A Tourisma 2017 tutti in fila per un’esperienza unica: entrare nella camera funeraria di Tutankhamon, ricostruita in scala 1:1, e poi assaggiare lo shedeh, il vino che faceva resuscitare i morti, ricreato nel Trevigano sulla base dei ritrovamenti nella tomba del faraone fanciullo

Tutti in fila per entrare nella camera funeraria di Tutankhamon ricostruita a Tourisma 2017

Tutti in fila per entrare nella camera funeraria di Tutankhamon ricostruita a Tourisma 2017

La ricostruzione della camera funeraria di Tutankhamon in scala 1:1

La ricostruzione della camera funeraria di Tutankhamon in scala 1:1

“Scusi, dov’è la tomba di Tutankhamon? Il mio nipotino mi ha chiesto di accompagnarlo proprio per vederla…”. Chi ha frequentato il palazzo dei Congressi a Firenze per Tourisma 2017, il salone internazionale dell’archeologia, gli sarà capitato più di una volta di sentirsi rivolgere questa domanda da visitatori disorientati dalla complessa e ricca articolazione della kermesse diretta da Piero Pruneti. “Segua la fila…”. E sì, perché per tutti tre i giorni di Tourisma è stata una fila continua, ordinata, emozionata, desiderosa di provare un’esperienza unica: entrare nella tomba del faraone fanciullo, vera attrattiva del salone.  La camera funeraria è stata infatti ricostruita, come Howard Carter la scoprì nel 1922, in scala 1:1 dall’artigiano e appassionato di egittologia Gianni Moro, dopo tre anni di studio e lavoro su un progetto scientifico delle università di Torino Padova e Venezia. “Entrando”, spiega l’ideatrice del progetto, l’egittologa Donatella Avanzo, “si respira un fascino sospeso, come se fossimo accolti anche noi nell’aldilà del sovrano”. La copia esatta della camera funeraria ha riproposto gli affreschi, ma anche i gioielli, il trono, gli oggetti con cui il faraone fanciullo fu sepolto. Tra questi c’erano tre anfore con tre tipi di vino diversi. Quello chiamato Shedeh, che doveva aiutare a far rinascere il sovrano, è stato ricreato da un produttore trevigiano, utilizzando semi ritrovati nella tomba.

L'egittologa Donatella Avanzo illustra la camera funeraria di Tutankhamon ricostruita

L’egittologa Donatella Avanzo illustra la camera funeraria di Tutankhamon ricostruita

“Nella tomba di Tutankhamon”, ricorda Avanzo, “sono state ritrovate ventitré anfore vinarie. Tre, in particolare, erano state collocate rispettivamente a est, a ovest e a sud rispetto al sarcofago: la prima conteneva vino bianco, a bassa gradazione, a indicare il sole debole del mattino; la seconda vino rosso, più forte, come il sole caldo di metà giornata mentre la terza vino shedeh, più alcolico, dolce e gradevole, che si pensava potesse dare al defunto l’energia necessaria per rinascere al termine del suo viaggio notturno. Su questa anfora era riportata la scritta irep nefer nefer nefer, e cioè vino buono buono buono, una sorta di garanzia di qualità che ne indicava lo straordinario livello di pregio, oltre all’annata di produzione e al nome del capo cantina, segno di quanto fosse considerata importante in quella civiltà la cultura vitivinicola”. Shedeh: un vino dunque così buono da essere considerato capace di riportare in vita i morti. Ricreare quel vino, utilizzando le tecniche del tempo, è stata l’improbabile quanto affascinante sfida che hanno deciso di raccogliere Donatella Avanzo e Fabio Zago dell’azienda Antonio Rigoni di Chiarano (Treviso).

L'etichetta del vino Shedeh prodotto dall'azienda trevigiana "Antonio Rigoni"

L’etichetta del vino Shedeh prodotto dall’azienda trevigiana “Antonio Rigoni”

“Tutto è nato nel 2005”, racconta l’egittologa, “quando abbiamo presentato al salone del vino di Torino la ricostruzione di un torchio per la vinificazione utilizzato in epoca ramesside, sulla base di disegni ritrovati nelle tombe e delle ricerche di Patrick McGovern”. Il progetto successivo è stato la ricostruzione tridimensionale, in scala 1:1, della camera mortuaria del “faraone fanciullo” Tutankhamon, scomparso nel 1323 a.C. a 19 anni, e scoperta nel 1922 da Howard Carter. Proprio questa riproduzione, realizzata dall’artigiano Gianni Moro, è stata lo stimolo per spingersi poi oltre e provare a riprodurre quel nettare ritrovato in fondo a una delle anfore della tomba”. Lo shedeh presentato a Tourisma 2017 è stato realizzato con le uve più antiche del territorio trevigiano. “È un progetto”, sottolinea Zago, “che si presta bene all’invecchiamento in bottiglia, rivolto a una clientela medio-alta”. E per dare un tocco di classe, sull’etichetta è stata riportata una famosa dichiarazione d’amore contenuta nel famoso papiro, Harris 500, custodito al British Museum: “Ascoltare la tua voce è per me vino shedeh”.

 

 

I parchi archeologici e i musei del Polo della Calabria, da Sibari a Capo Colonna, da Scolacium a Kaulonia, da Locri a Vibo Valentia, protagonisti con uno stand e un incontro a Tourisma 2017

Lo stand del Polo museale della Calabria a Tourisma 2017

Lo stand del Polo museale della Calabria a Tourisma 2017

Il parco archeologico di Scolacium

Il parco archeologico di Scolacium

Portale della chiesa di san Francesco a Gerace

Portale della chiesa di san Francesco a Gerace

I parchi archeologici raccontano la vita di centri coloniali quali Sibari, Capo Colonna di Crotone, Scolacium, Kaulonìa, Locri, i cui resti conservati dall’azione del tempo o portati alla luce con le indagini di scavo sono da sempre protagonisti nei  manuali di archeologia dalla protostoria ad età greca e poi romana. O ancora, il parco Archeoderi di Bova Marina che documenta significativamente anche la presenza ebraica nel versante ionico meridionale calabrese.  Senza dimenticare il museo “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, il museo della Sibaritide, il museo di Crotone, il museo di Scolacium, il museo di Locri e quello dell’antica Kaulonìa che completano la narrazione dei parchi attraverso i percorsi espositivi allestiti nelle sale che illustrano la quotidianità della vita di colonie magno-greche e municipia romani. Questa è la Calabria archeologica che è stata una star a TourismA 2017 con il Polo museale della Calabria presente con uno stand e promotore dell’incontro “Parliamo di Calabria” curato da Angela Acordon, direttore del Polo museale, con gli interventi di Rossella Agostino, direttore dei musei Archeologici nazionali di Locri e di Kaulon; Gregorio Aversa, direttore dei musei Archeologici nazionali di Crotone, Capo Colonna, e Scolacium; e Adele Bonofiglio, direttore dei musei Archeologici nazionali della Sibaritide e di Vibo Valentia: i quali hanno evidenziato il rilevante patrimonio storico, artistico, monumentale e archeologico con un’attenta disamina delle peculiarità delle strutture ricadenti nel Polo. Attenzione anche per i musei Archeologici più piccoli, ma altrettanto ricchi di manufatti e di storia: Amendolara, Lamezia, Gioia Tauro. E se il museo di Mileto presenta al visitatore testimonianze di età medievale-normanna, edifici di culto quale, la Cattolica di Stilo e la chiesa di San Francesco di Gerace sono architettonicamente e storicamente significative testimonianze per l’età bizantina e tardo-medievale. La fortezza di Le Castella a Isola Capo Rizzuto documenta la presenza del controllo costiero dall’antichità all’età moderna. “Infine – conclude Acordon – la Galleria Nazionale di Cosenza, sede centrale del Polo, che ospita testimonianze pittoriche di vari periodi tra i quali, dipinti sei-settecenteschi di scuola napoletana e pittori, anche calabresi, che frequentavano la corte borbonica mantenendo rapporti con ambienti culturali di respiro europeo”.

TourismA 2017. Alla scoperta del santuario megalitico di Pat in Valcamonica tra massi-menhir, stele istoriate, allineamenti, recinti sacri

Raffaella Poggiani Keller s TourismA 2017 introduce l'incontro sul megalitismo in Europa

Raffaella Poggiani Keller s TourismA 2017 introduce l’incontro sul megalitismo in Europa

Sulle orme dei nostri lontani antenati di 6-7mila anni fa. È stata una passeggiata alla scoperta dei santuari megalitici della Valcamonica quella che Raffaella Poggiani Keller, specialista in Preistoria, già soprintendente ai Beni archeologici della Lombardia, ha presentato a TourismA 2017, il salone internazionale dell’Archeologia, portando per mano il numeroso pubblico presente al palazzo dei congressi di Firenze alla scoperta di “Culti e cerimonie dell’età del Rame in Valcamonica”, e focalizzando l’attenzione sul santuario megalitico di Pat. “Per megaliti”, introduce l’archeologa preistorica, “si intendono le stele e i menhir che troviamo distribuiti pressoché contemporaneamente in molte regioni d’Europa, e con caratteristiche molto simili”. Particolarmente ricche le aree alpine. Famosi i siti megalitici di Sion, Aosta, Val d’Adige, Riva-Alto Garda, Valtellina e Valcamonica: queste ultime collegate tra loro attraverso il passo dell’Aprica. “Negli ultimi trent’anni”, ricorda, “sono stati catalogati una trentina si siti megalitici, 12 in Valtellina, 20 in Valcamonica, tra santuari e siti con singoli monoliti istoriati”. Tra i santuari, abbiamo quelli sugli altopiani (soprattutto in Valtellina) e quelli di fondovalle, spesso collegati ad abitati: questo si riscontra tra la fine del Neolitico (II metà del V millennio a.C.) e la romanizzazione (età del Ferro).

Un mosaico di immagini con il paesaggio in cui è stato fondato il santuario megalitico di Pat e dettagli dei circoli votivi a nord e dei tumuli a sud

Un mosaico di immagini con il paesaggio in cui è stato fondato il santuario megalitico di Pat e dettagli dei circoli votivi a nord e dei tumuli a sud

Particolarmente interessante il santuario megalitico di Ossimo-Pat, una struttura molto articolata che si estende su una superficie di 4mila mq., frequentato dalla metà del IV millennio per tutto il III millennio, con una persistenza nel I millennio a.C. quando nei pressi sorge un abitato dei camuni che dialoga ancora con il santuario. Fu un appassionato del posto, Giancarlo Zerla, che nel 1994 individuò la prima stele istoriata, scivolata a valle tra gli alberi del bosco, dando il via alle ricerche che continuano tuttora. Il santuario di Ossimo-Pat fa parte di un singolare complesso di luoghi di culto dell’età del Rame (Pat, Anvòia, Passagròp e Ceresolo- Bagnolo), posti alla distanza di circa 400 m l’uno dall’altro e in relazione visiva tra di loro, ad una altezza di 800 metri. I pianori su cui si trovano i siti furono “ritagliati” tra i boschi con incendi, all’atto dell’impianto dei santuari calcolitici.

L'archeologa preistorica Raffaella Poggiani Keller a Tourisma 2017

L’archeologa preistorica Raffaella Poggiani Keller a Tourisma 2017

“Il sito”, spiega Poggiani Keller, “inserito in un paesaggio rituale di grande suggestione presenta due distinti contesti: un santuario calcolitico (metà IV-III-inizi II millennio a.C.) nel quale si rinnovano attività di culto sul finire dell’età del Bronzo e per tutto il I millennio a.C.; un abitato dei camuni, formato da sette case a pianta rettangolare, costruito nell’avanzata età del Ferro appena a monte. Il santuario, esteso per oltre 4000 mq all’estremità orientale del terrazzo di Pat affacciato sulla Valle dell’Inferno, comprende un’area con allineamenti di monoliti, posta al centro di due aree con tumuli e recinti. Il primo ciclo di vita (fondazione, frequentazione con varie fasi d’uso e di ristrutturazione, abbandono) inizia tra tardo Neolitico ed età del Rame, verso la metà del IV millennio a.C., e si conclude con il Bronzo Antico. Per ora si è raggiunto il livello di impianto del santuario solo nell’area cerimoniale posta a Sud dell’allineamento megalitico, dove si sono evidenziati tre tumuli circolari (diametro tra 5 e 6.40 m) in pietre originariamente coperte da terra e con perimetro in sassi, in alcuni tratti su più corsi”. Si tratta di tumuli-cenotafio perché, anche se all’interno si riproduce una struttura funeraria, non hanno mai ospitato sepolture ma solo offerte votive: collane, vasi, punte di freccia. In questi tumuli, databili 3700-3500 a.C. (età del Rame), erano poste delle stele incise, capovolte ritualmente, con cosiddette “figure topografiche”, vere e proprie raffigurazioni del territorio. “È proprio in questo periodo”, sottolinea l’ex soprintendente, “che l’uomo preistorico inizia a costruire il paesaggio”. L’area dei tumuli Sud fu abbandonata con il Bronzo Antico: il focolare, acceso tra piattaforma A e B, data la conclusione del primo ciclo di frequentazione al 1890-1520 a.C. L’area torna ad essere frequentata nel corso del I millennio a.C. quando sopra i tumuli calcolitici, ormai coperti dal colluvio, furono accesi piccoli fuochi. “Ne abbiamo scavato una trentina. La scansione cronologica di questa nuova frequentazione del santuario, sul finire della tarda età del Bronzo e per l’intera età del Ferro fino al II-I secolo a.C., è basata, oltre che su frammenti ceramici significativi, seppur rari, su una serie di datazioni radiometriche, effettuate sui carboni dei numerosi focolari accesi accanto e sopra monumenti e strutture. Lo studio paleobotanico chiarisce il contenuto di alcuni fuochi rituali e la stagione di accensione: piccoli fiori o boccioli fiorali di crataegus monogyna, misti a gusci e rami di corylus avellana e di coniferae (focolare acceso in primavera); bacche e semi di Rosa canina con rami di Fagus sylvatica e corylus avellana (fcoolare acceso sul finire dell’estate). Rituali che ricordano i floralia di epoca storica”.

L'allineamento di stele e menhir del santuario megalitico di Pat

L’allineamento di stele e menhir del santuario megalitico di Pat

A Nord dei tumuli-cenotafi c’è un allineamento di stele istoriate e massi-menhir, databili all’inizio del IV millennio, che si protrae per una cinquantina di metri: finora 27 monumenti, integri e frammentari, con andamento N-S in direzione della montagna Cimon della Bagozza, con le facce principali istoriate nella parte apicale con il motivo del sole e rivolte verso oriente. Sono contenuti in fosse con un alloggiamento di pietre o poggiano su piattaforme rettangolari, anch’esse con orientamento costante Nord-Sud. “Lo scavo ha raggiunto i livelli di frequentazione dell’avanzata età del Rame, ma non ancora quelli di impianto dell’allineamento, che risulta più volte ristrutturato; la stratigrafia mostra che il santuario è il risultato di più fasi di costruzione e di distruzione, con abbattimento di alcuni monumenti e innalzamento di nuovi, e che si sviluppa almeno in tre differenti fasi. Nella fase finale di frequentazione, tra tardo Calcolitico e Bronzo Antico, alcuni monumenti risultano ormai caduti a terra e parzialmente coperti, oppure spezzati. Dopo l’abbandono, strati di colluvio seppelliscono via via lentamente i pochi massi e stele ancora ritti nel terreno, senza che si perda nel tempo la cognizione del luogo sacro”.

Una collana di perle trovata in uno dei recinti votivi del santuario megalitico di Ossimo-Pat

Una collana di perle trovata in uno dei recinti votivi del santuario megalitico di Ossimo-Pat

A Nord dell’allineamento si estende un’area priva di monoliti e occupata da una tomba a cista e da recinti circolari. “La tomba a cista”, sottolinea Poggiani Keller, “conteneva le spoglie di un individuo adulto che, dopo 3-4 secoli dalla deposizione, vengono raccolte e ammucchiate per lasciar posto ai resti di un infante, che così è in collegamento con l’antenato. I due recinti finora scavati mostrano all’interno di un doppio cerchio concentrico di pietre (alcune delle quali sono frammenti di stele riutilizzati) una struttura rettangolare con perimetro in sassi, in forma di sepoltura, ma contenente solo offerte (in una, nove cuspidi di freccia in selce, nell’altra un vaso e una collana di perle, secondo un rituale già praticato nell’area Sud)”.

Le stele e i menhir del santuario megalitico di Pat allineati nel museo nazionale della Preistoria della Valcamonica (Mupre)

Le stele e i menhir del santuario megalitico di Pat allineati nel museo nazionale della Preistoria della Valcamonica (Mupre)

Antenati o dei? “Sono riconoscibili varie fasi di incisione nel corso dell’età del Rame, ben scandita, oltre che dalle sovrapposizioni, dalla tipologia delle armi raffigurate (asce, asce-martello; pugnali tipo Remedello, tipo Ciempozuelos; alabarde tipo Villafranca). La sequenza iconografica connessa alla sequenza stratigrafica ci fa intravvedere la possibilità di definire anche una articolazione molto più dettagliata delle fasi di istoriazione dei monumenti nel corso del IV e del III millennio a.C. Le raffigurazioni presenti sulle stele e sui massi-menhir suggeriscono che si possano distinguere due tipi di composizioni monumentali: una mostra attributi più propriamente antropomorfi, maschili e femminili, organizzati in schemi araldici; la seconda, in genere costituita da imponenti massi- menhir, presenta associazioni più complesse dove le incisioni sono fittamente distribuite su tutta la superficie, con frequenti interventi di sovrapposizione a indicare successive fasi di istoriazione. La presenza di tumuli e di circoli con offerte, induce ad attribuire al sito cerimoniale anche una valenza di culto degli antenati ed a considerare, perciò, alcuni dei monumenti incisi come raffigurazioni degli antenati”.

“… Comunicare l’archeologia …”: il gruppo Archeologico bolognese nel ciclo del primo semestre 2017 spazia dall’Indonesia alla Terrasanta, dai relitti rinascimentali all’arte di Leonardo, dalle strade dell’impero romano ai monumenti della Nubia dei faraoni

Le famose piramidi di Meroe dell'antica Nubia, oggi in Sudan

Le famose piramidi di Meroe dell’antica Nubia, oggi in Sudan

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d'Italia

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Un po’ di Oriente, un po’ di Medioevo, un po’ di impero romano, un po’ di Preistoria, senza rinunciare a un’incursione nel Rinascimento. Ecco i temi affrontati da esperti relatori a “… Comunicare l’archeologia …” del primo semestre 2017 il tradizionale ciclo di conferenze promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese il martedì sera nella ormai classica sede del Centro sociale ricreativo culturale “Giorgio Costa” di via Azzo Gardino 48 a Bologna, anche se nel programma non mancano eccezioni per quanto riguarda sia il giorno sia la location. Si inizia martedì 21 febbraio 2017 al centro “Costa” alle 21 con il viaggio alla scoperta dei “Miti sulla pietra: il poema Ramayana in Indonesia” proposto dall’archeologa Silvia Romagnoli, che recupera l’incontro saltato nel precedente ciclo del Gabo. Si salta l’ultimo di carnevale, e si riprende martedì 7 marzo, alle 21, al centro “Costa” con Xabier Gonzalez Muro, archeologo esperto in Archeologia Subacquea, che illustrerà “Il relitto subacqueo di Gnalic. Una testimonianza archeologica rinascimentale del commercio mercantile e navale nell’Adriatico”. Dall’archeologia subacquea all’archeologia cristiana, il successivo martedì 14 marzo, sempre alle 21 al centro “Costa”: Giulia Marsili, assegnista di ricerca al Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna, interverrà su “Da Gerusalemme a Bologna. Il complesso di Santo Stefano e il pellegrinaggio ai luoghi santi”. Terzo appuntamento del mese, martedì 21 marzo, alle 21 al centro “Costa” ci si sposta nella Nubia dell’epoca dei faraoni: “Kerma, Napata e Meroe: il regno di Kush. Viaggio alla scoperta dei siti archeologici nubiani” è il tema proposto da Maria Giovanna Caneschi, archeologa specializzata in Egittologia. L’ultimo appuntamento di marzo cambia giorno, ora e luogo; domenica 26 marzo, alle 16.30, al museo della Civiltà Villanoviana in via B.Tosarelli 191 a Castenaso  (Bo) “Giuseppe Mantovani intervista Vel Kaikna” di Giuseppe Mantovani con Marco Mengoli, archeologo e docente di italiano e storia, nella parte di Vel Kaikna e Michele Gambetti nella parte dell’intervistatore. Introduzione a cura di Paola Poli, archeologa e curatrice del MUV di Castenaso.

La grotta della Natività a Betlemme come oggi la vedono i pellegrini

La grotta della Natività a Betlemme come oggi la vedono i pellegrini

Un solo incontro ad aprile, martedì 11, alle 21 al centro “Costa”: Tiziano Trocchi, funzionario archeologo alla soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna, settore, presenterà “Nuovi dati dagli scavi dell’Interporto di Bologna nel quadro del sistema insediativo e itinerario romano della Regio VIII”. Superate le festività di Pasqua, 25 Aprile e 1° Maggio, si arriva a giovedì 4 maggio: quindi giorno diverso, e diversa sede. In collaborazione con la Raccolta Lercaro, alle 18, proprio nella sede della Raccolta Lercaro, in via Riva di Reno 57 a Bologna, con Alessandro Fichera, archeologo e guida ambientale, supervisore archeologo del restauro della chiesa della Natività di Betlemme, scopriremo “Il restauro della Chiesa della Natività a Betlemme (Stato della Palestina)”. Martedì 9 maggio si torna al centro “Costa”, ma alle 16.30, quando  l’archeologa Erika Vecchietti, specializzata in Archeologia Romana, ci farà viaggiare “Da Piacenza in Provenza: paesaggi lungo l’antica via Julia Augusta”. Ultimi due appuntamenti di maggio al centro “Costa” alle 21: martedì 16, “L’arte preistorica in Europa” con l’archeologo Davide Mengoli, specializzato in Preistoria e Protostoria, Storia e Archeologia del Mondo Antico; martedì 23 maggio, chiude Donatella Mastrosilvestri, archeologa e guida turistica, su “Leonardo, pittore alla corte di Milano”.

Mummia del Similaun a TourismA 2017. Kaufmann, conservatore museo Archeologico di Bolzano: “Il rame dell’ascia di Oetzi veniva dalla Toscana, e non dalle Alpi”. Lo ha scoperto uno studio dell’università di Padova

La mummia del Similaun e una ricostruzione dell'Uomo venuto dal Ghiaccio (Iceman)

La mummia del Similaun e una ricostruzione dell’Uomo venuto dal Ghiaccio (Iceman)

Ad annunciare la scoperta è stato Günther Kaufmann, curatore del museo Archeologico dell’Alto Adige ospite venerdì 17 febbraio 2017 al XIII incontro nazionale di Archeologia Viva al palazzo dei congressi di Firenze nell’ambito della terza edizione di TourismA, il Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale, con l’intervento “L’Uomo venuto dal Ghiaccio: le ricerche continuano. Ecco le novità”. Sono passati oltre 25 anni dal ritrovamento della mummia del Similaun (fu infatti rinvenuta sul ghiacciaio dell’Oetztal il 19 settembre 1991, da qui il nomignolo Oetzi), ma continua a rivelare nuovi aspetti della sua vita, soprattutto dopo aver trovato la sua sistemazione definitiva nel museo Archeologico dell’Alto Adige, dove è la star indiscussa dal 1998. La mummia di 5300 anni fa è conservata in una camera frigorifero a temperatura costane di 6 gradi sotto zero, che vuole riprodurre le condizioni in cui è rimasto per millenni sotto il ghiaccio. E nelle sale vicine sono esposti i capi di abbigliamento e gli oggetti che portava con sé, l’ascia in rame, il pugnale in selce, l’arco, la faretra, le punte di freccia, un cinturone con marsupio, una gerla. “La ricerca continua. In realtà non si è mai fermata”, ha ricordato Kaufmann.

Günther Kaufmann, curatore del museo Archeologico dell'Alto Adige, mostra a TourismA 2017 la Tac con la punta di freccia piantata nella spalla di Oetzi

Günther Kaufmann, curatore del museo Archeologico dell’Alto Adige, mostra a TourismA 2017 la Tac con la punta di freccia piantata nella spalla di Oetzi

Con la Tac si scoprì che aveva piantata nella spalla sinistra una punta di freccia. “È stato colpito a morte: la ferita vicino alla succlavia”, spiega Kaufmann, “ha provocato un’emorragia interna. È morto dissanguato. Ma non è stata l’unica scoperta. La mano destra ha rivelato una ferita che l’uomo si sarebbe procurato due-tre giorni prima. Quindi ciò significa che prima di trovare la morte in un agguato in alta montagna, era stato coinvolto in una lite corpo a corpo. Invece i recenti studi sugli isotopi di Stronzio e Piombo, ha permesso di ricostruire la vita di Oetzi, nato tra la val d’Isonzo e la val Pusteria. “Da adulto si è invece spostato in val d’Adige”, continua Kaufmann, “mentre l’ultima parte della sua vita l’ha passata nella zona di Merano, quindi vicino alla val Venosta, dove fu ucciso”. Curioso anche lo studio dei tatuaggi. Sulla mummia del Similaun ne sono stati trovati 61, divisi in 19 gruppi. “Non si tratta di tatuaggi decorativi, ma dell’esito di una terapia contro i dolori. Non è un caso che i tatuaggi siano posizionati in aree soggette a dolore come la spina dorale, il ginocchio o il collo del piede”.

L'ascia in rame, immanicata, appartenente alla mummia del Similaaun

L’ascia in rame, immanicata, appartenente alla mummia del Similaaun

bolzano_uomo-similaun_pugnale-selceOltre allo studio delle cause del suo decesso, è stato anche indagato come aveva vissuto, cosa aveva mangiato, come era vestito. È stato analizzato anche il suo dna: il genoma rivela che gli antenati di Oetzi sono arrivati in Europa durante la rivoluzione neolitica. Ora grazie ad uno studio dell’Università di Padova che ha analizzato il rame della lama dell’ascia che la mummia aveva con sé, si è scoperto che il rame corrispondeva a quello che all’epoca veniva estratto in Toscana. Questo, secondo il prof. Gilberto Artioli, esperto di geoscienze e docente all’università di Padova, apre nuovi scenari: “Mai ci saremmo aspettati che ci fossero dei legami commerciali o forse anche culturali fra l’arco alpino e la Toscana”. L’ascia con i margini rialzati è infatti ben nota in Italia centrale, dove potrebbe essere stata prodotta. “Sarebbe interessante verificare – per ora le analisi non sono state fatte – se anche gli altri due esemplari di ascia in rame a margini rialzati trovati in Italia settentrionale sono state prodotte con rame dalla Toscana”. L’ascia di Oetzi non era comunque solo uno status symbol, conclude Kaufmann, ma fu usata per abbattere alberi. “Dalle tacche si può calcolare che con quest’ascia poteva impiegare 30-35 muniti per tagliare un fusto di 25 centimetri di diametro”.

Tourisma 2017: a Firenze per tre giorni il più importante evento europeo sulla promozione dei beni culturali. Trenta convegni, 240 relatori, sette laboratori, cento espositori. L’Egitto ospite speciale. Ricostruita la camera funeraria di Tutankhamon. E poi Longobardi, Etruschi, Preistoria, Vicino Oriente, turismo culturale

L'auditorium del centro congressi di Firenze stracolmo per Tourisma 2016 (foto Valerio Ricciardi)

L’auditorium del centro congressi di Firenze stracolmo per Tourisma 2016 (foto Valerio Ricciardi)

Ci siamo. Ancora poche ore, si può dire, e Firenze aprirà le porte alla terza edizione di TourismA 2017, il Salone internazionale dell’Archeologia, che si terrà al Palazzo dei Congressi di Firenze dal 17 al 19 febbraio. Nei tre giorni sono previsti oltre trenta fra convegni e workshop, con 240 relatori, sette laboratori didattici. Un centinaio gli espostori nel settore fieristico, fra cui cinque Paesi stranieri: Algeria, Cipro, Croazia, Egitto (special guest 2017), Giordania, Turchia. Sarà visitabile la camera funeraria di Tutankhamon ricostruita per la prima volta a grandezza naturale (grazie a Cultour Active) ed è esposta la copia in bronzo del meraviglioso Apoxyomenos di Lussino. Fra gli ospiti speciali: Alberto Angela, Franco Cardini, Valerio Massimo Manfredi, Giuliano Volpe, Louis Godart, Zahi Hawass, Alberto Sironi. Il ministro Dario Franceschini consegnerà a Piero Angela il premio speciale “R. Francovich” attribuito dalla Sami per la comunicazione scientifica. Il ministro greco della cultura Lydia Koniordou lancerà da TourismA il suo appello per la restituzione dei Marmi del Partenone da parte del British Museum. “L’archeologia ha un’attrattiva incredibile”, sottolinea Cristina Giachi, vicesindaco di Firenze. “A TourismA non si trattano solo buone pratiche dal punto di vista della conservazione ma si approfondiscono i temi legati alla valorizzazione dei patrimoni archeologici che si dimostrano in grado di attrarre molto pubblico. Più volte siamo andati a parlare di queste buone prassi in realtà dove si stenta a vedere il potenziale attrattivo di questa ricchezza. Un terreno, oggi, di grande attenzione perché riguarda Paesi interessati dal fuoco incrociato delle guerre e del terrorismo: questo patrimonio è spesso saccheggiato e molti reperti sono trafugati e, venduti sul mercato illegale, diventano un mezzo di sostentamento degli stessi gruppi terroristici”. Per avere il programma completo vedi http://www.tourisma.it/programma-2017/

Franco Cardini, professore emerito di Storia medievale alla Scuola Normale superiore di Pisa

Franco Cardini, professore emerito di Storia medievale alla Scuola Normale superiore di Pisa

ANTEPRIMA A PALAZZO VECCHIO L’inaugurazione di TourismA 2017 in realtà non è venerdì 17, ma giovedì 16 febbraio, alle 20.45 nel Salone de’ Cinquecento di Palazzo Vecchio alla presenza di Dario Nardella, sindaco di Firenze; Andrea Pessina, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Firenze Pistoia e Prato; Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva; e Giuliano Volpe, presidente Consiglio superiore Beni culturali e paesaggistici. Il moment clou la lectio magistralis su “Firenze ai tempi di Dante e Boccaccio: idealità e realtà nella vita medievale” tenuta da Franco Cardini, professore emerito di Storia medievale alla Scuola Normale Superiore di Pisa. A Cardini riceverà il premio speciale “R. Francovich” per la divulgazione del Medioevo. Quindi la Società Archeologi medievisti italiani assegnerà il premio “R. Francovich” al miglior museo o parco archeologico a tema medievale. Infine premio speciale alla memoria di Mario Monicelli per la saga di Brancaleone.

L'archeologo Zahi Hawass davanti alla maschera di Tut in un'immagine esclusiva per SC Exhibitions

L’archeologo Zahi Hawass davanti alla maschera di Tut in un’immagine esclusiva per SC Exhibitions

OMAGGIO A TUTANKHAMON  L’Egitto sarà l’ospite speciale della terza edizione di TourismA. E a illustrarlo sarà un testimonial d’eccezione, il noto archeologo Zahi Hawass che venerdì 17 aprirà la manifestazione con un convegno interamente dedicato alla tanto discussa figura di Tutankhamon: Zahi Hawass presenterà al pubblico presente “Ultime notizie dalla tomba del faraone bambino”. Per il direttore dell’Ente del Turismo egiziano in Italia, Emad Fathy, “la partecipazione dell’Egitto in qualità di Paese ospite costituisce un’occasione importante per promuovere la destinazione in collaborazione con i tour operator. Il nostro intento è quello di rivolgersi a una parte importante del target di riferimento del Paese, vale a dire agli appassionati di archeologia e a tutti quei viaggiatori che amano il mondo antico”. L’Egitto, sottolinea dal canto suo Piero Prunetti, direttore di TourismA, “è una vera miniera di meraviglie archeologiche e ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo dell’archeologia mondiale. La collaborazione tra Egitto e Italia in questo campo ha prodotto risultati eccellenti grazie anche alle missioni archeologiche italiane in terra egiziana”.

La ricostruzione della camera funeraria di Tutankhamon in scala 1:1 in esclusiva nella mostra "Omaggio a Tutankhamon" a Oderzo

La ricostruzione della camera funeraria di Tutankhamon in scala 1:1 esposta in esclusiva a Firenze per Tourisma 2017

LA CAMERA FUNERARIA DI TUT E sempre per celebrare la civiltà della terra del Nilo, arriva in anteprima assoluta per la Toscana, l’unica copia esatta della celebre tomba di Tutankhamon scoperta dall’inglese Haward Carter nel lontano 1922. È questo uno dei «regali» più attesi dal pubblico della manifestazione fiorentina (oltre diecimila presenze nella passata edizione) che potrà visitare (gratuitamente) la meravigliosa camera funeraria, ricostruita in scala 1:1 dalle abili mani dell’artigiano e appassionato di egittologia Gianni Moro (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/04/10/legitto-a-oderzo-omaggio-a-tutankhamon-prorogata-a-grande-richiesta-la-mostra-di-palazzo-foscolo-visita-guidata-con-legittologa-avanzo-serata-speciale-con-i-fratelli-castiglioni-e-il-fi/). Si tratta di una vera e propria opera d’arte, proprio come l’originale rivenuta nella Valle dei Re, a cui si è giunti dopo anni di studio e lavoro su progetto scientifico delle università di Torino, Padova e Venezia. Riprodotta al millimetro in scala reale, la tomba del “faraone fanciullo” salito al trono all’età di otto anni e morto a soli diciannove, ripropone anche le copie esatte di gioielli, oggetti e perfino il famoso trono regale. Non solo. All’interno della tomba così come la scoprì Carter, vi erano anche tre anfore contenenti tre diversi tipi di vino. Uno di questi, il più alcolico e dolciastro, che doveva aiutare secondo le credenze a far rinascere il sovrano, era denominato Shedeh. Ebbene, con la stessa etichetta oggi quel vino – grazie al ritrovamento nella tomba stessa di Tutankhamon di alcuni semi utilizzati e alla disponibilità di un produttore vinicolo di Treviso che si è cimentato nell’impresa – è stato riprodotto e sarà presentato per la prima volta proprio a TourismA. Per costruire la copia perfetta della tomba sono stati necessari tre anni. Pazienza, rigore e passione le armi vincenti dell’équipe che adesso può mostrare al pubblico una delle più incredibili scoperte dell’egittologia. “Entrando nella tomba di Tutankhamon che abbiamo ricostruito”, spiega l’egittologa e ideatrice del progetto scientifico Donatella Avanzo, che a Firenze interverrà prima di Zahi Hawass, “si respira un fascino sospeso, come se fossimo accolti anche noi nell’aldilà del sovrano. Sono sicura che per i visitatori sarà un viaggio incredibile”.

Il cosiddetto Tesoro, uno dei simboli di Petra, che per primo si svela alla vista dei turisti

Il cosiddetto Tesoro, uno dei simboli di Petra, che per primo si svela alla vista dei turisti

TURISMO ARCHEOLOGICO Tra le novità di quest’anno, la prima conferenza sul Turismo archeologico. Opportunità per operatori e destinazioni a cura del Centro internazionale Studi Economia del Turismo, in programma sempre venerdì 17 al mattino. TourismA è infatti anche una grande occasione per parlare di parchi, musei e turismo culturale con proposte di nuovi tour nei Paesi mediterranei più ricchi di testimonianze del passato: saranno presenti – come detto – Egitto, Giordania, Turchia, Croazia, Cipro, Algeria. Per la Croazia interverrà (venerdì pomeriggio) il ministro del Turismo Gari Cappelli, per presentare il nuovissimo museo di Lussino dedicato alla preziosa statua greca dell’Apoxyomenos (a TourismA verrà esposta la fedele copia in bronzo) a suo tempo restaurata dall’Opificio delle Pietre Dure. L’Ente del Turismo Egiziano (Eta) sarà presente con uno stand che ospiterà alcuni dei principali tour operator italiani specializzati, come Agenzia Viaggi Rallo, che da ventotto anni organizza i Viaggi di Archeologia Viva, Mistral Quality Group e Tui. L’area espositiva di TourismA 2017 ospiterà, inoltre, l’Ufficio Cultura e Informazioni della Turchia, l’Ente del turismo della Giordania l’Ente nazionale per il turismo di Cipro, il Consolato Generale d’Algeria che parteciperà con il tour operator Unitour e la Croazia che sarà presente con il Muzej Apoksiomena di Lussino. Storici tour operator specializzati in viaggi culturali presenteranno al pubblico i loro itinerari archeologici, come I Viaggi di Maurizio Levi e Tucano Viaggi, insieme a operatori dedicati a specifiche destinazioni, come “Sardegna Insolita” e “Fantastiche Dolomiti”. Le nuove proposte del turismo culturale in Algeria, Egitto, Giordania e Sicilia saranno presentate da enti del turismo e tour operator in quattro incontri che si succederanno all’interno della Rassegna “Viaggi di Cultura e Archeologia” sabato 18 febbraio dalle 14 alle 18.30. Il pubblico troverà, inoltre, tutte le novità dell’editoria archeologica e le guide di viaggio di Polaris Editore. Si parlerà anche di turismo digitale, storytelling e social media per la comunicazione dei beni culturali con il convegno e workshop su Archeosocial e il convegno sul Digital Storytelling (venerdì pomeriggio e domenica mattina).

Il ministro alla cultura Dario Franceschini annuncia per il 25 Aprile un lunedì speciale con musei aperti

Il ministro alla cultura Dario Franceschini consegnerà il premio “Francovich” per la divulgazione scientifica a Piero Angela

ARRIVA IL MINISTRO Spetterà invece al ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini in persona consegnare sabato 18 alle 11 a Piero Angela l’ambito Premio speciale “Riccardo Francovich” per il suo impegno nella divulgazione scientifica. Alla cerimonia che vede protagonista il popolare conduttore televisivo è presente Giuliano Volpe, presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e della Società Archeologi Medievisti Italiani che promuove il prestigioso riconoscimento. Il Premio ordinario viene invece assegnato alle Catacombe di Napoli e all’Area archeologica di Santa Maria di Siponto come migliori siti d’interesse medievale.

Il parco archeologico-naturalistico di Belverde completa la scoperta della preistoria in Valdichiana

Il parco archeologico-naturalistico di Belverde completa la scoperta della preistoria in Valdichiana

LONGOBARDI, ETRUSCHI, PREISTORIA, VICINO ORIENTE, PERSONAGGI Altri protagonisti di TourismA 2017 sono i Longobardi (sabato mattina), con lo storico Franco Cardini che rivede – e corregge – la loro cattiva nomea di distruttori. E Giampietro Brogiolo, ordinario di Archeologia medievale dell’università di Padova, interviene con “Ultime notizie dal fronte (archeologico)”. Omaggio doveroso anche ai “padroni di casa” gli Etruschi, con l’intera mattina di sabato 18 su “Riti e misteri etruschi: sepolture anomale e sacrifici umani”: da non perdere la presentazione di una scoperta sconvolgente in Valdichiana che fa parlare addirittura di sacrifici umani. Partecipa anche l’Università di Firenze con il rettore Luigi Dei ad aprire le comunicazioni (domenica 19 al pomeriggio) sulle ricerche dell’Ateneo fra Oriente e Africa. Poi il fascino misterioso della preistoria d’Italia: quando e come fu popolata la Penisola? Ne parleranno venerdì 18 al pomeriggio gli esperti di sei diversi atenei che da decenni svolgono indagini nel settore. Inoltre, per la prima a Firenze, arriva Ötzi, l’Uomo del Similaun, che non cessa di stupire con le notizie fornite dallo studio della sua mummia e che verranno presentate (venerdì pomeriggio) in anteprima a TourismA da Gunther Kaufmann curatore del Museo dell’Alto Adige. Spazio anche alle ultime scoperte a Pompei illustrate direttamente dal soprintendente Massimo Osanna (sabato 18, al pomeriggio). Tra speranze di rinascita e cronache di distruzione, si parlerà (venerdì pomeriggio) dello stato dei beni culturali in Iraq e Siria (con le ultime da Palmira): Paolo Brusasco, docente di Archeologia del Vicino Oriente antico all’università di Genova su “L’arte violentata della Mesopotamia: estinzione del patrimonio e orizzonti di rinascita”. Tanti i nomi della divulgazione storico-archeologica a corredare il già ricco programma. Sarà lo scrittore-archeologo Valerio Massimo Manfredi a farci rivivere (sabato 18, al pomeriggio) i terribili momenti (per i Romani) della battaglia di Teutoburgo, mentre sapremo qualcosa di più delle donne nell’antica Roma grazie all’intervento del’archeologa e scrittrice Marisa Ranieri Panetta (domenica pomeriggio) con “Messalina imperatrice trasgressiva da… morire”. La ministra greca della cultura Lydia Koniordou sarà presente (domenica 19, al mattino) insieme a Louis Godart, consigliere culturale del presidente della Repubblica italiana, per sostenere la causa della restituzione ad Atene dei marmi del Partenone che sono al British Museum. Mentre il gran finale toccherà ad Alberto Angela che parlerà di Leonardo e la Gioconda. Ma per le migliaia di appassionati che da anni seguono il popolare divulgatore scientifico e scrittore, non sarà possibile, come nei precedenti incontri, intrattenersi con lui alla fine del suo intervento. “Per impegni di lavoro”, avvertono gli organizzatori, “Alberto Angela dovrà ripartire subito dopo il suo intervento, per cui non potrà rilasciare dediche o autografi”.

Laboratori didattici nello spazio fieristico di Tourisma (foto Valerio Ricciardi)

Laboratori didattici nello spazio fieristico di Tourisma (foto Valerio Ricciardi)

LABORATORI  A grande richiesta è stata ampliata infine la proposta di Archeolaboratori per grandi e piccoli, dove sarà possibile simulare lo scavo di una tomba etrusca, sperimentare la scheggiatura della pietra e l’accensione del fuoco, praticare l’antica arte della tessitura, scrivere in geroglifico, giocare alla longobarda. Soddisfatto il direttore della manifestazione, Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva: “In tempi di crisi profonda, TourismA rappresenta una realtà culturale e fieristica in piena espansione. Abbiamo creato, anche grazie alla collaborazione di FirenzeFiera e sotto l’egida del Comune di Firenze, il più importante evento europeo dedicato alla promozione dei beni culturali e ambientali”.

Speciale innamorati a Pompei: aperta eccezionalmente per San Valentino la domus dei Casti Amanti, un’esperienza unica e irripetibile. Dopo il 14 febbraio sarà chiusa per restauri fino al 2020

Apre per San valentino la preziosa domus dei Casti Amanti, un cantiere aperto tra impalcature e passerelle metalliche

Apre per San valentino la preziosa domus dei Casti Amanti, un cantiere aperto tra impalcature e passerelle metalliche

A San Valentino? Alla Casa dei Casti Amanti a Pompei. Un’esperienza unica e irripetibile: la domus romana è infatti oggi un cantiere aperto off limits, che rimarrà inaccessibile al pubblico per i prossimi tre anni.  Ma per gli innamorati e i turisti che nella settimana di San Valentino, dall’11 al 14 febbraio 2017, hanno in programma una visita agli Scavi di Pompei, la soprintendenza speciale ha pensato di fare un regalo… speciale: aprire eccezionalmente al Casa dei Casti Amanti, un gioiello del sito archeologico ai piedi del Vesuvio. E per gli appassionati dei social saranno pubblicati i selfie e le foto degli innamorati postati su Instagram.

L'affresco con il bacio che ha dato il nome alla domus dei Casti Amanti di Pompei aperta per San Valentino

L’affresco con il bacio che ha dato il nome alla domus dei Casti Amanti di Pompei aperta per San Valentino

Il nome della domus nasce dal bacio “casto” che due amanti si scambiano in uno dei quadretti di banchetto che decorano il triclinio della casa, con annesso panificio. Si trattava infatti dell’abitazione di un ricco panettiere e all’interno della domus sono visibili oltre al forno del panificio, splendidamente conservato, con le annesse macine anche le due stalle con i resti di sette animali. Ancora non integralmente esplorata, Vittorio Spinazzola nel 1912 aveva iniziato l’indagine della facciata con il balcone con colonnato, poi danneggiato nel bombardamento del 1943. Lo scavo è proseguito, a più riprese, dal 1982 fino al 2004, con un ampio progetto di restauro e valorizzazione. Poco prima dell’evento drammatico del 79 d.C., erano in corso la risistemazione della rete idraulica e, nella Casa dei Pittori al lavoro, il rifacimento della decorazione parietale nel grande oecus (stanza di ricevimento): l’interruzione improvvisa lasciò incompleti i quadretti dei quali era già eseguita la sinopia. Indizio dell’abbandono repentino dei lavori sono le numerose coppette ancora piene di pigmenti che l’artista stava adoperando. Aperta al pubblico per la prima volta nel 2010 e poi richiusa, la domus dei Casti Amanti viene ora in via straordinaria proposta alla visita del pubblico prima dell’avvio del grande cantiere che ne consentirà il restauro globale e la valorizzazione, oltre che riconfigurare le scarpate dell’area.

La selva di tubi e impalcature che oggi imbraga il complesso della Casa dei Casti Amanti e quella dei Pittori al Lavoro

La selva di tubi e impalcature che oggi imbraga il complesso della Casa dei Casti Amanti e quella dei Pittori al Lavoro

La casa fa parte di un’unica grande Insula che comprende anche la Domus dei Pittori al Lavoro e alcune botteghe. La visita alla Casa dei Casti Amanti ovviamente richiede alcune accortezze: l’area di 2600 metri quadri infatti, ingabbiata da una fitta rete di tubolari, è interessata da lavori di scavo, messa in sicurezza e restauro  che mettono in luce tutta la delicatezza dello status della domus. Per questo l’accesso sarà consentito a gruppi di venti persone (non è richiesta la prenotazione), per disciplinare il percorso dei turisti in questo gigantesco cantiere che consiste in aree ricche di reperti archeologici al piano terra e camminamenti su pedane in ferro grigliate ai piani alti dai quali si può ammirare la pianta di due importanti domus pompeiane: la Casa dei Casti Amanti, ovviamente, e la vicina Casa dei Pittori al lavoro. La prima “attenzione” per i visitatori è già subito all’ingresso: due gradini che separano di soli quaranta centimetri un muro antico e dallo scheletro intero e  suggestivo di un grosso mulo, emerso dagli scavi insieme ad altri animali che si trovavano nella stalla al momento della esplosione del Vesuvio e che giacciono al suo fianco. L’intero flusso dei visitatori che arriverà a Pompei nei quattro giorni di apertura straordinaria della Casa dei Casti Amanti dovrà infilarsi in questo passaggio.

Il giardino della domus dei Casti Amanti con la ricostruzione della organizzazione degli spazi

Il giardino della domus dei Casti Amanti con la ricostruzione della organizzazione degli spazi

Il progetto di restauro e messa in sicurezza dell’area prevede la rimozione dell’attuale ingabbiatura di tubolari, inoltre, lo scavo della restante parte delle due domus confinanti, la messa in sicurezza dei muri pericolanti e l’installazione di una moderna copertura in alluminio con lucernari, e una passerella in acciaio sospesa. Il tutto poggerà su 12 pilastri esterni alle mura. “Chi entra oggi nella Casa dei Casti Amanti”, assicurano gli archeologi della soprintendenza, “non può fare a meno di abbassare il tono della voce. I visitatori provano soggezione e una forma di spavento davanti allo spettacolo della bellezza, della distruzione e della morte che si presenta allo sguardo. L’impatto con gli scheletri di cinque muli ridotti in mummie e in parte pietrificati espone il visitatore a un duro confronto con la sofferenza degli animali utilizzati per la macina dell’annesso panificio e abbandonati alla loro sorte al momento dell’esplosione del Vesuvio nel 79 d.C. Poi i muri con file di colonne, in parte in piedi e in parte abbattuti e trascinati dal peso della lava. Le anfore implose. E, infine, i danni del bombardamento durante la Seconda guerra mondiale rappresentano tutti insieme l’insulto della storia e degli elementi alla vita quotidiana della bella città vesuviana”. Per terminare i lavori, che saranno appaltati entro la fine del 2017, saranno utilizzati 10 milioni di euro del Grande progetto Pompei. Quando l’opera sarà ultimata, una parte della villa oggi inesplorata sarà visitabile, insieme alla Casa dei Pittori al Lavoro, che si presenta sontuosa con le stanze affrescate e un giardino nell’impluvium ricostruito con il cannucciato, proprio come si presentava nel 79 d.C, prima dell’eruzione del Vesuvio. Chi ha dunque la fortuna di entrare in quest’area della Regio IX nel weekend lungo, dedicato a San Valentino, ammirerà non solo la Casa dei Casti Amanti ma anche l’annessa domus dei Pittori al Lavoro. E potrà dirsi privilegiato. Perché, dopo il 14, il cantiere chiuderà per i prossimi 3 anni e sarà riaperto al pubblico solo nel 2020.

Un pavimento musivo riportato alla luce nella Casa dei Casti Amanti a Pompei

Un pavimento musivo riportato alla luce nella Casa dei Casti Amanti a Pompei

La giornata dell’amore sarà celebrata anche attraverso Instagram.  Infatti la soprintendenza speciale di Pompei ha organizzato con la comunità Igers Campania uno speciale percorso dedicato all’amore: 15 fotografi molto seguiti sul popolare social network visiteranno il sito archeologico e la Casa dei Casti Amanti e pubblicheranno il giorno di San Valentino le loro foto usando gli hashtag #ILovePompeii, #DiscoverPompeii e #CastiAmanti.