Preistoria. Da settembre 2016 missione italiana nel Borneo (Indonesia) con due archeologi molisani (Università di Bali e di Ferrara) alla ricerca dell’Uomo di Giava (Homo Erectus) nella grande grotta di Batu Hapu

L'impressionante imboccatura della grotta di Batu Hapu nell'isola del Borneo (Indonesia)

L’impressionante imboccatura della grotta di Batu Hapu nell’isola del Borneo (Indonesia)

Il sito di Batu Hapu è molto frequentato dai turisti

Il sito di Batu Hapu è molto frequentato dai turisti

Due archeologi di origine molisana alla ricerca dell’uomo di Giava (Homo Erectus) nell’isola indonesiana del Borneo. Il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, con l’appoggio dell’ambasciata d’Italia a Giacarta (Indonesia), ha approvato la missione italiana nel Borneo, al via in questi giorni di settembre 2016.  Il progetto di ricerca è diretto dal prof. Michele Raddi, dell’università Udayana di Bali (Indonesia), e dal dott. Giuseppe Lembo, dell’università di Ferrara, direttore scientifico della missione che si ripromette di studiare e tentare di ricostruire il primo insediamento della popolazione indonesiana con l’applicazione delle più recenti metodologie e tecnologie di ricerca archeologica. Il prof. Raddi è già a Giacarta dal 9 agosto “per preparare per così dire il terreno alla missione”, fa sapere, “missione che si svolge in uno dei luoghi più selvaggi ma che considero più affascinanti ed interessanti del pianeta: prezioso scrigno di biodiversità e archeologia che ha tanto da raccontare”. Raddi dirigerà l’attività tecnica e rappresenterà la componente indonesiana del progetto come professore dell’università di Bali. Il collega Giuseppe Lembo dell’Università di Ferrara è invece – come si diceva – il direttore della missione italiana in Borneo e partecipa alle ricerche archeologiche del sito con un gruppo di ricercatori dell’università di Ferrara, di Roma La Sapienza, dell’universitat Roviri et Virgili di Terragona e dell’università Udayana di Bali.

Il prof. Michele Raddi del'università Udayana di Bali, direttore del progetto di ricerca a Batu Hapu

Il prof. Michele Raddi del’università Udayana di Bali, direttore del progetto di ricerca a Batu Hapu

Le ricerche si concentreranno nella grotta di Batu Hapu, nell’area del Kalimantan, Borneo indonesiano, una perla ambientale, terra degli orang hutan (in indonesiano significa “persona della foresta”), terra anche della scimmia Nausica o Narvalis Larvatus, che ha il naso a forma di una piccola proboscide. “È un luogo meraviglioso”, spiega Raddi, “un luogo difficile da affrontare. Perciò bisogna prepararsi bene: non solo per quanto riguarda l’equipaggiamento ma soprattutto fisicamente. Sono luoghi selvaggi. È necessario essere in salute per recarvisi. Ma posso dire che noi archeologi siamo piuttosto vaccinati per questi luoghi, siamo preparati: insomma abbiamo gli anticorpi”.

Uno strumento in selce lavorato dall'uomo preistorico trovato nella grotta di Batu Hapu nel Borneo

Uno strumento in selce lavorato dall’uomo preistorico trovato nella grotta di Batu Hapu nel Borneo

La missione opererà dunque nella grotta di Batu Hapu, una grotta enorme, che è anche un sito archeologico vastissimo, posto su più livelli, frequentato fin dalla preistoria. “È uno dei siti archeologicamente più importanti e più interessanti del Borneo. Si trova in un territorio molto esteso e ricco che potrà raccontare e testimoniare la presenza e la vita dell’uomo di Java (Homo Erectus), dei primi insediamenti all’interno delle grotte”. Purtroppo, come rileva Raddi, “non è un sito conservato come si dovrebbe: nel tempo è stato utilizzato per la raccolta del guano degli uccelli per l’agricoltura, alcune pareti sono state intaccate, tuttavia data la grandezza del sito si possono raccogliere e studiare tantissimi altri reperti, disegni, pitture e così via”. Il progetto ha anche lo scopo di insegnare agli studenti locali le nuove metodologie di scavo, come condurre uno scavo in maniera corretta, come documentare e catalogare i vari reperti. Raddi chiude con un auspicio e un appello: “La missione è al via, inizia ma servono fondi per farla poi continuare il più possibile. Servono sponsor che ci aiutino in questo progetto così scientificamente importante. Speriamo che qualcuno si faccia avanti per poter dare la possibilità di approfondire la conoscenza e lo studio delle nostre origini: delle origini del mondo”.

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One response to “Preistoria. Da settembre 2016 missione italiana nel Borneo (Indonesia) con due archeologi molisani (Università di Bali e di Ferrara) alla ricerca dell’Uomo di Giava (Homo Erectus) nella grande grotta di Batu Hapu”

  1. Italina Bacciga says :

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