È giusto ricostruire per anastilosi il Tempio G di Selinunte? A Venezia allo Iuav Valerio Massimo Manfredi dialoga con Lorenzo Lazzarini del Lama. Nel pomeriggio a Torcello l’archeologo-scrittore presenta il suo ultimo libro con “Aperitivo archeologico”

L’ammasso di rocchi di colonne effetto del crollo del tempio G di Selinunte

La locandina dell’incontro tra Manfredi e Lazzarini allo Iuav

Sulla collina orientale di Selinunte oggi si vede solo un informe ammasso di rocchi di colonne, più vicino a una ruina dantesca che a una vestigia antica. È quello che rimane di quello che oggi è noto come Tempio G, tempio greco di ordine dorico (VI-V sec. a.C.) dedicato agli dei olimpici e alle principali divinità della città di Selinunte (Zeus, Phebo, Apollo, Pasikrateia, Malophoros), che con i suoi quasi 55 metri di larghezza e 114 di lunghezza era uno dei più grandi dell’occidente greco, grande come quattro volte il Partenone. Giusto quindi rialzarlo dopo 2500 anni con una ricostruzione per anastilosi, come sostengono molti archeologi, o meglio lasciare i rocchi di colonne là dove sono approfondendo lo studio dei materiali per capire meglio i segreti di questo gigante dell’antichità, come sostengono altri studiosi? Con queste premesse si annuncia particolarmente interessante il dialogo su “Il Tempio di G di Selinunte. Progetto di anastilosi” tra l’archeologo Valerio Massimo Manfredi e il prof. Lorenzo Lazzarini, promosso dall’università Iuav di Venezia (dipartimento di Culture di Progetto, master Mi-Heritage sistemi interattivi e digitali per la restituzione e valorizzazione dei Beni culturali) e l’università Ca’ Foscari di Venezia. L’incontro è previsto alle 9.30, a Venezia a Palazzo Badoer nell’aula Consiglio, ma attenzione sarà lunedì 17 settembre 2018 (e non martedì 18, come inizialmente scritto nelle comunicazioni Iuav). L’ingresso è libero e aperto a tutti, ma i posti a disposizione per assistere al seminario sono limitati.

Un plastico che mostra come doveva essere il tempio G di Selinunte

Il Tempio G di Selinunte – come si diceva – è fra i più grandi santuario del mondo greco, grande come quattro volte il Partenone. È lungo 113,4 metri, 54,5 di larghezza, alto trenta metri. Le colonne quando erano in posizione verticale erano alte 16,27 metri, 3,2 metri di diametro e reggevano capitelli di sedici metri quadri e del peso di 32 tonnellate. La sua costruzione iniziò intorno al 530 a.C. e cessò con la distruzione di Selinunte a opera dei Cartaginesi nel 409 a.C. Al centro aveva un portico colonnato su più piani, che conduceva alla cella che custodiva la statua di culto. Nella cella fu rinvenuta dall’archeologo Cavallari il torso di una figura maschile, probabilmente un “gigante” forse atterrato da Zeus a cui doveva essere dedicato. Il gruppo doveva essere ispirato ad una scena di gigantomachia. Non fu mai completamente rifinito, ma sicuramente coperto e officiato. A poca distanza le cave di Cusa sono l’unico esempio superstite di un cantiere minerario dove ancora si possono vedere rocchi di colonne tagliati e quasi pronti per il trasporto.

L’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi

Tempio G di Selinunte: ricostruirlo o lasciarlo così com’è? Valerio Massimo Manfredi, archeologo, giornalista e scrittore italiano, autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di saggi storici, che ha affiancato con felici esiti l’attività di studio e di ricostruzione storico-archeologica all’esercizio della scrittura letteraria, sul “Tempio G di Selinunte” in realtà a Venezia è già intervenuto. E in tempi recenti. Era il 21 giugno di quest’anno, quando Manfredi ha presentato a Torcello il progetto di ricostruzione per anastilosi del Tempio G di Selinunte (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/06/25/venezia-iuav-col-progetto-mi-heritage-e-ca-foscari-con-torcello-abitata-2018-insieme-per-il-patrimonio-lagunare-a-torcello-da-luglio-a-settembre-scavi-ar/). Ma in quell’occasione, per impegni diversi, non era stato possibile il contradditorio con Lorenzo Lazzarini, già direttore scientifico del LAMA, Laboratorio di Analisi di Materiali Antichi dello Iuav (oggi diretto dal prof.  Fabrizio Antonelli), e dal 2009 collabora per le indagini archeometriche con la missione archeologica sull’Acropoli di Selinunte dell’università di New York e della Statale di Milano. Il Lama è una delle eccellenze dello Iuav, conosciuta e richiesta in tutto il mondo, creato nel 1993, per svolgere attività didattica, di ricerca e di servizio per conto terzi nel campo dei materiali lapidei e litoidi usati in antico. Lo straordinario sviluppo tecnologico degli ultimi anni ha consentito alla scienza progressi prima impensabili, e quindi anche l’acquisizione di una grande massa di dati sui materiali storico-artistici dei beni culturali in generale, dati che sono di rilevante interesse per la caratterizzazione, datazione e conservazione dei beni culturali stessi. Lunedì 17 settembre 2018, alle 9.30, il dialogo tra Manfredi e Lazzarini sarà coordinato dai professori dello Iuav Monica Centanni e Giuseppe D’Acunto.

“Quinto comandamento”, l’ultimo libro (settembre 2018) di Valerio Massimo Manfredi

Doppio appuntamento con Manfredi. Ma per Valerio Massimo Manfredi l’incontro di lunedì mattina a Venezia non sarà l’unico impegno dell’archeologo-scrittore. Nel pomeriggio, alle 17, a Torcello è in programma un “Aperitivo archeologico” nell’area archeologica. L’iniziativa, che rientra nel progetto “Torcello abitata” dell’università Ca’ Foscari in collaborazione con l’università Iuav di Venezia, prevede una breve visita agli scavi, toccando materialmente la ricerca in corso sulle origini dell’abitato lagunare. Subito dopo, presso lo scavo, si discorrerà con ospite, aprendo l’incontro a domande e al dibattito con il pubblico. “L’Aperitivo archeologico” dura un paio di ore, e può ospitare al massimo 35 persone. Perciò è necessaria la prenotazione (via mail: torcelloabitata@gmail.com; via Facebook: http://www.facebook/torcelloabitata; via Sms o WhatsApp: 3922432000). Valerio Massimo Manfredi a Torcello lunedì 17 presenterà il suo ultimo libro “Quinto comandamento” (settembre 2018). In una mattina di febbraio del 2004 un uomo fa irruzione in un ospedale di Imola. Il suo nome è Jean Lautrec. Incurante di sorveglianti e infermieri si precipita nella stanza in cui è sdraiato un uomo sedato e intubato. E un sacerdote, padre Marco Giraldi, che è riuscito a sfuggire ai sicari assoldati dalle multinazionali contro cui si è messo per fermare la distruzione della foresta amazzonica e dei suoi popoli. Ma la sua fuga ha avuto un prezzo. Ora giace nel letto, avvelenato e tenuto in vita dalle macchine. Ha continuato a combattere la causa dei deboli, a dare speranza a chi non ne ha. Jean Lautrec a denti stretti ringhia: “Cosa ti hanno fatto, comandante?”. Marco diventerà il Templare di fine millennio…

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  1. Italina Bacciga says :

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