La Vittoria ritrovata: così la Nike di Samotracia torna protagonista al Louvre dopo un lungo restauro raccontato ora in una mostra

La Nike di Samotracia è tornata protagonista al museo del Louvre dopo il restauro

La Nike di Samotracia è tornata protagonista al museo del Louvre dopo il restauro

La Nike di Samotracia imponente in cima alla scalinata Daru al Louvre

La Nike di Samotracia imponente in cima alla scalinata Daru

È una delle opere più famose conservate al museo del Louvre di Parigi. Di certo una delle più fotografate del grande museo parigino posta com’è maestosa e imponente in quella magnifica posizione strategica e scenografica, in cima alla scalinata Daru, progettata da Hector Lefuel, a collegare la Galerie d’Apollon e il Salon Carré. Stiamo parlando della Nike di Samotracia, statua in marmo pario di quasi due metri e mezzo di altezza, attribuita a Pitocrito, e databile al 200-180 a.C. L’opera venne scolpita a Rodi in epoca ellenistica come probabile offerta al santuario dei Grandi Dei, i Cabiri, per celebrare una vittoria navale. L’ipotesi più comune la riferisce alla vittoria ottenuta dai Rodi nel 190 a.C. nella battaglia di Side sulla flotta fenicia al servizio del re di Siria Antioco III. Ma c’è anche chi ritiene l’opera copia di una scultura di epoca classica, con una datazione più alta, all’inizio del III secolo a.C.: questa datazione si concilierebbe anche con le più antiche attestazioni dell’iconografia di Nike su prua, nella seconda metà del IV secolo a.C., su anfore panatenaiche e su alcuni conii di Alessandro Magno. La Nike di Samotracia, nello specifico, riprodurrebbe fedelmente l’immagine monetale dei conii di Demetrio Poliorcete dei primissimi anni del III secolo a.C.

L'home page della mostra “La Nike di Samotracia - Riscoperta di un capolavoro” sul sito del Louvre

L’home page della mostra “La Nike di Samotracia – Riscoperta di un capolavoro” sul sito del Louvre

La Vittoria Alata è da un secolo e mezzo simbolo del Louvre, dove fu esposta dopo il suo ritrovamento nel 1863 nell’isola egea di Samotracia, priva delle braccia e della testa. Ma quella Nike, che oggi fa parte dell’immaginario collettivo, non è sempre stata così. Lo racconta bene la mostra “La Nike di Samotracia. Riscoperta di un capolavoro”, aperta in questi giorni a Louvre, dove si può visitare fino al 13 giugno, mostra che chiude l’ultimo impegnativo restauro, che l’anno scorso ha tenuto il capolavoro rodio lontano dai visitatori per dieci mesi. Per finanziare questo ambizioso progetto, per un importo totale di 4 milioni di euro, il Louvre è riuscito a raccogliere un milione di euro grazie a una campagna di donazioni individuali lanciata alla fine dell’anno scorso su internet e alla quale hanno partecipato 6700 donatori. Tre gli sponsor che hanno sostenuto il progetto per la somma di 3 milioni di euro, completando così il finanziamento: Nippon Television Holdings, F. Marc de Lacharrière (Fimalac) e la Bank of America Merrill Lynch.

La Nike di Samotracia durante la delicata fase del restauro al museo del Louvre

La Nike di Samotracia durante la delicata fase del restauro al museo del Louvre

Grazie dunque a mecenati e al contributo dei visitatori e amanti del museo si è potuto restituire a una delle più celebri e antiche statue del museo il suo aspetto autentico, o quasi. L’ultimo intervento risaliva al 1934 ma oggi, grazie all’aiuto delle nuove tecnologie, si è potuto utilizzare un rilievo 3D dettagliato dell’opera in modo da avere dei dati di rilievo da utilizzare per future installazioni virtuali della scultura che potranno aiutare gli archeologi nei loro studi, essere elaborati per applicazioni di visita o per esposizioni online o permettere di realizzare copie in miniatura della statua. Grazie a questo restauro si è anche potuto studiare approfonditamente la statua e i risultati sono appunto esposti fino al 13 giugno al museo, in una mostra che ne racconta la storia e le trasformazioni, in cui è stata creata per l’occasione una ricostruzione digitale del santuario. Il pubblico potrà ammirare per la prima volta alcuni frammenti del braccio destro, dell’ala destra e del drappeggio finora nei depositi, oltre a una ciocca di capelli sul collo scomparsa in un precedente restauro. Tra le novità anche le ali, visibili solo a infrarossi.

Ludovic Laugier, che ha curato il restauro del monumento assieme a Marianne Hamiaux

Ludovic Laugier, che ha curato il restauro del monumento assieme a Marianne Hamiaux

“Non abbiamo reinventato la Nike di Samotracia, abbiamo solo voluto metterla in valore”, spiega Ludovic Laugier, che ha curato l’ultimo grande restauro del monumento assieme a Marianne Hamiaux. “L’opera non era in pericolo, ma era contaminata da un carico di polvere eccessivo dovuto al gran passaggio di visitatori nel museo. La nuova Nike che dallo scorso luglio è ritornata a dominare la scalinata monumentale Daru è stata solo ripulita, le varie componenti sono state rimontate per collimare insieme con più precisione e analizzate con videomicroscopio, raggi ultravioletti, lastre, ricostruzioni in 3D. I due diversi marmi in cui sono state scolpite la statua e la prua erano così sporchi che non si distinguevano più. Inoltre alcuni frammenti originari sono stati aggiunti qua e là”. Tra le novità la scoperta di alcuni dettagli di colore blu sul mantello e le ali, visibili solo a infrarossi, che fanno pensare che la statua in origine fosse policroma. “Abbiamo poi eliminato il blocco di cemento risalente al restauro del 1933 – continua Laugier – che disconnetteva la statua della nave e che era un mostruosità archeologica. Oggi la statua è tornata a poggiare direttamente sulla prua della nave come nell’antichità”.

La Nike di Samotracia grazie al restauro ha ritrovato i colori e le tonalità originali

La Nike di Samotracia grazie al restauro ha ritrovato i colori e le tonalità originali

La Nike prima del restauro, ancora con la base in cemento

La Nike prima del restauro, ancora con la base in cemento

Il percorso della mostra “La Nike di Samotracia – Riscoperta di un capolavoro” comincia con la presentazione del Santuario dei Grandi Dei di Samotracia, un’isola del Mar Egeo, dove il viceconsole francese Charles Champoiseau ritrovò nel 1863 i resti della statua – attribuito a Pitocrito, risalente al II secolo a.C., forse un’offerta commemorativa per una vittoria navale – scolpito nel pregiato marmo bianco di Paro, che rappresenta la giovane dea alata mentre si posa sulla prua di una nave da battaglia (in marmo di Rodi, grigio con venature). La statua arrivò al Louvre nel 1864 in un solo blocco di marmo: inizialmente la parte destra del busto e l’ala sinistra non vennero esposti e l’opera appariva come mutilata. La base fu scoperta nel 1879 e aggiunta l’anno successivo. Un altro restauro avvenne tra il 1880 e il 1883: in quell’occasione furono ricostruite in gesso l’ala destra e il seno sinistro e venne creata un’armatura metallica per tenere assieme i frammenti dell’ala sinistra. In un terzo intervento del 1933 viene aggiunto il blocco di cemento tra la statua e la base. “L’obiettivo di questa mostra – conclude Laugier – è far vedere che la Nike è stata restaurata diverse volte, che quando è stata presentata la prima volta al Louvre aveva un aspetto completamente diverso come si può notare dalla ricostruzione in gesso in esposizione. È solo grazie all’ultimo restauro del XIX secolo che assume la sua silhouette emblematica, di una dea alata senza braccia e testa, quella che tutti conoscono e che ne ha determinato il successo”.

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One response to “La Vittoria ritrovata: così la Nike di Samotracia torna protagonista al Louvre dopo un lungo restauro raccontato ora in una mostra”

  1. Italina Bacciga says :

    Molto bella

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