Verona romana. Seconda parte della visita guidata del nuovo museo Archeologico al Teatro romano alla scoperta non solo dei ritrovamenti tesori romani ma anche dei tesori dei monaci Gesuati e dei segreti del colle di san Pietro

L'affaccio del museo archeologico di Verona a strapiombo sul teatro romano

L’affaccio del museo archeologico di Verona a strapiombo sul teatro romano

Il nuovo museo Archeologico al Teatro romano di Verona è una continua scoperta non solo delle testimonianze della Verona romana ma anche dei segreti del colle dove si sistemarono i monaci Gesuati dediti alla cura degli infermi con la produzione e distribuzione gratuita di medicinali. Essi producevano infatti profumi e liquori e furono anche detti “padri dell’acquavite”. La scelta di questo luogo non fu casuale: sotto il colle di San Pietro c’era una fonte molto ricca di acqua necessaria proprio per l’attività dei monaci. Dunque dopo aver fatto la conoscenza nel precedente post del quinto livello dell’ex convento dei Gesuati, da dove inizia il percorso del nuovo allestimento, che affronta – lo ricordiamo – le caratteristiche della città romana, dai quartieri residenziali alle necropoli, fino ai grandi edifici pubblici, i monumenti che ancora oggi rendono famosa Verona: l’Arco dei Gavi, l’Arena e il teatro romano (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/07/16/verona-romana-boom-di-visitatori-al-nuovo-museo-archeologico-al-teatro-romano-un-balcone-sulla-citta-iniziamo-la-visita-guidata-del-primo-piano-dalla-citta-romana-alle-necropoli-ai-grandi-monumenti/); oggi cerchiamo di scoprire gli altri ambienti del museo continuando la nostra breve visita guidata. Dal quinto livello si scende al piano sottostante, quello del chiostro, attraverso la curva dell’elegante scalone in pietra che ricalca in parte un percorso romano.

Applicazione in bronzo raffigurante il dio Oceano o un Tritone destinata a decorare la corazza della statua dell'imperatore

Applicazione in bronzo raffigurante il dio Oceano o un Tritone destinata a decorare la corazza della statua dell’imperatore

Alla fine dello scalone il visitatore entra nel nuovo cortile coperto, dove si ammirano sculture in pietra e bronzo che ornavano i luoghi pubblici della città. Le troviamo all’interno delle grandi vetrine passanti che dividono la corte coperta dalla sala affacciata sul teatro. “Verona”, ricorda Margherita Bolla, direttore del museo, “è tra le città romane dell’Italia settentrionale con il maggior numero di resti di sculture in bronzo, rari perché normalmente il bronzo era rifuso per realizzare altri oggetti”. Invece in età imperiale le sculture in pietra erano realizzate in pregiato marmo bianco, di origine non locale. Prima, fino ai primi decenni del I sec. d.C., qualche volta era impiegata la “pietra gallina”, un tufo ricavato da cave nelle immediate vicinanze della città. Mentre il calcare, pietra tipica delle sculture in ambito funerario, proveniva dalla Valpolicella.

Il refettorio dell'ex convento dei Gesuati con le sculture dei grandi collezionisti veronesi

Il refettorio dell’ex convento dei Gesuati con le sculture dei grandi collezionisti veronesi

Si entra quindi nel refettorio, dedicato alle grandi sculture romane rinvenute a Verona, per poi accedere alla sezione riservata alla “Scultura di collezione” testimonianza del gusto, della passione per l’antico e dell’amore per la propria città di personaggi veronesi eminenti, come i Giusti, Jacopo Muselli, Gaetano Pinali. “Il collezionismo di materiale archeologico”, continua Bolla, “è stato un fenomeno particolarmente vivo a Verona dal Rinascimento all’Ottocento, con acquisizioni da Roma, dall’Italia, dalla Grecia e dalla Turchia (attraverso il commercio antiquario veneziano). Alcune delle raccolte sono confluite, per donazione o acquisto, nel patrimonio pubblico”. Nel refettorio, al cui è stato sistemato un mosaico trovato in un’antico edificio romano di Verona, con figure di pesci e grandi felini inserite in tre cerchi, è esposta una selezione di queste sculture, purtroppo quasi tutte prive del luogo di ritrovamento, tra cui una riproduzione romana della Venere di Fidia presente nel frontone del Partenone di Atene.

La prima cella monastica conserva i vetri soffiati con reperti di bottiglie, bicchieri, piatti, vasi, anfore

La prima cella monastica conserva i vetri soffiati con reperti di bottiglie, bicchieri, piatti, vasi, anfore

Sul corridoio di collegamento si aprono tre celle del convento dei Gesuati, con una meravigliosa vista sulla città, destinate in origine al riposo dei singoli monaci. Oggi vi sono esposti oggetti di piccole dimensioni, provenienti dal territorio e di collezione: bronzetti preromani e romani, di grande valore scientifico per lo studio dei culti antichi e per la conoscenza degli arredi delle domus (il Museo possiede una raccolta di bronzi fra le maggiori dell’Italia settentrionale); oggetti legati alla vita quotidiana, come vetri dai meravigliosi colori, lucerne, recipienti. Nella prima cella vi sono vetri soffiati con reperti di bottiglie, bicchieri, piatti, vasi, anfore, ecc. Nella seconda cella vi sono bronzetti di divinità greche e romane, tenute in casa per adorazione. Nella terza cella vi sono bronzetti di lari, ovvero piccole statuette in bronzo degli antenati domestici, che venivano adorate e tenute per protezione dai componenti della famiglia. Dopo le celle e lo spazio riservato alle mostre temporanee, il corridoio si allarga in una sala che espone una grande statua romana di oratore con testa di Antonio Canova, una statua di Giove, un pozzo con baccanti e una statua di Diana proveniente da Efeso (Turchia).

L'ex chiesa di San Girolamo con soffitto ligneo del Cinquecento: presenta mosaici provenienti dal Veronese

L’ex chiesa di San Girolamo con soffitto ligneo del Cinquecento: presenta mosaici policromi e in bianco e nero provenienti dal Veronese

La visita prosegue nel chiostro, quattro loggiati con serie di arcate e volte a crociera, dove sono state risistemate iscrizioni e stele, con numerosi esempi di scultura funeraria, opera di botteghe di lapicidi che in epoca romana lavoravano il calcare locale, tratto dalle cave site in Valpolicella. Dal chiostro si entra nella chiesa del convento (con affreschi e un pregevole soffitto ligneo cinquecentesco), che ospita la sezione dedicata ai mosaici, in bianco e nero e policromi, da Verona e dai dintorni. La chiesa di San Girolamo fu realizzata dai Gesuati che giunsero sotto il colle intorno al 1430. La facciata della chiesa con una bifora si trova allineata al muraglione della scarpata. Pertanto la chiesa é accessibile da due entrate laterali, una collegata al chiostro e l’altra alla grande terrazza. Sull’altare della chiesa è sistemato un trittico dipinto raffigurante la Madonna con bambino fra S. Pietro e S. Giacomo di Giovanni Francesco Caroto (1508). Dalla chiesa si passa alla Grande Terrazza, un eccezionale balcone su Verona, riaperta al pubblico nel 2002 con un allestimento che è rimasto invariato; vi sono esposte, all’aperto, lapidi funerarie (nell’area verso il colle) ed elementi architettonici (nell’area verso il teatro), a integrazione di quanto visto all’interno del museo.

Il direttore Margherita Bolla e il sindaco Flavio Tosi (al centro) sulla Grande Terrazza

Il direttore Margherita Bolla e il sindaco Flavio Tosi (al centro) sulla Grande Terrazza

Il percorso museale si conclude al piano inferiore, che accoglie are e lapidi dedicate agli dei romani venerati nel Veronese ed elementi architettonici di grande raffinatezza. È in questa sezione che si apre una specie di pozzo dove, con un po’ di difficoltà, si può intravedere una grande opera di ingegneria idraulica operata dai romani sul colle di San Pietro a tutela del sottostante teatro affacciato sul fiume Adige, opera scoperta dalle ricerche archeologiche dell’area teatrale tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Per eliminare il pericolo di infiltrazione di acqua piovana venne infatti scavata dai romani una profonda intercapedine lungo il perimetro della cavea con scarico direttamente in Adige ai lati dell’edificio scenico. Sempre in quest’ultima sezione si passa attraverso l’ex oratorio dei Gesuati. In questo piccolo luogo di preghiera è posto un pregiato Crocefisso in legno, rinascimentale; ai lati sono la Madonna e San Giovanni (tavole lignee ritagliate, del Settecento). Nel pavimento è stato inserito un mosaico tardo romano, a più colori, con riquadri decorati da cesti e vasi. Infine lungo le pareti ci leggono iscrizioni sacre latine.

Le arcatelle del loggiato superiore del teatro romano di Verona che sorprendono il visitatore all'uscita del percorso museale

Le arcatelle del loggiato superiore del teatro romano di Verona che sorprendono il visitatore all’uscita del percorso museale

La visita del museo termina qui (da dove avremmo cominciato il percorso – sconsigliato – se avessimo scelto le scale, anziché l’ascensore). Ma non sono terminate le emozioni. All’uscita dal convento ci si trova davanti un affaccio unico: sotto di noi la cavea del teatro romano, sulla nostra destra le arcate delle logge che chiudevano in alto le gradinate del teatro (recuperate dagli scavi ottocenteschi di Andrea Monga), davanti a noi l’ansa dell’Adige che chiude la Verona romana con in primo piano il ponte Pietra, uno dei due ponti realizzati dai romani per attraversare il fiume. Solo questo panorama vale un ingresso al museo archeologico del teatro romano di Verona. Buona visita.

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3 responses to “Verona romana. Seconda parte della visita guidata del nuovo museo Archeologico al Teatro romano alla scoperta non solo dei ritrovamenti tesori romani ma anche dei tesori dei monaci Gesuati e dei segreti del colle di san Pietro”

  1. Italina Bacciga says :

    Mi piace

  2. info@studiofilmtv.it says :

    Sempre intefessNtissimi i tuoi lanci. Lucio Inviato da HTC

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