“Cenabis bene apud me. Alimentazione nell’antichità e reperti del Museo Archeologico”: a Padova incontro a margine della mostra “Food | la scienza dai semi al piatto”

Alimentazione nell'antichità: incontri a margine della mostra

Alimentazione nell’antichità: incontri a margine della mostra “Food | la scienza dai semi al piatto”

Quali erano i cibi di più largo utilizzo nella Padova antica? Come venivano prodotti e conservati? Come venivano serviti i cibi e quali oggetti erano presenti sulla tavola per consumarli? Se a tutte queste domande non è sempre possibile rispondere con dovizia di particolari, perché il dato archeologico è a volte avaro di dettagli, non di meno è possibile procedere per congetture, rese attendibili da confronti con realtà meglio documentate. Sarà possibile farlo con l’aiuto di Francesca Veronese, funzionario culturale del museo Archeologico di Padova Musei Civici di Padova – Museo Archeologico nell’incontro “Cenabis bene apud me. Alimentazione nell’antichità e reperti del Museo Archeologico”, in programma giovedì 12 novembre 2015 alle 18 nell’agorà del Centro culturale Altinate San Gaetano in via Altinate 71. L’appuntamento, a ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili, si tiene nell’ambito della grande mostra interattiva “Food | la scienza dai semi al piatto”, aperta al pubblico fino al 28 febbraio 2016 al Centro culturale Altinate San Gaetano.

Il manifesto della mostra

Il manifesto della mostra “Food | la scienza dai semi al piatto” a Padova

“Food | la scienza dai semi al piatto” è una grande mostra, curata dal chimico Dario Bressanini, che indaga il mondo del cibo con estrema serietà scientifica, ma con una forte componente ludico-gastronomica in grado di affascinare i visitatori di tutte le età. Prodotta dal Comune di Padova in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e il sostegno di AcegasApsAmga, Padova Promex, Alì Aliper, ideata da Codice. Idee per la cultura e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, la mostra affronta il complesso tema del cibo con metodologia scientifica: i singoli elementi che arrivano ogni giorno nei nostri piatti vengono “sezionati” nei componenti principali e poi analizzati nel dettaglio. Attraverso quattro sezioni che affrontano i temi del seme, del viaggio e dell’evoluzione del cibo; della cucina tra teoria e pratica e della scienza in cucina e infine di come i sensi reagiscono alle diverse componenti chimiche, il visitatore è guidato attraverso un percorso che parte da dove tutto inizia, il seme, e arriva al piatto finito. Al termine di questo viaggio è invitato a una ri-scoperta sensoriale del cibo e delle variabili – dall’ambiente alla psicologia – che ne influenzano il consumo. Ai partecipanti all’incontro di giovedì 12 verrà consegnato un coupon con il quale entrare alla mostra con il biglietto ridotto (5 euro).

Anforetta conservata nel museo Archeologico di Padova

Anforetta conservata nel museo Archeologico di Padova

“Cenerai bene a casa mia, se porterai con te una cena buona e abbondante…”: così si rivolge con ironia a un amico il poeta Catullo (Carmina, 13), rimasto con il borsellino vuoto, anzi, drammaticamente “pieno di ragnatele”. Questa sua affermazione offre a noi oggi lo spunto per riflettere sul cibo nel mondo antico, e per riflettere in particolare sul fatto che la “bontà” del cibo è un concetto relativo. Il cibo, infatti, in ogni società è un importante demarcatore culturale. Scegliere che cosa mangiare e come preparare ciò che si mangia dipende, certo, da esigenze fisiologiche, ma forti sono anche i condizionamenti di carattere culturale: in altre parole, è “buono da mangiare” ciò che è prima di tutto “buono da pensare”. Considerare un alimento commestibile o bandirlo dalla propria dieta non risponde a criteri di casualità, né solo a criteri di tipo economico o nutrizionale; la commestibilità di un alimento varia infatti con il variare dei contesti socio-culturali, per cui ciò che una società reputa mangiabile, può essere totalmente aborrito da un’altra. Ciò che è ritenuto “immangiabile”, inoltre, non sempre coincide con ciò che, in occasioni specifiche, è “proibito” mangiare. Guardando al mondo antico, e in particolare al mondo romano, interessante è vedere come, con il progressivo ampliarsi dei confini politico-culturali, tendano ad allargarsi anche i confini gastronomici e gradualmente entrino a far parte della dieta quotidiana dell’uomo romano – sobria e principalmente a base di cereali, legumi e poca carne – anche cibi di provenienza esotica, che gradualmente modificano le abitudini alimentari della società. E non di rado questi cambiamenti hanno dato luogo, per lo meno sulle tavole dei ceti sociali più agiati, a forme di vero e proprio virtuosismo gastronomico, ben documentate nei ricettari di epoca imperiale che sono giunti fino a noi. Le fonti letterarie sono dunque una preziosa fonte di informazione; ma non di meno lo è l’archeologia, che permette di aprire degli squarci anche sugli aspetti più pratici della vita quotidiana nell’antichità.

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One response to ““Cenabis bene apud me. Alimentazione nell’antichità e reperti del Museo Archeologico”: a Padova incontro a margine della mostra “Food | la scienza dai semi al piatto””

  1. Italina Bacciga says :

    Molto interessante

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