Pompei. Aveva cercato di salvarsi dall’eruzione del Vesuvio nelle Terme Centrali. Invano. Dopo duemila anni trovato lo scheletro di un bambino, giovane vittima dell’eruzione. Ritrovamento straordinario per la fortuita e inaspettata scoperta, e per la collocazione inusuale del corpicino immerso nel flusso piroclastico anziché in lapilli e cenere

“L’eruzione del Vesuvio” di Pierre Jacques Volaire conservato al museo e real bosco di Capodimonte

L’eruzione era cominciata. Il Vesuvio faceva paura. La grande nube nera minacciava Pompei, seguita da una pioggia mortale di lapilli e cenere. Col terrore negli occhi, il bimbo cercò un riparo sicuro nel grande complesso delle Terme Centrali, che avviate dopo il terremoto del 62 d.C. spianando un gruppo di edifici danneggiati tra via di Nola e via Stabiana, nel 79 d.C. era ancora un cantiere aperto. I soffitti resistettero alla pressione di lapilli e ceneri, ma le massicce strutture delle terme non riuscirono a fermare i gas venefici e per il bambino non ci furono speranze, rimanendo sepolto da un sottile strato di materiale magmatico portato dalla nube del Vesuvio. Fino a qualche giorno fa quando il suo scheletro è stato ritrovato dagli archeologi nel corso di un intervento di consolidamento e restauro del complesso termale. Si tratta di ambienti già scavati tra il 1877 e il 1878. In quell’occasione lo scheletro doveva essere già stato intercettato, ma inspiegabilmente non scavato, forse perché lo strato vulcanico non permetteva la realizzazione di un calco.

Lo scheletro di un bambino di 7-8 anni, vittima dell’eruzione del Vesuvio, scoperto a Pompei

Lo  scheletro di un bambino di 7-8 anni è l’ultimo rinvenimento di una giovane vittima dell’eruzione, individuata in un ambiente del grande complesso delle Terme Centrali. Il ritrovamento è straordinario sia per la fortuita e inaspettata scoperta, sia per la collocazione inusuale del corpicino rispetto alla stratigrafia  vulcanica del 79 d.C. 2La peculiarità del ritrovamento”, spiegano gli archeologi del Parco archeologico di Pompei, “è che lo scheletro è immerso nel  flusso piroclastico (mix di gas e materiale vulcanico). Normalmente nella stratigrafia  dell’eruzione del 79 d.C. è presente nel livello più basso il lapillo e poi la cenere che sigilla tutto. In questo caso si doveva trattare di un ambiente chiuso dove il lapillo non è riuscito ad entrare né a provocare il crollo dei tetti, mentre è penetrato direttamente il flusso piroclastico dalle finestre, nella fase finale dell’eruzione”.

Suggestiva immagine delle Terme Centrali di Pompei

L’intero complesso delle Terme Centrali è oggetto  di interventi di consolidamento (trattamento delle lacune, consolidamenti, sarcitura delle lesioni, ripristino delle sommità murarie; ripristino dei livelli dei davanzali e delle soglie; sostituzione di architravi) e di restauro (revisione e restauro dei paramenti murari e degli intonaci; pulitura e restauro dell’impluvio, delle vasche e della scala;  restauro dei tubuli nel calidarium) avviati a gennaio scorso. “L’asse economico-sociale di Pompei”, sottolineano gli archeologi, “si sposta verso via di Stabia: ecco dunque in quest’area il progetto di un nuovo complesso termale, che sostituiva un intero isolato della IX Regio e che, iniziato dopo il 62 d.C., non fu mai completato. Da notare che non sono previste sezioni separate per gli uomini e per le donne. Un efficace sistema assicurava il riscaldamento degli ambienti: ma al momento dell’eruzione mancavano ancora le fornaci, e non erano stati organizzati il giardino con porticato a pilastri, la palestra, la piscina. Ai lati dell’entrata principale, su via di Nola, due piccoli ambienti dovevano fungere da biglietteria e da deposito degli oggetti di valore”.

I resti del corpicino ritrovati in un ambiente dell’ingresso delle Terme Centrali di Pompei

Lo scheletro è emerso durante la pulizia di un ambiente di ingresso. Al di sotto di uno strato di circa 10 centimetri è affiorato prima il piccolo cranio e in un secondo momento le ossa, disposte in maniera raccolta, che hanno permesso di formulare le prime ipotesi circa l’età del  fanciullo che, in fuga dall’ eruzione, aveva trovato ricovero nelle Terme Centrali.  Grazie alle indagini antropologiche, che vengono condotte in maniera sistematica fin dal ritrovamento dei reperti, sarà possibile determinare eventuali patologie. Allo scopo lo scheletro è stato rimosso e trasferito al Laboratorio di Ricerche applicate del parco archeologico di Pompei.

Il soprintendente Massimo Osanna osserva lo scheletro del bambino appena ritrovato

“Pompei è a una svolta per la ricerca archeologica”, dichiara Massimo Osanna, direttore del parco Archeologico di Pompei – non solo per le scoperte eccezionali che regalano forti emozioni come nel caso di questo ritrovamento. Ma anche perché si è consolidato  un nuovo modello di approccio scientifico che affronta in maniera interdisciplinare le indagini di scavo. Un team di professionisti specializzati quali archeologi, architetti, restauratori ma anche ingegneri, geotecnici, archeobotanici, antropologi, vulcanologi lavora stabilmente, fianco a fianco e con il supporto di risorse tecnologiche all’avanguardia, per non lasciare al caso nessun elemento scientifico, e dunque ricostruire nella maniera più accurata possibile un nuovo pezzo di storia che, attraverso gli scavi, ci viene restituito”.

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  1. Italina Bacciga says :

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