Ottomila anni fa l’Adriatico orientale crocevia di popoli: a Udine in mostra per la prima volta insieme il Neolitico di Italia, Slovenia e Croazia

La mostra "Adriatico senza confini" al Castello di Udine chiude il 22 febbraio

La mostra “Adriatico senza confini” al Castello di Udine chiude il 22 febbraio

Oggi le sue coste appartengono a tre Paesi diversi, Italia Slovenia e Croazia, ma 8mila anni fa l’Adriatico Orientale apparteneva a un’unica macro area la quale oggi, grazie alle ricerche archeologiche e allo scambio di informazioni tra studiosi, evidenzia notevoli analogie culturali che possiamo toccare con mano nella mostra “Adriatico senza confini: via di comunicazione e crocevia di popoli nel 6000 a.C.” aperta al Castello di Udine fino al 22 febbraio. Quindi ancora poche settimane di tempo per visitare questa importante mostra che raccoglie assieme, per la prima volta in assoluto, i materiali neolitici di tutto l’Adriatico orientale, da Dubrovnik (Ragusa) sino al Friuli, mostrando l’evidenza di una radice culturale comune in un periodo (tra 6000 e 4000 anni prima di Cristo) caratterizzato da grandi trasformazioni culturali ed economiche. Queste trasformazioni a Udine vengono tracciate pe la prima volta in maniera puntuale sia nei tempi che nei modi, grazie alla collaborazione tra gli studiosi di Italia, Slovenia e Croazia. L’obiettivo della mostra è dunque quello di offrire una rilettura complessiva della storia delle comunità neolitiche affacciate sulla costa orientale dell’Adriatico, la quale oggi diventa occasione di incontro e di reciproco arricchimento. “Questi siti geograficamente distanti”, spiegano i curatori, “a una attenta analisi, sono legati da rapporti intensi e ciò che complessivamente emerge è una comune radice culturale, che probabilmente è da ritenersi imprescindibile per aree costiere, più facilmente attraversate dal movimento costante di genti. Un momento di riflessione, quindi, sulle radici culturali del nostro territorio e sull’identità culturale e spirituale dell’Adriatico orientale”. Proprio il taglio di ampio respiro dato alla presentazione delle tematiche trattate e l’uso della multimedialità per la loro comunicazione (interviste, audiovisivi e video artistici), hanno reso particolarmente interessante la mostra che è stata già richiesta dal museo Archeologico di Pola e dall’Università di Firenze.

Conchiglie usate 8mila anni fa come ornamento: sono esposte alla mostra di Udine

Conchiglie forate da stratificazioni neolitiche nell’Adriatico orientale: sono esposte alla mostra di Udine

“Adriatico senza confini” approfondisce il Neolitico in Adriatico, periodo caratterizzato da grandi cambiamenti economici, quali l’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento, che condussero alla creazione di un nuovo legame tra l’uomo e l’ambiente. “L’uomo diviene un fattore ecologico determinante, capace di lasciare ovunque traccia del suo passaggio”, spiegano gli esperti: “i paesaggi naturali divengono lentamente spazi abitati e coltivati, le comunità umane si radicano nel territorio ed esprimono la loro identità culturale essenzialmente attraverso i materiali, in particolare nell’espressione decorativa dei manufatti ceramici. Ed è in base ai tratti decorativi di questi reperti che è possibile riconoscere ora i contatti tra le comunità e le loro differenze”. L’esposizione è introdotta da una sezione dedicata ai ritrovamenti effettuati dal museo Archeologico di Spalato all’isola di Pelagosa, l’isola più remota dell’Adriatico. “Il ritrovamento di frammenti di ceramica risalenti al 6000 a.C. in quest’isola prova in tutta la sua eccezionalità la pratica della navigazione in un momento storico così remoto”. Navigazione praticata in un mare che seppur piccolo è ancora oggi estremamente insidioso, come racconta il velista Andrea Stella nella video intervista proposta in mostra: difficile e pericoloso ora, figuriamoci allora, quando veniva attraversato con piroghe monossili dotate di stabilizzatori.

La ceramica neolitica proveniente dall'isola croata di Pelagosa

La ceramica neolitica proveniente dall’isola croata di Pelagosa

La sala introduttiva (sala I) è dedicata al processo di neolitizzazione dell’Adriatico orientale che, come in tutta Europa, vede il diffondersi dell’agricoltura molti millenni dopo la sua origine in Asia occidentale. Capre e pecore compaiono nel 6000 a.C. e così pure, anche se non contemporaneamente, accade per i cereali e l’orzo. A giudicare dall’improvvisa e radicale trasformazione nelle strategie di sussistenza e nel materiale culturale, la migrazione giocò un ruolo decisamente importante in questo cambiamento, anche se tale processo vedrà un’attiva partecipazione dei gruppi indigeni di cacciatori-raccoglitori che ne determineranno le caratteristiche sempre diverse da luogo a luogo. In questo territorio la neolitizzazione è contraddistinta dalla pratica della navigazione: l’isola di Pelagosa (Palagruza) rappresenta infatti il punto centrale e, insieme ad altre isole, un ponte naturale tra il Gargano e la Dalmazia e il ritrovamento, in questo luogo isolato e scarso di risorse, di frammenti di “Ceramica Impressa” risalenti al 6000 a.C. prova in tutta la sua eccezionalità l’esistenza di contatti via mare.

La caratteristica ceramica di Smilčić che testimonia la neolitizzazione della Dalmazia

La caratteristica ceramica di Smilčić che testimonia la neolitizzazione della Dalmazia

Il percorso continua (sala II) affrontando, attraverso l’evidenza della ceramica, il modello di neolitizzazione di questo territorio. Questo sembra articolarsi in una prima fase rapida e pionieristica, con l’arrivo nell’Adriatico meridionale di piccoli gruppi neolitici e dei loro animali, ed una seconda ondata di colonizzazione più lenta, che raggiunge l’Adriatico centro-settentrionale e dà luogo alla formazione di veri e propri insediamenti. I primi villaggi neolitici all’aperto dell’Adriatico orientale si trovano in Dalmazia dopo il 6000 a.C. (Pokrovnik, Tinj, Smilčić, Vrbica, Crno Vrilo), quindi in Istria verso il 5700 a.C. (Vizula, Kargadur) ed infine in Friuli nel 5600 a.C. (Piancada e Sammardenchia). Nel 5600 a.C. lo stile ceramico delle comunità neolitiche cambia. Alla ceramica decorata ad impressioni succede in Dalmazia uno stile molto più elaborato, articolato e variabile, conosciuto con il nome di Danilo (sala III). Sembra che lo questo stile non abbia avuto origine in un sol luogo, ma si sia diffuso contemporaneamente nell’Adriatico orientale anche se in modo poco omogeneo: scarsamente definito nella Dalmazia meridionale, diverso nella parte settentrionale di questo territorio, dove è stato ribattezzato “Vlaška”. Contatti ad ampio raggio, forse indicatori di scambi marittimi, sono documentati dalla presenza di manufatti in vetro vulcanico, l’ossidiana, la cui provenienza è per lo più riconducibile all’isola di Lipari (Sicilia nord-occidentale).

La ceramica stile Danilo dell’Adriatico orientale, nota come Gruppo di Vlaška o dei Vasi a Coppa

La ceramica stile Danilo dell’Adriatico orientale, nota come Gruppo di Vlaška o dei Vasi a Coppa

Nel 5600 a.C. il Friuli vede la comparsa di numerosi piccoli villaggi e conosce episodi di estesa frequentazione. Forme e decorazioni di alcuni reperti ceramici e alcuni elementi dell’industria litica mostrano sia contatti con l’area padana, in particolare con la Cultura di Fiorano, sia con l’Adriatico orientale (sala IV).  Lievemente differente la situazione sul Carso triestino, caratterizzato dalla presenza di numerose grotte e rari ripari sottoroccia, utilizzati probabilmente come ricoveri temporanei, quali luoghi di sosta dei pastori e di stabulazione delle loro greggi. I materiali ceramici rappresentano un aspetto impoverito dello stile Danilo dell’Adriatico orientale, noto con il nome di “Gruppo di Vlaška” o dei “Vasi a Coppa” (sala IV).

La "nuova" ceramica neolitica dall'isola di Lesina (Hvar) in Croazia

La “nuova” ceramica neolitica dall’isola di Lesina (Hvar) in Croazia

Il 4900 a.C. è contrassegnato da un altro cambiamento nello stile ceramico, conosciuto sotto il nome di Hvar, che ha contraddistinto in modo diverso l’Adriatico orientale (sala V). Le decorazioni si limitano ora a fasce di motivi geometrici incisi e a volte dipinti e progressivamente i recipienti diventano sempre meno ornati. Lo stile di Hvar deve il suo nome ai materiali archeologici rinvenuti nella grotta Grapčeva sull’isola di Lesina (Hvar) in Dalmazia, ma alcune datazioni al radiocarbonio fanno supporre che questo stile abbia avuto invece origine nel cuore del territorio di Danilo. Forme e decorazioni dei recipienti compaiono anche nelle zone a nord-ovest di questo territorio, spingendosi fino al Friuli Venezia Giulia. Dopo questa fase il Friuli neolitico si rivolgerà all’area padana e al mondo nordalpino. Gli oggetti di culto possono essere considerati la testimonianza di un sistema ormai perduto di comunicazione, sono il riflesso nella cultura materiale di credenze e di ideologie e una forma non verbale di linguaggio. Sebbene sia difficile determinare in modo certo il significato che questi simboli avevano per chi li ha creati, la loro presenza nell’Adriatico orientale testimonia radici culturali comuni (sala VI).

Ceramiche neolitiche finemente ornate da motivi curvilinei, che ricordano le onde del mare

Ceramiche neolitiche finemente ornate da motivi curvilinei, che ricordano le onde del mare

Il progresso delle ricerche, il rinnovato contatto e scambio tra gli studiosi e una distensione dei rapporti politici tra i Paesi, permette ora di disegnare un quadro più accurato, seppur non definitivo, del Neolitico dell’Adriatico orientale. Questo può contare su ricostruzioni paleombientali, paleoeconomiche, cronologiche e naturalmente su una migliore comprensione degli aspetti culturali frutto di recenti scavi. Con successive e sempre più approfondite revisioni si è giunti ad un panorama articolato del Neolitico di questa macro area, che mostra aspetti culturali comuni e tematiche interessanti ancora da sviluppare. La mostra è anche un’opportunità per ammirare e confrontare materiali archeologici così antichi, ma già straordinariamente moderni nelle forme e nelle decorazioni e confrontarsi con una svolta epocale nella storia umana. È infatti in questo momento che l’uomo da cacciatore raccoglitore diviene agricoltore e allevatore e realizza i primi recipienti in terracotta, nel 6000 a.C. primitivi e decorati con il margine delle conchiglie e solo 400 anni dopo finemente ornati da motivi curvilinei, che ricordano le onde del mare.

Tutte le domeniche visite guidate alla mostra "Adriatico senza confini" a Udine

Tutte le domeniche visite guidate alla mostra “Adriatico senza confini” a Udine

L’esposizione, che sperimenta per la prima volta l’accessibilità, con soluzioni che favoriscono la visita a persone con disabilità, è bilingue, ma può essere visitata con un operatore didattico anche in inglese, tedesco e sloveno. Anche il catalogo che correda l’esposizione è bilingue e sarà presto affiancato da una guida breve in italiano. Per questo ultimo periodo di apertura sono state organizzate visite guidate tutte le domeniche dalle 11 alle 12. per partecipare è necessario prenotarsi al Servizio Didattico dei Civici Musei di Udine, telefonando entro il venerdì precedente (tel. 0432/414749, lun-mart-giov 9-13 e 14-17, merc-ven 9-13). Il Servizio Didattico organizza anche visite guidate per gruppi di adulti e per scolaresche, per le quali è prevista anche un’offerta laboratoriale. Per informazioni visitate il sito internet dedicato www.udinecultura.it e la pagina Facebook.

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One response to “Ottomila anni fa l’Adriatico orientale crocevia di popoli: a Udine in mostra per la prima volta insieme il Neolitico di Italia, Slovenia e Croazia”

  1. Paolo Renier says :

    molto interessante, spero di riuscire a vederla entro il 22, grazie

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