Il giallo archeologico del tempio di Ciro vicino a Persepoli: prima una fornace, poi un’apadana…

La grande terrazza della città-palazzo di Persepoli  3,5 km da Tol-e Ajori

La grande terrazza della città-palazzo di Persepoli 3,5 km da Tol-e Ajori

La terza campagna di scavo archeologico a Tol-e Ajori a un tiro di schioppo da Persepoli sotto la direzione di Pierfrancesco Callieri (Università di Bologna) e di Alireza Askari Chaverdi (università di Shiraz) si è conclusa da poche settimane. “E l’edificio achemenide individuato nel 2011 si è rivelato molto particolare e decisamente, anzi totalmente diverso da quello ipotizzato in un primo momento”: Pierfrancesco Callieri inizia così il racconto dell’incredibile scoperta della missione irano-italiana nella zona di Bagh-e Firdouzi a 3 chilometri e mezzo da Persepoli verso ovest nella regione di Fars in Iran meridionale. La missione – ricordiamolo – ha come obiettivo di rintracciare la città che necessariamente doveva gravitare sulla capitale, la città-palazzo di Persepoli: un’area residenziale abitata dall’aristocrazia achemenide collegata alla corte del Re dei Re. “Tutta l’area pianeggiante attorno alla grande terrazza”, ricorda Callieri, “è costellata di piccoli tepè, le colline artificiali che in altre aree del Vicino Oriente vengono chiamate tell”. Sono tutti abbastanza ben conservati, nonostante gli sventramenti subiti negli anni Settanta del secolo scorso quando con la riforma agraria si procedette al livellamento dei campi. “In quei tepè abbiamo trovato edifici di epoca achemenide con qualche base di colonna. Niente di eccezionale”, ricorda Callieri. “Ma c’era una collina che attirava le nostre attenzioni per la gran quantità di mattoni presenti in superficie ma anche nelle sezioni”. Non a caso i locali da sempre chiamano quella collinetta artificiale Tol-e Ajori, che in farsi –la loro lingua- significa appunto “collina dei mattoni”. E non si trattava tra l’altro di frammenti di mattoni qualsiasi, ma di mattoni invetriati.

I corsi di mattoni di edificio achemenide ritrovati a Tol-e Ajori

I corsi di mattoni di edificio achemenide ritrovati a Tol-e Ajori

“L’ipotesi iniziale – ricorda Callieri – è che ci trovassimo di fronte a una fornace di mattoni o a un vero e proprio edificio di mattoni, vista proprio la preponderanza di frammenti di mattoni. Ma già all’apertura dei sondaggi iniziali sono cominciati a sorgere i primi dubbi”. Nel 2011, infatti, nel corso della prima campagna di scavo a Tol-e Ajori, la missione ha aperto due trincee che hanno individuato una struttura composta da mattoni crudi all’interno e da mattoni cotti nella parte esterna. “Era ancor presto per dire che si trattava di un muro, ma è certo che siamo rimasti subito stupiti dalle dimensioni della struttura: provate a immaginarvi cosa stava prendendo forma davanti ai nostri occhi! Partendo dall’esterno era emersa una sezione in mattoni cotti di ben 2 metri con la faccia a vista invetriata a creare un paramento di rivestimento”. In quella circostanza sono stati rinvenuti almeno 7-8 corsi di mattoni invetriati ancora in situ.

Il complesso sistema di segni guida per la messa in opera, usato Mesopotamia ed Elam, trovato a Tol-e Ajori

Il complesso sistema di segni guida per la messa in opera trovato sui mattoni a Tol-e Ajori

“Ma abbiamo trovato anche un altro dettaglio sorprendente e significativo: al di sopra dei mattoni erano dipinti i segni di istruzioni per il loro montaggio, un complesso sistema di segni guida per la messa in opera analogo a quelli utilizzati in Mesopotamia ed Elam. Questa tecnica già la conosciamo perché trovata nel palazzo di Dario a Susa”. E l’uso del bitume come malta per fissare i mattoni conferma che a Tol-e Ajori siamo di fronte a una tecnica di costruzione tipicamente elamita. L’Elam – ricordiamolo – era quella regione ultima propaggine della Mesopotamia, ai piedi dei monti Zagros, dove si era sviluppata una delle prime culture iraniche in contrapposizione alle culture dell’altopiano e in continuo conflitto-simbiosi con le civiltà mesopotamiche. È in Elam che venne fondata la prima capitale, Susa. Ma Tol-e Ajori l’uso del bitume come malta fissante non solo consentiva di impermeabilizzare la sezione esterna in cotto della struttura ma anche una migliore conservazione dei mattoni crudi interni.

Suggestiva visione dell'apadana di Persepoli

Suggestiva visione dell’apadana di Persepoli

“Alla fine della campagna del 2011 – continua Callieri – avevamo individuato una struttura muraria con una sezione di 2,5 metri di mattoni cotti e di ben 5 metri di mattoni crudi dei quali, al momento, non si vedeva la fine. Così se era difficile pensare che quello fosse un muro, l’ipotesi che si fece per prima –perché sembrava la più probabile- era che avessimo individuato una piattaforma achemenide, forse una apadana (la caratteristica sala delle udienze: la più famosa è quella di Persepoli). E intanto tramontava l’ipotesi iniziale che sotto Tol-e Ajori ci fosse una fornace”.

(2 – continua. Nuovo post nei prossimi giorni. Precedente: 2 dicembre)

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