“Altro che scoperta eccezionale a Spalato: quello trovato è l’Odeon di Traiano già individuato nel 1997…”

Il centro storico di Spalato interessato dagli scavi archeologici: evidenziati, n° 1, il Palazzo di Diocleziano; n° 2, il sito archeologico "ad basilicas pictas" (scavi 1953-1957 e 1997); n° 3, strada Domovinskog rata (scavi 2013)

Il centro storico di Spalato interessato dagli scavi archeologici: evidenziati, n° 1, il Palazzo di Diocleziano; n° 2, il sito archeologico “ad basilicas pictas” (scavi 1953-1957 e 1997); n° 3, strada Domovinskog rata (scavi 2013)

“A Spalato non è stata fatta nessuna scoperta eccezionale. E tanto meno l’anfiteatro di Diocleziano. Basta rileggersi i resoconti di scavo del 1997 per capire che quell’area nel cuore di Spalato, a ridosso del Palazzo di Diocleziano, era già stata esplorata. E se proprio si vuole parlare edificio di spettacoli al massimo si può ipotizzare un Odeon o un teatro, e comunque non dell’epoca di Diocleziano ma dell’imperatore Traiano  (cioè di due secoli prima)”. Non ci sta proprio l’archeologa Tajma Rismondo Čalo a lasciar passare sotto silenzio importanti ricerche archeologiche. E per questo ha chiesto anche ad archeologiavocidalpassato di far conoscere quanto già acquisito da precedenti scavi archeologici.

L'archeologa Tajma Rismondo Čalo di Spalato

L’archeologa Tajma Rismondo Čalo di Spalato

“Ad Basilicas pictas”. Tutto inizia all’annuncio della notizia, che ha fatto il giro del mondo, e che anche il nostro blog ha riportato (post del 16 novembre scorso) da parte  di Radoslav Buzancic della Soprintendenza per i Beni culturali di Spalato: “Nel centro di Spalato sono stati scoperti i resti di un antico anfiteatro romano, risalente alla prima metà del IV secolo d.C., costruito molto probabilmente su volontà dell’imperatore Diocleziano”.  È questa affermazione che irrita l’archeologa Tajma Rismondo Čalo, co-direttore dello scavo nel 1997. “Il sito archeologico citato dalla soprintendenza ha un nome”, spiega, “noto come “Ad basilicas pictas” a Spalato: si trova a circa 500 metri dal Palazzo di Diocleziano, sulla direttrice della antica strada che collega Spalato a Solin, l’antica Salona, a circa 6 chilometri, che era la metropoli della antica provincia romana”. La prima ricerca nel sito “Ad basilicas pictas“ risale agli anni Cinquanta del secolo scorso, quando sono stati scoperti proprio i resti delle basiliche paleocristiane che hanno dato il nome all’area. Più recentemente, nel 1997, gli scavi hanno determinato l’esatta planimetria della basilica paleocristiana e un fonte battesimale rivestito con pannelli di alabastro datati al V-VI secolo.

La planimetria pubblicata: in rosso, supposte fasi antiche (1997); in blu supposte fasi paleocristiane (1997); in orange scavi 1953-1957, fasi antiche; in verde scavi 1953-1957, fase paleocristiana; in lilla scoperte 1997, fase antica; in porpora scoperte 1997, fase paleocristiana; 2013 area evidenziata di scavi strada Domovinskog rata

La planimetria pubblicata: in rosso, supposte fasi antiche (1997); in blu supposte fasi paleocristiane (1997); in orange scavi 1953-1957, fasi antiche; in verde scavi 1953-1957, fase paleocristiana; in lilla scoperte 1997, fase antica; in porpora scoperte 1997, fase paleocristiana; 2013 area evidenziata di scavi strada Domovinskog rata

La scoperta dell’Odeon. “È proprio nel corso di questi scavi archeologici”, ricorda Tajma Rismondo Čalo, “che sono stati scoperti resti di antiche costruzioni con muri radiali e a disposizione circolare, e soprattutto nello strato più antico di questi edifici è stata trovata una moneta ben conservata dell’imperatore Traiano (98-117) insieme a frammenti di vasi ceramica dello stesso periodo (fine I – inizio II sec.)”. Grazie a questi elementi che forniscono una datazione precisa, e alle mura curvilinee trovate nel 1997 insieme ai resti emersi nel 1957, gli archeologi nel 1997 hanno fatto l’ipotesi che si tratta di teatro o odeon (un edificio semicircolare)  utilizzato fino al IV secolo. Poi la zona avrebbe cambiato destinazione d’uso. “In particolare, nella parte orientale del sito sono stati scoperti resti di architetture, che appartengono allo stesso antico edificio con tre serie concentriche di pareti curve, sporadicamente spezzate”. L’Odeon era un edificio simile al teatro, per la sua forma semicircolare, in cui si tenevano spettacoli musicali e declamatori, ma diversamente dal teatro la sua acustica era garantita in un ambiente coperto. Il diametro dell’ipotetico Odeon del sito di “Ad basilicas pictas“ era 31,5 m con mura di fondazione superstiti tra 0,70 e 1,10 metri.
Il cambiamento dell’uso del luogo avviene nel V-Vi secolo quando poggiando su strati più antichi sul sito dell’ipotizzato teatro o odeon viene edificato il complesso di due basiliche paleocristiane con battistero, e questo nuovo sito mostra continuità fino al XVI secolo. Dal XII secolo alcuni documenti d’archivio associano il toponimo al nome di Sant’ Andrea. E un secolo dopo la “Historia Salonitana“ è il primo documento che cita la chiesa di S. Andrea  “come dipinta“. Infine al tempo dell’invasione turca , tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo le chiese di Sant’Andrea e San Giovanni Evangelista risultano danneggiate.

Dal  catalogo/monografia Ad basilicas pictas, pubblicato nel 1999. In blu, fase antica; in giallo, fase paleocristana; in nero, edifici esistenti Strada Domovinskog rata; in pallido/graphic segnato, fase antica (scavi archeologici 1997)

Dal catalogo/monografia Ad basilicas pictas, pubblicato nel 1999.
In blu, fase antica; in giallo, fase paleocristana; in nero, edifici esistenti
Strada Domovinskog rata; in pallido/graphic segnato, fase antica (scavi 1997)

Lo stupore. Dopo tutte queste precisazioni, commenta l’archeologa Tajma Rismondo Čalo, “stupiscono le dichiarazioni sensazionalistiche apparse che danno una nuova lettura del sito “Ad basilicas pictas“, anche perché una recente ricerca condotta nel 2013 ha confermato la validità della precedente ricerca archeologica”. Tra l’altro il sito archeologico “Ad basilicas pictas“ è registrato come bene culturale croato dal 2010. E per quanto riguarda le ricerche archeologiche del 1997, già nel 1998 erano state fatte conoscere con un depliant  cui è seguito l’anno successivo un catalogo-monografia. “Ma c’è stata anche una mostra nel 1999 a Spalato”, conclude Tajma Rismondo Čalo, “continuata poi a Zagabria e in altre città croate, e approdata a Vienna. Senza contare gli atti (pubblicati anche in inglese) del XIV Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana, e gli articoli apparsi in francese sulla rivista archeologica Antiquite”. Il dibattito su “Ad Basilicas pictas” è stato ufficialmente aperto.

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