro storico di Comacchio, diventa il palcoscenico ideale per accogliere ed esporre il grande patrimonio archeologico del territorio, dall’antichità al Medioevo. L’allestimento è organizzato in quattro sezioni: ripercorrerà, anche grazie a reperti finora mai esposti in pubblico, l’evoluzione delle civiltà preistoriche, dall’antica città di Spina all’età romana, nonché l’origine del centro di Comacchio. I reperti, in buona parte restaurati per l’occasione, sono valorizzati da innovativi ausili digitali che creano percorsi visivi, uditivi e anche olfattivi di sicuro impatto per i visitatori. “Di particolare rilievo”, sottolineano gli organizzatori, “le sezioni dedicate alla città etrusca di Spina, con gli oggetti provenienti dall’abitato e i ricchi corredi delle tombe, al mondo romano, alla nascita di Comacchio nell’alto medioevo come emporio commerciale e sede vescovile. Nel museo è stato trasferito, con un nuovo suggestivo allestimento, il prezioso carico della nave romana di Comacchio, un’autentica Pompei del mare che è uno spaccato del mondo globalizzato dell’impero romano”. Il museo del Delta Antico rientra nel Protocollo d’intesa siglato tra il Comune di Comacchio e il Mann (museo Archeologico nazionale di Napoli), che prevede un impegno alla reciproca promozione tra i due musei cittadini, allo scambio di reperti per la realizzazione di esposizioni, alla condivisione di esperienze e pratiche virtuose in ambito scientifico e nella gestione di strutture museali, inaugurando di fatto un nuovo modello virtuoso di collaborazione tra grandi musei e piccole realtà espositive come Comacchio, importante per lo studio degli equilibri europei in tempi in cui le vie mediterranee di contatto e commercio non si erano interrotte come si pensava.

La famosa stele degli Attili tra i 2mila reperti esposti nel nuovo museo del Delta antico

La nave di età augustea, l’eccezionale ritrovamento di Valle Ponti a Comacchio

Breve visita guidata. Apre il percorso la sezione dedicata al territorio che studia i cambiamenti dell’ambiente del delta nel corso dei millenni, dalla formazione della pianura padana sino ai giorni nostri, caratterizzati da cicli alterni di glaciazioni e di invasioni marine, ambienti diversissimi dalle praterie alle tundre, alle foreste, alle lagune, sino all’insediamento umano e alle modificazioni naturali e artificiali dell’ambiente in epoca storica. Segue la sezione dell’età del Bronzo finale e primo Ferro espone i rinvenimenti archeologici più antichi della zona, che evidenziano insediamenti umani e reperti simili a quelli di Frattesina (Rovigo), centro ben conosciuto per i commerci tra il Mediterraneo e l’Europa continentale in quest’epoca, che precede in questo ruolo Adria e Spina. A questi tempi remoti nell’immaginario greco risale il mito della caduta di Fetonte nell’antico Eridano e della ricerca dell’ambra. Il percorso porta poi a scoprire l’età arcaica e classica, caratterizzata dalla vicenda della città etrusca di Spina, porto commerciale e avamposto etrusco per il commercio verso l’Oriente mediterraneo. Interessanti i rapporti di Spina con Atene e la civiltà greca e con le popolazioni etrusche, venete, celtiche. E si arriva all’età romana quando l’area deltizia entra nell’orbita di Ravenna, sede della flotta imperiale adriatica. Una terra di produzioni agricole e industriali, di allevamento del pesce e produzione del sale, e ancora una volta centro fondamentale di collegamento via acqua e terra tra Roma e il nord Italia, l’Adriatico e le regioni balcaniche. È in questa sezione che incontriamo la nave romana, eccezionale ritrovamento a Valle Ponti, testimonianza dell’epoca di Augusto e del mondo globalizzato di Roma. Chiude il percorso museale l’età tardo medievale che vede sorgere una serie di insediamenti lungo la costa nord adriatica, protetti da fiumi e lagune, in una zona contesa tra Goti, Bizantini e Longobardi.

Una sala del nuovo museo del Delta antico che apre a Comacchio il 25 marzo

L’invito per l’inaugurazione del museo del Delta antico

L’inaugurazione.  Appuntamento sabato 25 marzo 2017 alle 11 in piazzetta Trepponti a Comacchio per la presentazione ufficiale del museo Delta Antico, alla presenza del ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini , del sindaco Marco Fabbri, dell’assessore alla cultura Alice Carli, e del vice presidente Fai Marco Magnifico. Alle 12 all’Ospedale degli Infermi, l’inaugurazione del museo, con il taglio del nastro e la benedizione dell’arcivescovo di Ferrara mons. Luigi Negri. Alle 19, davanti all’Ospedale degli Infermi, spettacolo piro-teatrale “Pioggia di fuoco” curato da Made Eventi. Infine sabato 25 e domenica 26, alcuni degli spazi più suggestivi del centro storico di Comacchio si trasformano in un vero palcoscenico in stile antica Roma, grazie alle scenografie dell’associazione archeologica Sperimentale Legio I Italica di Villadose (Rovigo): l’arena di Palazzo Bellini ospita un accampamento di legionari, l’antica pescheria una sorta di antica cucina, mentre sulla piazzetta Trepponti lo spazio per esibizioni di combattimento tra gladiatori. In occasione delle Giornate Fai di primavera, il museo Delta Antico è visitabile gratuitamente, con ingressi di gruppi di 20 persone ogni 15 minuti, con accompagnamento di una guida. La struttura sarà aperta sabato 12-18.30 e 20-24. Domenica invece, l’orario sarà continuato, dalle 10 alle 22. I residenti del Comune di Comacchio potranno accedere al museo del Delta Antico gratuitamente fino a fine aprile. Sarà necessario presentarsi alla biglietteria con un documento valido di identità.

Spaziano da Zeus agli dèi, dalla musica alla medicina, dall’amore alla morte: sono i frammenti dei tragici greci che Adria propone nel libro “Oltre il mare, verso gli estremi confini della terra” commentati con i frammenti della pittura attica dei vasi conservati al museo Archeologico nazionale

Cratere a figure rosse del pittore di Filottrano conservato al museo Archeologico nazionale di Adria

Il libro “Oltre il mare, verso gli estremi confini della terra” a cura di Gabriele Picard

Il titolo del libro è sicuramente curioso e intrigante: “Oltre il mare, verso gli estremi confini della terra”. Il sottotitolo già è più illuminante: “frammenti di tragici greci con illustrazioni dal museo Archeologico nazionale di Adria”.  Ma per aver chiaro ogni dettaglio non mancate all’appuntamento di sabato 11 marzo 2017 alle 17 al museo Archeologico nazionale di Adria per la presentazione – presenti gli autori – del libro (Apogeo editore), curato da Gabriele Picard in stretta collaborazione con le archeologhe Giovanna Gambacurta e Maria Cristina Vallicelli, che comprende una scelta dai frammenti dei tre grandi tragici greci Eschilo, Sofocle ed Euripide, accompagnata da immagini di frammenti di ceramica attica dalle collezioni del museo Archeologico di Adria: il testo greco, con traduzione sottostante, è accompagnato da brevi commenti, mentre sotto le illustrazioni si possono leggere concise note esplicative. “Il connubio di frammenti letterari con frammenti provenienti dal mondo dell’archeologia”, spiegano gli autori, “ha un effetto straordinario: la lettura di questi brevi testi sprona lo spirito, acuisce la curiosità e ci mostra che passato e presente non sono molto diversi: forse non tanto nel senso materiale, bensì nella mente indagatrice e visionaria dello spirito superiore, come certamente era quello dei loro autori, tanto da conferire un valore universale anche al particolare di un frammento”.

Frammento di ceramica a figure rosse conservato al museo Archeologico nazionale di Adria

L’archeologa Giovanna Gambacurta

La città di Adria conserva nel suo museo nazionale, vero gioiello dell’archeologia, una importante raccolta di testimonianze di pittura attica su ceramica dal VI al IV sec. a.C.: “Grazie all’interessamento della famiglia adriese dei Bocchi promotrice e sostenitrice di scavi archeologici a partire dagli inizi del XVIII secolo”, ricorda Gambacurta, “abbiamo a disposizione questa preziosa raccolta che consta in gran parte di frammenti. Quanto ai tre grandi tragici greci, di Eschilo (525 – 456 a.C.), Sofocle (496 – 406 a.C.) ed Euripide (480 – 406 a.C.) conosciamo le tragedie che vengono lette, studiate e talvolta ancor oggi rappresentate, mentre i frammenti di tragedie scomparse rimangono relegati in un volume di un migliaio di pagine, il Tragicorum Graecorum Fragmenta del filologo tedesco Johann August Nauck (1822-1892). Filologi classici, principalmente inglesi o americani, si sono poi nel tempo cimentati con la traduzione di tali frammenti”. E continua: “Questi frammenti dei tragici greci sono spesso poco conosciuti. Sono brandelli di testo giunti sino a noi: tuttavia per loro tramite risplende un mondo intero, un mondo che va oltre il mare, verso gli estremi confini della terra: i temi spaziano da Zeus agli dèi, dalla musica alla medicina, dall’amore alla morte, rasentano pregi e difetti dei comportamenti umani, ci parlano della casa, delle donne, e del tempo che fugge raggiungendo talora vette di altissima poesia. I frammenti accompagnano il lettore, pagina dopo pagina, sempre affiancati da immagini dell’arte figurativa, i frammenti del Museo di Adria, che ne rendono così la lettura agile e nel contempo variata”.  “La conoscenza e l’approfondimento di una lingua antica”, conclude Picard, “è scuola di pensiero, soprattutto in un mondo digitalizzato e interconnesso come quello odierno, mentre la contemplazione del bello, espresso attraverso il linguaggio dell’arte figurativa, favorisce l’apertura del proprio orizzonte verso altri spazi che si estendono oltre il mare, quello stesso mare solcato dai mercanti greci diretti ad Adria. Questo volume ne è un modesto contributo”.