I Longobardi conquistano la Russia: aperta all’Ermitage di San Pietroburgo la mostra italiana “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” terza tappa del progetto, dopo Pavia e Napoli. Nuovo allestimento che privilegia l’aspetto archeologico nell’ex maneggio di Caterina II

Nella veduta aerea è evidenziato il Piccolo Ermitage tra l’imponenza del Palazzo d’Inverno e la massiccia possanza del cosiddetto Nuovo Ermitage

Il totem che all’Ermitage accoglie i visitatori della mostra “Longobardi- Un popolo che cambia la storia” (foto Graziano Tavan)

Michail Piotrovsky, direttore generale del museo dell’Ermitage (foto Graziano Tavan)

Dall’esterno passa quasi inosservato, schiacciato com’è tra l’imponenza del Palazzo d’Inverno, la sede più famosa del complesso degli edifici del museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo, e la massiccia possanza del cosiddetto Nuovo Ermitage: in mezzo è appunto il Piccolo Ermitage, un edificio a due piani commissionato dall’imperatrice Caterina II all’architetto Yuri Velten che lo realizzò tra il 1764 e il 1766; ampliato tra il 1767 e il 1769 dall’architetto Jean-Baptiste Vallin de la Mothe che costruì un padiglione sul terrapieno del fiume Neva con una grande sala, diversi salotti e un aranceto per il riposo dell’Imperatrice. I padiglioni Sud e Nord sono stati poi collegati dal Giardino pensile (rialzato al livello del primo piano) con gallerie su entrambi i lati che oggi ospitano le collezioni pittoriche del centro Europa e il famoso Pavone-orologio.  Per raggiungere il Piccolo Ermitage si percorrono dei passaggi aerei coperti: dal Palazzo d’Inverno si giunge attraverso l’Antico Egitto, dalla parte del Nuovo Ermitage bisogna superare le antichità greco-romane. Nella sala-corridoio di raccordo del Piccolo Ermitage i rilievi greco-romani risaltano sul rosso delle pareti. È qui che si apre una porta: un cartello indica che da lì, attraverso una scala, si raggiunge il piano terra, dove, fino al 15 luglio 2018, è allestita la mostra temporanea “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, terza tappa che, “dopo Pavia e Napoli, chiude a San Pietroburgo il grande progetto espositivo preparato da specialisti italiani”, come ha ricordato all’inaugurazione il direttore dell’Ermitage, Michail Piotrovsky. “Per gli specialisti russi di alto medioevo questa mostra segna una pietra miliare nella scoperta della prima Europa medievale. Proprio grazie alla consolidata collaborazione tra l’Ermitage e i musei italiani, ora è possibile a un vasto pubblico russo colmare sulla cultura d’Italia quel significativo intervallo storico noto come “secoli bui”, tra la tarda antichità e il medioevo”.

La presentazione della mostra sui Longobardi all’Ermitage: al centro, Michail Piotrovsky. Alla sua destra, Maurizio Cecconi; alla sua sinistra, Pasquale Terracciano e Massimo Depaoli (foto Graziano Tavan)

Pubblico russo alla mostra sui Longobardi all’Ermitage (foto Graziano Tavan)

È infatti la prima volta che in Russia si parla di Longobardi. E che a farlo sia una mostra pensata e prodotta tutta in Italia, da archeologi, storici, storici dell’arte e linguisti italiani, è una soddisfazione e un onore ben sottolineati dall’ambasciatore italiano a Mosca, Pasquale Terracciano (“L’amicizia tra Italia e Russia è confermata anche da questa proficua collaborazione scientifica”), e dal sindaco di Pavia, Massimo Depaoli (“Oggi Pavia è una piccola città, ma per due secoli è stata la capitale del Regno dei Longobardi: poter far conoscere questo importante periodo della nostra storia anche agli amici russi in uno straordinario museo quale è l’Ermitage è veramente gratificante”. Ma attenzione. Se avete visto la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” nelle precedenti tappe italiane di Pavia e Napoli, scordatevi quell’allestimento e il percorso storico-geografico che veniva individuato negli spazi del castello visconteo e del Mann. A San Pietroburgo la mostra è tutta un’altra cosa. Una scelta “obbligata” dalla location e in sintonia con la tradizione delle grandi mostre dell’Ermitage. Non è un caso che ai due principali curatori, Gian Pietro Brogiolo (università di Padova) e Federico Marazzi (università di Napoli), si sia aggiunto un curatore operativo della mostra nell’Ermitage: Alexei Gennadyevich Furasyev, ricercatore principale del Dipartimento di Archeologia dell’Europa Orientale e della Siberia.

L’allestimento essenziale della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” nella grande sala dell’ex maneggio del Piccolo Ermitage (foto Graziano Tavan)

Il progetto di restauro e recupero degli spazi dell’ex maneggio e delle ex scuderie del Piccolo Ermitage

Il primo motivo del cambio di allestimento – si diceva – è dovuto allo spazio scelto: l’antico maneggio, una grande sala di quasi duemila metri quadri che su tre lati presenta delle balconate da cui probabilmente si poteva assistere agli esercizi della scuola di equitazione. Il Maneggio è stato “scoperto” solo nei primi anni 2000: “Durante l’esplorazione dell’Ermitage”, spiegano gli architetti che hanno curato il restauro completo nel 2016, “ci siamo imbattuti, nascosti sotto la densa massa del museo, nelle ex scuderie e nel maneggio del complesso del palazzo. Sebbene siano situati al piano terra del Piccolo Ermitage, questi spazi sono rimasti preclusi al pubblico, utilizzati principalmente per riporre mobili, carrozze e altri oggetti di grandi dimensioni dagli anni ’50 del secolo scorso. Prive di decorazioni, le due grandi sale recuperate del Piccolo Ermitage, il Maneggio e le ex Scuderie, si trasformano in una Kunsthalle, un nuovo spazio per mostre temporanee, eventi e sperimentazioni, una condizione radicalmente diversa rispetto al resto del museo”. È evidente, come sottolinea Marazzi, “che in questo salone diventa difficile se non impossibile creare un percorso lineare, e tanto meno proporre su una superficie così estesa anche in alzato il colorato e coinvolgente allestimento proposto dall’architetto Angelo Figus”. Ma il nuovo allestimento rispetta e si inserisce nell’alveo della grande tradizione espositiva dell’Ermitage. “Qui è il trionfo dell’archeologia, nel senso più tradizionale del termine”, interviene Maurizio Cecconi di Villaggio Globale International che ha prodotto la mostra. “In Italia c’era una visione d’insieme della civiltà longobarda. Qui non c’è la storia, c’è l’archeologia. A parlare sono i reperti”.

Frontale del trono d’altare (VIII sec.) in pietra bianca cristallina proveniente da Aquileia (foto Graziano Tavan)

Coppia di fibule in oro da una tomba femminile del VII secolo (foto Graziano Tavan)

E di oggetti in mostra ce ne sono circa 600, la maggior parte dei quali sono reperti archeologici, che permettono di ricostruire tutti i possibili aspetti della vita politica, economica e quotidiana nei ducati longobardi, ma anche il complesso rapporto del Regno Longobardo nel VI-VII secolo con Bisanzio, che mantenne il potere nelle grandi città di Roma e Ravenna, e nell’VIII-IX secolo con lo stato dei Franchi sotto la dinastia carolingia. “La mostra”, sottolineano gli archeologi dell’Ermitage, “è dedicata a un’epoca storica nella storia d’Italia: il periodo del Regno longobardo (568-774 d.C.). L’invasione dei Longobardi, una bellicosa tribù germanica, dall’Europa centrale portò al collasso finale della civiltà del Tardo antico nelle terre delle fiorenti regioni centrali dell’impero romano dove il feudalesimo medievale era ancora in nuce. I numerosi reperti archeologici lasciati da questo popolo illustrano vividamente il corso dell’insediamento dei nuovi conquistatori di quasi tutto il territorio italiano e lo scontro tra due culture. L’inevitabile scomparsa dell’eredità politica della Roma imperiale e il declino di una grande cultura artistica non si rivelarono tuttavia assolutamente fatali. Sulle loro rovine è nato gradualmente un nuovo fenomeno storico: quell’esile ripresa che avrebbe portato a produrre il Rinascimento italiano ha le sue radici nel Regno Longobardo”.

Molta curiosità tra il pubblico per la mostra sui Longobardi, per la prima volta in Russia (foto Graziano Tavan)

Il codice Parchment “Legum Langobardorum” da Cava dei Tirreni (Salerno) (foto Graziano Tavan)

“Negli ultimi quarant’anni”, ricorda Marazzi, “i Longobardi sono stati costantemente al centro dell’attenzione della comunità accademica e del pubblico in generale. Lo studio multidisciplinare di dozzine di manufatti archeologici ha arricchito in modo significativo la nostra conoscenza della cultura materiale, dei legami sociali e dei processi con cui questo popolo si è integrato nel contesto generale dell’evoluzione dei popoli europei tra il periodo di migrazione e l’Alto Medioevo. Assegnando un posto nella Lista del Patrimonio Mondiale ai siti associati ai Longobardi (Italia Langobardorum), l’UNESCO ha affermato l’importanza dell’eredità dei Longobardi come una delle componenti distintive all’interno dell’identità storica italiana”.

Molto apprezzato l’audiovisivo che arricchisce la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” all’Ermitage (foto Graziano Tavan)

Il catalogo curato dall’Ermitage (foto Graziano Tavan)

A disposizione degli studiosi e degli appassionati russi c’è il catalogo (State Hermitage Publishing House, 2018) che gli esperti dell’Ermitage hanno curato scegliendo e traducendo i saggi presenti sul catalogo italiano con l’aggiunta della prefazione di Mikhail Piotrovsky. Gli autori dei testi – importanti specialisti europei, archeologi, storici e medievali – introducono i lettori agli ultimi risultati delle loro ricerche estremamente durature e profonde. Il catalogo è stato originariamente preparato in italiano per le mostre tenute a Pavia e Napoli. Un piccolo numero di reperti che appaiono nella versione in lingua russa del libro non può essere reso disponibile per la visualizzazione a San Pietroburgo, tuttavia è stato deciso di lasciarli nella pubblicazione in modo da non privare il pubblico russo delle informazioni importanti e contributo estetico fornito da tali articoli.

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One response to “I Longobardi conquistano la Russia: aperta all’Ermitage di San Pietroburgo la mostra italiana “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” terza tappa del progetto, dopo Pavia e Napoli. Nuovo allestimento che privilegia l’aspetto archeologico nell’ex maneggio di Caterina II”

  1. Italina Bacciga says :

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