Missione archeologica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia a Shida Kartli in Georgia. Dopo le antiche culture di Kura-Araxes e di Bedeni, alla scoperta del sito di Aradetis Orgora: 14 metri di livelli archeologici dal IV millennio a.C. al grande palazzo di età ellenistico-romana

La missione archeologica congiunta università Ca' Foscari e museo nazionale Georgiano a Shida Kartli in Georgia attiva dal 2009

La missione archeologica congiunta università Ca’ Foscari e museo nazionale Georgiano a Shida Kartli in Georgia attiva dal 2009

Ceramiche dallo scavo della missione archeologica a  Shida Kartli in Georgia

Ceramiche dallo scavo della missione archeologica a Shida Kartli in Georgia

È ripresa da metà giugno e andrà avanti fino al 4 agosto la cooperazione in campo archeologico tra l’università Ca’ Foscari di Venezia e il museo nazionale georgiano nell’ambito del “Georgian-Italian Shida Kartli Archaeological Project”: la missione archeologica congiunta dell’università Ca’ Foscari di Venezia e del Georgian National Museum nella regione di Shida Kartli in Georgia è diretta dalla prof. Elena Rova e dal prof. Iulon Gagoshidze. La missione, che in realtà è iniziata nel 2009, dal 2013 è concentrato ad Aradetis Orgora/Dedoplis Gora nel distretto di Kareli. Situato in posizione strategica alla confluenza del fiume Kura con il Prone occidentale, il sito, dominato da un palazzo di età ellenistico-romana, presenta una sequenza di quasi 14 metri di livelli archeologici ancora pressoché inesplorati, che ne testimoniano l’importanza a livello regionale almeno dal IV millennio a.C. agli inizi del primo millennio d.C. Il team di ricerca comprende più di 20 tra archeologi, esperti (geoarcheologi, paleobotanici paleozoologi, antropologi fisici, restauratori, esperti in datazioni radiometriche) e studenti di archeologia italiani e georgiani. In programma con la campagna 2015 il prosieguo dell’esplorazione dell’ala orientale del palazzo ellenistico, e lo scavo in profondità delle due aree iniziate nel 2013, dove sono stati ormai raggiunti i livelli rispettivamente della metà del II e della fine del IV millennio a.C. Sono previste anche ricerche paleoambientali interdisciplinari, e una campagna esplorativa per valutare le possibilità di conservazione e valorizzazione del sito.

La missione archeologica congiunta diretta da Elena Rova e Iulon Gagoshidze

La missione archeologica congiunta diretta da Elena Rova e Iulon Gagoshidze in Georgia

Le importanti strutture di Kura-Araxes scoperte nello scavo ad Aradetis Orgora

Le importanti strutture di Kura-Araxes scoperte nello scavo ad Aradetis Orgora

L’ultima campagna, cioè quella 2014, ad Aradetis Orgora ha dato risultati molto interessanti che preludono a una campagna quest’anno altrettanto significativa. L’anno scorso sono stati portati a termine la maggior parte degli obiettivi prefissi (raggiungere il terreno vergine in campo B, scoprire le sequenze ben stratificate di ceramica e materiali del Bronzo antico e recente), insieme ad alcune importanti scoperte. Tra queste, va segnalata sicuramente la scoperta delle importanti strutture di Kura-Araxes (un edificio circolare con pietre verticali e canniccio rettilineo), alcune delle quali con materiale in situ, nonché le interessanti installazioni del Tardo Bronzo (sequenze di caminetti e piattaforma). La campagna ha anche restituito un ricco nucleo di ceramiche e piccoli reperti. Oltre a un ricchissimo gruppo di ceramiche del Tardo Bronzo, tra cui diversi vasi con un grande repertorio di decorazioni, essa ha restituito un campione meno numeroso, ma molto significativo di vasi Kura-Araxes, tra cui alcuni in situ. Per quanto riguarda i piccoli reperti, la scoperta di elementi notevoli (grani in foglia d’oro, pietre incise) dai livelli del Tardo Bronzo conferma l’importanza del sito e i suoi rapporti con territori molto distanti, e suggerisce la possibilità che gli edifici ufficiali di questo periodo potrebbero essere posti in prossimità del saggio stratigrafico. L’indagine del palazzo imperiale tardo-ellenistico è stata altrettanto un successo per la ricchezza dei reperti. I risultati sono impressionanti, e molte nuove informazioni saranno fornite dai risultati degli studi interdisciplinari in corso in Georgia, Italia, Francia e Israele. Per la prima volta, è stato fatto un campionamento per l’analisi paleoambientale di questo importante edificio pubblico antico in preparazione per le campagne future, il cui scopo sarà la ricostruzione di tutta la storia dell’occupazione del sito e del suo ambiente naturale, così come la sua valorizzazione futura, in una più stretta interazione tra la Georgia e gli archeologi italiani della spedizione.

La collina di Natsargora dove sono stati scavati il villaggio e la necropoli

La collina di Natsargora dove sono stati scavati il villaggio e la necropoli

Braccialetti e collane parte di corredo funebre dalla necropoli di Natsargora

Braccialetti e collane parte di corredo funebre dalla necropoli di Natsargora

La missione archeologica italiana nella provincia georgiana di Shida-Kartli, come detto, è impegnata dal 2009 in un progetto di ricerca in collaborazione con il Georgian National Museum sulle culture del IV e del III millennio a.C. Le prime due campagne (2009-2010), cui hanno partecipato studenti e dottorandi di Ca’ Foscari e della Tbilisi State University, sono state in gran parte dedicate allo studio dell’insediamento e della necropoli di Natsargora, scavati tra il 1984 e il 1987 da A. Ramishvili e tuttora inediti. Nel corso III millennio a.C. la piccola collina di Natsargora fu sede di un villaggio, i cui abitanti erano dediti, come dimostrano i risultati dello studio sui resti animali e vegetali, all’agricoltura e alla pastorizia oltre che ad attività artigianali (tessitura, metallurgia, etc.). Di questa fase si sono conservati resti di capanne con focolari fissi e mobili, fosse e strutture per l’immagazzinamento, da cui provengono, oltre a ceramica di ottima fattura, interessanti reperti, tra cui un rilievo cultuale che probabilmente raffigura una divinità. La necropoli si trovava a poche decine di metri dal sito. I defunti erano sepolti in fosse coperte da un cumulo di pietre. Il corredo era rappresentato da pochi recipienti di ceramica posti intorno alla testa, come a suggerire un’offerta di un pasto servito al defunto, e da qualche ornamento: spilloni, bracciali e anelli di metallo, perle di pietre dure e pasta vitrea. “’L’importanza dell’insediamento”, spiegano gli archeologi di Ca’ Foscari, “è data dal fatto che si tratta di uno dei pochissimi siti della regione in cui è attestata la presenza di materiale appartenente alle due culture di Kura-Araxes (fine IV-I metà del III millennio) e di Bedeni (II metà del III millennio), e in cui quest’ultima, tradizionalmente considerata una cultura nomade, ha prodotto resti di insediamento. Offre dunque la rara opportunità di investigare la relazione, tuttora oscura, tra queste due culture, vicine nel tempo ma apparentemente molto diverse tra loro, ad esempio nella produzione di ceramica”.

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