Ai Lincei Paolo Matthiae, scopritore di Ebla, per mezzo secolo in Siria, interviene sulla situazione in Vicino Oriente: “Italia in prima linea per salvare il patrimonio dall’odio dell’Isis”

L'archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla, per quasi 50 anni ha operato in Siria

L’archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla, per quasi 50 anni ha operato in Siria

Dolore e rabbia per quanto sta accadendo nel Vicino Oriente, ma anche una certezza: “L’Italia è e sarà in prima linea per contrastare la distruzione del patrimonio storico e artistico della Siria e dell’Iraq che il sedicente Stato Islamico sta compiendo, mostrando un odio inconcepibile, oltre ogni più orribile previsione”. Paolo Matthiae, accademico dei Lincei, uno dei più grandi archeologi orientalisti non solo tra gli italiani, direttore per 47 anni (1964-2010) della missione archeologica a Tell Mardikh, in Siria, dove ha scoperto l’antica città di Ebla e i suoi straordinari archivi reali, proprio all’Accademia dei Lincei a Roma ha coordinato la conferenza su “Le distruzioni del patrimonio culturale tra passato e futuro. Il dramma della Siria e dell’Iraq, e le iniziative dell’Italia” alla presenza del senatore Francesco Rutelli e dello storico Andrea Giardina.

L'archeologo Paolo Matthiae

L’archeologo Paolo Matthiae

Quanto è a rischio il patrimonio archeologico del Vicino Oriente? Che cosa sta facendo e cosa può fare il mondo civile per fermare questa barbarie? Temi cari allo scopritore di Ebla che sarà uno dei protagonisti alla seconda edizione di Tourisma, il salone internazionale dell’archeologia in programma a Firenze dal 19 al 21 febbraio (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/18/dal-19-al-21-febbraio-2016-appuntamento-a-firenze-per-tourisma-il-salone-internazionale-dellarcheologia-decine-di-incontri-con-piu-di-duecento-relatori/). Per Matthiae “una sofferenza non facilmente dicibile”. Lui che in Siria ci ha vissuto quasi mezzo secolo, e che la Siria ha visto crescere e aprirsi al mondo. “Negli ultimi decenni era un luogo di concentrazione di attività archeologiche straordinarie. Pensate: nel 1964, quando sono andato in Siria per la prima volta, c’erano 7-8 missioni archeologiche straniere. Quando gli archeologici di tutto il mondo hanno dovuto abbandonare la Siria nel 2010 c’erano un’ottantina di missioni straniere che arrivavano a 120 missioni se si calcolavano quelle congiunte siro-francesi, siro-tedesche, siro-italiane”.

La distruzione del tempio di Baal-Bel a Palmira, patrimonio dell'Unesco, da parte dei miliziani dell'Isis

La distruzione del tempio di Baal-Bel a Palmira, patrimonio dell’Unesco, da parte dei miliziani dell’Isis

“Dopo i disastri della Seconda Guerra Mondiale”, spiega Matthiae, “nessuno di noi avrebbe mai pensato che si potessero ripetere intenzionali distruzioni del patrimonio per odio dell’altro. Un odio assolutamente inconcepibile, perché quando si distrugge un tempio spettacolare di Palmira si distrugge un patrimonio storico siriano, ma anche un patrimonio straordinario dell’umanità non in maniera diversa da quello che è avvenuto a Dresda alla fine della Seconda guerra mondiale”. Per il sedicente Stato Islamico “la cui radice culturale è nel fanatismo wahhabita e salafita, ciò che appartiene al mondo pagano e preislamico è esecrabile e va distrutto”, continua, “ma la furia dell’Is-Daesh non si abbatte solo contro le testimonianze del mondo pagano anteriore all’Islam, ma anche contro opere islamiche e non solo del mondo sciita, ma anche sunnita”.

Il direttore di Palmira, Khaled Asaad, e il tempio di Baal

Il direttore di Palmira, Khaled Asaad, e il tempio di Baal

Accanto all’aspetto teologico, però, la distruzione dei siti storico-archeologici nelle terre conquistate dai miliziani dell’Isis ha anche un aspetto economico. “C’è questo paradosso”, denuncia Matthiae: “l’Is-Daesh distrugge, annienta, polverizza monumenti, opere e centri interi di interesse storico, ma una parte la salva per chi ha un interesse nell’antiquariato. Qui ci sono deplorevoli connivenze nel mondo del Vicino Oriente e Occidentale. Perché ovviamente se si vendono delle cose c’è qualcuno che le acquista”. Su come intervenire per fermare questa barbarie, l’accademico sostiene che “sarebbe un rischio assurdo, impensabile e inattuabile intervenire sullo scenario di guerra”. Tuttavia “l’Italia è in prima linea con una serie di proposte e l’Unione Europea lo riconosce”, conclude Matthiae, che approva la proposta del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini sostenuta dal premier Matteo Renzi dell’istituzione di caschi blu dell’Unesco a protezione del patrimonio culturale: “Il fatto che l’Unesco abbia approvato all’unanimità questa proposta italiana è importante per il futuro sotto un duplice aspetto. Da un lato perché appena si creeranno condizioni di sicurezza si potrà intervenire con dei caschi blu. In secondo luogo perché le forze militari di pace possono essere affiancate da forze specializzate per la protezione culturale”.

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2 responses to “Ai Lincei Paolo Matthiae, scopritore di Ebla, per mezzo secolo in Siria, interviene sulla situazione in Vicino Oriente: “Italia in prima linea per salvare il patrimonio dall’odio dell’Isis””

  1. Laura Palmarocchi says :

    Vorrei essere aggiornata su ogni sviluppo,grazie… E’ davvero interessante e fondamentale informare su quello che l’umanita’ sta perdendo .

    • graz58 says :

      Archeologiavocidalpassato ha seguito e continuerà a seguire nel limite del possibile le vicende che coinvolgono il patrimonio archeologico e culturale del Vicino Oriente messo a rischio dalle guerre in atto

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