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Dai faraoni ai copti: al museo Egizio di Torino Paola Buzi parla di “Monaci e mummie: trasformazione dello spazio sacro e continuità culturale tra l’Egitto faraonico e l’Egitto tardoantico”

La locandina dell’incontro Monaci e mummie: trasformazione dello spazio sacro e continuità culturale tra l’Egitto faraonico e l’Egitto tardoantico” al museo Egizio di Torino

Una versione del nuovo logo del Museo Egizio

Il periodo post-faraonico è un’epoca meno conosciuta ma non meno affascinante di quella che ebbe per protagonisti faraoni e sacerdoti dell’affollato pantheon egizio. Si concentra infatti sulla vita della comunità giudaica, cristiana e islamica, sui rapporti tra loro e sulla rispettiva rielaborazione della cultura egizia. Il passaggio dalla religione tradizionale a quella cristiana avvenne sotto la dominazione romana. Successivamente gli Egiziani fecero una scelta teologica autonoma denominata copta ovvero la Chiesa cristiana d’Egitto, sviluppando una letteratura e forme d’arte proprie. In letteratura, le narrazioni propongono temi propri della spiritualità monastica o della polemica confessionale, in moduli figurativo-fantastici piuttosto che logici. Martedì 23 aprile 2019, alle 18, il museo Egizio ospiterà la conferenza “Monaci e mummie: trasformazione dello spazio sacro e continuità culturale tra l’Egitto faraonico e l’Egitto tardoantico”, tenuta dalla prof.ssa Paola Buzi. Nonostante la diffusa convinzione in base alla quale l’Egitto tardoantico rappresenterebbe una fase storico-culturale completamente estranea alla ben più nota età dei faraoni, sono innumerevoli i motivi di continuità che caratterizzano la prima età cristiana della terra del Nilo. La conferenza mira dunque a evidenziare tale continuità e a narrare la progressiva trasformazione degli spazi sacri – templi e necropoli – illustrandone le nuove forme di utilizzo e, al tempo stesso, sfatando più di qualche luogo comune. La conferenza sarà introdotta da Daniela Galazzo, curatrice del museo Egizio e si terrà in lingua italiana. LIVE STREAMING della conferenza sulla pagina Facebook del Museo.

La prof.ssa Paola Buzi

Paola Buzi è professore ordinario di Egittologia e Civiltà Copta alla “Sapienza” Università di Roma e professore onorario di Egittologia alla Universität Hamburg. Agli interessi di tipo storico-letterario e codicologico unisce da sempre quelli per la ricerca archeologica, egittologica e coptologica. Dal 2008 è co-direttore della Missione Archeologica dell’ateneo bolognese e della Sapienza a Bakchias (Fayyum, Egitto) e dal 2014 è anche vicedirettore della missione archeologica a Manqabad (Assyut, Egitto) diretta da Rosanna Pirelli (Università di Napoli “L’Orientale”).

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Torino, in biblioteca a leggere i papiri egizi e a scrivere in geroglifico. Il museo Egizio promuove “PAPIROTOUR. L’Antico Egitto in biblioteca”, mostra itinerante nelle 12 biblioteche cittadine, e incontri con gli esperti egittologi su papiri e dintorni

La pesatura del cuore: dettaglio del papiro con il libro dei Morti conservato al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

In biblioteca a leggere i papiri egizi e a scrivere in geroglifico come gli scribi dei faraoni. Succede a Torino, per un anno. In occasione del 150° anniversario dell’istituzione del Servizio Biblioteche, il museo Egizio di Torino inaugura il “PAPIROTOUR. L’Antico Egitto in biblioteca”, una mostra itinerante che dal 10 aprile 2019 al 30 marzo 2020 farà tappa in 12 biblioteche della città di Torino, un mese in ciascuna sede. In parallelo alle sue mostre che valicano i confini di quattro continenti, il museo Egizio presenta un progetto speciale pensato per avvicinare i cittadini al proprio patrimonio culturale e stimolare l’interesse e la passione per una delle più affascinanti civiltà del passato. Sviluppato in collaborazione con le Biblioteche Civiche Torinesi, PapiroTour raggiungerà i quartieri della città più distanti dal centro per offrire un progetto inclusivo che trova proprio nelle biblioteche un nuovo pubblico a cui l’Egizio ha deciso di fare anche un altro regalo: a tutti i possessori della tessera Biblioteche Civiche sarà riservata la gratuità d’ingresso al museo per tutta la durata della mostra e fino al 31 dicembre 2020. Con PapiroTour, il museo Egizio intende rinforzare il legame con il territorio attraverso le Biblioteche Civiche, frequentate da un pubblico molto eterogeneo e attento all’offerta culturale della città: sono 298.165 i tesserati, di cui oltre 10mila si sono iscritti nel 2018.

Evelina Christillin, presidente del museo Egizio di Torino

“La collaborazione tra il museo Egizio e le Biblioteche Civiche come presìdi sul territorio”, dichiara l’assessore alla Cultura Città di Torino, Francesca Leon, “rafforza le azioni di coinvolgimento del pubblico e contribuisce a diffondere la conoscenza della civiltà egizia fra i cittadini; questo progetto può rappresentare un modello di accordo da seguire anche per altre istituzioni museali, un’occasione di conoscenza e avvicinamento dei cittadini al patrimonio culturale”. E la presidente del Museo Egizio, Evelina Christillin, spiega: “Il percorso che il museo Egizio ha intrapreso in questi anni si sviluppa attraverso quella molteplicità di attività a cui un’istituzione culturale è, per sua natura, chiamata. Così come l’esposizione della collezione non può prescindere da studio, ricerca scientifica e conservazione, l’opera di promozione al pubblico deve ambire a ben più che al mero incremento dei visitatori. Noi abbiamo infatti il dovere di stimolare l’ampliamento del nostro bacino di utenza in un’ottica di inclusione sociale e avvicinamento a chi ha minori opportunità di accesso alla cultura. Nascono così i nostri progetti con i detenuti, con il sistema ospedaliero, quelli dedicati ai migranti, fino a questa nuova iniziativa che ci porta nelle biblioteche civiche torinesi e che risponde all’obiettivo essere un punto di riferimento per la comunità avvicinandoci a essa”.

La Galleria dei Sarcofagi al museo Egizio di Torino

Il museo Egizio custodisce a Torino una collezione di oltre 36mila reperti, di cui 3300 esposti nelle sale museali a cui si aggiungono oltre 11mila reperti nei depositi visitabili. La straordinaria raccolta di statue, papiri, sarcofagi e oggetti di vita quotidiana consente al visitatore un viaggio nel tempo attraverso più di 4mila anni di storia, arte, archeologia, alla scoperta di una delle più affascinanti civiltà del passato. In omaggio al patrimonio librario cittadino, il tema centrale della mostra è il papiro, la scoperta dei geroglifici e di altre forme di scrittura egizia; il percorso espositivo si sviluppa infatti intorno al Libro dei Morti di Taysnakht, una specie di guida di viaggio per accompagnare il defunto verso l’aldilà. La lunga teca (circa due metri) verrà affiancata ad otto grandi pannelli con immagini e testi che spiegano gli aspetti peculiari del reperto e della civiltà egizia. L’oggetto in mostra è una fedelissima replica dell’originale, realizzata nell’ambito di “Liberi di Imparare”, un progetto nato da una collaborazione con la Casa Circondariale Lorusso-Cutugno di Torino, i cui detenuti hanno prodotto copie straordinariamente verosimili sotto la guida dei curatori del museo Egizio. Il nome “Libro dei Morti”, coniato a metà dell’Ottocento dall’archeologo tedesco Karl Richard Lepsius, indica un insieme di formule a cui gli antichi Egizi si affidavano per affrontare il pericoloso viaggio nel regno di Osiride.

Il papiro di epoca tolemaica della collezione Drovetti con il Libro dei Morti conservato al museo Egizio di Torino

Durante la mostra, nelle biblioteche, saranno proposti appuntamenti di approfondimento con i curatori del museo e altre attività per adulti e bambini. La rete delle Biblioteche Civiche Torinesi conta 18 sedi e un Bibliobus itinerante, con tre punti presso la Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” e l’Istituto Penale per i Minorenni “Ferrante Aporti”. Ai servizi di prestito e alla biblioteca digitale, si aggiungono ogni mese incontri, gruppi di lettura e altre attività. Ecco le tappe della mostra: 10 aprile – 4 maggio 2019, biblioteca civica “Don Lorenzo Milani”; 7 maggio – 9 giugno 2019, biblioteca civica “Primo Levi”; 12 giugno – 29 giugno 2019, biblioteca civica centrale; 2 luglio – 26 luglio 2019, biblioteca civica musicale “Andrea Della Corte”; 3 agosto – 1° settembre 2019, mausoleo della “Bela Rosin”; 3 settembre – 28 settembre 2019, biblioteca civica “Italo Calvino”; 2 ottobre – 26 ottobre 2019, biblioteca civica “Cesare Pavese”; 5 novembre – 23 novembre 2019, punto di servizio bibliotecario “I ragazzi e le ragazze di Utøya”; 27 novembre 2019 – 4 gennaio 2020, biblioteca civica “Dietrich Bonhoeffer”; 10 gennaio – 31 gennaio 2020, biblioteca civica “Natalia Ginzburg”; 5 febbraio – 29 febbraio 2020, biblioteca civica “Rita Atria”; 4 marzo – 29 marzo 2020, biblioteca civica “Villa Amoretti”.

L’ostrakon con la danzatrice dipinta, uno dei pezzi più famosi conservati al museo Egizio di Torino

Esempi di amuleti dell’Antico Egitto conservati al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

La splendida cassetta di Kha conservata al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Un piccolo “esercito” di ushabti al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Appuntamenti speciali con i curatori del museo Egizio. Martedì 16 aprile 2019, ore 15.30, biblioteca civica “Don Lorenzo Milani”: Alessia Fassone su “Del papiro non si butta via nulla: un materiale multiuso”. L’impiego più conosciuto del papiro è legato alla fabbricazione della carta, ma gli utilizzi di questa pianta sono molteplici e spaziano dalla vita quotidiana al corredo funerario. Martedì 14 maggio 2019, ore 17, biblioteca civica “Cascina Marchesa”: Daniela Galazzo su “Gli ostraka figurati di Deir El-Medina”. Gli ostraka sono piccoli pezzi di ceramica o pietra, usati dagli antichi Egizi per scrivere e disegnare. Ritrovati nel villaggio degli operai di Deir el-Medina, sono una preziosa testimonianza dell’arte non ufficiale dell’antico Egitto. Giovedì 23 maggio 2019, ore 17, biblioteca civica “Primo Levi”: Paolo Marini su “L’arte nell’antico Egitto e il Rinascimento faraonico”. Un viaggio “lungo migliaia di anni” porterà alla scoperta delle bellezze dell’arte egizia fino all’VIII secolo a.C. In questo periodo, noto come Rinascimento faraonico, si recuperano modelli artistici del passato, così come secoli dopo fecero i fiorentini del XV secolo. Mercoledì 12 giugno 2019, ore 17, biblioteca civica centrale: Enrico Ferraris su “La cassetta di Kha”. Un viaggio nel mondo dei colori e nelle tecniche pittoriche degli artigiani Egizi, oggi possibile grazie alle indagini scientifiche condotte sui reperti della collezione. Martedì 16 luglio 2019, ore 17, biblioteca civica musicale “Andrea Della Corte”: Enrico Ferraris su “Il libro dei Morti di Merit”. Oltre al Libro dei Morti di Kha, rinvenuto nella sua tomba nel 1906, esiste un secondo papiro funerario meno noto, attribuito alla moglie Merit e oggi conservato a Parigi. Lunedì 5 agosto 2019, ore 20.30, mausoleo della “Bela Rosin”: Paolo Marini su “La magia nei testi funerari dell’antico Egitto: la formula per vivificare gli ushabti”. Nei Libri dei Morti del Nuovo Regno (1539 – 1077 a.C.) si trova la formula per “vivificare” gli ushabti. Queste statuette, raffiguranti il defunto, sono pronte a lavorare per lui nell’Aldilà. Mercoledì 25 settembre 2019, ore 17.30, biblioteca civica “Italo Calvino”: Tommaso Montonati su “Prima dei libri dei Morti: i testi dei sarcofagi”. Un incontro alla scoperta degli “antenati” del Libro dei Morti: 1185 formule che supportavano i defunti nel viaggio nell’Aldilà, nel Medio Regno (1980 – 1700 a.C.). Martedì 8 ottobre 2019, ore 17, biblioteca civica “Cesare Pavese”: Federico Poole su “Esiste la maledizione del faraone?”. Ha ispirato film, romanzi, articoli di giornale e inchieste… Ma esiste veramente la maledizione del faraone? Giovedì 7 novembre 2019, ore 17, biblioteca civica “Francesco Cognasso”: Divina Centore su “Fiori e alberi sacri nell’antico Egitto: tra simbolismo e materialità”. L’interesse pratico e religioso degli Egizi per la flora si manifesta in molte delle evidenze materiali che ci sono pervenute: fiori, ghirlande e alberi assumono importanti significati simbolici. Mercoledì 20 novembre 2019, ore 17, punto di servizio bibliotecario “I ragazzi e le ragazze di Utøya”: Federica Facchetti su “Gli amuleti”. Indossato sia in vita che dopo la morte, un amuleto poteva allontanare o prevenire il male. Dal materiale e dalla forma dipendeva il suo potere magico: il Libro dei Morti ci spiega come usarli. Martedì 3 dicembre 2019, ore 17, biblioteca civica “Dietrich Bonhoeffer”: Susanne Töpfer su “Il libro dei Morti di Kha”. Scritto in geroglifici corsivi da uno scriba con una calligrafia nitida e precisa, e illustrato da vignette a colori di ottima qualità, il Libro dei Morti di Kha, è una preziosa testimonianza delle credenze religiose egizie. Mercoledì 22 gennaio 2020, ore 17, biblioteca civica “Natalia Ginzburg”: Paolo Del Vesco su “I testi funerari riprodotti sulle pareti delle tombe”. Formule e preghiere per i defunti non furono scritte solo su papiro, ma anche sulle pareti delle tombe di faraoni e alti funzionari. Insieme leggeremo alcuni passi di questi testi millenari. Martedì 11 febbraio 2020, ore 17, biblioteca civica “Rita Atria”: Beppe Moiso su “Elementi architettonici sui papiri”. I papiri non riproducono solo formule magiche ma anche elementi architettonici o sezioni di tombe: si tratta di documenti rarissimi e fondamentali per conoscere questa antica civiltà. Giovedì 5 marzo 2020, ore 15.30, biblioteca civica “Villa Amoretti”: Alessia Fassone su “Gli ostraka erano solo la brutta copia dei papiri?”. Certo che no! Anzi alcuni rivelano contenuti molto interessanti dal punto di vista sia storico che artistico nonostante la natura “riciclata” del materiale.

Al museo Egizio di Torino incontro con Julia Budka che presenta le ultime scoperte sulle ceramiche votive ad Osiride sotto la XXV dinastia trovate nella necropoli di Umm el-Qaab ad Abydos, la città sacra al dio dell’Oltretomba

Al museo Egizio di Torino incontro con l’egittologa Julia Budka esperta di ceramica

Il sito di Abido, 550 chilometri a Sud del Cairo, sulla sponda occidentale del Nilo dal quale dista una ventina di chilometri, era considerato sacro dagli Egizi che qui ritenevano fosse sepolto il dio Osiride. Una delle più famose necropoli del sito è Umm el-Qaab, il cui nome moderno significa “Madre dei cocci”, poiché l’intera area è disseminata di frammenti di vasi di offerte fatte nel corso dei secoli, testimoni del culto di Osiride. Martedì 9 aprile 2019, alle 18, il museo Egizio di Torino ospiterà la conferenza in inglese “Ceramic votive offerings for Osiris: new evidence from Umm el-Qaab (Offerte votive in ceramica per Osiride: nuove prove da Umm el-Qaab)” tenuta dalla professoressa Julia Budka, dal 2015 professore di Archeologia e Arte egiziana alla Ludwig Maximilians Universität München. I suoi campi di specializzazione sono l’archeologia egiziana e la ceramica; conduce scavi in Sudan e in Egitto, sia in insediamenti che in siti funerari, in particolare a Luxor (Tebe), Elefantina, Abido e l’isola di Sai. La conferenza sarà introdotta dalla curatrice Federica Facchetti e verrà anche trasmessa via streaming sulla pagina Facebook del Museo. Ingresso libero in sala conferenze fino a esaurimento posti.

La distesa di cocci ceramici a Umm el-Qaab ad Abydos (foto di Graziano Tavan)

Dal 2007, il grande corpus di ceramiche associate al culto di Osiride a Umm el-Qaab è oggetto di studio nell’ambito di un progetto di ricerca del German Archaeological Institute del Cairo. La ceramica testimonia attività cultuali dal tardo Antico Regno, attraverso tutte le fasi della storia egizia, fino all’Epoca Tolemaica, Romana e Copta. Secondo la ceramica, uno dei periodi più importanti per il culto di Osiride a Umm el-Qaab è chiaramente la XXV dinastia (744–656 a.C.), formata da un gruppo di sovrani di provenienza nubiana. Recenti ricerche sul campo hanno portato ad un notevole aumento della comprensione della natura, della data, delle dimensioni e della variabilità dei depositi di ceramica in situ nei dintorni della tomba di Djer, faraone della I dinastia (5mila anni fa) che è stata reinterpretata come tomba di Osiride dalle dinastie del Nuovo Regni. La professoressa Budka presenterà il quadro rituale per il culto di Osiride, compresi i riferimenti alle fonti testuali, i resti architettonici e il paesaggio sacro di Abido.

L’egittologa Julia Budka, esperta di ceramica

“Nell’ambito del progetto “Culto di Osiride a Umm el-Qaab” dell’Istituto Archeologico Tedesco al Cairo, a Umm el-Qaab di Abydos”, spiega Julia Budka sul “Bullettin de liaison de ceramique egyptienne”, “sono stati documentati numerosi vasi ceramici che testimoniano un primo picco di notevole attività, dopo il Periodo Dinastico Antico, durante la XIX dinastia. Un aumento e una rinascita dell’attività cultuale nel sito avvennero specialmente durante la XXV e XXVI dinastia. L’importanza generale di Abydos durante il primo millennio a.C. si riflette anche nella ceramica votiva depositata a Umm el-Qaab, e questo vale anche per il periodo libico. Una notevole quantità di vasetti votivi e coppe offerte possono essere datati alla XXII dinastia”. E continua: “Tra la ceramica votiva a Osiride di Umm el-Qaab è stato trovato un considerevole numero di frammenti di vasi di grandi dimensioni destinati allo stoccaggio: sono i cosiddetti zîr, termine arabo per indicare dei vasi in terracotta di forma panciuta ad Abydos presumibilmente utilizzati per la conservazione dell’acqua. Oltre ai singoli vasi ricostruiti, più di 20 piccoli frammenti indicano una quantità totale di circa 100 di questi serbatoi di stoccaggio molto grandi”.

Un esempio di vaso zîr ricomposto, proveniente dallo scavo di Umm el-Qaab di Abydos

“Gli aspetti rituali dell’acqua e in particolare il suo importante ruolo all’interno del culto di Osiride sono ben noti”, continua Budka. “L’acqua versata nella tomba di Osiride a Umm el-Qaab potrebbe avere diverse implicazioni: come l’inondazione del Nilo e quindi la fertilità del dio; il ringiovanimento il dio rinfrescando il suo cuore attraverso la libagione o annaffiando le piante alla tomba come incarnazioni del dio rivissuto rispettivamente come parti del boschetto sacro presso la tomba del dio. Data la posizione della tomba ad Abydos, c’era bisogno di immagazzinare acqua non solo per le libagioni, ma anche per le persone che compivano atti rituali e che partecipavano alle processioni. Tranne che per un sottile strato di limo rimasto all’interno di alcuni vasi, non ci sono tracce di alcun contenuto dei vasi zîr di Umm el-Qaab. Sebbene manchi la prova, è molto probabile l’uso di questi vasi come vasi d’acqua. Fino ai giorni nostri i vasi zîr sono usati per immagazzinare acqua potabile per il consumo umano”.

Medio Egitto. Ad Antinoupolis, la città romana voluta dall’imperatore Adriano per il favorito Antinoo c’è un tempio ramesside di 1400 anni prima. Ne parla, con le ultime scoperte, l’egittologa Giulia Rosati al museo Egizio di Torino

La locandina dell’incontro con Giulia Rosati al museo Egizio di Torino sul tempio ramesside di Antinoupolis

L’egittologa Giulia Rosati

Poco meno di 300 chilometri a Sud del Cairo, e a una decina da Beni Hasan, nel Medio Egitto sorgono le rovine della città di Antinoupolis, città fondata nel 130 d.C. dall’imperatore Adriano in memoria del suo favorito Antinoo, che secondo la tradizione si sarebbe lasciato annegare nel fiume per salvare il suo imperatore, come vaticinato da un oracolo. Tra le rovine di questa città romana si notano i resti di un tempio realizzato circa 1400 anni prima da Ramses II, riutilizzando gran parte di materiali di Tell el-Amarna, la città del faraone eretico Akhenaten. Prenderà spunto da questo tempio l’incontro con l’egittologa Giulia Rosati al museo Egizio di Torino. Appuntamento martedì 26 marzo 2019 alle 18 nella sala conferenze dell’Egizio. Giulia Rosati parlerà di “Un tempio per Amon e per tutti gli dei nella Città di Antinoo: antichi e nuovi culti nella fondazione di Adriano”. La conferenza sarà introdotta dal direttore del museo Egizio, Christian Greco. Gloria Rosati è professore associato di Egittologia all’università di Firenze dal 2007. Fin dal 1978 ha partecipato alle campagne di scavo dell’università di Firenze ad Antinoupolis, in Medio Egitto, e sta portando a compimento, assieme all’architetto M. Coppola, l’edizione del tempio di Ramses II. Nel corso degli anni ha partecipato a campagne in Egitto (Luxor) e Sudan (Gebel Barkal) dirette dall’università di Roma La Sapienza, e ha fatto pratica di testi funerari e rituali su papiro in scrittura ieratica, contribuendo al riordino della collezione dell’Istituto Papirologico “G. Vitelli” – Università di Firenze.

I resti del tempio ramesside ad Antinoupolis (Egitto)

“Sebbene privo dei muri e delle coperture”, spiegano gli studiosi, “del tempio ramesside di Antinoupolis restano le colonne di corte e sala ipostila e – caso raro – gli architravi dell’ipostila e della terrazza orientale della corte. Ne è stata ormai definita correttamente la pianta e si possono fare ipotesi sulle fasi costruttive. Ufficialmente dedicato ad Amon, di fatto sono le grandi divinità nazionali e locali che vi hanno spicco. Ulteriori conoscenze sulla sua decorazione derivano incredibilmente dalle indagini archeologiche condotte nella città, dove materiali originariamente nel tempio sono stati a loro volta riusati. È recentissima poi una scoperta archeologica inattesa, nella quale si ritrovano geroglifici di età adrianea”.

L’appassionante racconto delle campagne archeologiche dell’antico Oriente da metà Ottocento a oggi rivive nell’incontro al museo Egizio di Torino con Paolo Matthiae che presenta il suo ultimo libro “Dalla terra alla storia. Scoperte leggendarie di archeologia orientale”

La maschera funeraria di Tutankhamon: uno dei tesori trovati da Carter e Carnarvon nella tomba del giovane faraone

La locandina dell’incontro con l’archeologo Paolo Matthiae al museo Egizio di Torino

L’archeologo Paolo Matthiae, lo scopritore di Ebla

L’appassionante racconto delle campagne archeologiche dell’antico Oriente da metà Ottocento a oggi, dalla decifrazione delle due scritture più antiche dell’umanità alle prime epiche imprese alla ricerca di Ninive, alle grandi scoperte nella Valle dei Re a Tebe, da Ebla, Qatna e Aleppo in Siria a Nimrud e Sippar in Mesopotamia, a Troia e Hattusa in Anatolia, ad Abido e Amarna in Egitto, fino a Gerusalemme in Palestina. Sarà un incontro particolarmente appassionante quello con Paolo Matthiae, il noto archeologo del Vicino Oriente, che mercoledì 20 marzo 2019, alle 12, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino, nell’ambito del ciclo “Incontro con gli autori”, presenta il suo ultimo libro “Dalla terra alla storia. Scoperte leggendarie di archeologia orientale” (Einaudi). Come il titolo del volume fa intendere, Matthiae parte dalle evidenze archeologiche (e anche dalle fonti testuali) per ricostruire la storia culturale, politica ed economica dell’intera area vicino orientale: Anatolia, Siria, Mesopotamia e Levante, e anche l’Egitto. Il volume è suddiviso in dodici capitoli, ognuno dei quali è dedicato ad un sito chiave; la scelta di questi siti non è casuale, ma si tratta di luoghi che sono stati al centro di grandi scoperte archeologiche e continuano ad essere oggetto di nuove analisi e studi anche recenti. Tre siti sono egiziani, rispettivamente Abido, Avaris e Amarna, tre si trovano in Siria, Ebla, Qatna e Aleppo, due sono anatolici, Hattusa e Troia, uno è nel Levante, Gerusalemme, e tre si riferiscono all’area mesopotamica, Nimrud, Babilonia e Sippar. Ingresso libero in sala conferenze fino a esaurimento posti. Al termine della conferenza sarà possibile acquistare il libro “Dalla terra alla storia. Scoperte leggendarie di archeologia orientale” di Paolo Matthiae.

Il sito di Ebla in Siria: dal 2011, con lo stop alle missioni archeologiche a causa della guerra, non c’è più manutenzione. La città del III millennio a.C. si sta distruggendo

Miliziani dell’Is si accaniscono su un lamassu della città assira di Nimrud in Iraq

Il cosiddetto Grande diadema con pendenti dal Tesoro di Priamo, oggi al museo Puskin di Mosca

Dialogheranno con Paolo Matthiae il direttore Christian Greco, il prof. Stefano de Martino e la prof.ssa Clelia Mora. Paolo Matthiae è accademico dei Lincei, già professore di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente all’università di Roma “La Sapienza”. Dal 1963 ha diretto lo scavo nel sito siriano di Tell Mardikh, l’antica città di Ebla. Matthiae è autore di moltissimi volumi e saggi scientifici. Dopo le distruzioni operate dall’Isis in Siria e Iraq, Matthiae si è molto impegnato sul tema della protezione del patrimonio culturale in aree di guerra, pubblicando recentemente anche il volume “Distruzione, Saccheggi e Rinascite”, o organizzando mostre e convegni. Stefano de Martino è professore ordinario al dipartimento di Studi storici dell’università di Torino, dove insegna Ittitologia e Civiltà dell’Anatolia preclassica. È direttore scientifico del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia. È coordinatore del dottorato dell’università di Torino “Technology Driven Sciences: Technologies for the Cultural Heritage”. È autore di saggi e volumi sulla storia, la civiltà e la lingue degli Ittiti e dei Hurriti; fa parte del team internazionale che studia e pubblica le tavolette in lingua hurrita rinvenute nel sito di Ortaköy (Turchia). Clelia Mora è professore ordinario al dipartimento di Studi umanistici dell’università di Pavia, dove insegna Storia del Vicino Oriente antico e Storia, epigrafia e sistemi di scrittura nel Vicino Oriente antico. Dal 2000 al 2010 ha collaborato con la missione archeologica francese attiva a Terqa in Siria e dal 2010 è responsabile del Progetto Kinik Höyük, nell’ambito del quale sono condotte indagini archeologiche in Cappadocia in sinergia con la New York University.

Il famoso busto della regina Nefertiti, scoperto ad Amarna, conservato al Neues Museum di Berlino

Locandina della mostra sulle scoperte a Qatna, promossa dall’università di Udine a Homs (Siria)

La ricostruzione di Ninive in una stampa antica dà un’idea della magnificenza della capitale assira

Uno dei maggiori protagonisti dell’archeologia orientale rievoca origini, sviluppi e risultati delle più affascinanti imprese degli ultimi decenni. Sempre attento a rilevare, nel passaggio suggestivo dalla terra dello scavo all’interpretazione della storia, l’inestimabile contributo che le scoperte recano alla ricostruzione di un lontano passato fondamentale per lo sviluppo della civiltà umana, che vide il sorgere e l’affermarsi delle prime città, dei primi stati territoriali, dei primi imperi a vocazione universale nella storia mondiale. “Le scoperte rievocate e illustrate nelle pagine di questo libro hanno in comune alcune caratteristiche fondamentali. In primo luogo, sono il frutto, in modi certo diversi, di esplorazioni archeologiche sistematiche di lungo periodo. In secondo luogo, sono state realizzate, approssimativamente, nell’ultimo mezzo secolo. In terzo luogo, a un giudizio oggettivo e di nuovo in modi diversificati, hanno avuto un significato rivoluzionario. Il loro valore leggendario dipende, da un lato, dal forte impatto di innovazione che è tipico di tutte e, dall’altro, dal loro carattere inatteso e sorprendente. La notevole varietà di queste scoperte, in ambiti differenziati della ricerca storica, ha inciso, volta a volta, sulla storia politica, sulla storia religiosa, sulla storia sociale, sulla storia economica, sulla storia artistica, sulla storia letteraria e, in diversi casi, su più di una di esse…Se è vero che non v’è nulla di più concreto e reale di una scoperta archeologica, è altrettanto vero che le interpretazioni prime di quella scoperta, che sono un’esperienza esaltante, non hanno nulla di definitivo perché esse sono solo un contributo, primario e fondamentale, alle innumerevoli valutazioni storiche future. Le interpretazioni che per ciascuna delle scoperte raccolte in questo saggio sono qui presentate, spesso già oggetto di accesi dibattiti negli ambienti scientifici, nella maggior parte dei casi sono di questo tipo ed esprimono solo una parte iniziale del lungo loro tragitto, di fatto inesauribile, dalla terra alla storia”.

Firenze Archeofilm 2019 dedicato a Sebastiano Tusa, l’archeologo scomparso nel disastro aereo in Etiopia. Ecco l’ultima sua intervista, rilasciata da Tusa a TourismA. Il programma della prima giornata del festival

“Il mestiere dell’assessore, che non conoscevo, se fatto bene ti prende – direi – quasi anche la notte… per cui per me continuare a fare l’archeologo è stato molto difficile. Lo riesco a fare solo la sera, tardi, quando rientro a casa… Io continuo caparbiamente perché prima di tutto è una passione e poi perché ritengo sia importante continuare le ricerche già iniziate e soprattutto perché penso che non farò l’assessore a vita…”. Inizia così l’intervista – l’ultima intervista purtroppo prima della sua tragica morte in Etiopia – che l’archeologo Sebastiano Tusa, nella veste di assessore ai Beni culturali della Regione siciliana, ha rilasciato agli organizzatori di Tourisma 2019, dove – come avevamo scritto – il 23 febbraio 2019 era intervenuto in un confronto sul cosiddetto “ponte Morandi” di Agrigento (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2019/03/11/archeologia-in-lutto-nel-disastro-aereo-del-boing-737-precipitato-in-etiopia-e-morto-larcheologo-sebastiano-tusa-siciliano-doc-docente-di-paletnologia-e-archeologia-marina-ha-creato-la-so/). E ora, all’indomani del terribile schianto del Boing 737 dell’Ethiopian Airlines da Adis Abeba a Nairobi, precipitato sei minuti dopo il decollo, dove Tusa, con altri 156 passeggeri, ha trovato la morte, il direttore di Archeologia Viva, Piero Pruneti, non solo mette a disposizione di tutti (lo pubblichiamo anche noi con piacere), ma, di concerto con il direttore di Firenze Archeofilm Dario Di Blasi, ha deciso di dedicare proprio all’archeologo Sebastiano Tusa l’edizione 2019 di Firenze Archeofilm, il festival di Archeologia, Arte e Ambiente in programma al cinema La Compagnia di Firenze da mercoledì 13 a domenica 17 marzo 2019, oltre ottanta film provenienti da tutto il mondo, tra cui moltissime anteprime, che accompagneranno il pubblico a spasso nel tempo e tra i luoghi più remoti del pianeta (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2019/03/05/firenze-archeofilm-2019-ecco-il-programma-delle-cinque-giornate-di-proiezioni-con-una-sessantina-di-film-in-concorso-da-una-ventina-di-paesi-alla-fine-saranno-consegnati-tre-premi/).

Il manifesto della seconda edizione di Firenze Archeofilm, festival internazionale di archeologia arte ambiente

Cinque giorni di grandi film. Si potrà così entrare, per la prima volta dopo trent’anni dall’ultima missione, nella Piramide di Giza al seguito dell’equipe di archeologi che hanno scoperto una nuova camera segreta. Oppure, restando in Egitto, capire chi fu davvero il faraone bambino, Tutankhamon, tra miti, leggende e false maledizioni. Spazio anche alle realtà di casa nostra con un filmato che ripercorre le gesta del toscano Girolamo Segato, l’uomo che pietrificava i corpi, mentre si potrà assistere alle prime visite turistiche a Pompei negli anni sessanta attraverso filmati originali. Ci si potrà poi avvicinare alle civiltà più lontane da noi come quella delle antiche città di pietra ormai inghiottite dalla giungla in Tanzania, o, salire sulle vette dell’Himalaya dove sono state scoperte alcune mummie perfettamente conservate risalenti a 5000 anni fa. Creta e i resti del famoso labirinto del Minotauro, le imprese navali dei Vichinghi, la corsa contro il tempo degli archeologi nelle zone di guerra, la celebre Battaglia di Canne (in 3 D) e il mercato nero dei fossili di dinosauri in Mongolia solo alcuni degli altri argomenti proposti al pubblico. Sarà quest’ultimo che, in veste di giuria popolare, potrà votare i film in concorso attribuendo così il “Premio Firenze Archeofilm” alla pellicola più gradita.

La maschera funeraria di Tutankhamon: uno dei tesori trovati da Carter e Carnarvon nella tomba del giovane faraone

Prima giornata, mercoledì 13 marzo 2019. Si inizia con la Cina per sapere di più sulle straordinarie “ruote idrauliche” capaci fin dall’antichità di sfruttare la potenza del fiume Giallo per l’irrigazione dei campi. Un’arte perduta nel ventunesimo secolo, rinata oggi grazie ad un lontano discendente dell’inventore. Sarà poi la volta di Tutankhamon con un film che cerca di indagare su chi sia stato veramente questo personaggio: un fragile bambino o un signore della guerra? Spazio anche ai misteri di casa nostra dove, in una piccola chiesa delle Marche, gli archeologi stanno cercando di risalire alle ultime ore di vita di ben 18 mummie perfettamente conservate. Una sfida a bordo di alcuni kayak lungo le antiche rotte di navigazione nei Caraibi è oggetto invece della pellicola che documenta un progetto di archeologia sperimentale senza precedenti. E ancora il pubblico potrà conoscere l’Irlanda tra Neolitico e presente dove sull’orlo di vertiginose falesie incontriamo ancora oggi abitanti/custodi di questo paesaggio. Si resta al Nord col film che porta alla riscoperta della verità sui leggendari Vichinghi e il loro viaggio epico verso le Americhe. E ancora. “Creta e il Mito del labirinto”, il titolo del film che illustra la grande capacità del popolo minoico nella costruzione di edifici che hanno alimentato la leggenda. Prende le mosse da uno dei “gialli” più antichi il film che indaga sulla scomparsa dell’Uomo di Neanderthal improvvisamente 30.000 anni fa. Genocidio, epidemie, cambiamenti climatici? Il regista del film accompagna il pubblico attraverso una sorta d’indagine criminale nei laboratori forensi di tutto il mondo. Infine uno sguardo all’ambiente e alle criticità del nostro tempo con uni straordinario viaggio in Artico, al momento il luogo più fragile del pianeta a causa del riscaldamento globale.

La donna al tempo dei faraoni: al museo Egizio di Torino visita guidata speciale nel giorno della Festa della donna, con ingresso gratuito a tutte le donne

La maschera funeraria di Merit conservata al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Una versione del logo del Museo Egizio

Statua della dea Sekhmet, conservata al museo Egizio di Torino

Dea, sposa, madre, regina, e talora anche faraone. Ma sempre donna. E nell’Antico Egitto, come scrive Edda Bresciani, “la donna godette di un grado di autonomia e di importanza sociale e giuridica superiore alla maggior parte dei popoli antichi. Sposata o no, essa deteneva il diritto di proprietà (che conservava durante il matrimonio), poteva essere soggetto giuridico e disporre liberamente dei propri beni. Ci furono donne che arrivarono a regnare e donne che furono divinizzate”. Venerdì 8 marzo 2019, nel giorno della Festa della Donna, il museo Egizio di Torino propone una visita guidata speciale, oltre che a garantire l’ingresso gratuito a tutte le donne che si presenteranno alla biglietteria del museo. Alle 16.10 parte la speciale visita guidata dal titolo “La donna al tempo dei faraoni”. La visita, prevista per un pubblico di adulti, permetterà di riscoprire la vita delle donne nell’antico Egitto: dalla quotidianità fino al ruolo ricoperto nei riti funerari, attraverso una dettagliata analisi dei corredi privati rinvenuti nelle tombe. Il percorso, di circa due ore, permetterà di apprezzare gli equilibri tra la sfera maschile e femminile nelle differenti situazioni di vita e terminerà al cospetto di una delle divinità femminili più note: la dea leonessa Sekhmet, simbolo di forza e potere, femminilità e maternità. La prenotazione è obbligatoria, telefonando al 011 4406903 o scrivendo a info@museitorino.it. Per partecipare, è richiesto un contributo di 7 euro, oltre al biglietto di ingresso (necessario solamente per gli uomini).