23 marzo 1748 – 23 marzo 2018: a 270 anni dalla “scoperta” di Pompei, il direttore del Parco archeologico celebra le sue meraviglie raccontando i nuovi scavi in corso nella Regio V, un cuneo di oltre mille metri quadri mai indagato: le ricerche dureranno due anni per un costo complessivo di circa 8,5 milioni di euro

I primi scavi archeologi dei Borboni a Pompei in una stampa dell’epoca

23 marzo 1748: una data fondamentale per Pompei. Ufficialmente gli scavi iniziarono il 1° aprile di quell’anno. Ma solo perché qualche giorno prima c’era stato un ritrovamento fortuito di alcuni reperti nella zona di Civita a Pompei, spostò l’interesse degli scavi Borbonici in quest’area. Erano già dieci anni che, durante la costruzione della Reggia di Portici, voluta da Carlo III di Borbone re delle Due Sicilie, era stata scoperta Ercolano. Il funzionario Roque Joaquin de Alcubierre avviò la prima esplorazione del sito: furono rinvenuti statue, pezzi di marmo e frammenti di iscrizioni e cornici. Lo stesso ingegnere del genio militare, direttore degli scavi di Ercolano per conto di Carlo III di Borbone, portò alla luce i primi reperti dell’antica Pompei: monete, dipinti, oggetti metallici e tracce di una taberna e della strada romana antistante il locale. Uno dei primi monumenti ad essere scoperto fu il Teatro Piccolo, detto anche “Odeion“, che gli archeologici chiamarono “Stabiano“, poiché erano ancora convinti di essere sul luogo dell’antica Stabiae. Solo nel 1763 ci si rese conto che si trattava dell’antica città di Pompei.

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, illustra gli scavi nell’area mai indagata della Regio V

Le aree di Pompei interessate dagli interventi di messa in sicurezza idrogeologica

Esattamente 270 anni dopo, il 23 marzo 2018, nell’anniversario di questo grande inizio, che cambiò la storia dell’archeologia e concesse al mondo l’unicità del patrimonio pompeiano, Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, ha celebrato l’evento attraverso il racconto dei nuovi scavi di recente avviati in una parte della Regio V. Un importante  intervento di scavo nell’area non indagata della città antica, dal dopoguerra: una superficie di oltre mille metri quadri, il cosiddetto “cuneo”, posto tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. “Il cantiere rientra nel più grande intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, che delimitano l’area non scavata di Pompei, di circa 22 ettari”, spiega. “Oltre 2,5 km di muri antichi saranno messi in sicurezza, mentre l’area non scavata alle spalle dei fronti di scavo, nelle Regiones I-III-IV-V-IX, sarà oggetto di intervento di mitigazione del rischio idrogeologico, che assicurando un adeguato drenaggio del suolo consentirà di ridurre la spinta del terreno sui muri antichi, problema particolarmente insistente nel periodo delle piogge”. L’intervento rientra nel Grande Progetto Pompei e durerà circa due anni per un costo complessivo di circa 8,5 milioni di euro. I lavori procederanno per sottocantieri per permettere di continuare a garantire la fruibilità del sito. “Ovviamente periodicamente daremo aggiornamenti sull’avanzamento dei lavori”.

Mappa dell’area mai indagata della Regio V di Pompei: è il cosiddetto cuneo

“Si torna a scavare a Pompei su vasta scala, ma soprattutto con l’impiego di strumenti di nuova tecnologia messi al servizio dell’archeologia (dal drone al georadar) e il supporto di un team interdisciplinare”, continua Osanna. “Oltre ai tecnici della conservazione, anche vulcanologi, paleobotanici, antropologi e archeozoologi. Questo confronto costante di professionalità consentirà di documentare in modo approfondito ogni fase di scavo e comprendere tutti gli aspetti che contribuiscono alla ricostruzione della vita e del paesaggio vesuviano al 79 d.C. La messa in sicurezza globale dei fronti di scavo e l’indagine del cuneo rappresentano il più grande intervento nell’area non scavata di Pompei, dal dopoguerra. Finora si era sempre proceduto per piccoli interventi di tamponamento nei punti più critici. Oggi si sta procedendo in maniera radicale al consolidamento dei fronti e all’individuazione di una soluzione definitiva al problema dell’acqua che si accumula nei terreni. Entro il 2019 l’area archeologica di Pompei sarà interamente consolidata”.

Primi reperti emersi dalle indagini nel cuneo della Regio V di Pompei

Lo scavo del cuneo sta portando in luce strutture e reperti di ambienti privati e pubblici che contribuiranno ad arricchire la conoscenza del sito e lo stato di avanzamento della ricerca archeologica. Il primo stadio di intervento ha previsto la rimozione di tutta quella parte di terreno proveniente dagli scavi di fine ‘800 e ‘900, che veniva riversato nella zona del cuneo. Al di sotto di questi livelli è stata riportata in evidenza la stratigrafia vulcanica, con il livello di cenere sovrapposto agli strati di lapillo. “Tra gli ambienti al momento emersi in adiacenza alla Casa della Soffitta”, interviene il direttore generale, “è stata individuata un’area aperta, probabilmente destinata a giardino, la cui funzione potrà essere meglio definita grazie a indagini e analisi paleobotaniche che il Parco Archeologico di Pompei condurrà contestualmente allo scavo. Nell’angolo sud-orientale di questo spazio già affiorano alcune anfore, di cui si sta studiando la tipologia e il contenuto”.

Le pareti affrescate dell’ingresso di una domus ritrovate nella Regio V a Pompei

Poco oltre, sta emergendo il vicolo che partendo da via di Nola fiancheggiava la Casa delle nozze d’Argento. Leggermente in salita, si presenta nella sua originaria configurazione con lo zoccolo dei marciapiedi e gli ingressi degli edifici che vi si affacciavano. Nel vicolo delle Nozze d’Argento stanno venendo alla luce alcune strutture archeologiche, tra le quali l’ingresso di una domus, con pareti affrescate a riquadri su fondo rosso con al centro l’immagine dipinta di una coppia di delfini. Nell’area logistica appositamente realizzata sul pianoro delle regiones IV e V è stato, invece, predisposto un grande deposito archeologico con annesso laboratorio, per assicurare il lavaggio, la siglatura, lo studio preliminare e la conservazione temporanea dei reperti emersi dagli scavi. “Un aspetto inatteso delle indagini archeologiche finora condotte”, spiegano gli archeologi, “è stato il rinvenimento di un gran numero di reperti, quali antefisse e decorazioni fittili, frammenti di affreschi e di stucchi, frammenti di anfore e mattoni bollati, nella terra di risulta proveniente dagli scavi ottocenteschi e primo-novecenteschi svolti nelle adiacenze. Probabilmente all’epoca non c’era stato interesse al recupero di oggetti frammentari o non ricostruibili, che venivano pertanto scartati. A partire da questo momento gli scavi, proseguendo in strati mai manomessi dopo l’eruzione del 79 d.C., potranno restituire sorprendenti reperti che saranno oggetto di studio multidisciplinare e di nuove metodologie di analisi”.

Massimo Osanna con Mauro Cipolletta alla presentazione degli scavi nella Regio V di Pompei

“L’intervento del Grande Progetto Pompei “M” – Intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo e mitigazione del rischio idrogeologico delle regiones I III IX IV V del sito archeologico”, sintetizza il neo direttore generale di Progetto generale di brigata dei carabinieri, Mauro Cipolletta, “rimane uno degli ultimi cantieri avviati nell’ambito del Grande Progetto Pompei con copertura comunitaria, bandito ad agosto 2015 e aggiudicato nel maggio 2016. Si tratta di uno degli interventi del Piano delle Opere del GPP finanziariamente più rilevanti che si concluderà presumibilmente entro maggio 2019 e comunque nei termini di chiusura del PON 2017-2020. Nonostante la complessa articolazione del cantiere, la direzione generale di Progetto in sinergia con il parco archeologico di Pompei assicurerà il pieno rispetto del Protocollo di Legalità, attraverso i controlli degli accessi e dei pagamenti e il costante monitoraggio dei flussi finanziari tra tutti i soggetti interni alla filiera, supportando il lavoro del Dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della Politica Economica (DIPE) della Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso il riversamento dei dati acquisiti nel sistema informatico Monitoraggio delle Grandi Opere”.

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2 responses to “23 marzo 1748 – 23 marzo 2018: a 270 anni dalla “scoperta” di Pompei, il direttore del Parco archeologico celebra le sue meraviglie raccontando i nuovi scavi in corso nella Regio V, un cuneo di oltre mille metri quadri mai indagato: le ricerche dureranno due anni per un costo complessivo di circa 8,5 milioni di euro”

  1. Italina Bacciga says :

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