“La sirena: soltanto un mito? Nuovi spunti per una storia della medicina fra mito, religione e scienza”: una singolare mostra al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma affronta il tema delle creature fantastiche rappresentazione di rare patologie, come la sirenomelia

Il famoso episodio dall’Odissea con Ulisse che resiste alle sirene (donne-uccello) rappresentato su uno stamnos da Vulci oggi al British Museum

La sirena (donna-pesce) in una miniatura medievale

Il loro canto ammaliava i marinai che rischiavano di morire se si avvicinavano loro incautamente. Sono le sirene, con l’aspetto di donna nella parte superiore del corpo e di uccello in quella inferiore, che gli antichi ritenevano abitassero un’isola tra Scilla e Cariddi, un’isola mortifera disseminata di cadaveri in putrefazione. Lo sapeva bene Ulisse, come ci racconta Omero nell’Odissea, che – su consiglio della maga Circe – riuscì a superare indenne il canto delle sirene, intonato per causare la morte sua e del suo equipaggio: “Vieni, celebre Odisseo, grande gloria degli Achei,/ e ferma la nave, perché di noi due possa udire la voce./ Nessuno è mai passato di qui con la nera nave/ senza ascoltare con la nostra bocca il suono di miele,/ ma egli va dopo averne goduto e sapendo più cose” (Odissea XII, 184-8: traduzione di Giuseppe Aurelio Privitera, Milano 2007). Ma l’immagine della sirena che noi oggi abbiamo è ben diversa: sono creature fantastiche che popolavano il mare, con il busto umano e con la coda di pesce, un’immagine che prende forma solo dall’VIII-IX secolo d.C. con il Liber Monstrorum, un bestiario e trattato di mirabilia, che parla chiaramente della figura della sirena come oggi noi la intendiamo, codificata e resa immortale dal 1913 con la realizzazione della statua della Sirenetta che attende malinconica il suo principe, monumento simbolo di Copenaghen. In realtà queste creature acquatiche erano note anche nell’antichità, ma i greci non le chiamavano sirene. Per loro erano nereidi e tritoni. Il tema affascinante delle sirene è affrontato in una singolare mostra “La sirena: soltanto un mito? Nuovi spunti per una storia della medicina fra mito, religione e scienza” aperta fino al 30 settembre 2018 nella sala Venere del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.

La mostra “La sirena: soltanto un mito?” allestita nella sala Venere del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

Come si intuisce già dal titolo, l’approccio alla mostra è più scientifico che letterario. Non è un caso infatti che la ricerca che ha portato alla mostra sia stata curata dal museo di Villa Giulia e dalla Fondazione San Camillo Forlanini, con il coinvolgimento del museo di Storia della Medicina del Dipartimento di Medicina Molecolare e del Polo museale dell’Università “Sapienza” di Roma, e promossa in occasione del decennale della Fondazione San Camillo Forlanini di Roma e dell’evento “Premio 2018 – Eccellenze in Sanità”, attribuito il 13 giugno 2018 nel prestigioso contesto del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, contestualmente all’inaugurazione della mostra “La sirena: soltanto un mito? Nuovi spunti per una storia della medicina fra mito, religione e scienza”.

Il singolare ex-voto proveniente da scavi ottocenteschi a Veio sembra evocare un corpo affetto da una rarissima malformazione congenita, la sirenomelia

Ex voto anatomici in mostra al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

Focus della mostra è un raro e singolare tipo di ex-voto, frutto di scavi ottocenteschi condotti a Veio ed esposto dal 2012 nella sala 39 del museo di Villa Giulia. Generalmente interpretato come una rappresentazione schematica della parte inferiore del corpo umano, in coerenza con quella semplificazione dei processi produttivi a cui si assiste nel corso dei secoli III-II a.C., questo particolarissimo votivo anatomico sembra invece evocare suggestivamente un corpo affetto da una rarissima malformazione congenita, la sirenomelia. Questa gravissima patologia determina lo sviluppo di un singolo arto, simile a una coda di pesce, mentre il feto è nel grembo della madre e dunque è immediatamente evidente alla nascita. Intorno a questa singolare storia di religione e di scienza ruotano racconti e immagini che fanno comprendere come nel mondo antico fossero ritenute “straordinarie” patologie rare, quali il nanismo e l’epilessia, solo per citarne alcune. “Nel mondo etrusco”, spiegano gli archeologi, “si hanno varie manifestazioni del sacro collegate all’evidenza di anomalie o di comportamenti divergenti dalla norma in bambini ritenuti prodigiosi. Nella letteratura latina ricorrono frequentemente termini quali monstrum, prodigium, confrontabili con il greco teras, che esprimono concetti legati a eventi “soprannaturali”, considerati come segni divini e a volte presagi funesti”.

Tavola anatomica del 1829 sulla sindrome sirenomelica, eccezionale reperto del museo di Anatomia patologica dell’università La Sapienza di Roma

Accanto alle “storie” di malattie “prodigiose” che ci giungono dal mondo antico, la mostra getta uno sguardo sull’attualità e sull’evoluzione degli strumenti chirurgici. Dal museo di Anatomia patologica dell’università La Sapienza di Roma viene eccezionalmente prestato il reperto anatomico di una neonata affetta da sirenomelia, patologia di cui la Fondazione San Camillo Forlanini ha delineato le problematiche cliniche e gli strumenti diagnostici. Dal museo di Storia della Medicina dell’università La Sapienza di Roma giungono in mostra interessanti manufatti che illustrano l’evoluzione dello strumentario chirurgico fin dall’età romana, chiaramente connessa con il progredire delle teorie e delle conoscenze anatomiche e mediche. Infine tre video dell’archivio storico video “Adalberto Pazzini” del medesimo museo, installati nella saletta adiacente alla Sala Venere che ospita la mostra, consentono al visitatore di approfondire aspetti della ritualità e delle pratiche magiche popolari (Magia dell’assurdo), di conoscere i dettami della Scuola Medica Salernitana (Chirurgia medievale) e di ripercorrere le raffigurazioni artistiche di patologie e interventi terapeutici (Arte e medicina).

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  1. Italina Bacciga says :

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