Anteprima di Tourisma 2019 in Cina alla Western China International Fair. Workshop “Tutela e valore del patrimonio” con altre eccellenze italiane come il parco della Valle dei Templi, il Mann, Villa Giulia e i musei di Brescia

Il centro congressi di Firenze che ospita TourismA, salone internazionale dell’Archeologia e del Turismo culturale

Anteprima speciale di TourismA 2019 in Cina. La prossima quinta edizione di TourismA – Salone Internazionale dell’Archeologia e del Turismo Culturale, in programma al Palazzo dei Congressi di Firenze dal 20 al 22 febbraio 2019, organizzata da Archeologia Viva (Giunti Editore), sarà presentata in anteprima a Chengdu, una delle più grandi metropoli della Cina (14 milioni di abitanti) nella regione del Sichuan. L’occasione è la 17ma Western China International Fair (Chengdu, 20-24 settembre), un evento fieristico che ha conquistato i primi posti su scala mondiale nella proposta di realtà innovative per la promozione economica dei territori e dove l’Italia quest’anno sarà paese ospite. “È una grande occasione per parlare del patrimonio italiano”, spiega Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, “e di come, nonostante tutto, riusciamo a valorizzarlo e proporlo, proprio con iniziative come TourismA, un Salone che non a caso è nato e ha messo radici a Firenze, dove tutto è monumento e cultura. Alla Fiera di Chengdu TourismA sarà dunque una presenza qualificante anche per Firenze e tutta la Toscana”.

Alberto Angela con Piero Pruneti a Firenze

Appuntamento venerdì 21 settembre 2018, quando la best practice italiana per la promozione dei beni culturali e ambientali verrà presentata da Piero Pruneti nel workshop “Tutela e valore del patrimonio” organizzato da Consolato generale italiano a Chengdu, MiBACT e Commissione Cultura del Sichuan. Oltre a TourismA, come esempio di buona pratica per la valorizzazione dei beni culturali, verranno presentate altre realtà italiane di eccellenza, fra cui il Parco agrigentino della Valle dei Templi, il museo Archeologico nazionale di Napoli, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, i musei di Brescia, istituzioni che negli ultimi anni si sono distinte proprio nella capacità di comunicare i propri contenuti e di coinvolgere in misura esponenziale un pubblico sempre più vasto.

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Mirandola (Mo), a sei anni dal terremoto del 2012, per le Giornate europee del Patrimonio 2018, “porte aperte” ai cantieri di restauro e miglioramento sismico del duomo e dell’ex municipio, con visite guidate a cura della soprintendenza

La chiesa di Santa Maria Maggiore, il duomo di Mirandola, gravemente danneggiato dal terremoto del 2012

A Mirandola (Mo) le Giornate Europee del Patrimonio, su proposta della soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Bologna, quest’anno avranno un sapore speciale. Sabato 22 settembre 2018, in piazza della Conciliazione, dalle 10 alle 12 (ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria), presentazione dei lavori di restauro e miglioramento sismico del duomo di Mirandola colpito dal terremoto del 20 e del 29 Maggio 2012 e visite guidate al cantiere della chiesa di S. Maria Maggiore. A poco più di sei anni dal tragico sisma che ha colpito l’Emilia-Romagna nel maggio 2012 viene aperto al pubblico in via straordinaria il cantiere di restauro e miglioramento sismico della chiesa di S. Maria Maggiore di Mirandola, il duomo della città, che ha subito gravi crolli nella navata centrale, nella navata laterale sinistra e di parte della copertura dell’abside. Alle 10, apertura dell’iniziativa con i saluti istituzionali. A seguire, alle 10.30, 11 e 11.30 (prenotazione obbligatoria per max 10-15 persona a visita: inviare mail a Patrizia Grazioli patrizia.grazioli@beniculturali.it) si terranno tre visite guidate al cantiere a cura del progettista, della direzione lavori, del R.U.P della Diocesi di Carpi e delle funzionarie della soprintendenza competenti per il territorio di Mirandola: l’arch. Emanuela Storchi (che segue come alta sorveglianza l’esecuzione dei lavori) e la storica dell’arte Elena Marconi. Le visite guidate illustreranno lo stato di avanzamento dei lavori, il progetto di ricostruzione e completamento delle parti crollate e la restituzione alla cittadinanza del monumento consolidato e restaurato in collaborazione con la Diocesi di Carpi e la Parrocchia di S. Maria Maggiore di Mirandola.

L’ex municipio di Mirandola, danneggiato dal terremoto del 2012

Il palazzo municipale di Mirandola. Nel pomeriggio, , dalle 15 alle 19, sempre di sabato 22 settembre 2018, incontro pubblico a ingresso gratuito in sala consiliare del Comune in via Giolitti cantiere del Palazzo Municipale, oggetto di lavori di restauro e miglioramento sismico dopo il terremoto del 20 e del 29 Maggio 2012. L’iniziativa proposta dalla soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna in occasione delle GEP 2018 prevede un incontro con i progettisti, il R.U.P del Municipio di Mirandola e le due funzionarie della soprintendenza competenti per il territorio di Mirandola che illustreranno alla cittadinanza lo stato di avanzamento dei lavori e il progetto di restauro e miglioramento sismico dello stabile. L’arch. Emanuela Storchi (che segue come alta sorveglianza l’esecuzione dei lavori) e l’archeologa Cinzia Cavallari racconteranno nei dettagli la storia dell’antico palazzo dei Pico passando in rassegna i tanti aspetti della sua evoluzione archeologica e architettonica.

“Sotto Verona. Gli scavi archeologici del criptoportico capitolino”: a Isola Vicentina incontro con gli archeologi Thompson e Bersani che raccontano delle ricerche nel cuore antico di Verona

La locandina dell’incontro a Isola Vicentina “Sotto Verona. Gli scavi archeologici del criptoportico capitolino”

Tra il 1988 e il 2004 gli scavi, condotti dalla soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto sotto la Loggia delle Sgarzerie, nel cuore antico di Verona, con fondi ministeriali e con il sostegno economico di Fondazione Cariverona, hanno messo in luce un tratto del portico sotterraneo (criptoportico) che su tre lati circondava il Capitolium, il principale tempio cittadino dedicato alle tre divinità Giove, Minerva, Giunone. Di questa “scoperta” archeologica si parla giovedì 20 settembre 2018, alle 20.30, al museo di Castelnovo di Isola Vicentina (Vi), nell’incontro “Sotto Verona. Gli scavi archeologici del criptoportico capitolino” con gli archeologi Simon Thompson e Marzia Bersani, organizzato dal Gruppo Archeologico “Communitas Insularum”.

Il criptoportico di Verona romana nell’area archeologica di Corte Sgarzerie

Da quattro anni e mezzo l’area archeologica di Corte Sgarzerie a Verona è aperta al pubblico con visite guidate a cura dell’associazione Archeonaute che offre ai visitatori di percorrere la storia del cuore antico di Verona dall’età romana al Medioevo. Il criptoportico si sviluppava per oltre 200 metri sotto il portico. Diviso in due navate larghe 4,5 m da una spina di archi retti da 78 pilastri in pietra e coperta da volte a botte, era debolmente illuminato da finestre “a strombo” affacciate sulla terrazza superiore. Il complesso rimase in vita fino al IV secolo, quando, per effetto dell’affermazione del cristianesimo e probabilmente per un incendio cadde in abbandono. Dopo circa un secolo Teodorico iniziò la sistematica spoliazione dell’edificio per recuperare materiali costruttivi. Il criptoportico continuò a essere usato, ma tra la fine del VII e l’VIII sec. il suo braccio Ovest crollò: infiltrazioni d’acqua e probabili eventi sismici ne provocarono il collassamento, facendo crollare di conseguenza anche buona parte del soprastante triportico. Nell’area archeologica di Corte Sgarzerie è possibile vedere un suggestivo particolare del crollo delle volte. Fino al IX-X secolo l’edificio sotterraneo fu usato come discarica per immondizie e macerie. Per vedere una ripresa dell’attività edilizia bisogna attendere il XII secolo, quando, nel contesto della fortissima crescita demografica, politica e commerciale che caratterizzò l’età comunale, si insediarono nell’area le casate aristocratiche con le loro torri e le loro attività commerciali. Nell’area archeologica sono visibili i resti di un edificio interrato (cantina?), di una ghiacciaia e di una casa-torre. Gli episodi costruttivi maggiori saranno poi nel Trecento l’edificazione della Loggia delle Sgarzerie e nel Quattrocento del Monte di Pietà.

Giornate Europee del Patrimonio. A Bologna “Panem et circenses”: tutto quello che avreste voluto sapere sul cibo, dalla preistoria al XIX secolo

Il manifesto dell’iniziativa della soprintendenza “Panem et circenses”

Tutto quello che avreste voluto sapere sul cibo, dalla preistoria al XIX secolo. Dall’archeologia culinaria alla simbologia della preparazione, rituali e curiosità sull’uso e l’evoluzione del cibo, elemento di condivisione per eccellenza, con visite guidate al laboratorio di restauro, divertente “caccia al coccio” per i più piccoli e breve storia per immagini di Via Belle Arti e del suo quartiere. Ecco in sintesi “Panem et circenses. Il cibo tra necessità, condivisione e ostentazione dalla Preistoria all’età moderna”, l’iniziativa della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2018. Appuntamento a Palazzo Ancarano a Bologna, sede della soprintendenza, sabato 22 settembre, dalle 9.30 alle 12.30, con ingresso libero: archeologi, storici dell’arte, restauratori e servizi educativi della soprintendenza accolgono il pubblico per proporre “Panem et circenses”, variegata iniziativa che tratta il tema del cibo, dall’archeologia alla storia dell’arte, dal vasellame da mensa al gioco per i più piccoli.

L’archeologa Cinzia Cavallari

La storica dell’arte Anna Stanzani

In tutte le culture il cibo ha un valore simbolico e sociale e quindi non solo la sua preparazione e conservazione ma anche la sua rappresentazione sono temi importanti sia dell’archeologia che dell’arte. L’archeologa Cinzia Cavallari e la storica dell’arte Anna Stanzani propongono “Il cibo tra necessità, condivisione e ostentazione dalla Preistoria all’età moderna”, percorso per immagini commentate sull’alimentazione e la “liturgia” dei pasti. Nel corso della Preistoria, da un’economia basata sulla caccia e la raccolta dei frutti spontanei si passa, a seguito della scoperta dell’agricoltura e dell’allevamento, a un cambiamento radicale: di fatto il focolare domestico diventa simbolo di famiglia e di comunità. L’alimentazione accompagna la storia dell’uomo in tutte le sue sfaccettature, tra necessità di sostentamento a strumento di ostentazione di stato sociale. Pasti frugali, banchetti sontuosi in età romana e medievale, mutazioni del gusto, mode, sfruttamento delle risorse naturali, cucine, vasellame da mensa e contenitori per la cottura e la conservazione dei cibi costituiranno un’originale chiave di lettura per comprendere l’evoluzione delle società antiche, medievali e post-medievali. Per l’età moderna, si aprirà una finestra particolare: quali sono i cibi e le suppellettili messi in tavola dai pittori? E quali sono le occasioni principali per rappresentare il cibo e i temi conviviali? Banchetti sacri e profani, cucine e osterie, nature morte e mercati saranno il filo conduttore di un viaggio nella civiltà della tavola.

Il laboratorio di restauro della soprintendenza

Siriana Zucchini propone ai più piccoli l’esperienza ludico-formativa “Caccia ai cocci” per bambini dai 6 agli 11 anni, con ricerca di tessere che andranno a comporre le immagini di reperti legati al cibo di cui i bambini potranno vedere l’originale nel laboratorio di restauro e scoprirne l’uso. Il laboratorio di restauro sarà aperto al pubblico fino alle 12.30: i restauratori Mauro Ricci e Virna Scarnecchia mostreranno vasi, brocche, bicchieri, posate, contenitori da mensa e da cucina, illustrando le varie fasi del loro restauro. Infine una serie di immagini commentate illustreranno brevemente la millenaria storia del quartiere e di via Belle Arti, lo sviluppo urbanistico di quest’area, gli edifici più significativi del passato e del presente e le illustri personalità che hanno vissuto in quella che fino al 1877 era chiamata Borgo della Paglia.

“PEZZI DI STORIE. Sorprendenti reperti archeologici da Montebelluna”: per le Giornate Europee del Patrimonio 2018 al museo di Storia naturale e archeologia l’allestimento di reperti inediti si accompagna alle immagini e alle parole del progetto “Pezzi di Storie”

L’invito per l’evento “Pezzi di storie. Sorprendenti reperti archeologici da Montebelluna”

Logo del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna

“PEZZI DI STORIE. Sorprendenti reperti archeologici da Montebelluna”: il titolo dell’iniziativa di sabato 22 settembre 2018 del museo di Storia Naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv) per le Giornate Europee del Patrimonio 2018 anticipa i due momenti (nuovo allestimento e progetto Pezzi di Storie) che si fondono in nuove narrazioni dove passato e presente si incontrano. L’allestimento di reperti inediti nella sezione Archeologica si accompagna alle immagini e alle parole del progetto “Pezzi di Storie”. Nella sezione Naturalistica un altro progetto “Dentro il Museo: scienze e storie” completa la lettura del patrimonio del Museo in chiave interculturale. Precede l’inaugurazione delle 18 una visita guidata gratuita alla sezione romana del museo a cura di Emanuela Gilli, conservatore archeologo del Museo dalle 17 alle 17.45: la visita guidata è su prenotazione. L’inaugurazione è libera e gratuita. “Il progetto interculturale “Pezzi di storie” – spiega Gilli – accompagna l’allestimento di reperti inediti in collaborazione con la soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Βelluno, Padova e Treviso”. Sarà dato spazio anche alle nuove tecnologie grazie all’introduzione di un percorso “QR CODE” che consentirà di accedere ai modelli 3D dei nostri reperti presenti su 3D Virtual Museum a seguito del corso Makars Summer School edizione 2017. Le originali elaborazioni grafiche che arricchiscono il percorso si devono alla creatività degli studenti del liceo artistico di Treviso coinvolti nel progetto ASL a.s. 2017-2018 al museo Civico.

Pendente in bronzo a figura umana stilizzata, proveniente da una tomba Veneta antica dalla località Posmon di Montebelluna

“Pezzi sorprendenti”. L’iniziativa di sabato 22 settembre continua il percorso di valorizzazione del patrimonio archeologico montebellunese conservato nei depositi del museo, ideato per condividere con il territorio e con la comunità scientifica alcuni significativi reperti: “Sono pezzi di storie risalenti all’età preromana e romana”, continua la conservatrice archeologa. “Sentimenti e ritualità sono evocati da singolari reperti in metallo appartenenti a corredi funerari di Montebelluna, quali il sorprendente pendente in bronzo a figura umana stilizzata, proveniente da una tomba Veneta antica dalla località Posmon, o lo specchio in argento con manico di accurata fattura, rinvenuto in una sepoltura romana in pieno centro città. I due pani di rame rinvenuti sul greto del Piave nell’area montelliana raccontano invece la storia di una pregiata materia prima che evoca scenari di antiche rotte commerciali e sapienze artigianali legate alla lavorazione dei metalli. Inoltre un nuovo exhibit partecipativo dedicato alla nostra situla in bronzo figurata darà spazio alla creatività consentendo ai visitatori di riscoprire le infinite storie raccontate da questo eccezionale reperto del V secolo a.C.”.

La figura stilizzata del pendente della tomba dei veneti antichi di Posmon

“Pezzi di storie – spiega ancora Gilli – in origine è il titolo del progetto realizzato nel 2011 al museo civico per favorire l’accessibilità al patrimonio archeologico in chiave interculturale, qui riproposto perché lo sguardo di ragazzi e donne di oggi sugli oggetti di “ieri” guidi il visitatore attraverso le infinite storie possibili che reperti così antichi ancora raccontano. Pezzi di storie, nato come strumento per la valorizzazione del patrimonio, rappresenta ora esso stesso un patrimonio della cultura dell’integrazione. Nella sezione Naturalistica il progetto “Dentro il Museo: scienze e storie”, realizzato nel 2012, completa la lettura del patrimonio costudito al museo secondo questa ottica inclusiva, coinvolgendo i reperti naturalistici esposti”.

Maggiore attenzione al patrimonio archeologico subacqueo, nuovo spazio espositivo al museo Archeologico nazionale di Capo Colonna, visione dei relitti sui fondali in realtà virtuale: accordo a Cosenza nell’ambito del Progetto Bluemed

Il museo Archeologico nazionale di Capo Colonna

Palazzo Amone a Cosenza

L’obiettivo è supportare lo sviluppo di un turismo sostenibile e responsabile nelle aree costiere ed insulari del Mediterraneo, puntando alla valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo. Di questo si parlerà venerdì 21 settembre 2018, alle 11.30, a Cosenza, Palazzo Arnone, salone “Giorgio Leone”, alla presentazione dell’accordo di collaborazione fra il Polo Museale della Calabria, guidato da Angela Acordon, e l’Università della Calabria, retta da Gino Mirocle Crisci. L’accordo prevede la realizzazione di uno spazio espositivo innovativo nel museo Archeologico nazionale di Capo Colonna (Crotone) e si inserisce nel quadro del Progetto BLUEMED finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del programma di cooperazione transnazionale INTERREG MED Programme 2014-2020, il cui titolo esteso è “Plan/test/coordinate UnderwaterMuseums, Diving Parks and Knowledge Awareness Centres in order to supportsustainable and responsibletourismdevelopment and promote Blue growth in coastalareas and islands of the Mediterranean”. Il Progetto BLUEMED, realizzato dall’università della Calabria, ha fra i siti pilota anche l’Area Marina Protetta “Capo Rizzuto” per la quale si punta alla valorizzazione dei suoi numerosi relitti. A tal fine, tra gli obiettivi del progetto, è prevista la realizzazione di un “Knowledge Awareness Center” (KAC) che si configura come uno spazio nel quale, attraverso l’utilizzo di tecnologie multimediali, si offrono ai visitatori informazioni e contenuti relativi ai beni culturali e naturalistici presenti sui fondali del mar Mediterraneo. L’incontro offrirà un interessante momento di confronto e interlocuzione tra le parti interessate che avranno l’opportunità di presentare l’idea di progetto per la realizzazione del KAC al museo Archeologico nazionale di Capo Colonna (Crotone) discutendo sulle ricadute culturali ed economiche che esso potrà offrire sul territorio calabrese. Al termine dell’iniziativa sarà possibile verificare in anteprima un sistema di realtà virtuale, che verrà installato al museo di Capo Colonna e che consente di effettuare un’immersione virtuale su due relitti di epoca romana presenti nei fondali.

È giusto ricostruire per anastilosi il Tempio G di Selinunte? A Venezia allo Iuav Valerio Massimo Manfredi dialoga con Lorenzo Lazzarini del Lama. Nel pomeriggio a Torcello l’archeologo-scrittore presenta il suo ultimo libro con “Aperitivo archeologico”

L’ammasso di rocchi di colonne effetto del crollo del tempio G di Selinunte

La locandina dell’incontro tra Manfredi e Lazzarini allo Iuav

Sulla collina orientale di Selinunte oggi si vede solo un informe ammasso di rocchi di colonne, più vicino a una ruina dantesca che a una vestigia antica. È quello che rimane di quello che oggi è noto come Tempio G, tempio greco di ordine dorico (VI-V sec. a.C.) dedicato agli dei olimpici e alle principali divinità della città di Selinunte (Zeus, Phebo, Apollo, Pasikrateia, Malophoros), che con i suoi quasi 55 metri di larghezza e 114 di lunghezza era uno dei più grandi dell’occidente greco, grande come quattro volte il Partenone. Giusto quindi rialzarlo dopo 2500 anni con una ricostruzione per anastilosi, come sostengono molti archeologi, o meglio lasciare i rocchi di colonne là dove sono approfondendo lo studio dei materiali per capire meglio i segreti di questo gigante dell’antichità, come sostengono altri studiosi? Con queste premesse si annuncia particolarmente interessante il dialogo su “Il Tempio di G di Selinunte. Progetto di anastilosi” tra l’archeologo Valerio Massimo Manfredi e il prof. Lorenzo Lazzarini, promosso dall’università Iuav di Venezia (dipartimento di Culture di Progetto, master Mi-Heritage sistemi interattivi e digitali per la restituzione e valorizzazione dei Beni culturali) e l’università Ca’ Foscari di Venezia. L’incontro è previsto alle 9.30, a Venezia a Palazzo Badoer nell’aula Consiglio, ma attenzione sarà lunedì 17 settembre 2018 (e non martedì 18, come inizialmente scritto nelle comunicazioni Iuav). L’ingresso è libero e aperto a tutti, ma i posti a disposizione per assistere al seminario sono limitati.

Un plastico che mostra come doveva essere il tempio G di Selinunte

Il Tempio G di Selinunte – come si diceva – è fra i più grandi santuario del mondo greco, grande come quattro volte il Partenone. È lungo 113,4 metri, 54,5 di larghezza, alto trenta metri. Le colonne quando erano in posizione verticale erano alte 16,27 metri, 3,2 metri di diametro e reggevano capitelli di sedici metri quadri e del peso di 32 tonnellate. La sua costruzione iniziò intorno al 530 a.C. e cessò con la distruzione di Selinunte a opera dei Cartaginesi nel 409 a.C. Al centro aveva un portico colonnato su più piani, che conduceva alla cella che custodiva la statua di culto. Nella cella fu rinvenuta dall’archeologo Cavallari il torso di una figura maschile, probabilmente un “gigante” forse atterrato da Zeus a cui doveva essere dedicato. Il gruppo doveva essere ispirato ad una scena di gigantomachia. Non fu mai completamente rifinito, ma sicuramente coperto e officiato. A poca distanza le cave di Cusa sono l’unico esempio superstite di un cantiere minerario dove ancora si possono vedere rocchi di colonne tagliati e quasi pronti per il trasporto.

L’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi

Tempio G di Selinunte: ricostruirlo o lasciarlo così com’è? Valerio Massimo Manfredi, archeologo, giornalista e scrittore italiano, autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di saggi storici, che ha affiancato con felici esiti l’attività di studio e di ricostruzione storico-archeologica all’esercizio della scrittura letteraria, sul “Tempio G di Selinunte” in realtà a Venezia è già intervenuto. E in tempi recenti. Era il 21 giugno di quest’anno, quando Manfredi ha presentato a Torcello il progetto di ricostruzione per anastilosi del Tempio G di Selinunte (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/06/25/venezia-iuav-col-progetto-mi-heritage-e-ca-foscari-con-torcello-abitata-2018-insieme-per-il-patrimonio-lagunare-a-torcello-da-luglio-a-settembre-scavi-ar/). Ma in quell’occasione, per impegni diversi, non era stato possibile il contradditorio con Lorenzo Lazzarini, già direttore scientifico del LAMA, Laboratorio di Analisi di Materiali Antichi dello Iuav (oggi diretto dal prof.  Fabrizio Antonelli), e dal 2009 collabora per le indagini archeometriche con la missione archeologica sull’Acropoli di Selinunte dell’università di New York e della Statale di Milano. Il Lama è una delle eccellenze dello Iuav, conosciuta e richiesta in tutto il mondo, creato nel 1993, per svolgere attività didattica, di ricerca e di servizio per conto terzi nel campo dei materiali lapidei e litoidi usati in antico. Lo straordinario sviluppo tecnologico degli ultimi anni ha consentito alla scienza progressi prima impensabili, e quindi anche l’acquisizione di una grande massa di dati sui materiali storico-artistici dei beni culturali in generale, dati che sono di rilevante interesse per la caratterizzazione, datazione e conservazione dei beni culturali stessi. Lunedì 17 settembre 2018, alle 9.30, il dialogo tra Manfredi e Lazzarini sarà coordinato dai professori dello Iuav Monica Centanni e Giuseppe D’Acunto.

“Quinto comandamento”, l’ultimo libro (settembre 2018) di Valerio Massimo Manfredi

Doppio appuntamento con Manfredi. Ma per Valerio Massimo Manfredi l’incontro di lunedì mattina a Venezia non sarà l’unico impegno dell’archeologo-scrittore. Nel pomeriggio, alle 17, a Torcello è in programma un “Aperitivo archeologico” nell’area archeologica. L’iniziativa, che rientra nel progetto “Torcello abitata” dell’università Ca’ Foscari in collaborazione con l’università Iuav di Venezia, prevede una breve visita agli scavi, toccando materialmente la ricerca in corso sulle origini dell’abitato lagunare. Subito dopo, presso lo scavo, si discorrerà con ospite, aprendo l’incontro a domande e al dibattito con il pubblico. “L’Aperitivo archeologico” dura un paio di ore, e può ospitare al massimo 35 persone. Perciò è necessaria la prenotazione (via mail: torcelloabitata@gmail.com; via Facebook: http://www.facebook/torcelloabitata; via Sms o WhatsApp: 3922432000). Valerio Massimo Manfredi a Torcello lunedì 17 presenterà il suo ultimo libro “Quinto comandamento” (settembre 2018). In una mattina di febbraio del 2004 un uomo fa irruzione in un ospedale di Imola. Il suo nome è Jean Lautrec. Incurante di sorveglianti e infermieri si precipita nella stanza in cui è sdraiato un uomo sedato e intubato. E un sacerdote, padre Marco Giraldi, che è riuscito a sfuggire ai sicari assoldati dalle multinazionali contro cui si è messo per fermare la distruzione della foresta amazzonica e dei suoi popoli. Ma la sua fuga ha avuto un prezzo. Ora giace nel letto, avvelenato e tenuto in vita dalle macchine. Ha continuato a combattere la causa dei deboli, a dare speranza a chi non ne ha. Jean Lautrec a denti stretti ringhia: “Cosa ti hanno fatto, comandante?”. Marco diventerà il Templare di fine millennio…