Aztechi, Maya e Inca giocavano a calcio molto prima degli europei. Alla mostra al Mic di Faenza per trovare gli “antenati”… di Ronaldo e Messi: si deve proprio ai popoli precolombiani l’invenzione del gioco con la palla

Dettaglio di una figura di divinità scelta per il manifesto della mostra “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America” al Mic di Faenza

Volete conoscere gli “antenati”… di Ronaldo e Messi? Allora mettete in programma un giretto a Faenza (Ra) e visitate la spettacolare mostra che il MIC Museo Internazionale delle Ceramiche dedica fino al 28 aprile 2019 a “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America” curata da Antonio Aimi e Antonio Guarnotta. Così si scopre, al di là della strepitosa bellezza e raffinatezza delle ceramiche esposte – veri e proprio capolavori d’arte -, che Aztechi, Maya e Inca giocavano a calcio molto prima degli europei, con tanto di tifo e di scommesse. Si deve proprio a questi popoli l’invenzione del gioco con la palla, che può essere considerato progenitore del nostro calcio e di tutti gli sport in cui si usa una palla che rimbalza. “Il gioco della palla”, scrive Aimi nel catalogo Silvana, “era presente in molte culture dell’antica America, dalla Mesoamerica alle Ande Meridionali, dall’Area Intermedia all’Amazzonia, ma non nell’Area Peruviana. Quello praticato nella Mesoamerica può essere considerato il gioco a squadra più antico del mondo, che aveva una centralità sconosciuta altrove e che ha lasciato monumenti impressionanti (il campo da gioco di Chichen Itza è lungo 168 metri) e paraphernalia straordinari”.

Statuetta di un giocatore di palla (collezione Ligabue)

“Il gioco della palla poteva essere praticato – continua il prof. Aimi – in spazi aperti o in costruzioni apposite, gli sferisteri, strutture allungate a forma di “I”, che erano delimitati o da bassi muretti o da grandi costruzioni con pareti inclinate o verticali, in cui, a partire dall’Epiclassico, erano inseriti degli anelli. Il terreno degli sferisteri era diviso a metà dai marcadores che delimitavano il campo di ogni squadra. Il gioco era la reiterazione di eventi dei miti cosmogonici di cui erano stati protagonisti gli eroi culturali e gli stessi dei…. Pur essendo nato come rituale religioso, nel corso del tempo il gioco della palla acquisì sempre più una componente profana, tant’è vero che le cronache riferiscono che alla vigilia della Conquista le partite erano accompagnate da un “tifo” appassionato e da numerose scommesse”.

Gioco della palla (Cultura Nasca, 350 a.C. – 550 d.C.)

Ma come si svolgevano quelle partite? I palloni usati erano più piccoli degli attuali. Il loro diametro non superava i 15 centimetri. La palla poteva essere colpita solo con le anche, le cosce o le ginocchia e ogni squadra doveva rinviare la palla nel campo degli avversari senza farla uscire dallo sferisterio, né farle toccare il terreno. Vinceva chi, commettendo meno errori, arrivava a totalizzare per prima un determinato punteggio. Ma quelle antiche partite anticipano anche altri sport di oggi, ad esempio la pallacanestro. Se, infatti, nel corso delle partite una squadra riusciva a far passare la palla attraverso gli anelli, che, a partire dal Postclassico erano stati collocati ai lati del campo, vinceva ipso facto la partita.

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